Rendicontazione

Doppia materialità: come cambia la rendicontazione di sostenibilità

Dalla materialità finanziaria alla materialità esterna o di impatto: il ruolo della Doppia Materialità nella impostazione e attuazione del sustainability reporting

Pubblicato il 17 Dic 2023

Doppia materialità e imprese

Il concetto di doppia materialità si riferisce all’analisi e alla valutazione di come le questioni ambientali, sociali e di governance ESG influenzano le performance finanziarie di un’azienda (nella dimensione della materialità finanziaria) e, al contempo, di come le attività aziendali impattino su questioni sociali e ambientali (in termini di materialità esterna o impatto).

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I principi della doppia materialità considerano due direzioni di influenza:

1. Dall’esterno verso l’interno nella forma di Materialità finanziaria: Con la valutazione di come i fattori ESG possano influenzare la stabilità finanziaria e operativa di un’organizzazione. Ad esempio, come i cambiamenti climatici possono rappresentare un rischio materiale per un’azienda se provocano danni agli impianti di produzione o interrompono la catena di fornitura. O ancora e allo stesso modo come le questioni sociali o come le pratiche lavorative, possono influenzare la reputazione dell’azienda e le sue performance.

2. Dall’interno verso l’esterno nel senso di Materialità esterna o di Impatto: in questo senso la doppia materialità rappresenta come le operazioni e le politiche di un’azienda possono influenzare l’ambiente e la società. In questo caso si comprende l’impatto delle emissioni di gas serra, l’uso delle risorse, la gestione dei rifiuti, le condizioni di lavoro e il contributo al benessere delle comunità locali.

La doppia materialità rappresenta oggi un principio chiave per le aziende che adottano una strategia di sostenibilità e che intendono comunicare ai propri stakeholder non solo il modo in cui proteggono il proprio valore aziendale dai rischi ESG, ma anche come si impegnano a ridurre il proprio impatto negativo su ambiente e società. Questa metodologia è diventata sempre più rilevante con la crescita dei volumi legati agli investimenti sostenibili e responsabili, e nel momento in cui gli investitori decidono di prestare una crescente attenzione non solo alla performance finanziaria delle aziende in cui investono, ma anche al loro impatto più ampio sull’ambiente e sulla società.

Le regolamentazioni su scala globale, come le direttive dell’Unione Europea in materia di rendicontazione non finanziaria e sostenibilità, stanno iniziando a richiedere che le aziende considerino e riferiscano secondo il principio della doppia materialità.

Da dove arriva la doppia materialità?

La doppia materialità è stata formalmente introdotta e definita dalla Commissione Europea nell’ambito del suo lavoro sulla finanza sostenibile e la rendicontazione non finanziaria. In particolare, il concetto ha guadagnato rilevanza con l’aggiornamento della Non-Financial Reporting Directive (NFRD), la direttiva europea che regola la divulgazione di informazioni non finanziarie da parte delle grandi imprese.

L’obiettivo della doppia materialità è quello di fornire informazioni più complete e trasparenti ai vari stakeholder, inclusi investitori, consumatori, policy maker e la società civile, in modo che possano valutare meglio la sostenibilità a lungo termine e l’impatto delle aziende.

La doppia materialità sta diventando un principio fondamentale per la rendicontazione e la valutazione delle performance aziendali, enfatizzando che le aziende dovrebbero considerare sia come il mondo esterno influenzi la loro stabilità e redditività, sia come le loro operazioni influenzino il mondo.

Doppia materialità e CSRD: una visione completa dell’impatto aziendale

La Doppia Materialità è un concetto fondamentale della Corporate Sustainability Reporting Directive CSRD, la direttiva dell’Unione Europea per migliorare e standardizzare la rendicontazione di sostenibilità delle aziende.

La CSRD anche intesa come evoluzione della Non-Financial Reporting Directive (NFRD), ha l’obiettivo di rendere più rigorosi e comparabili i requisiti di rendicontazione in materia di sostenibilità per le aziende, affinché gli stakeholder, inclusi gli investitori e i consumatori, possano avere accesso a informazioni affidabili e pertinenti sui temi ESG.

La CSRD enfatizza in particolare il principio di Doppia Materialità, secondo il quale le aziende devono rendicontare non solo su come i fattori ESG influenzino le loro operazioni e la loro performance finanziaria, ma anche su come le loro attività impattino su ambiente e società. In questo modo, la direttiva mira a garantire una visione completa dell’impatto aziendale, promuovendo trasparenza e rendicontazione su entrambi gli aspetti della materialità:

  • Sulla Materialità Finanziaria che porta le aziende a identificare e comunicare come i rischi e le opportunità legati a questioni ambientali, sociali e di governance possano avere conseguenze materiali sulle loro performance finanziarie, sulla stabilità e sulla crescita.
  • Sulla Materialità Esterna o sul loro Impatto attraverso la quale le aziende devono rendicontare l’impatto delle loro operazioni sui fattori ESG, includendo l’impatto ambientale, il coinvolgimento e il trattamento dei lavoratori, i diritti umani, e l’integrità della governance aziendale.

In concreto la CSRD rafforza l’obbligo delle aziende di condurre una due diligence sui rischi ESG e di integrare considerazioni di sostenibilità nel loro processo decisionale e strategico. La direttiva espande l’ambito di applicazione rispetto alla NFRD, coinvolgendo un numero maggiore di aziende, comprese quelle di dimensioni più piccole e le aziende quotate in borsa (Effetto CSRD).

La CSRD e il concetto di doppia materialità rappresentano un passo importante verso una maggiore responsabilizzazione delle aziende nei confronti della sostenibilità e mette a disposizione dati e informazioni per consentire decisioni più informate e consapevoli da parte di tutti gli stakeholder.

Doppia Materialità e CSDDD

La Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) o Supply Chain Act è una proposta di direttiva dell’Unione Europea che punta a promuovere comportamenti aziendali sostenibili e responsabili attraverso l’obbligo per le imprese di eseguire una due diligence adeguata in materia di sostenibilità.

In particolare la CSDDD avrà un impatto diretto sulla gestione dei rischi ESG delle aziende, richiedendo loro di identificare, prevenire, mitigare e rendicontare gli impatti negativi delle loro attività e delle loro catene del valore su questioni ambientali e sociali. Questo processo di due diligence dovrebbe contribuire a garantire che le aziende agiscano in modo responsabile per quanto riguarda i diritti umani, l’ambiente, il clima e la corruzione.

Inoltre il concetto di Doppia Materialità è di fatto implicito nella CSDDD in quanto la due diligence in materia di sostenibilità richiede alle aziende di considerare sia gli Impatti sui Diritti Umani e sull’Ambiente nella forma di Materialità Esterna, sia i Rischi per l’Impresa nell’accezione della Materialità Finanziaria. 

  • Nel primo caso: con la valutazione degli impatti sui Diritti Umani e sull’Ambiente le imprese sono chiamate a valutare come le loro operazioni e quelle dei loro fornitori possano avere un impatto negativo su persone e ambiente e sono chiamate ad agire per prevenire o mitigare questi impatti.
  • Nel caso dei rischi per l’impresa le realtà hanno la necessità di valutare come i rischi ESG possano influenzare le loro performance finanziarie, la loro reputazione e la capacità di operare in modo sostenibile nel lungo termine.

Attraverso la CSDDD, l’UE intende aumentare impegni e obblighi in relazione alla responsabilità aziendale e in termini di attenzione alle pratiche sostenibili lungo tutta la catena di fornitura.

Doppia materialità e gestione dei rischi

La doppia materialità è strettamente legata alla gestione dei rischi ESG, poiché entrambe le dimensioni richiedono alle aziende di valutare e di gestire l’impatto delle loro operazioni e delle condizioni esterne sui fattori ambientali, sociali e di governance.

Nello specifico la gestione dei Rischi ESG si riferisce al processo attraverso il quale un’organizzazione identifica, valuta e controlla i potenziali rischi che potrebbero derivare da questioni ambientali, sociali e di governance, e che potrebbero avere un impatto sulla performance finanziaria e operativa dell’azienda. Esempi di rischi ESG includono:

  • Rischi ambientali come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, l’inquinamento e la gestione delle risorse naturali.
  • Rischi sociali come le condizioni di lavoro, i diritti umani, la salute e la sicurezza, e l’impatto sulle comunità locali il rispetto dell’inclusione
  • Rischi di governance come la struttura del consiglio di amministrazione, le politiche retributive, la corruzione e il rispetto delle leggi.

Il rapporto tra Doppia Materialità e gestione dei rischi ESG è fondamentalmente basato su un metodo che invita le aziende a considerare non solo come i rischi ESG influenzino la loro performance finanziaria (e dunque la loro materialità finanziaria), ma anche come le loro operazioni e le decisioni aziendali influenzino a loro volta i fattori ambientali, sociali e di governance (in questo senso nella forma di materialità esterna o di impatto). In concreto con la Doppia Materialità le aziende sono chiamate a gestire i rischi ESG sia dal punto di vista degli effetti negativi sui loro risultati economici sia per quanto attiene all’impatto negativo delle loro attività su ambiente e società.

Doppia Materialità e rischi ESG: qualche esempio

La gestione dell’impatto aziendale impostato nella prospettiva della Doppia Materialità permette da una parte di riconoscere come i rischi legati al cambiamento climatico (come nel caso degli eventi meteorologici estremi) possono danneggiare le sue infrastrutture o interrompere la sua catena di fornitura, con un impatto dunque indiretto sulla redditività. Allo stesso tempo, la stessa azienda deve essere nella condizione di considerare che le emissioni che accompagnano le sue attività contribuiscono a loro volta al cambiamento climatico e deve dunque porsi nella condizione di ridurre queste emissioni oltre che attuare, ad esempio, forme di compensazione del carbonio e dare vita a pratiche operative sostenibili.

La Doppia Materialità richiede quindi alle aziende di sviluppare strategie di gestione dei rischi ESG che tengano conto sia della resilienza aziendale sia della responsabilità verso l’ambiente e la società. Questo approccio aiuta le aziende a migliorare la loro reputazione e le relazioni con gli stakeholder; a rispondere alle aspettative degli investitori e alle richieste di trasparenza; a prepararsi meglio ai cambiamenti normativi legati alla sostenibilità; a identificare nuove opportunità di business e aree per l’innovazione sostenibile.

Doppia materialità: quali sono gli aspetti finanziari che vanno oltre i numeri

La doppia materialità impone anche un’analisi più approfondita dei dati finanziari di un’organizzazione. Non si tratta solo di guardare i numeri grezzi, ma di considerare come le questioni ambientali, sociali e di governance possono influenzare la performance finanziaria di un’azienda. Una impresa che non gestisce adeguatamente i rischi ESG può infatti subire perdite finanziarie significative. Nel caso in cui non rispetti le normative ambientali può essere soggetta a sanzioni che possono avere un impatto negativo sui risultati finanziari. Ci sono poi le opportunità ESG, ovvero la possibilità di identificare nuove opportunità di mercato, di migliorare la reputazione e la lealtà dei clienti, anche per ottenere benefici finanziari. Un terzo asset è rappresentato dalla valutazione del rischio con cui la Doppia Materialità può aiutare gli investitori a valutare meglio il rischio di un investimento. E con questo tema si entra nell’ambito delle decisioni di investimento. Gli investitori guardano alla Doppia Materialità come a una fonte di informazioni preziose per valutare le probabilità di successo finanziario di un’organizzazione.

Gli impatti sociali e la creazione di valore con le persone

La componente legata agli impatti sociali della Doppia materialità si riferiscono a tante e diverse situazioni e determinano come le attività di un’organizzazione influenzano la società in cui opera. Le principali dimensioni comprendono

  • I Diritti dei lavoratori anche nella forma di rispetto delle leggi sul lavoro, delle condizioni di lavoro sicure e salubri, e della promozione dell’uguaglianza e della diversità sul posto di lavoro.
  • Il coinvolgimento della comunità con il contributo dell’organizzazione alla comunità locale attraverso iniziative di volontariato, donazioni a enti di beneficenza locali, o con la creazione di posti di lavoro.
  • La responsabilità sui prodotti nella forma di sicurezza dei prodotti, di etichettature corrette e di protezione dei dati dei clienti.

Nello stesso tempo la creazione di valore con le persone può avvenire in diversi modi: con l’attrazione e ritenzione dei talenti; con l’innovazione; con la fiducia dei clienti; con le relazioni con la comunità.

Gli impatti ambientali: la responsabilità ecologica delle aziende

Gli impatti ambientali nel contesto della Doppia Materialità si riferiscono nello specifico a come le attività di un’organizzazione influenzano l’ambiente. Questi impatti possono essere diretti, come l’inquinamento causato dalla produzione, o indiretti, come l’uso di risorse naturali nella catena di fornitura.

La responsabilità ecologica delle aziende riguarda la gestione di questi impatti ambientali. Alcuni aspetti principali possono includere:

  1. Gestione delle emissioni di carbonio
  2. L’uso sostenibile delle risorse
  3. La conservazione della biodiversità

Le aziende che adottano una politica e una strategia volta ad aumentare la responsabilità ecologica possono trarre diversi benefici

  1. Riduzione dei costi
  2. Nuove opportunità di mercato
  3. Migliore gestione dei rischi
  4. Migliore reputazione

La transizione verso una rendicontazione integrata

La Doppia materialità rappresenta anche una fase di passaggio verso una rendicontazione integrata con un cambiamento nella forma in cui le organizzazioni comunicano le loro prestazioni finanziarie e non finanziarie. L’obiettivo finale di questa evoluzione prevede la fornitura di un quadro più completo della performance dell’organizzazione, nel quale sono inclusi gli impatti finanziari e gli aspetti ambientali, sociali e di governance.

La transizione verso la rendicontazione integrata è costituita da una serie di passaggi che possono essere sintetizzati in quattro punti:

  1. Comprensione della doppia materialità, ovvero la corretta valutazione di come il concetto della Doppia materialità si applica a una organizzazione. In questo processo occorre includere anche l’analisi di come le questioni ESG influenzano le prestazioni finanziarie e di come le varie attività aziendali influenzano l’ambiente e la società.
  2. Identificazione corretta delle questioni materiali. In questo passaggio da attuare anche con l’analisi di materialità è necessario valutare quali questioni ESG sono materiali per una organizzazione. In questa analisi rientra la valutazione dei rischi e delle opportunità ESG, ma anche la corretta comprensione delle aspettative degli stakeholder.
  3. Raccolta e analisi dei dati relativi alle questioni materiali (anche con la creazione della matrice di materialità)
  4. Creazione del report integrato nel quale sono rappresentate in modo chiaro e coerente le prestazioni finanziarie e non finanziarie, in modo chiaro e comprensibile a tutti gli stakeholder.

Standard di riferimento (anche) per la Doppia Materialità

L’attuazione del principio della Doppia Materialità implica il rispetto di una serie di standard di rendicontazione. Di seguito i principlai punti di riferimento:

  1. United Nations Global Compact (UNGC)
  2. Global Reporting Initiative (GRI)
  3. Sustainability Accounting Standards Board (SASB)
  4. Carbon Disclosure Project (CDP)
  5. Integrated Reporting Framework del International Integrated Reporting Council (IIRC
  6. Taskforce on Climate-related Financial Disclosures (TCFD)
  7. Taskforce on Nature-related Financial Disclosures (TNFD)
  8. EU Non-Financial Reporting Directive (NFRD)

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