I pillar di Esg360

Dichiarazione non finanziaria: cos’è, chi deve realizzarla e perché è importante

La DNF è una rendicontazione che va oltre i dati economici e riporta azioni, strategie e risultati che dimostrano l’impegno messo in campo dall’organizzazione per migliorare la sostenibilità ambientale, l’inclusione e l’equità sociale. La sua importanza è cruciale non solo in termini di trasparenza, ma anche di brand reputation, con effetti sulle scelte degli investitori. Ecco tutto quello che c’è da sapere, dagli obblighi alle modalità di compilazione

09 Set 2022

Veronica Balocco

Esiste un documento che nasce con lo scopo di individuare ed evidenziare le implicazioni di natura etica del business, integrate nella visione strategica aziendale. Quel documento prende il nome di dichiarazione non finanziaria (DNF).

Dal momento che i criteri ESG pesano in modo sempre più rilevante sulla percezione del valore di un’azienda e sui suoi risultati di business, la DNF si inserisce in questo ambito fotografando la strategia messa in campo dall’azienda per gestire in modo efficace, inclusivo e circolare le problematiche di impatto sociale ed etico. Suo scopo ultimo è, infatti, quello di spiegare in modo dettagliato le politiche adottate sulla sicurezza e la salute (pubblica e dei propri collaboratori), l’ambiente, il rispetto dei diritti umani e la lotta alla corruzione.

Ma entriamo nel dettaglio.

DNF: di cosa si tratta nel concreto?

La DNF è una rendicontazione in cui si riportano aspetti di carattere sociale e ambientale, con focus sulle politiche di sostenibilità aziendale, sulle modalità di gestione del personale e sull’impegno nella lotta alla corruzione e rispetto dei diritti umani.

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In  questo senso, il documento è nient’altro che la fotografia della cosiddetta Corporate Social Responsibility (in italiano responsabilità sociale d’impresa), ovvero dell’insieme delle azioni realizzate per affrontare attivamente le problematiche di impatto etico e sociale.

DNF: per chi è davvero un obbligo?

L’obbligo di rendicontazione non finanziaria riguarda gli enti di interesse pubblico, come banche o assicurazioni, a prescindere dalla dimensione, e le aziende quotate, con almeno 500 dipendenti e un bilancio consolidato che registri un attivo di stato patrimoniale superiore a 20mila euro oppure ricavi netti superiori a 40mila euro.

Per le PMI non quotate e le microimprese la dichiarazione non è invece un obbligo: si può in questo caso optare per il reporting di sostenibilità, anche per migliorare la trasparenza del proprio operato nei confronti di loro soci e clienti. Anche le aziende più piccole, infatti, hanno finalmente compreso quanto sia importante la leva dalla sostenibilità del business e sono sempre più numerose quelle che pubblicano il proprio bilancio di sostenibilità o altri report ESG pur non essendo obbligate per legge a farlo.

La “Non Financial Reporting Directive”: un tassello chiave

La Direttiva UE 95 del 2014, la cosiddetta Non Financial Reporting Directive (NFRD), che ha modificato la 34/2013, ha esteso l’obbligo di reporting sulle tematiche sociali e ambientali. Secondo la norma, la dichiarazione non finanziaria può essere integrata nel bilancio d’esercizio oppure pubblicata separatamente: le imprese che non adottano politiche specifiche in uno o diversi ambiti citati nella Direttiva dovranno indicare le motivazioni della scelta.

Le sanzioni

Che cosa rischia un’azienda che non presenti, pur avendone l’obbligo, la DNF? La mancata stesura del report espone l’azienda a pesanti sanzioni:

  • Omessa stesura della dichiarazione: dai 20mila ai 100mila euro;
  • Omesso deposito della dichiarazione: dai 20mila ai 100mila euro;
  • Mancata conformità della dichiarazione al decreto 254/2016: dai 20mila ai 100mila euro:
  • Falsità nelle comunicazioni: dai 50mila ai 150mila euro.

I 5 pillar della DNF

Sono 5 gli ambiti minimi da trattare per legge nella DNF:

  1. Environment: analisi in termini di utilizzo delle risorse energetiche e idriche, rinnovabili e non, di emissioni di gas serra e inquinanti;
  2. Social: tratta il modus operandi aziendale  in materia di salute e sicurezza, rischio sanitario e altre tipologie di pericoli. Si parla anche di strategie di sviluppo sociale e culturale dei territori in cui opera l’azienda;
  3. Gestione del personale:  in questa parte vengono illustrate le iniziative atte a contrastare lo sfruttamento del lavoro minorile e del caporalato, a migliorare l’ambiente di lavoro e a garantire inclusione e parità di genere;
  4. Diritti umani: l’azienda espone in questa parte le azioni attuate  contro la violazione dei diritti umani o eventuali discriminazioni;
  5. Anticorruzione: qui vengono segnalati gli strumenti che l’impresa mette in campo per sconfiggere la corruzione attiva e passiva (commessa da e contro l’azienda).

Tutte le informazioni fornite devono essere conformi a standard riconosciuti a livello internazionale, primo fra tutti il GRI (Global Reporting Initiative).

DNF: quali sono i vantaggi per le imprese?

La dichiarazione non finanziaria non è solo un obbligo di legge per molti soggetti, ma anche un strumento di marketing e comunicazione particolarmente efficaceLa DNF dà un contributo essenziale al miglioramento dell’immagine aziendale e della brand reputation. Non solo. Data l’ormai diffusa sensibilità dei consumatori verso queste tematiche, le aziende che rendicontano con chiarezza sui temi ESG sono molto apprezzate dagli utenti finali e dagli investitori. Le dichiarazioni non finanziarie diventano quindi, a fianco delle informazioni di natura più prettamente economica, un indirizzo chiave a guida delle scelte di investimento.

Obblighi e sanzioni

Il legislatore italiano ha attribuito alla Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) il potere di stabilire sia le modalità di pubblicazione della dichiarazione non finanziaria, sia i termini e le modalità di trasmissione, affidando anche allo stesso organo l’attività di supervisione e controllo. La mancata stesura del report mette l’azienda a rischio di pesanti sanzioni:

  • Omessa stesura della dichiarazione: dai 20mila ai 100mila euro;
  • Omesso deposito della dichiarazione: dai 20mila ai 100mila euro;
  • Mancata conformità della dichiarazione al decreto 254/2016: dai 20mila ai 100mila euro:
  • Falsità nelle comunicazioni: dai 50mila ai 150mila euro.
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