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Bilancio di sostenibilità: che cos’è, quali sono gli obiettivi e le caratteristiche 

Sempre più cruciale il peso della piattaforma che comunica le prestazioni e gli impatti ambientali dell’impresa, consentendo alle organizzazioni di considerare il loro “peso” su una vasta gamma di temi. Dalle linee guida per la compilazione ai benefici in termini strategici, sino ad obblighi e requisiti: ecco tutto quello che c’è da sapere su questo fondamentale strumento di reporting ESG

02 Set 2021

Veronica Balocco

“Soddisfare i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di soddisfare i propri bisogni”. Quando istituzioni internazionali, soggetti privati, enti pubblici e attori sociali parlano di sviluppo sostenibile, è a questo traguardo che si riferiscono.
Le organizzazioni di ogni tipo, in virtù della funzione centrale che rivestono nella società, hanno un ruolo importante nel raggiungimento di questo obiettivo. Tuttavia, in quest’epoca caratterizzata da una crescita economica senza precedenti, il raggiungimento del goal può sembrare più un’aspirazione che una realtà.
Le statistiche parlano infatti, da un lato, di un miglioramento della vita di molte persone in tutto il mondo, controbilanciato dall’altro da informazioni allarmanti sullo stato di salute dell’ambiente e sul fardello di povertà e fame che affligge milioni di persone. E’ da questo dilemma storico a nascere una delle più urgenti sfide del momento: la necessità di rispondere in modo nuovo e innovativo, fondato su diverso modo di pensare, alle criticità del mondo.

I 17 Sustainable Developmente Goals SDGs delle Nazioni Unite

In questo quadro di opposti, lo sviluppo della conoscenza e della tecnologia contribuiscono alla crescita economica, svelando contempo la potenziale capacità di gestire rischi e minacce verso la sostenibilità delle relazioni sociali e degli impatti ambientali ed economici. Ecco allora in che modo le aziende possono dare il loro contributo alla causa: compiendo nuove scelte su come i loro prodotti, servizi, operazioni e attività impattino sulla Terra, le persone e le economie. E rendendo queste intenzioni sempre meno private, facendo della trasparenza una componente fondamentale della gestione di relazioni efficaci con gli stakeholder, delle decisioni di investimento e delle altre relazioni di mercato. Il Report di sostenibilità, ovvero la fotografia completa e autentica dell’impegno aziendale su questi temi, è un adempimento che nasce proprio da qui.

Che cos’è il report di sostenibilità?

Il report di sostenibilità è la piattaforma chiave per comunicare le prestazioni e gli impatti di sostenibilità di un’impresa, consentendo alle organizzazioni di considerare il loro “peso” su una vasta gamma di temi di sostenibilità. Il documento permette loro di essere più trasparenti sui rischi e sulle opportunità che si trovano ad affrontare.
In termini tecnici, il Report di sostenibilità consiste nella misurazione, comunicazione e assunzione di responsabilità (accountability) nei confronti di stakeholder sia interni sia esterni, in relazione alla performance dell’organizzazione rispetto all’obiettivo dello sviluppo sostenibile.

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Sviluppo Sostenibile

L’Unione europea nel Libro verde della Commissione (2001) definisce il Bilancio di Sostenibilità come: “L’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate”. Sei anni dopo, anche il Ministero dell’Interno in Italia ha indicato una definizione nazionale per questo impegno aziendale: “Il Bilancio Sociale è l’esito di un processo con cui l’amministrazione rende conto delle scelte, delle attività, dei risultati e dell’impiego di risorse in un dato periodo, in modo da consentire ai cittadini e ai diversi interlocutori di conoscere e formulare un proprio giudizio su come l’amministrazione interpreta e realizza la sua missione istituzionale e il suo mandato”.

Il Report di sostenibilità deve quindi fornire una rappresentazione equilibrata e ragionevole della performance di sostenibilità di un’organizzazione, compresi gli impatti sia positivi sia negativi generati dal suo operare.
Un sondaggio del 2011 sulla reputazione aziendale ha rilevato che espandere la trasparenza e riportare azioni positive sono i i due modi più importanti per costruire la fiducia del proprio target di business. Il sondaggio del Boston College Center for Corporate Citizenship and EY del 2013 ha rivelato che oltre il 50% degli intervistati che hanno pubblicato rapporti sulla sostenibilità ha dichiarato che tali report hanno contribuito a migliorare la reputazione dell’azienda.

A chi si rivolge il bilancio di sostenibilità?

Il bilancio di sostenibilità è un documento rivolto a tutti gli stakeholder, o portatori d’interesse verso l’azienda, che comunica gli impegni e i risultati presi nell’ambito della Responsabilità d’Impresa – o Corporate Social Responsibility (CSR). Chi sono questi portatori di interesse? Sono i dipendenti, fornitori, clienti, comunità locali, media, investitori, finanziatori ecc. E’ a loro che si rivolge il bilancio di sostenibilità che viene pubblicato una volta all’anno.

Come sappiamo, ogni giorno le imprese prendono decisioni che hanno un impatto diretto sui loro stakeholder, come le istituzioni finanziarie, le organizzazioni sindacali, la società civile e i cittadini, e sul livello di fiducia che hanno nei loro confronti. Raramente queste decisioni si basano solo su informazioni finanziarie: spesso il fondamento è una valutazione del rischio e delle opportunità, utilizzando le informazioni su un’ampia varietà di questioni immediate e future. Il valore del processo di Reporting di sostenibilità consiste quindi nel garantire che le organizzazioni prendano in considerazione il loro impatto sui temi di sostenibilità e che siano trasparenti sui rischi e sulle opportunità che si trovano ad affrontare.

Anche i dipendenti sono un pubblico vitale per i report di sostenibilità, perché la presentazione del report contribuisce ad aumentare la fidelizzazione e la lealtà. Ha infatti un impatto positivo sulla forza lavoro nel suo complesso, che alla fine porta a prestazioni migliori.

Quali sono le caratteristiche del report di sostenibilità?

La Direttiva 2014/95/UE – denominata anche Direttiva sull’informativa non finanziaria (NFRD) – stabilisce le regole sulla divulgazione di informazioni non finanziarie e sulla diversità da parte di alcune grandi società. Questa direttiva modifica la direttiva contabile 2013/34/UE .
Ai sensi della direttiva 2014/95/UE, le grandi imprese devono pubblicare informazioni relative a:

  • questioni ambientali
  • questioni sociali e trattamento dei dipendenti
  • rispetto dei diritti umani
  • anticorruzione e concussione
  • diversità negli organi aziendali (in termini di età, genere, percorso formativo e professionale)

In pratica, il report deve illustrare la performance dell’organizzazione con riferimento al più ampio tema della sostenibilità.
La questione sottostante il reporting di sostenibilità è rappresentata dal modo in cui un’organizzazione contribuisce, o intende contribuire in futuro, al miglioramento o al peggioramento delle condizioni economiche, ambientali e sociali e dei rispettivi andamenti a livello locale, regionale o internazionale. Il mero reporting dell’andamento della performance individuale (o dell’efficienza dell’organizzazione) non sarebbe in grado di rispondere a questa domanda. Pertanto, è necessario che il report presenti la performance rispetto al concetto più ampio di sostenibilità, cioè che analizzi la performance dell’organizzazione nel contesto dei limiti e delle richieste relative a risorse ambientali o sociali a livello settoriale, locale, regionale o internazionale.

Ad esempio, oltre al reporting sull’andamento in materia di eco-efficienza, un’organizzazione potrebbe presentare anche informazioni relative al carico inquinante totale rispetto alla capacità dell’ecosistema regionale di assorbire l’inquinante. Spesso questo concetto è meglio descritto a livello ambientale in termini di limiti complessivi di uso delle risorse e inquinamento, anche se è comunque applicabile ad obiettivi sociali ed economici, quali obiettivi socio-economici e di sviluppo sostenibile nazionali o internazionali. Ad esempio, un’organizzazione potrebbe comunicare gli stipendi dei dipendenti e i livelli di prestazioni sociali rispetto al minimo nazionale e ai livelli di reddito medio, oltre alla capacità delle reti di sicurezza sociale di assorbire i poveri o coloro che vivono vicino alla soglia della povertà.

Le organizzazioni che operano in luoghi o settori diversi, o che hanno dimensioni diverse, dovranno definire il modo migliore per strutturare la loro performance complessiva nel contesto più ampio della sostenibilità.

Quali sono le linee guida di rendicontazione?

Uno standard unificato che consenta di valutare rapidamente i report, di giudicarli in modo equo e di confrontarli con semplicità è un asset fondamentale. Da quando le aziende di tutto il mondo hanno iniziato a utilizzare i report di sostenibilità, il framework più ampiamente adottato è stato il Global Reporting Initiative (GRI) Sustainability Reporting Framework.

Il Global Reporting Initiative (GRI) è un ente internazionale senza scopo di lucro nato con il fine di definire gli standard di rendicontazione della performance sostenibile (conosciuto anche come bilancio sociale) di organizzazioni di qualunque dimensione, appartenenti a qualsiasi settore e Paese del mondo.
Il GRI ha sviluppato e elaborato i GRI Standard che costituiscono un framework di reporting per le organizzazioni. Gli standard GRI sono costituiti dagli standard universali e da tre standard specifici per l’ambito economico, ambientale e sociale.

Gli standard GRI sono costituiti da una struttura modulare e interdipendente per creare al meglio i report in ambito economico, sociale e ambientale.
Le linee guida da seguire sono schematizzate in questo schema:

Standard universali

101 – Principi di rendicontazione
102 – Informativa generale
103 – Modalità di gestione

Standard per l’ambito economico

201 – Performance economiche
202 – Presenza sul mercato
203 – Impatti economici indiretti
204 – Pratiche di approvvigionamento
205 – Anticorruzione
206 – Comportamento anticoncorrenziale
207 – Imposte

Standard per l’ambito ambientale

301 – Materiali
302 – Energia
303 – Acqua e scarichi idrici
304 – Biodiversità
305 – Emissioni
306 – Scarichi idrici e rifiuti
307 – Compliance ambientale
308 – Valutazione ambientale dei fornitori

Standard per l’ambito sociale

401 – Occupazione
402 – Relazioni tra lavoratori e management
403 – Salute e sicurezza sul lavoro
404 – Formazione e istruzione
405 – Diversità e pari opportunità
406 – Non discriminazione
407 – Libertà di associazione e contrattazione collettiva
408 – Lavoro minorile
409 – Lavoro forzato o obbligatorio
410 – Pratiche per la sicurezza
411 – Diritti dei popoli indigeni
412 – Valutazione del rispetto dei diritti umani
413 – Comunità locali
414 – Valutazione sociale dei fornitori
415 – Politica pubblica
416 – Salute e sicurezza dei clienti
417 – Marketing ed etichettatura
418 – Privacy dei clienti
419 – Compliance socioeconomica

Per  comunicare in maniera chiara e trasparente la sostenibilità delle singole organizzazioni, è necessaria una visione globalmente condivisa di concetti, linguaggi e standard. La missione del Global Reporting Initiative (GRI) è dunque di soddisfare questo bisogno, provvedendo alla creazione di un sistema credibile e attendibile per il reporting di sostenibilità, utilizzabile da organizzazioni di qualsiasi dimensione, settore o Paese. In questo compito, il GRI ha potuto contare sulla collaborazione di un ampio gruppo di esperti appartenenti alle varie categorie di stakeholder che, dopo una serie di consultazioni, unite a esperienze pratiche, ha lavorato al miglioramento continuo del Reporting Framework sin dalla creazione del GRI nel 1997. Grazie a questo approccio multi-stakeholder, il Reporting Framework gode di ampia credibilità tra una vasta gamma di gruppi di portatori di interesse.

Nella stesura del Report, l’organizzazione autodichiara un livello di reporting basandosi sulla propria valutazione del contenuto del report rispetto ai criteri enunciati nei GRI Application Levels. Oltre a tale autodichiarazione, le organizzazioni possono scegliere una o entrambe le opzioni seguenti:

  • avvalersi di una società di assurance che rilasci un giudizio professionale sull’autodichiarazione;
  • richiedere che il GRI verifichi l’autodichiarazione.

Quando è obbligatorio il bilancio di sostenibilità?

La  direttiva europea 2014/95/UE  rende la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario obbligatoria per le imprese di interesse pubblico di grandi dimensioni, lasciandola volontaria per le Pmi.
Tuttavia cresce l’attenzione delle aziende italiane verso l’ambiente e il sociale ma sono ancora poche le realtà produttive che elaborano bilanci e rendicontazioni ambientali e di sostenibilità. Dal report Istat “Sostenibilità nelle imprese: aspetti ambientali e sociali” nel 2018, sette imprese su 10 hanno adottato comportamenti sostenibili. In particolare, sono 712 mila quelle con 3 e più addetti (il 68,9%) impegnate a migliorare il benessere lavorativo del personale. A lavorare per ridurre l’impatto ambientale delle attività sono in 688 mila (66,6%) e 670 mila (64,8%) quelle che hanno implementato il livello di sicurezza in azienda o nel territorio in cui operano.

Ciò aiuta gli investitori, le organizzazioni della società civile, i consumatori, i responsabili politici e altri soggetti interessati a valutare le prestazioni non finanziarie delle grandi aziende e incoraggia queste aziende a sviluppare un approccio responsabile al business.

Il 21 aprile 2021, la Commissione ha adottato una proposta di direttiva sulla rendicontazione della sostenibilità aziendale (CSRD) , che modificherebbe gli attuali obblighi di rendicontazione della NFRD. La proposta:

  • estende il campo di applicazione a tutte le grandi società e a tutte le società quotate in mercati regolamentati (escluse le microimprese quotate)
  • richiede la verifica (assicurazione) delle informazioni riportate
  • introduce requisiti di rendicontazione più dettagliati e l’obbligo di rendicontare secondo gli standard obbligatori di rendicontazione della sostenibilità dell’UE
  • richiede alle aziende di “taggare” digitalmente le informazioni segnalate, in modo che siano leggibili da una macchina e confluiscano nel punto di accesso unico europeo previsto nel piano d’azione dell’Unione dei mercati dei capitali.

Quali sono i vantaggi del bilancio sostenibile?

Le aziende che redigono il rapporto si collocano al primo posto per quanto riguarda la sostenibilità e hanno un punteggio di Kaplan-Zingales Index inferiore di 0,6 rispetto a quello delle aziende a bassa sostenibilità. Un punteggio più basso significa meno vincoli di capitale.
Il report, inoltre, aiuta a rendere più efficienti i processi decisionali delle organizzazioni e, a sua volta, consente loro di ridurre i rischi lungo tutta la catena di fornitura e di ridurre gli sprechi nel processo, il che porta a enormi risparmi sui costi.

corporate social responsibility

La scelta di dotarsi di questo strumento di gestione e comunicazione della sostenibilità produce una doppia serie di benefici per l’azienda: vantaggi interni che si riflettono in una migliore organizzazione e gestione di processi interni alla azienda e vantaggi esterni che si traducono in una migliore visibilità, e maggiore affidabilità per gli interlocutori esterni.

I vantaggi interni per le aziende e le organizzazioni possono includere:

  • Maggiore comprensione dei rischi e delle opportunità
  • Legame più evidente tra performance finanziarie e non finanziarie
  • Migliore strategia e politica di gestione a lungo termine
  • Semplificazione dei processi, riduzione dei costi e miglioramento dell’efficienza
  • Possibilità di confronto e valutazione delle prestazioni di sostenibilità rispetto a leggi, norme, codici, standard di performance e iniziative volontarie
  • Riduzione drastica delle possibilità di essere coinvolti in fallimenti ambientali, sociali e di governance pubblicizzati

I vantaggi esterni possono includere:

  • Mitigazione degli impatti ambientali, sociali e di governance negativi
  • Migliorare della reputazione e della fedeltà al marchio
  • Possibilità per gli stakeholder esterni di comprendere il vero valore dell’organizzazione
  • Capacità di dimostrare come l’organizzazione influenzi e sia influenzata dalle aspettative sullo sviluppo sostenibile

Gli impegni presi nell’ambito della Corporate Social Responsibility (CSR), creano attorno all’impresa una Green Reputation più solida, autorevole e credibile nel tempo. Comunicare agli stakeholder, interni ed esterni, quali sono le azioni sostenibili attuate dalla azienda e volte al miglioramento dell’impatto ambientale e sociale migliorano la sua reputazione. Inoltre, l’utilizzo di nuove metodologie e tecnologie nei diversi processi produttivi apre nuove strade e dà la possibilità alle imprese di avvicinarsi a nuove forme di finanziamento e di investimento, nonché di scoprire nuovi business legati alla sostenibilità.

Ma intraprendere attività sostenibili, da poter poi inserire all’interno del bilancio di sostenibilità, è anche un elemento che aiuta le imprese ad eliminare i costi operativi inefficienti e a offrire sul mercato un prodotto o un servizio ad un prezzo competitivo. Il bilancio di sostenibilità permette quindi alle aziende di mettere in pratica un monitoraggio e un miglioramento continuo delle performance. Non solo. L’azienda, nell’attività di reporting, prende in considerazione anche rischi di tipo sociale, ambientale e di governance che hanno un impatto diretto sull’attività aziendale. Di conseguenza una gestione dei rischi di questo tipo porta diversi benefici all’azienda:

  • aumenta la probabilità di raggiungere gli obiettivi;
  • migliora l’identificazione delle opportunità e delle minacce;
  • impegna l’azienda in una la rilevazione periodica dei dati relativi alla gestione e all’andamento dell’azienda;
  • migliora efficacia ed efficienza operative;
  • fidelizza e motiva il personale, e attrae nuovi talenti.

Qual è la differenza tra bilancio di sostenibilità e dichiarazione non finanziaria?

È bene anzitutto premettere che quando si parla di reporting di informazioni di carattere non finanziario non si deve fare confusione tra i vari tipi di documenti e i loro contenuti.

  1. Bilancio ambientale: è un report informativo di carattere volontario che si concentra su una dimensione specifica della gestione aziendale e serve per descrivere le strategie adottate dalle organizzazioni produttive nonché i risultati ottenuti per la tutela dell’ambiente, documentando l’efficienza ecologica e la compatibilità ambientale dell’operatore economico.
  2. Bilancio sociale: si pone in maniera autonoma rispetto al tradizionale bilancio di esercizio, fornisce uno strumento di collegamento tra la componente contabile e l’insieme dei rapporti che l’azienda mantiene con la comunità nella quale si trova ad operare. Questo report unisce la dimensione economica dell’impresa a quella sociale, fornendo una valutazione complessiva circa gli effetti che l’attività aziendale produce sulla società circostante. Si tratta di una rendicontazione di carattere volontario, con la sola eccezione per le imprese sociali (art. 9 comma 2 del d.lgs. 112/2017) e taluni enti del Terzo Settore (art. 14 comma 1 del d.lgs.117/2017), per la cui elaborazione si devono seguire le  “Linee Guida per la  redazione  del  bilancio sociale degli enti del Terzo settore”, pubblicate con Decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali il 4 luglio 2019.
  3. Bilancio di sostenibilità: in Italia è riconosciuto come una forma di evoluzione del bilancio sociale e viene genericamente ricondotto alla tipologia di reporting di natura non finanziaria di carattere volontario. Si tratta di uno strumento di rendicontazione delle responsabilità, dei comportamenti e dei risultati (o performance) sociali, ambientali ed economici e spiega altresì il sistema di governance dell’organizzazione. Attraverso questo reporting, le società riescono a rendere conto del valore creato per i loro portatori di interesse, utilizzando standard di rendicontazione condivisi (come i GRI Standard – Global Reporting Initiative), in modo da fornire informazioni comparabili ad altre organizzazioni. In un’economia sempre più globale, infatti, l’importanza di comunicare le informazioni sulla sostenibilità è per le imprese sinonimo di trasparenza e “rappresenta un interesse primario per una vasta gamma di suoi stakeholder, quali imprese, sindacati, organizzazioni non governative, investitori, esperti di amministrazione e finanza” (ABI, Bilancio di sostenibilità, Traduzione in italiano del Financial Services Sector Supplement del GRI –pubblicato in ottobre 2008).
  4. Bilancio integrato: copre le stesse dimensioni del bilancio di sostenibilità, ma le struttura applicando una logica del tutto particolare: quella dei “capitali” (es. capitale economico-finanziario, capitale umano).
  5. Dichiarazione non finanziaria (che trova la sua origine nella Direttiva 2014/95/UE): serve per rendicontare le informazioni di carattere non finanziario inerenti all’impatto sociale, ambientale ed economico, in modo da essere facilmente accessibili ad investitori e consumatori, garantendone una maggiore uniformità e favorendo la loro comparabilità a livello unionale.

Esempi di bilancio di sostenibilità

esg360.it riporta numerosi resoconti aziendali sulla base dei rispettivi report di sostenibilità.

La classifica

Fra le cronache più recenti emergono, ad esempio, i risultati dell’Index future respect 2020, realizzato dal Centro studi ConsumerLab e giunto alla sua terza edizione, secondo cui InfoCamere e Banca Sella si sono collocati primi in una classifica che ha messo a confronto ben 1.127 bilanci di sostenibilità di imprese dei vari settori economici. I documenti sono stati sottoposti al vaglio di una commissione composta da un gruppo di esperti e da consumatori, i quali ne hanno analizzato contenuti, trasparenza, e capacità di indurre a scelte consapevoli, individuando le 44 migliori imprese da inserire nell’Index future respect 2020. A questo link l’articolo completo.

La “big”

Il rapporto di sostenibilità 2021 del gruppo Barilla, per raccontare l’esperienza di una “big” italiana, racconta di un progetto di sostenibilità che passa dall’innovazione e che nel 2020 ha visto investimenti per 40 milioni di euro in Ricerca e Sviluppo e che in 10 anni ha portato a ripensare 476 prodotti allo scopo di migliorare il profilo nutrizionale e a riprogettare la gestione delle risorse necessarie per la loro produzione. Un percorso che ha premesso di raggiungere una riduzione del -31% in termini di emissioni di CO2 equivalenti e una riduzione del 23% nell’utilizzo di acqua necessaria per la produzione di una tonnellata di prodotto finito. A questo link l’articolo completo. 

Agrifood

Nell’Agrifood, gli obiettivi di sostenibilità di Corteva agriscience per i prossimi dieci anni offriranno gli strumenti ed il training per contribuire ad incrementare la stabilità delle rese, ottimizzare gli input, migliorare la resilienza climatica, la salute dei suoli, la gestione delle risorse idriche e la biodiversità. Lo racconta il report di sostenibilità, specificando anche che è previsto il supporto e la protezione dei dipendenti e delle persone in tutto il sistema alimentare e nella più ampia comunità agricola. Corteva comunicherà i progressi registrati per ciascuno di questi obiettivi attraverso un report annuale dal 2021. A questo link l’articolo completo. 

Un’esperienza decennale

Fra i casi di responsabilità ESG più “storica”, merita un cenno Epson, azienda che sin dagli anni Settanta si distingue per il suo impegno in termini di impatto su pianeta e società. I report di sostenibilità dell’aziena raccontano obiettivi sempre più ambiziosi, uniti a un’attenzione crescente alla supply chain, alla comunità e ai consumatori. A questo link il racconto completo.

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