Green bond: cosa sono e da chi sono emessi

La storia delle obbligazioni verdi inizia ufficialmente nel 2007, e il loro arrivo in Italia risale al 2014. Ma oggi lo strumento di debito, finalizzato a progetti “verdi”, è sempre più diffuso e utilizzato per il raggiungimento degli obiettivi Esg delle aziende

31 Mag 2022

Per capire cosa sono e da chi sono emessi i “green bond” sarà bene partire dalla traduzione: “obbligazioni verdi”. Proprio come le classiche obbligazioni, sono prodotti finanziari – nello specifico titoli di debito –  pensati espressamente per finanziare iniziative che mettono in primo piano la sostenibilità ambientale. Riguardano quindi progetti che possono mettere in primo piano, ad esempio, la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’uso sostenibile delle risorse o più in generale l’efficienza energetica, ma possono arrivare a riguardare il trattamento dei rifiuti o dell’acqua, il controllo o l’abbattimento dell’inquinamento, gli interventi “green” sui trasporti o sulle infrastrutture, la bioedilizia.

A teorizzarli per primo fu l’italiano Aldo Romani, che oggi è a capo del Funding sostenibilità della Bei, Banca Europea degli Investimenti, mentre la prima emissione risale al 4 luglio 2007, proprio a opera della Bei. Guardando all’Italia, il primo green bond è stato lanciato nel 2014 da Hera, multiutility emiliana: si trattava nello specifico di un’obbligazione decennale da 500 milioni di euro.

Le caratteristiche 

Ma cosa sono i green bond e perché sono differenti dalle obbligazioni tradizionali? Le caratteristiche peculiari sono principalmente quattro, e riguardano innanzitutto il tipo di progetto da finanziare, che deve essere orientato alla sostenibilità ambientale, il fatto che i proventi dell’emissione debbano essere investiti esclusivamente per la realizzazione di queste iniziative, con conti specifici di destinazione che siano vincolati o con portafogli che possano essere monitorati dall’emittente. Per questo i beneficiari devono produrre, almeno annualmente, una rendicontazione dell’utilizzo dei fondi ottenuti, che deve essere anche sottoposta alla certificazione di un revisore esterno.

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Da chi sono emessi i Green Bond

L’emissione dei green bond ha vissuto un’evoluzione importante nel corso degli anni, man mano che l’Esg e le questioni che riguardano la sostenibilità ambientale hanno iniziato a imporsi nelle agende dei governi e delle aziende, con un salto di qualità che si è verificato dopo la Cop21 di Parigi e dopo gli accordi internazionali sul clima.

Il cambiamento principale riguarda il fatto che nei primi anni di disponibilità dello strumento a emettere le obbligazioni verdi erano soprattutto, e all’inizio esclusivamente, le istituzioni finanziarie internazionali, come ad esempio la stessa Bei o la Banca Mondiale. Ma con il passare del tempo questo genere di Bond hanno preso a essere utilizzati anche da singole aziende e da società municipalizzate, come sostegno alla loro transizione ecologica, soprattutto in contesti come quelli dei Paesi in via di sviluppo e nelle economie emergenti, con l’obiettivo di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite. Tra le aziende Italiane più coinvolte nell’emissione di Green bond sono da segnalare, a titolo esemplificativo, Enel, Cdp, Ferrovie dello Stato e Intesa Sanpaolo.

La riforma europea 

Per dare un contesto normativo all’emissione dei green bond su scala internazionale è intervenuta per prima l’associazione internazionale dei mercati di capitali, l’Icma, con la pubblicazione dei “Green Bond Principles”, che arriva a indicare un elenco degli interventi finanziabili. Ma in un secondo momento a normare il settore con le proprie linee guida è stata l’unione europea, che ha elaborato un corpus di standard autonomo per le obbligazioni verdi nell’Ue, che è arrivato nel 2018 con la pubblicazione del piano d’azione europeo per il finanziamento della crescita sostenibile, come parte del Green Deal euopeo. Il nuovo standard prevede tra l’altro, a differenza di quanto avviene nei principi di Icma, un albo di certificatori. In sostanza a dare la second opinion potranno essere sul territorio europeo esclusivamente gli organismi che otterranno la luce verde dall’Ecma, authority di controllo dei mercati finanziari nell’Unione.

Oltre a questo principio, lo standard europeo ne prevede altri tre: il fatto che i fondi ottenuti con questi bond siano allineati alla tassonomia europea, il fatto che ci sia piena trasparenza su come i proventi dei bond vengano utilizzati e il fatto che tutte le emissioni vangano passate al vaglio di un revisore esterno che sia in grado di certificare la compliance rispetto a regole e tassi dei progetti finanziati.

I green bond in Italia

A mettere in campo una serie di iniziative per sostenere l’utilizzo e la diffusione del green Bond è Borsa Italiana, che partecipa alla Sustainable Stock Exchange Initiative dell’Onu e aderisce, attraverso London Stock Exchange (che a sua volta fa parte dei firmatari del Paris Pledge for Action), alla Climate Bonds Initiative, oltre a essere tra gli osservatori – per Icma – dei green bonds principles.

Tra gli impegni di Borsa Italiana c’è quello di sensibilizzare gli emittenti a essere completamente trasparenti in merito allo loro scelte Esg, mettendo tra l’altro a disposizione degli investitori indici e analisi ad hoc. Agli investitori istituzionali e retail la società offre anche la possibilità di identificare gli strumenti i cui proventi vengono destinati al finanziamento di progetti con specifici benefici o impatti di natura ambientale (“green bonds”) e/o sociale (“social bonds”). A testimoniare l’evoluzione del settore c’è anche il fatto che in Itaia sia in negoziazione il più importante green bond corporate a livello europeo, che è stato emesso da Enel Finance International ed è e garantito da Enel Spa: il controvalore complessivo è di 1,25 miliardi di euro, le cedole annuali sono pari all’1% del valore nominale e la scadenza è fissata al 16 settembre 2024.

Green Bond, Social Bond e Sustainable Bond

Accanto ai green bonds, esistono anche altri strumenti obbligazionari che fanno riferimento all’Esg: i Social Bonds e i Sustainable Bonds. I primi finanziano progetti di grande interesse sociale coniugano obiettivi economici individuali, cioè la remunerazione dell’investimento, con altri di interesse generale, andando cioè nella realizzazione di iniziative che hanno un interesse per la società. Quanto ai sustainable bonds, danno l’opportunità agli investitori a coniugare i loro obiettivi di investimento con quelli di sostenibilità sociale e ambientale indirizzati ai paesi membri beneficiari, nel campo ad esempio della riduzione della povertà, o di iniziative per la sanità, l’istruzione, le infrastrutture o l’agricoltura.

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