Rendicontazione

Bilancio di sostenibilità: che cos’è, quali sono gli obiettivi e le caratteristiche 



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Cosa significa per una impresa affrontare la rendicontazione di sostenibilità, quali sono le differenze con la Dichiarazione Non Finanziaria, perché il reale valore delle imprese è sempre più determinato dalla valutazione completa delle performance economiche e dalla misurazione dell’impatto ambientale e sociale. In questo servizio analizziamo le caratteristiche, gli obblighi, i requisiti, le linee guida…

Aggiornato il 12 giu 2024

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Agrifood.Tech



Bilancio Di Sostenibilità
Immagine di Lorenza Luzzati

“Soddisfare i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di soddisfare i propri bisogni”. La definizione di sviluppo sostenibile che ci arriva dal rapporto Our Common Future (conosciuto anche come Rapporto Brundtland) del 1987 rappresenta il punto di riferimento più importante per comprendere la genesi e il valore attuale del Bilancio di Sostenibilità.

Le organizzazioni e le aziende di ogni tipo, in virtù della funzione centrale che rivestono nella società, hanno un ruolo importante nel raggiungimento di questo obiettivo, assumendosi responsabilità che vanno oltre i tradizionali impegni delle imprese private e che riguardano la capacità di controllare, misurare, gestire l’impatto delle attività economiche e produttive anche sul piano ambientale, sociale ed etico.

In un contesto basato prevalentemente sullo sviluppo della tecnologia e della conoscenza che contribuiscono direttamente alla crescita economica, è oggi possibile disporre della capacità di gestire in modo sempre più chiaro e preciso i rischi e le minacce per l’ambiente, per le relazioni sociali e per la buona e corretta gestione delle imprese. Le aziende sono sempre più nella condizione di contribuire a questi obiettivi grazie alla capacità di conoscere e agire su come i loro prodotti, servizi, operazioni e attività influenzano la Terra, le persone e le economie.

Uno dei fattori chiave perché questo senso di responsabilità delle imprese si possa concretizzare e portare benefici al Pianeta e alle persone è nella capacità di misurare e rendicontare questo impegno in modo chiaro e trasparente ed è esattamente per il raggiungimento di questo obiettivo che è stato creato il Bilancio di sostenibilità.

Indice degli argomenti

Che cos’è esattamente il Bilancio di sostenibilità

Il Report di sostenibilità, rappresenta la fotografia completa e autentica dell’impegno aziendale sui temi ambientali, sociali e di governance offrendo una rappresentazione che permetta di condividere in modo chiaro e trasparente sia le intenzioni sia gli obiettivi raggiunti. Il Bilancio di sostenibilità rappresenta uno strumento fondamentale per la gestione delle relazioni con tutti gli stakeholder, per le decisioni di investimento e per la reputazione aziendale.

Il rapporto di sostenibilità rappresenta la piattaforma fondamentale per comunicare le prestazioni e gli impatti di sostenibilità di un’impresa. Consente alle organizzazioni di valutare l’impatto che hanno su una vasta gamma di questioni legate alla sostenibilità. Questo documento consente loro di aumentare la trasparenza riguardo ai rischi e alle opportunità che devono affrontare.

Dal punto di vista tecnico, il rapporto di sostenibilità implica la misurazione, la comunicazione e l’assunzione di responsabilità (accountability) verso gli stakeholder interni ed esterni, in riferimento alla performance dell’organizzazione rispetto all’obiettivo dello sviluppo sostenibile.

I 17 Sustainable Developmente Goals SDGs delle Nazioni Unite
I 17 Sustainable Development Goals SDGs delle Nazioni Unite

Bilancio di sostenibilità, report di sostenibilità, dichiarazione non finanziaria: quali differenze

La rappresentazione e rendicontazione delle performance aziendali relative all’impatto ambientale, sociale e di governance può fare riferimento anche a diverse espressioni. In particolare, le tre modalità più frequentemente utilizzate sono Bilancio di sostenibilità, Report di sostenibilità e Dichiarazione Non finanziaria o DNF. Prima di procedere con questo approfondimento può essere utile chiarire quali sono le principali differenze tra queste diverse espressioni.

Bilancio di sostenibilità

Il bilancio di sostenibilità nasce come un documento volontario (ed è diventato obbligatorio nel corso del tempo sulla base della normativa CSRD che affronteremo più avanti in questo servizio n.d.r.), mentre il bilancio d’esercizio è obbligatorio per legge. All’interno del bilancio di sostenibilità, l’organizzazione comunica aspetti non finanziari, come l’impatto sul territorio, sull’ambiente e sulla società.

Nello specifico il Bilancio di sostenibilità deve fornire indicazioni sulle politiche, sulle pratiche e sugli obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale di una organizzazione.

Report di sostenibilità

Il report di sostenibilità, spesso utilizzato come sinonimo del Bilancio di sostenibilità, condivide gli stessi obiettivi, ma più precisamente rappresenta il processo attraverso il quale un’organizzazione si attiva per comunicare le proprie attività e i risultati relativi alla sostenibilità economica, ambientale e sociale. Il report di sostenibilità può trattare, in modo più esteso e approfondito rispetto al Bilancio di Sostenibilità della riduzione delle emissioni di gas serra, della gestione delle risorse energetiche, dell’uso efficiente delle risorse idriche, della promozione della diversità e dell’inclusione, dell’impatto sulle comunità locali e globali, dell’innovazione sostenibile e la governance aziendale.

Il report di sostenibilità ha l’obiettivo come il Bilancio di sostenibilità di trasferire in modo chiaro a tutti gli stakeholder (investitori, clienti, dipendenti, regolatori e comunità) le evidenze più importanti relative alle sfide legate alla sostenibilità e al contributo allo sviluppo sostenibile.

Dichiarazione non finanziaria DNF

La dichiarazione non finanziaria (DNF) è uno strumento di rendicontazione nato per garantire uniformità nelle modalità di divulgazione delle informazioni legate alla sostenibilità ambientale, sociale e alla governance. Scopo della DNF è consentire agli investitori una visione precisa e trasparente dei dati e delle informazioni di natura non finanziaria e una visione e lettura di elementi utili alla gestione dei rischi e delle opportunità legate alla sostenibilità.

La Dichiarazione Non Finanziaria (DNF) è obbligatoria per alcune categorie di aziende e volontaria per altre.

Nel caso degli Enti di Interesse Pubblico EIP, come banche, assicurazioni e società quotate in borsa con più di 500 dipendenti, con un totale attivo dello stato patrimoniale pari a 20 milioni di euro o un totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni pari a 40 milioni di euro, la DNF è obbligatoria così come pure per le Entità di Interesse Pubblico Rilevanti EIPR.

La DNF è invece volontaria per le piccole e medie imprese che possono presentarla per dimostrare il loro impegno verso la sostenibilità e la responsabilità sociale.

In grande sintesi si può dire che il Report di sostenibilità è la definizione del processo dello strumento di rendicontazione più ampio e completo, il Bilancio di sostenibilità è la forma di rendicontazione di sostenibilità che più di altri indirizza gli obiettivi del mercato unendo gli obiettivi della completezza di informazione con la identificazione dei valori di riferimento più significativi e della loro contestualizzazione mentre la Dichiarazione non finanziaria è una documentazione specificamente focalizzata su informazioni di natura non finanziaria.

Più in dettaglio, quali sono le differenze tra bilancio di sostenibilità e dichiarazione non finanziaria

Quando si parla di reporting di informazioni di carattere non finanziario è bene precisare ruolo e obiettivi dei vari tipi di documenti e dei loro contenuti.

  1. Bilancio ambientale: è un report informativo di carattere volontario che si concentra su una dimensione specifica della gestione aziendale e serve per descrivere le strategie adottate dalle organizzazioni produttive nonché i risultati ottenuti per la tutela dell’ambiente, documentando l’efficienza ecologica e la compatibilità ambientale dell’operatore economico.
  2. Bilancio sociale: si pone in maniera autonoma rispetto al tradizionale bilancio di esercizio, fornisce uno strumento di collegamento tra la componente contabile e l’insieme dei rapporti che l’azienda mantiene con la comunità nella quale si trova ad operare. Questo report unisce la dimensione economica dell’impresa a quella sociale, fornendo una valutazione complessiva circa gli effetti che l’attività aziendale produce sulla società circostante. Si tratta di una rendicontazione di carattere volontario, con la sola eccezione per le imprese sociali (art. 9 comma 2 del d.lgs. 112/2017) e taluni enti del Terzo Settore (art. 14 comma 1 del d.lgs.117/2017), per la cui elaborazione si devono seguire le “Linee Guida per la redazione del bilancio sociale degli enti del Terzo settore”, pubblicate con Decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali il 4 luglio 2019.
  3. Bilancio di sostenibilità: in Italia è riconosciuto come una forma di evoluzione del bilancio sociale e viene genericamente ricondotto alla tipologia di reporting di natura non finanziaria di carattere volontario. Si tratta di uno strumento di rendicontazione delle responsabilità, dei comportamenti e dei risultati (o performance) sociali, ambientali ed economici e spiega altresì il sistema di governance dell’organizzazione. Attraverso questo reporting, le società riescono a rendere conto del valore creato per i loro portatori di interesse, utilizzando standard di rendicontazione condivisi (come i GRI Standard – Global Reporting Initiative), in modo da fornire informazioni comparabili ad altre organizzazioni. In un’economia sempre più globale, infatti, l’importanza di comunicare le informazioni sulla sostenibilità è per le imprese sinonimo di trasparenza e “rappresenta un interesse primario per una vasta gamma di suoi stakeholder, quali imprese, sindacati, organizzazioni non governative, investitori, esperti di amministrazione e finanza” (ABI, Bilancio di sostenibilità, Traduzione in italiano del Financial Services Sector Supplement del GRI –pubblicato in ottobre 2008).
  4. Bilancio integrato: copre le stesse dimensioni del bilancio di sostenibilità, ma le struttura applicando una logica del tutto particolare: quella dei “capitali” (es. capitale economico-finanziario, capitale umano).
  5. Dichiarazione non finanziaria (che trova la sua origine nella Direttiva 2014/95/UE): serve per rendicontare le informazioni di carattere non finanziario inerenti all’impatto sociale, ambientale ed economico, in modo da essere facilmente accessibili ad investitori e consumatori, garantendone una maggiore uniformità e favorendo la loro comparabilità a livello unionale.

Rendicontazione di sostenibilità come Dichiarazione Non Finanziaria (DNF)

La Dichiarazione Non Finanziaria o DNF si utilizza sino a che resta in vigore la Direttiva 2014/95/UE o NFDR Non-Financial Reporting Directive che obbliga le aziende di grandi dimensioni a includere nei loro bilanci annuali un rapporto sugli aspetti non finanziari delle loro attività. Sino a che non entra a tutti gli effetti in vigore la CSRD dal 1 gennaio 2025 la reportistica di sostenibilità delle aziende può essere presentata come Dichiarazione Non Finanziaria.

Le altre denominazioni utilizzate per la Rendicontazione di sostenibilità

Per conoscere le altre modalità di denominazione dei documenti a cui quali è affidato il compito di rispondere a una Rendicontazione di sostenibilità occorre fare riferimento alle due ragioni principali che impongono alle aziende di muoversi in questa direzione.

  1. Le ragioni legate alla prescrizione normativa
  2. Le ragioni determinate dal contenuto del documento e dalla “storia” ed esperienza che caratterizza ciascuna azienda nei confronti della sostenibilità.

Relativamente alla prescrizione della normativa, nel momento in cui una azienda rientra negli ambiti degli adempimenti di legge dovrà osservare le indicazioni espresse dalla normativa stessa e il punto di approdo, al netto di possibili spazi discrezionali, è verso il Bilancio di sostenibilità.

Nel secondo caso, ovvero nel merito dei contenuti, si deve considerare una fattispecie un po’ più complessa dove il fattore che più incide sulla denominazione finale è rappresentato di fatto dalla sostanza del contenuto del documento. A questo proposito ci sono alcune denominazioni da considerare

Report ESG

Ci sono situazioni in cui si utilizza l’espressione Report ESG per intendere una rendicontazione di sostenibilità un po’ particolare, focalizzata espressamente sugli effetti finanziari della sostenibilità o del profilo di sostenibilità dell’azienda in relazione alle sue ricadute finanziarie.

In questo caso si tratta di una rendicontazione incentrata in primo luogo sui principi della materialità finanziaria.

Bilancio di Responsabilità Sociale o Report Corporate Social Responsibility CSR

Ci sono alcune realtà che, magari per ragioni “storiche”, presentano la loro reportistica come Bilancio di Responsabilità Sociale o come Report di Corporate Social Responsibility o CSR.

In diverse circostanze questo report viene presentato anche come bilancio sociale, facendo riferimento in generale ai temi della responsabilità d’impresa e normalmente mette in evidenza informazioni e dati legati all’impegno sociale dell’azienda. Un documento che, anche per il fatto di essere prodotto su base volontaria, era ed è ampiamente discrezionale.

Bilancio di sostenibilità è la forma destinata a diventare, a tutti gli effetti, il riferimento omnicomprensivo nel quale rientrano tutte le diverse fattispecie conosciute e altre possibili declinazioni.

Cosa deve contenere una vera Rendicontazione di sostenibilità (a prescindere dalla denominazione utilizzata)

La distinzione tra Bilancio realizzato su base volontaria e Bilancio imposto dalla normativa resta ovviamente determinante, tuttavia il vero valore di questa reportistica è nel suo contenuto e dunque, a prescindere dalle motivazioni, è necessario che metta a disposizione informazioni tali da consentire a qualsiasi interlocutore o qualsiasi stakeholder la possibilità di comprendere il vero valore dell’impatto di un’azienda.

L’altro aspetto importante relativo a questa dimensione riguarda il fatto che la normativa indica in modo relativamente chiaro alcune informazioni che “ci devono essere”. La normativa invece non indica “cosa non ci deve essere. Questo aspetto in apparenza secondario ha portato alla pubblicazione di rendicontazioni di sostenibilità di difficile lettura e interpretazione. La possibilità per una organizzazione di inserire nel proprio Bilancio di sostenibilità “quello che desidera” senza un limite preciso ha portato alla redazione di documenti che rappresentano tanti aspetti aziendali che non sono direttamente rilevanti ai fini di una corretta valutazione dell’impatto, generando confusione e rendendo più difficile focalizzare l’attenzione sui reali valori della sostenibilità.

Sarebbe opportuno che in futuro qualsiasi normativa indicasse in modo chiaro cosa ci deve essere ma anche cosa non ci deve essere.

Bilancio di sostenibilità: cosa non può mancare

L’Analisi di materialità

A prescindere da qualsiasi disposizione normativa un Bilancio di sostenibilità chiaro e rappresentativo dei valori aziendali deve contare su una analisi di materialità completa e dettagliata. Se per tanto tempo l’analisi di materialità è stata interpretata come una sorta di “tema libero” è adesso importante esporre in modo chiaro i criteri utilizzati per queste informazioni che vanno rinnovate ogni anno anche “solo” con un aggiornamento che permetta agli stakeholder di comprendere come cambiano i termini dell’impatto dell’azienda.

Analisi delle esternalità

Non è un obbligo ed è più complesso dell’Analisi di materialità, ma la valutazione delle esternalità dell’azienda offre una rappresentazione ancora più efficace e precisa dei fattori che determinano l’impatto di un’azienda.

A questo proposito è utile precisare che per esternalità si intendono tutti gli effetti positivi o negativi prodotti dalle imprese tramite l’attività industriale ed economica che si riflettono sull’ambiente, sulla collettività o su altre imprese e che possono essere espressi in ricavi o costi esterni aggiuntivi.

Esternalità negative

Le esternalità negative si concretizzano quando i costi sociali superano i costi privati. Nel caso in cui una azienda decida di risparmiare, ade sempio, sui costi relativi alla protezione delle pratiche ambientali attuando delle operations che sono dannose per l’ambiente, si troverebbe nella condizione di aumentare i propri profitti ma nella valutazione delle esternalità ambientali dovrebbe considerare i costi che devono essere sostenuti dalla società per correggere questo impatto negativo. In una valutazione complessiva per l’economia territoriale e per l’impresa questa decisione aziendale si configura come una esternalità negativa in cui i costi per la società sono superiori ai vantaggi “privati” per l’azienda.

Esternalità positive

Si può parlare di esternalità positive nel momento in cui si configura un rapporto positivo, ovvero un bilancio positivo sia per quanto attiene ai vantaggi per l’impresa privata sia per quanto attiene la dimensione sociale. Un esempio in questo senso può essere rappresentato dalle aziende agricole che scelgono di investire in agricoltura rigenerativa o in alberi da frutto coltivati anche per creare un ecosistema ambientale favorevole alle api. Si tratta di scelte che portano benefici alle imprese agricole in termini di qualità dei prodotti, di riduzione nell’utilizzo di fertilizzanti e agrofarmaci, di produzione di miele o altri prodotti, a cui si devono aggiungere anche le esternalità positive per l’ambiente nel suo complesso, una maggiore resilienza ai cambiamenti climatici e la capacità di impollinazione delle piante nell’ambiente circostante.

Le esternalità positive e negative completano la rappresentazione di impatto delle attività economiche di una impresa offrendo una visione reale del valore, non solo per la proprietà e per gli azionisti, ma per tutti gli stakeholder, anche quelli più “indiretti”.

Alcuni elementi per valutare i contenuti di un Bilancio di sostenibilità

A differenza del bilancio di esercizio, il Bilancio di sostenibilità non ha una vera propria “controparte”. (almeno per il momento). Non ci sono necessariamente “conti che devono tornare” e come già sottolineato c’è ancora un’ampia discrezionalità in merito ai temi “da trattare”.

Per queste ragioni la differenza nella valutazione di un Bilancio di sostenibilità è in modo particolare da rilevare nella presenza di una analisi delle esternalità tale da permettere al lettore di cogliere e comprendere il valore dell’impatto sulla strategia e sull’operatività dell’azienda. Un esercizio possibile se si sono considerati i rischi e le opportunità di tipo finanziario relativamente ai temi che sono descritti nel bilancio. Laddove il documento faccia ad esempio riferimento all’adozione di uno specifico standard ci deve essere anche la valorizzazione dell’impegno economico e dell’effort a livello di operations relativi a quell’adozione. Se c’è un riferimento, come dovrà accadere sempre più spesso, a un Piano di Transizione, il Bilancio di sostenibilità deve offrire una quantificazione economico-finanziaria relativa alla creazione e alla gestione di quel piano, a maggior ragione per attività che hanno un respiro attuativo di diversi anni. Si tratta di informazioni estremamente rilevanti per gli investitori, per le banche, ma anche per i governi che si devono porre il problema di incentivare e aiutare le imprese in questa in questa transizione e naturalmente per i cittadini.

Breve storia del Bilancio di sostenibilità

Lo sviluppo del contesto nel quale si sta affermando il ruolo del Bilancio di sostenibilità può essere rappresentato con una serie di tappe.

La conferenza ONU sull’Ambiente del 1972

In occasione della conferenza ONU sull’Ambiente del 1972 è stato introdotto per la prima volta il concetto di sostenibilità che è stato poi sostanziato e ufficializzato nel 1987 nel contesto del cosiddetto Rapporto Brundtland.

Questa definizione è diventata il nuovo paradigma per lo sviluppo proprio per la convergenza nella capacità di includere aspetti ambientali, sociali ed economici.

Il Libro verde UE del 2001

Un’altra tappa fondamentale la si può identificare con la presentazione nel 2001 del “Libro verde UE, Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese(vai qui per consultare il documento completo n.d.r.) dove si esprime una focalizzazione chiara sui temi della responsabilità sociale di impresa e per la prima volta si parla esplicitamente di “Relazioni e audit sulla responsabilità sociale”. Nello specifico il Libro Verde prende atto del fatto che “numerose multinazionali redigono relazioni sulla responsabilità sociale… Le relazioni sulla protezione dell’ambiente o sulla salute e la sicurezza sociali sono frequenti, mentre quelle che trattano ad esempio di diritti dell’uomo e il lavoro infantile non lo sono. Inoltre, la concezione che le imprese hanno di tali relazioni è tanto diversificata quanto il loro approccio alla responsabilità sociale“.

Per queste ragioni il Libro Verde esprime la necessità di raggiungere un consenso a livello internazionale affinché le informazioni che spiegano l’impegno delle imprese verso ambiente e società siano chiare e trasparenti e raccomanda di operare sia sul formato di presentazione delle informazioni sia sull’affidabilità delle procedure di valutazione e di audit.

Più nello specifico l’Unione europea nel Libro verde definisce il Bilancio di Sostenibilità come: “L’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate”.

L’invito degli esperti del Consiglio europeo a rendicontare la gestione del cambiamento del 1998

Facendo un piccolo passo indietro, già nel 1998, il Consiglio Europeo aveva creato un Gruppo di esperti di alto livello focalizzato sulle implicazioni economiche e sociali delle trasformazioni industriali che aveva invitato le imprese con più di 1.000 dipendenti a rendicontare e pubblicare su base volontaria quella che era definita come “relazione sulla gestione del cambiamento”, con cui si intendeva una relazione annuale sulle condizioni di occupazione e di lavoro.

Sempre facendo riferimento a quel Gruppo di lavoro la Commissione europea, aveva scelto di mettere nella propria Agenda di politica sociale la creazione di un Osservatorio delle trasformazioni industriali per la conoscenza e la gestione del cambiamento, ma sempre su base volontaria.

La Raccomandazione a prendere in considerazione gli aspetti ambientali del 2001

Tornando al 2001, ed esattamente al 30 maggio, arriva la raccomandazione che invita a “prendere in considerazione gli aspetti ambientali nei conti e nelle relazioni annuali delle società: attraverso l’iscrizione contabile, la validazione e la pubblicazione di informazioni“.

La definizione di Bilancio sociale nel 2007

Sei anni dopo, anche il Ministero dell’Interno in Italia ha indicato una definizione nazionale per questo impegno aziendale: “Il Bilancio Sociale è l’esito di un processo con cui l’amministrazione rende conto delle scelte, delle attività, dei risultati e dell’impiego di risorse in un dato periodo, in modo da consentire ai cittadini e ai diversi interlocutori di conoscere e formulare un proprio giudizio su come l’amministrazione interpreta e realizza la sua missione istituzionale e il suo mandato”.

Al Bilancio di sostenibilità viene quindi affidato il compito di fornire una rappresentazione equilibrata e ragionevole della performance di sostenibilità di un’organizzazione, compresi gli impatti positivi e negativi generati dal suo operare.

Un sondaggio del 2011 sulla reputazione aziendale ha rilevato che espandere la trasparenza e riportare azioni positive sono i due modi più importanti per costruire la fiducia del proprio target di business.

La Non-Financial Reporting Directive del 2014

L’altra grande tappa fondamentale è rappresentata dalla Non-Financial Reporting Directive, ovvero dalla Direttiva 2014/95/UE (NFRD).

Siamo appunto nel 2014 quando l’Unione Europea introduce ufficialmente con la Non-Financial Reporting Directive il requisito per alcune società di grandi dimensioni di includere nella relazione sulla gestione una Dichiarazione di carattere non finanziario.

La NFRD identifica quattro grandi aree tematiche:

  • quella degli impatti ambientali,
  • gli aspetti legati alle problematiche sociali,
  • il grande tema del rispetto dei diritti umani
  • le considerazioni e le evidenze legate ai rischi di corruzione e di gestione corretta delle imprese.

Si può dire che con la Non-Financial Reporting Directive ha ufficialmente inizio un lavoro che porta tante realtà alla creazione di un report di sostenibilità e di un Bilancio di sostenibilità.

CSRD: Corporare Sustainability Reportining Directive 2022

Con la Corporate Sustainability Reporting Directive approvata nel novembre 2022, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 16 dicembre 2022 ed è entrata in vigore 20 giorni dopo ha avuto inizio una nuova fase. Da quel momento è iniziato un percorso di 18 mesi in base al quale gli Stati membri devono recepire la direttiva all’interno dei loro ordinamenti.

Con la CSRD l’Unione Europea punta a migliorare e standardizzare la presentazione dei Bilanci di sostenibilità da parte delle aziende, creando le condizioni affinché tutti gli stakeholder coinvolti nella creazione di valore e nell’impatto delle imprese come investitori, clienti e società civile siano nella condizione di disporre di informazioni sui temi dell’impatto ambientale e sociale che siano nello stesso tempo affidabili e comparabili.

La CSRD apre le prospettive per una Doppia materialità e per una integrazione tra il Bilancio di sostenibilità e il reporting finanziario annuale delle aziende, rendendo di fatto e in modo ufficiale la sostenibilità una componente fondamentale della valutazione complessiva delle performance aziendali.

Va poi sottolineato che la Corporate Sustainability Reporting Directive, rispetto alla Non-Financial Reporting Directive (NFRD) allarga l’ambito di applicazione e include sia un numero maggiore di aziende sia una quantità e qualità di informazioni maggiore.

La direttiva impegna le aziende a seguire standard di reporting specifici che hanno l’obiettivo di gestire le performance aziendali su temi come il cambiamento climatico, la biodiversità, l’inquinamento, l’economia circolare, i diritti umani e il lavoro.

Il quadro normativo di riferimento in sintesi

Il quadro di riferimento per quanto riguarda gli adempimenti legati alla rendicontazione di sostenibilità è tuttora in evoluzione. Il punto di riferimento è rappresentato ad oggi primariamente dalla alla CSRD, la direttiva per il reporting di sostenibilità delle imprese, approvata dal Consiglio europeo e dalla CSDDD, la Corporate Sustainability Due Diligence Directive, che può contare sulla recente approvazione degli ESRS, gli Standard Europei per la Rendicontazione sulla Sostenibilità da parte della Commissione Europea che hanno portato in particolare evidenza il ruolo speciale dell’Analisi di rilevanza e dei revisori.

Il framework normativo legato agli adempimenti relativi alla sostenibilità si completa poi con le misure previste dalla della CBAM: con le regole per la transizione al Carbon Border Adjustment Mechanism che per le imprese costituisco un passaggio importante in termini di sviluppo e applicazione di una Carbon Tax oltre che di evoluzione nel rapporto con il mercato ETS.

Bilancio di sostenibilità, rendicontazione di sostenibilità, DNF: il ruolo fondamentale delle normative

A chi si rivolge il bilancio di sostenibilità

Il Bilancio di sostenibilità è un documento rivolto a tutti gli stakeholder, o portatori d’interesse verso l’azienda (dipendenti, fornitori, clienti, comunità locali, media, investitori, finanziatori ecc.) che comunica gli impegni e i risultati presi nell’ambito della Responsabilità d’Impresa – o Corporate Social Responsibility (CSR).

Come sappiamo, ogni giorno le imprese prendono decisioni che hanno un impatto diretto sui loro stakeholder e sulla fiducia che questi hanno in loro.

Le decisioni aziendali non si basano solo su informazioni economiche o finanziarie: spesso sono frutto di una valutazione del rischio e delle opportunità, utilizzando informazioni su una vasta gamma di questioni attuali e future. Il valore del processo di reportistica della sostenibilità consiste nel garantire che le organizzazioni prendano in considerazione l’impatto che le loro decisioni hanno sui temi legati a tutti gli aspetti della sostenibilità e che siano trasparenti riguardo a tutti i rischi e alle opportunità che devono affrontare.

I dipendenti sono anche un punti di riferimento fondamentale per la reportistica sulla sostenibilità, in quanto la presentazione dei report contribuisce ad aumentare la fedeltà e la lealtà delle persone coinvolte nelle aziende.

Le caratteristiche del report di sostenibilità

Tornando all’esame dei punti di riferimento per il Bilancio di sostenibilità la Direttiva 2014/95/UE – denominata anche Direttiva sull’informativa non finanziaria (NFRD) – stabilisce le regole sulla divulgazione di informazioni non finanziarie da parte di alcune grandi società. Questa direttiva modifica la direttiva contabile 2013/34/UE e ai sensi della direttiva 2014/95/UE, le grandi imprese devono pubblicare informazioni relative a:

  • questioni ambientali
  • questioni sociali e trattamento dei dipendenti
  • rispetto dei diritti umani
  • anticorruzione e concussione
  • diversità negli organi aziendali (in termini di età, genere, percorso formativo e professionale)

In pratica, il report di sostenibilità deve illustrare la performance di sostenibilità di una organizzazione con riferimento al più ampio tema della sostenibilità.
La questione sottostante il reporting di sostenibilità è rappresentata dal modo in cui un’organizzazione contribuisce, o intende contribuire in futuro, al miglioramento o al peggioramento delle condizioni economiche, ambientali e sociali e dei rispettivi andamenti a livello locale, regionale o internazionale. Il mero reporting dell’andamento della performance individuale (o dell’efficienza dell’organizzazione) non sarebbe in grado di rispondere a questa domanda.

Pertanto, è necessario che il report presenti la performance rispetto al concetto più ampio di sostenibilità, cioè che analizzi la performance dell’organizzazione nel contesto dei limiti e delle richieste relative a risorse ambientali o sociali a livello settoriale, locale, regionale o internazionale.

Bilancio di sostenibilità: un ruolo sempre più importante anche per individuare rischi e opportunità di sviluppo

Per esempio, oltre a riportare l’andamento dell’eco-efficienza, un’organizzazione potrebbe anche fornire informazioni riguardanti l’impatto complessivo dell’inquinamento rispetto alla capacità dell’ecosistema regionale di assorbirlo.

Spesso questo concetto viene espresso meglio in termini di limiti globali sull’uso di risorse e inquinamento, ma può essere applicato anche a obiettivi sociali ed economici come i parametri nazionali o internazionali di sviluppo sostenibile e benessere socioeconomico.

Ad esempio, un’organizzazione potrebbe comunicare i salari dei dipendenti e i livelli di sicurezza sociale rispetto ai minimi nazionali e alla media di reddito, insieme alla capacità delle reti di sicurezza sociale di supportare i più bisognosi o coloro che vivono vicino alla soglia di povertà.

Le organizzazioni che operano in luoghi o settori diversi, o che hanno dimensioni diverse, dovranno definire il modo migliore per strutturare la loro performance complessiva nel contesto più ampio della sostenibilità.

Il ruolo dell’Analisi di materialità

Nella realizzazione del Bilancio di sostenibilità un tema di fondamentale importanza è rappresentato dall’Analisi di materialità (materiality assessment) da intendersi come il processo basato sul coinvolgimento continuo e diretto di tutti gli stakeholder per identificare e valutare i temi prioritari per ciascuna impresa.

L’Analisi di materialità coinvolge e si rivolge a tutti i portatori di interesse di un’impresa come detentori di asset proprietari, investitori, dipendenti, manager, fornitori, componenti del board direttivo e soggetti della stessa filiera produttiva ma anche clienti e community di consumatori. L’analisi di materialità è di fatto una analisi di tipo multistakeholder.

La Matrice di materialità

Un altro strumento fondamentale per il Bilancio di sostenibilità è rappresentato dalla Matrice di materialità che può essere considerata come il risultato finale, anche in termini di visualizzazione grafica, dell’analisi di materialità ed è – aspetto questo molto importante – il risultato di un percorso che vede una forte e stretta collaborazione tra l’azienda e i suoi stakeholder.

Dalla lista di temi materiali rilevanti per l’azienda frutto dell’analisi di materialità si realizza una mappatura dei valori che caratterizzano l’etica e l’operato dell’impresa posizionando sull’asse delle ascisse le priorità per l’azienda nella creazione del valore e sull’asse delle ordinate le priorità per gli stakeholder. Ne esce una matrice basata sul posizionamento di ogni singola tematica con la quale si offre una visione chiara e intuitiva dei temi che rientrano effettivamente nel radar dell’azienda e quale sia il loro specifico ordine di importanza. La matrice di materialità è un componente fondamentale del Bilancio di sostenibilità.

Quando è obbligatorio il Bilancio di sostenibilità

Il rapporto tra azione volontaria e obbligatoria in merito alla rendicontazione di sostenibilità è un tema sul quale è importante ritornare. Abbiamo già osservato come la direttiva europea 2014/95/UE abbia reso la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario obbligatoria per le imprese di interesse pubblico di grandi dimensioni, lasciandola volontaria per le PMI in Europa.

In questi anni è fortemente cresciuta, anche nel resto del mondo, l’attenzione delle aziende verso le tematiche dell’impatto ambientale e sociale ed è cresciuto il numero delle realtà produttive che hanno scelto di elaborare bilanci e rendicontazioni ambientali e di sostenibilità. Le motivazioni sono tante e in particolare si deve osservare che la rendicontazione aiuta gli investitori, le organizzazioni della società civile, i consumatori, i responsabili politici e tutti i soggetti interessati a valutare le prestazioni non finanziarie delle grandi aziende e incoraggia queste aziende a sviluppare un approccio responsabile al business.

Le pratiche legate alle logiche ESG a loro volta hanno spinto tante aziende a mettere a disposizione del mondo bancario e finanziario un adeguato portfolio di informazioni sui rischi legati all’impatto ambientale e sociale. Un aspetto questo poi particolarmente rilevante per le imprese che collocandosi nell’ambito Climatech e Cleantech hanno scelto di offrire prodotti e servizi espressamente pensati per ridurre l’impatto ambientale o per quelle aziende che hanno scelto di rendicontare in modo chiaro e preciso il loro percorso verso la creazione di condizioni per una produzione sostenibile.

Bilancio di sostenibilità: cresce in tutto il mondo la propensione delle aziende verso la rendicontazione dell'impatto ambientale e sociale
Fonte: Statista

Abbiamo poi visto che con la direttiva UE sulla rendicontazione non finanziaria (NFRD – Non-Financial Reporting Directive) e con la sua successiva evoluzione, la Corporate Sustainability Reporting Directive CSRD, l’ambito di applicazione si è ampliato e i requisiti sono diventati più stringenti.

Gli adempimenti previsti dalla NFRD, attiva dal 2017, riguardavano le grandi aziende di interesse pubblico con più di 500 dipendenti obbligate e nello specifico si trattava di

  • Società quotate in borsa
  • Banche
  • Compagnie di assicurazione
  • Altre aziende designate come di interesse pubblico dagli stati membri dell’UE

Con la CSRD, è il caso di sottolinearlo nuovamente, l’obbligo di reporting di sostenibilità verrà esteso a:

  • Tutte le grandi aziende, sia quotate che non quotate, con più di 250 dipendenti e un fatturato annuo superiore a 40 milioni di euro o un totale di bilancio superiore a 20 milioni di euro
  • Tutte le aziende quotate nei mercati regolamentati dell’UE, ad eccezione delle micro-imprese
  • Aziende di paesi extra-UE che generano un fatturato sostanziale all’interno dell’UE.

La CSRD inoltre prevede che le informazioni di sostenibilità siano auditate e che il reporting sia più dettagliato e conforme a standard di sostenibilità più rigorosi e introduce il concetto di doppia materialità.

La normativa Europea è tra le più avanzate in merito al ruolo del Bilancio di sostenibilità

Quali sono i vantaggi del bilancio di sostenibilità

Il Bilancio di sostenibilità rappresenta per le aziende un importante esercizio di responsabilità sociale che apre le porte a una serie di vantaggi molto concreti. In molti casi può essere considerato come una leva in grado di fornire indicazioni strategiche, anche in termini di evoluzione del modello di business.

Grazie alla possibilità di offrire una panoramica chiara dei temi e dei valori legati all’impatto ambientale, sociale ed economico delle loro operazioni, il Bilancio di sostenibilità rappresenta una risposta molto concreta per le aziende alla domanda di trasparenza che arriva nello stesso tempo dai consumatori e dagli investitori.

L’analisi completa dei temi dell’impatto e delle relazioni con il contesto nel quale opera una impresa il Bilancio di sostenibilità sta diventando uno strumento che abilita l’accesso a nuovi mercati e capitali. Per gli investitori che credono nelle prospettive delle aziende sostenibili, la rendicontazione di sostenibilità rappresenta uno strumento fondamentale di valutazione.

Nello stesso tempo questa forma di rendicontazione è in grado di migliorare l’immagine e la reputazione aziendale e può aiutare un’azienda a individuare valori per distinguersi dai concorrenti, esercitando una nuova forma di attrazione verso i consumatori più attenti ai temi etici.

La individuazione di punti di debolezza interni, così come la possibilità di identificare nuove opportunità, grazie alla reportistica di sostenibilità, consente di disporre di una serie di indicazioni per indirizzare e potenziare l’innovazione aziendale. Grazie alla matrice di materialità, solo per fare un esempio, è possibile avere indicazioni sulle performance ambientali e sociali di una impresa da cui arrivano stimoli e incentivi nella ricerca di nuove tecnologie e nuovi processi operativi più sostenibili. Si tratta di forme di innovazione che portano diversi benefici a partire dalla riduzione degli sprechi, dalla individuazione di nuove forme di efficienza che permettono in molti casi di ottenere una riduzione dei costi.

Il coinvolgimento degli stakeholder, la capacità e necessità di raccogliere opinioni e indicazioni rappresenta un asset che permette alle imprese di costruire e aumentare il rapporto di fiducia con i propri dipendenti, con i clienti, con i fornitori, con i partner e con le comunità locali.

L’ultimo aspetto, ma non certamente per importanza, riguarda la possibilità di individuare, analizzare e gestire i rischi legati alla sostenibilità e il loro impatto sulla capacità dell’azienda di creare valore. Che si tratti dei rischi legati all’esposizione di una impresa ai cambiamenti climatici o, per fare un altro esempio, i rischi di transizione, la corretta comprensione di tutti questi rischi permette di sviluppare delle strategie adeguate per affrontarli e per permettere all’azienda di essere meno esposta a questi rischi. Un tema questo rilevante anche per quanto riguarda tutte le valutazioni legate ai rating ESG.

Bilancio di sostenibilità e report di sostenibilità sono strumenti di informazione e analisi per il mondo finanziario

Proseguendo con l’analisi dei benefici, la scelta di dotarsi di questo strumento di gestione e comunicazione della sostenibilità produce una doppia serie di vantaggi per l’azienda: vantaggi interni che si riflettono in una migliore organizzazione e gestione di processi interni alla azienda e vantaggi esterni che si traducono in una migliore visibilità, e maggiore affidabilità per gli interlocutori esterni.

I vantaggi interni per le aziende e le organizzazioni possono includere:

  • Maggiore comprensione dei rischi e delle opportunità
  • Legame più evidente tra performance finanziarie e non finanziarie
  • Migliore strategia e politica di gestione a lungo termine
  • Semplificazione dei processi, riduzione dei costi e miglioramento dell’efficienza
  • Possibilità di confronto e valutazione delle prestazioni di sostenibilità rispetto a leggi, norme, codici, standard di performance e iniziative volontarie
  • Riduzione drastica delle possibilità di essere coinvolti in fallimenti ambientali, sociali e di governance pubblicizzati

I vantaggi esterni possono includere:

  • Mitigazione degli impatti ambientali, sociali e di governance negativi
  • Migliorare della reputazione e della fedeltà al marchio
  • Possibilità per gli stakeholder esterni di comprendere il vero valore dell’organizzazione
  • Capacità di dimostrare come l’organizzazione influenzi e sia influenzata dalle aspettative sullo sviluppo sostenibile

I vantaggi relativi alla Responsabilità Sociale di Impresa

Gli impegni assunti nel contesto della Responsabilità Sociale di Impresa (Corporate Social Responsibility – CSR) contribuiscono a consolidare, nel tempo, la reputazione green dell’azienda, rendendola autorevole, solida e credibile.

Comunicare sia internamente che esternamente agli stakeholder le azioni sostenibili messe in atto dall’azienda per migliorare l’impatto ambientale e sociale, rappresenta un fattore chiave per migliorare la sua reputazione. Inoltre, l’adozione di nuove metodologie e tecnologie nei processi produttivi crea opportunità che consentono alle imprese di intraprendere nuove vie di finanziamento e investimento, nonché di scoprire nuovi business legati alla sostenibilità.

Ma intraprendere attività sostenibili, da poter poi inserire all’interno del bilancio di sostenibilità, è anche un elemento che aiuta le imprese ad eliminare i costi operativi inefficienti e a offrire sul mercato un prodotto o un servizio ad un prezzo competitivo.

Il bilancio di sostenibilità permette quindi alle aziende di mettere in pratica un monitoraggio e un miglioramento continuo delle performance. Non solo. L’azienda, nell’attività di reporting, prende in considerazione anche rischi di tipo sociale, ambientale e di governance che hanno un impatto diretto sull’attività aziendale.

Di conseguenza una gestione dei rischi di questo tipo porta diversi benefici all’azienda:

  • aumenta la probabilità di raggiungere gli obiettivi;
  • migliora l’identificazione delle opportunità e delle minacce;
  • impegna l’azienda in una la rilevazione periodica dei dati relativi alla gestione e all’andamento dell’azienda;
  • migliora efficacia ed efficienza operative;
  • fidelizza e motiva il personale, e attrae nuovi talenti.

Le linee guida di rendicontazione del report di sostenibilità

Un’importante risorsa è rappresentata da uno standard unificato che permette una valutazione rapida, equa e facile confrontabilità dei report. Da quando le aziende in tutto il mondo hanno iniziato a utilizzare i report di sostenibilità, il Global Reporting Initiative (GRI) è il framework di reporting sulla sostenibilità più ampiamente adottato ed utilizzato, garantendo affidabilità e completezza delle informazioni.

Il Global Reporting Initiative (GRI) è un ente internazionale senza scopo di lucro nato con il fine di definire gli standard di rendicontazione della performance sostenibile (conosciuto anche come bilancio sociale) di organizzazioni di qualunque dimensione, appartenenti a qualsiasi settore e Paese del mondo.

Il GRI ha sviluppato e elaborato i GRI Standard che costituiscono un framework di reporting per le organizzazioni. Gli standard GRI sono costituiti dagli standard universali e da tre standard specifici per l’ambito economico, ambientale e sociale.

Gli standard GRI sono costituiti da una struttura modulare e interdipendente per creare al meglio i report in ambito economico, sociale e ambientale.
Le linee guida da seguire sono schematizzate in questo schema:

GRI, la griglia degli standardStandard GRI, standard universali

  • 101 – Principi di rendicontazione
  • 102 – Informativa generale
  • 103 – Modalità di gestione

GRI, standard per l’ambito economico

  • 201 – Performance economiche
  • 202 – Presenza sul mercato
  • 203 – Impatti economici indiretti
  • 204 – Pratiche di approvvigionamento
  • 205 – Anticorruzione
  • 206 – Comportamento anticoncorrenziale
  • 207 – Imposte

GRI, standard per l’ambito ambientale

  • 301 – Materiali
  • 302 – Energia
  • 303 – Acqua e scarichi idrici
  • 304 – Biodiversità
  • 305 – Emissioni
  • 306 – Scarichi idrici e rifiuti
  • 307 – Compliance ambientale
  • 308 – Valutazione ambientale dei fornitori

GRI, standard per l’ambito sociale

  • 401 – Occupazione
  • 402 – Relazioni tra lavoratori e management
  • 403 – Salute e sicurezza sul lavoro
  • 404 – Formazione e istruzione
  • 405 – Diversità e pari opportunità
  • 406 – Non discriminazione
  • 407 – Libertà di associazione e contrattazione collettiva
  • 408 – Lavoro minorile
  • 409 – Lavoro forzato o obbligatorio
  • 410 – Pratiche per la sicurezza
  • 411 – Diritti dei popoli indigeni
  • 412 – Valutazione del rispetto dei diritti umani
  • 413 – Comunità locali
  • 414 – Valutazione sociale dei fornitori
  • 415 – Politica pubblica
  • 416 – Salute e sicurezza dei clienti
  • 417 – Marketing ed etichettatura
  • 418 – Privacy dei clienti
  • 419 – Compliance socioeconomica

Al fine di comunicare in modo chiaro e trasparente la sostenibilità delle singole organizzazioni, è fondamentale avere una visione globalmente condivisa dei concetti, del linguaggio e degli standard.

La missione del Global Reporting Initiative (GRI) è pertanto quella di soddisfare questa necessità, creando un sistema affidabile e credibile per il reporting sulla sostenibilità, che possa essere utilizzato da organizzazioni di qualsiasi dimensione, settore o Paese.

Per portare a termine questo compito, il GRI ha potuto contare sulla collaborazione di un ampio gruppo di esperti provenienti da diverse categorie di stakeholder, i quali, grazie a consultazioni e esperienze pratiche, hanno lavorato costantemente al miglioramento del Reporting Framework sin dalla sua creazione nel 1997. Grazie a questo approccio multi-stakeholder, il Reporting Framework gode di una vasta credibilità presso un’ampia gamma di gruppi di portatori di interesse.

Nella stesura del Report, l’organizzazione autodichiara un livello di reporting basandosi sulla propria valutazione del contenuto del report rispetto ai criteri enunciati nei GRI Application Levels. Oltre a tale autodichiarazione, le organizzazioni possono scegliere una o entrambe le opzioni seguenti:

  • avvalersi di una società di assurance che rilasci un giudizio professionale sull’autodichiarazione;
  • richiedere che il GRI verifichi l’autodichiarazione.

Esempi di Bilancio di sostenibilità

Up2You: un bilancio di sostenibilità in linea con CSRD e ESRS

Partendo da una scelta volontaria, la start-up greentech B Corp Up2You (non rientrando novero delle imprese obbligate a presentare il Bilancio di sostenibilità come previsto dalla CSRD) ha scelto di lavorare alla redazione del proprio Bilancio di sostenibilità rispettando già da oggi i requisiti previsti dalla Corporate Sustainability Reporting Directive e gli European Sustainability Reporting Standard.

Con questa scelta Up2You si segnala come una best practice in particolare per il lavoro svolto nell’attuare le principali innovazioni previste dalla CSRD come l’analisi della doppia materialità, l’inserimento del documento nella Relazione di Gestione, l’estensione dell’obbligo assicurativo al perimetro europeo, la gestione del Bilancio nel rispetto del formato elettronico unico del documento da rendere pubblico e accessibile agli stakeholders e con un lavoro di integrazione della catena del valore nella rendicontazione. (il bilancio di sostenibilità di Up2You è disponibile per essere consultato direttamente QUI n.d.r.)

Il rapporto di sostenibilità di Barilla

Il gruppo Barilla ha un progetto di sostenibilità che passa dall’innovazione e che nel 2020 ha visto investimenti per 40 milioni di euro in Ricerca e Sviluppo

Il rapporto di sostenibilità 2021 del gruppo Barilla, per raccontare l’esperienza di una “big” italiana, racconta di un progetto di sostenibilità che passa dall’innovazione e che nel 2020 ha visto investimenti per 40 milioni di euro in Ricerca e Sviluppo e che in 10 anni ha portato a ripensare 476 prodotti allo scopo di migliorare il profilo nutrizionale e a riprogettare la gestione delle risorse necessarie per la loro produzione.

Un percorso che ha premesso di raggiungere una riduzione del -31% in termini di emissioni di CO2 equivalenti e una riduzione del 23% nell’utilizzo di acqua necessaria per la produzione di una tonnellata di prodotto finito: Barilla, riduzione del 31% delle emissioni e quattro brand carbon neutral .

Il rapporto di sostenibilità di Corteva Agriscience

Il report di sostenibilità di Corteva Agriscience

Nell’Agrifood, gli obiettivi di sostenibilità di Corteva agriscience per i prossimi dieci anni offriranno gli strumenti ed il training per contribuire ad incrementare la stabilità delle rese, ottimizzare gli input, migliorare la resilienza climatica, la salute dei suoli, la gestione delle risorse idriche e la biodiversità.

Lo racconta il report di sostenibilità, specificando anche che è previsto il supporto e la protezione dei dipendenti e delle persone in tutto il sistema alimentare e nella più ampia comunità agricola. Corteva comunicherà i progressi registrati per ciascuno di questi obiettivi attraverso un report annuale dal 2021. Corteva agriscience fissa nuovi obiettivi di sostenibilità per il 2023.

Un’esperienza decennale: il rapporto di sostenibilità di Epson

La sostenibilità secondo Epson, un percorso che dura da 50 anni

Fra i casi di responsabilità ESG più “storica”, merita un cenno Epson, azienda che sin dagli anni Settanta si distingue per il suo impegno in termini di impatto su pianeta e società. I report di sostenibilità dell’azienda raccontano obiettivi sempre più ambiziosi, uniti a un’attenzione crescente alla supply chain, alla comunità e ai consumatori. Epson e la sostenibilità, un percorso lungo 50 anni.

(Articolo aggiornato il 12 giugno 2024)

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