Report

Il ruolo degli Istituti di Credito e delle Società di Investimento nell’ambito della gestione e supervisione dei rischi ESG

I fattori di sostenibilità incidono sempre più sia sull’attività degli Istituti bancari e finanziari che sul business model dei medesimi. Nel giugno 2021, l’Autorità Bancaria Europea ha emesso un report che detta alcuni suggerimenti su come identificare, valutare e gestire i rischi ESG, suggerendo come gli stessi rischi debbano essere incorporati nella strategie degli Istituti

13 Nov 2021

Federico Arcuri

Legal Consultant di P4I

Maria Cristina Daga

Associate Partner di P4I

La transizione a un’economia più verde e più circolare comporta rischi e opportunità per tutto il sistema economico e, in particolare, per le istituzioni finanziarie.

I danni materiali causati dai cambiamenti climatici e dal degrado ambientale possono avere un impatto significativo sull’economia reale, incluso il settore finanziario.

A tal proposito la Banca Centrale Europea (BCE) ha identificato i rischi climatici tra i principali fattori di rischio nella mappa dei rischi del Meccanismo di vigilanza unico (MVU) per il sistema bancario dell’area dell’euro. Essa ritiene che gli enti creditizi debbano inquadrare i rischi climatici e ambientali nell’ambito di un approccio strategico, complessivo e lungimirante.

Sulla base di questa nuova visione, le principali Istituzioni Europee stanno incoraggiando gli Istituti bancari e finanziari (di seguito “Istituti”) ad affrontare i rischi ESG da una prospettiva strategica.

Nello specifico l’Autorità Bancaria Europea (di seguito anche “EBA”) nel giugno del 2021 ha emesso il report “La gestione e la supervisione dei rischi ESG per gli istituti di credito e le imprese di investimento” (di seguito “Report”)  che, detta alcuni suggerimenti su come identificare, valutare e gestire i rischi ESG, suggerendo come gli stessi rischi debbano essere inclusi nella strategie degli Istituti. Il presente articolo si propone di evidenziare gli aspetti più considerevoli del Report EBA.

Maria Cristina Daga, Associate Partner di P4I

Contesto attuale

Prima di addentrarci nella struttura del Report, è opportuno fare una breve analisi del contesto politico attuale. Come ormai ben noto, nel 2015, più di 190 governi di tutto il mondo hanno adottato l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, promuovendo il raggiungimento di ulteriori progressi sotto i profili economici, sociali e ambientali.  L’agenda comprende 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals -SDGs) e 169 obiettivi associati da raggiungere entro il 2030.

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L’accordo testimonia l’ambizioso obiettivo del mondo (considerando i 190 governi di tutto il globo) di aprirsi ai problemi del pianeta, prospettando un modello culturale unico che poggi su principi comuni condivisi dai compartecipanti.

Il raggiungimento dei SDGs richiede perciò immense trasformazioni umane, sociali e politiche.

In questo contesto, l’Unione Europea (UE) sta adottando azioni per modificare le attività economiche che hanno impatti negativi e quindi significativi sui fattori ESG (Environmental, Social e Governance) mitigando cosi le conseguenze peggiori.

Diventa perciò fondamentale sviluppare strategie per essere in grado di far fronte ai futuri scenari e ai relativi rischi che ne conseguono.

 

Quali sono i principali obiettivi per un’Europa più pulita?

L’Action Plan della Commissione Europea ha definito nel 2018 i seguenti tre obiettivi:

  1. Orientare flussi di capitale verso investimenti sostenibili;
  2. Gestire in modo più efficace i rischi finanziari che derivano dal cambiamento climatico, dal consumo di risorse, dal degrado ambientale e dalle diseguaglianze sociali;
  3. Migliorare la trasparenza e incoraggiare un approccio a lungo termine nelle attività finanziarie.

Pertanto, nell’orientare i flussi di capitale, il settore finanziario è chiamato a svolgere un ruolo nodale nel finanziare la transizione verso un’economia più verde. Come ogni trasformazione, il passaggio da una condizione ad un’altra, comporterà nuove opportunità di business. Parallelamente, il settore finanziario sarà esposto ai rischi finanziari derivanti sia dalla trasformazione dell’economia che dal peggioramento delle condizioni terrestri.

Gli Istituti perciò sono invitati ad adottare azioni preventive e proattive per inglobare una visione totale e lungimirante, migliorando così le proprie performance.

Federico Arcuri, Legal Consultant di Partners4Innovation S.r.l.

Struttura del Report EBA

Il Report spiega perché una corretta gestione dei rischi ESG può essere importante da un punto di vista finanziario. L’obiettivo è migliorare la resilienza del settore bancario e finanziario nel breve, medio e lungo periodo.  Nello specifico, il Report è suddiviso in cinque capitoli, più due allegati.

Nel capitolo uno EBA introduce la direzione che intende perseguire nella cornice dei rischi ESG, tenendo in considerazione il quadro normativo dedicato ai fattori ESG, tra cui la tassonomia dell’UE, il regolamento sulla divulgazione della finanza sostenibile (SFDR), i requisiti di divulgazione dei rischi ESG nell’ambito del regolamento sui requisiti patrimoniali (CRR) e la proposta di una direttiva sulla rendicontazione della sostenibilità aziendale (CSRD).

Di seguito viene spiegata la rilevanza dei rischi ESG per il settore finanziario.

Il Report fornisce definizioni uniformi dei termini “fattori ESG” e “rischi ESG”; definizioni meglio analizzate nel prosieguo dell’articolo . Vengono inoltre definiti i rischi fisici e i rischi di transizione come i principali fattori di rischio ambientale.

Il regolatore Europeo non fornisce soltanto delle definizioni ma propone anche diversi strumenti e metodologie a supporto dell’identificazione, valutazione e accertamento dei rischi ESG; nello specifico: (i) the alignment method, (ii) the risk framework method and (iii) the exposure method.

Queste metodologie possono essere usate per comprendere meglio l’interazione dei rischi ESG in determinate esposizioni e portafogli.

Il capitolo quattro presenta la ragione per cui è fondamentale incorporare i rischi ESG nella strategia e nei processi aziendali, nella governance interna e nei quadri di gestione del rischio di un istituto, includendo diverse raccomandazioni sul modo in cui gli istituti possano incorporare i rischi ESG in modo proporzionato nei propri processi. Il capitolo, sulla scia degli orientamenti dell’EBA sulla governance interna, invita gli Istituti a stabilire i limiti di investimento interni, coerenti alla propensione al rischio, commisurati al buon funzionamento, alla forza finanziaria e agli obiettivi strategici. L’incorporazione dei rischi ESG nella propria strategia di business, permetterebbe così agli Istituti di valutare regolarmente i profili di rischio dei soggetti destinatari del credito o del finanziamento (di seguito anche “controparti”).

Infine, il Report elabora un modo efficace di riflettere proporzionalmente i rischi ESG nella revisione della vigilanza per gli Istituti, formulando diversi suggerimenti in tal senso.

La resilienza nel settore bancario e finanziario e la prospettiva della doppia rilevanza

Secondo EBA è necessario migliorare, in modo proporzionato e basato sul rischio, l’incorporazione dei rischi ESG nelle strategie aziendali degli Istituti, negli accordi di governance interna e nel risk management framework.  I rischi ESG dovrebbero essere incorporati nell’analisi del modello aziendale, in particolare nell’analisi del contesto aziendale, nell’analisi della strategia e nella valutazione della redditività e della sostenibilità del modello aziendale. EBA chiede agli Istituti di testare sufficientemente la resilienza a lungo termine dei loro modelli di business applicando almeno un orizzonte di 10 anni. L’obiettivo è quello di irrobustire i singoli Istituti e di conseguenza la resilienza del sistema finanziario e dell’economia nel suo complesso.

Di seguito, si analizza come i fattori ESG possono impattare sugli Istituti; successivamente, si esaminerà il ruolo dei rischi ESG, definiti come la materializzazione negativa dei fattori ESG attraverso gli investimenti realizzati nei confronti delle controparti.

  1. I fattori ESG

 

I fattori ESG sono definiti “Aspetti ambientali, sociali o di governance che possono avere un impatto positivo o negativo sulla performance finanziaria o la solvibilità di un’entità, un governo o un individuo”. Il Report EBA analizza due importanti prospettive:

  • Prospettiva Outside-in: tale prospettiva si concretizza nel momento in cui, ad esempio, la banca concede un prestito a un soggetto che possiede un modello aziendale ad alta intensità energetica e perciò risente dell’attuazione di politiche volte a promuovere la transizione verso un’economia ecosostenibile. In tal caso il soggetto prenditore sarà influenzato dai fattori ESG, ovvero da aspetti ambientali che potrebbero avere un impatto negativo sulle performance finanziaria del medesimo prenditore. Di conseguenza, le negative performance finanziare potrebbero a loro volta avere un effetto negativo sul profilo di rischio e quindi sul bilancio dell’istituto che ha erogato il credito. In tal caso perciò gli Istituti potranno essere impattati dai fattori ESG;
  • Prospettiva Inside-out: tale prospettiva invece si concretizza nel momento in cui la banca eroga un prestito ad un soggetto che ha un’attività commerciale ad alto tasso d’inquinamento ambientale. In tal caso il soggetto prenditore avrà un effetto negativo sui fattori ESGc he si ripercuoterà negativamente sul profilo di rischio della Banca.

 

Per quanto detto sopra è chiaro che i fattori ESG possono incidere positivamente o negativamente sui risultati finanziari degli Istituti. Nel caso in cui i fattori ESG dovessero incidere negativamente sulle performance degli Istituti parleremo di rischi ESG.

 

  1. I rischi ESG

 

I rischi ESG sono definiti da EBA come i rischi di qualsiasi impatto finanziario negativo sugli istituti derivanti dagli aspetti attuali o futuri dei fattori ESG delle ​parti contraenti o sulle attività soggette ad investimento da parte degli istituti.

Gli Istituti oggi sono chiamati promuovere una valutazione dei rischi ESG.

Difatti, gli stessi Istituti, adottando una strategia che integri considerazioni dei rischi ESG nella gestione dei propri investimenti, provocheranno un effetto più significativo sul rendimento finanziario, sulla solvibilità delle controparti e, di conseguenza, sulla propria riduzione del rischio di credito. Ciò anche per due ragioni:

1) una concessione del credito più sicura in quanto basata su una nuova cultura del rischio di credito;

2) una più ampia gestione della propensione al rischio, in grado di identificare i clienti esposti ai rischi ESG.

Si ribadisce che il Report EBA definisce i rischi ESG come la materializzazione negativa dei fattori ESG attraverso le controparti. Perciò, gli Istituti possono essere condizionati dai rischi ESG attraverso le controparti (soggetti destinatari del credito o del finanziamento) in quanto, quest’ultime saranno influenzate negativamente dai fattori ESG (prospettiva outside-in) o potranno avere un impatto negativo sui fattori ESG (prospettiva inside-out).

Sul punto è importante il principio della “doppia materialità”, introdotto dalla Direttiva NFRD.

La direttiva instaura l’obbligo per le imprese di fornire:

  1. sia informazioni attinenti al modo in cui le questioni di sostenibilità influiscono sui loro risultati, sulla loro situazione e sul loro andamento (prospettiva outside-in);
  2. sia informazioni inerenti al loro impatto sulle persone e sull’ambiente (prospettiva inside-out).

Perciò, secondo il principio della doppia materialità avremo:

  1. la materialità finanziaria (outside-in) che deriva dall’impatto dei fattori ESG sulle attività economiche e finanziarie di un’azienda lungo tutta la sua catena del valore;
  2. la materialità ambientale e sociale (inside-out), che deriva dall’impatto delle attività economiche e finanziarie di un’azienda sui fattori ESG.

Di conseguenza, facendo un concreto esempio relativo ai rischi ambientali:

  • Sul fronte della materialità finanziaria (prospettiva outside-in), la performance finanziaria del soggetto richiedente il credito (o delle attività investite) può essere influenzata da fattori ambientali. Per esempio, l’introduzione di una carbon tax può diminuire la redditività delle imprese ad alta intensità di carbonio o diminuire la competitività dei loro prodotti. Questo si cristallizzerebbe in un rischio ESG che la banca sarà tenuta ad analizzare;
  • sul fronte della materialità ambientale (prospettiva inside-out), le attività del soggetto richiedente il credito (o delle attività investite) possono avere un impatto negativo sull’ambiente, ad esempio emettendo grandi volumi di CO2 nell’atmosfera, che può a sua volta diventare finanziariamente rilevante per queste controparti, innescando o rafforzando un impatto negativo outside-in.

Pertanto, alla luce di quanto detto, i rischi ESG sono i rischi di qualsiasi impatto finanziario negativo sugli Istituti, derivanti dagli effetti attuali o futuri dei fattori ESG sulle controparti o sui beni investiti.

Infine, è necessario considerare che, i rischi ESG, oltre ad avere un impatto negativo sugli Istituti, possono avere un impatto sul sistema finanziario e sull’economia nel suo complesso, con potenziali conseguenze sistemiche. Gli impatti negativi dei fattori ESG potrebbero influenzare i fattori macroeconomici, come la produttività del lavoro, la crescita economica, il debito pubblico, il prodotto interno lordo e i cambiamenti socio-economici. Questi, a loro volta, potrebbero avere un impatto sugli Istituti, influenzando l’economia in cui operano, e quindi il rischio di credito complessivo e il rischio di mercato.

Quali sono le diverse sfide per l’incorporazione dei rischi ESG nelle strategie e nell’organizzazione degli Istituti?

 

Dal Report emerge chiaramente la spinta del regolatore Europeo nel voler indirizzare gli Istituti all’incorporazione dei rischi ESG nelle loro strutture e nelle loro strategie. Come però indica la stessa EBA, la strada per una piena accoglienza dei rischi ESG è solo all’inizio.

Il percorso difatti presenta diverse sfide, quali:

  1. Livello di incertezza: i tempi e gli effetti delle politiche e dei relativi interventi normativi, la cui attuazione specifica è in gran parte responsabilità degli Stati membri dell’UE, sono difficili da prevedere;
  2. Insufficienza di dati: la qualità delle informazioni raccolte e/o la scarsità di dati rilevanti, comparabili, affidabili e di facile utilizzo è un’altra grande sfida che limita la comprensione dei potenziali impatti dei rischi ESG sulla performance delle attività finanziarie. Mentre i dati ESG per le grandi imprese sono considerati sempre più disponibili, tali dati per le PMI, i governi locali e regionali e le aziende dei mercati emergenti o in via di sviluppo sono più scarsi;
  3. Vincoli metodologici:la maggior parte dei modelli di gestione del rischio si basa sull’uso di dati storici per stimare i rischi attuali o futuri. I fattori ESG spesso non si riflettono in questi dati. Per esempio, è difficile prendere in considerazione i rischi ESG nel calcolo dei parametri di rischio come la probabilità di default dei mutuatari o la perdita in caso di default utilizzando le metodologie esistenti. Altri vincoli metodologici includono la traduzione dei rischi ESG in rischi finanziari, la comprensione del loro impatto sulla resilienza dei modelli di business e la mancanza di una definizione armonizzata dell’intera gamma di attività orientate alla sostenibilità;
  4. Discrepanza di orizzonte temporale tra gli strumenti di gestione tradizionali e i tempi di materializzazione dei rischi ESG: nello specifico il pieno impatto dei fattori ambientali si sviluppa spesso in decenni. Per esempio, gli scenari climatici di solito analizzano possibili percorsi climatici fino alla fine del 21° secolo. La transizione verso un’economia a zero emissioni di carbonio dovrebbe avvenire gradualmente nei prossimi 30 anni. Al contrario, gli orizzonti di pianificazione strategica delle istituzioni e i quadri di gestione del rischio sono tradizionalmente molto più brevi, poiché riflettono in gran parte la pressione degli azionisti o i fattori macroeconomici.

Conclusioni

In conclusione, è palese come i fattori di sostenibilità incidano sempre maggiormente sia sull’attività degli Istituti che sul business model dei medesimi. Una maggiore consapevolezza da parte degli Istituti bancari e finanziari dei rischi ESG faciliterebbe la gestione dei relativi rischi nei propri sistemi di governo e nelle proprie strategie, contribuendo a migliorare la loro performance. Il Report perciò pone una nuova sfida agli Istituti invitati ad incorporare i rischi ESG nelle proprie politiche di rischio, adottando metodologie che possano mitigare i rischi ESG da una prospettiva strategica. Tuttavia, alla luce delle sfide delineate dalla stessa EBA, la strada da percorrere è ancora molto lunga.

Immagine fornita da Shutterstock

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