Environment

Climate change: che cos’è, che impatto ha, come sta evolvendo

La più grande sfida che l’umanità oggi si trovi ad affrontare è invisibile: si gioca innanzitutto nelle temperature dell’atmosfera e nelle emissioni di anidride carbonica, i cui innalzamenti ad opera dell’uomo negli ultimi 150 anni hanno provocato un surriscaldamento globale dai potenziali effetti catastrofici. Ora il tempo per evitare il peggio stringe e i Paesi di tutto il mondo stanno pianificando strategie per ridurre drasticamente la produzione di gas serra, attraverso obiettivi vincolanti che evitino un aumento fino a 4 gradi entro il 2100. Ecco lo stato dell’arte di questa complessa partita, che coinvolge non solo le persone, ma anche aziende, nazioni, grandi organizzazioni, territori, animali oceani: in una parola, il futuro dell’ecosistema terrestre

26 Feb 2021

Veronica Balocco

Climate change: perché è importante

Il climate change, ovvero il cambiamento climatico, è la sfida più pressante che oggi l’umanità si trovi ad affrontare. Il suo impatto è tale che, senza un’azione globale intensa e coordinata, ma soprattutto immediata, il mondo non potrà più evitare il verificarsi di cambiamenti irreversibili ed eventualmente catastrofici.

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Per comprendere l’entità di questo fenomeno e le possibilità di (re)azione da parte dell’uomo bisogna far ricorso ai dati forniti dalla comunità scientifica, che inquadrano l’impatto delle attività umane sul pianeta in ottica storica. Su queste stesse basi si fondano anche le politiche di lotta al cambiamento climatico stabilite dagli organismi internazionali.

Come si manifesta il cambiamento climatico?

Come riferito dall’Agenzia europea per l’Ambiente, nel corso degli ultimi 150 anni la temperatura media è aumentata di quasi 0,8°C a livello globale e di circa 1°C in Europa. Ciascuno degli ultimi tre decenni è stato successivamente il più caldo mai registrato. Come ipotizzato da GreenFacts (associazione no-profit nata per fornire ai non specialisti sintesi chiare e rigorosamente fattuali di rapporti con consenso scientifico su salute, ambiente e sviluppo sostenibile), essi sono molto probabilmente stati i più caldi degli ultimi 800 anni e probabilmente i più caldi degli ultimi 1400 anni.

L’Intergovernmental Panel on Climate change (Ipcc), l’organismo delle Nazioni Unite per la valutazione della scienza relativa al cambiamento climatico, aggiunge che dal periodo preindustriale (1850-1900) la temperatura media dell’aria superficiale terrestre osservata è aumentata notevolmente più della temperatura media globale superficiale di terra e oceano (Gmst). In particolare, dal 1850-1900 al 2006-2015, la temperatura media dell’aria sulla superficie terrestre è aumentata di 1,53°C, mentre il Gmst è aumentato di 0,87 °C.

Quali sono gli effetti del riscaldamento globale sul nostro pianeta?

Almeno dal 1970 circa, il pianeta Terra è in uno squilibrio energetico: la quantità di energia proveniente dal Sole che entra dalla parte superiore dell’atmosfera è superiore a quella che ne fuoriesce. Inoltre, come detto, il riscaldamento della terra si è verificato a un ritmo più veloce della media globale e questo ha inevitabilmente conseguenze sull’ecosistema umano.

“Il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile e, dal 1950, molti dei cambiamenti osservati sono senza precedenti nei precedenti decenni e millenni – afferma l’Ipcc nel suo 5° Report sui cambiamenti climatici (il 6° è in fase di elaborazione e sarà pubblicato nel 2022) -. L’atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, la massa di neve e ghiaccio è diminuita, il livello del mare è aumentato e le concentrazioni di gas a effetto serra sono aumentate”.

Gli impatti del cambiamento climatico sono già osservabili e si prevede che diverranno ancora più evidenti. Eventi meteorologici estremi, come ondate di calore, siccità e alluvioni, diventeranno presumibilmente più frequenti e intensi. In sostanza, le temperature più calde (con il cambiamento dei modelli di precipitazione) hanno alterato l’inizio e la fine delle stagioni di crescita, hanno contribuito alla riduzione della resa delle colture regionali, a una ridotta disponibilità di acqua dolce e hanno messo la biodiversità sotto ulteriore stress, aumentando la mortalità degli alberi.

Gli effetti del climate change sul pianeta

Inoltre, come dimostrato nelle rilevazioni degli ultimi quarant’anni, gli oceani hanno subito una profonda trasformazione delle loro proprietà, tra cui temperatura, salinità, livello del mare, contenuto di carbonio, pH e livello di ossigeno. La fusione dei ghiacciai e delle calotte polari, nel frattempo, stanno provocando un innalzamento del livello del mare, mentre eventi estremi sulle aree costiere stanno diventando più intensi.

In Europa, nel dettaglio, gli aumenti di temperatura più significativi si registrano nella zona meridionale e nella regione artica. A sud le precipitazioni diminuiscono, mentre tendono ad aumentare a nord/nord-ovest.

Tutto ciò ha ripercussioni sugli ecosistemi naturali, sulla salute umana e sulle risorse idriche. Settori economici come la silvicoltura, l’agricoltura, il turismo e l’edilizia saranno quelli che più ne risentiranno.

A cosa è dovuto il riscaldamento globale?

Nello studio dei mutamenti climatici bisogna considerare questioni pertinenti ai più diversi campi scientifici, dunque con caratteristiche tipiche di interdisciplinarità. E’ necessario quindi abbracciare aspetti di meteorologia, fisica, oceanografia, chimica, astronomia, geografia, geologia e biologia.
Gli studi effettuati in ciascuno di questi ambiti evidenziano una causa naturale al climate change fino al secolo scorso. La comunità scientifica è tuttavia concorde nel ritenere che, a partire dalla metà del XX secolo, i cambiamenti del clima siano stati influenzati dall’azione dell’uomo.

Secondo l’Ipcc, in particolare, le statistiche disponibili dal 1961 mostrano che la crescita della popolazione globale e i cambiamenti nel consumo pro capite di cibo, mangimi, fibre, legname ed energia hanno causato tassi senza precedenti di uso di terra e acqua dolce, con l’agricoltura che attualmente rappresenta circa il 70% del consumo globale della risorsa idrica e del settore agroalimentare. L’espansione delle aree agricole e forestali, compresa la produzione commerciale, e la maggiore produttività dell’agricoltura e della silvicoltura hanno sostenuto il consumo e la disponibilità di cibo per una popolazione in crescita. Con un’ampia variazione regionale, questi cambiamenti hanno contribuito ad aumentare le emissioni nette di gas serra, perdita di ecosistemi naturali (ad esempio foreste, savane, praterie naturali e zone umide) e diminuzione della biodiversità.

Alla luce di tutto questo, gli scienziati concordano nel ritenere che l’azione dell’uomo sul clima sia determinante. E si manifesti sotto forma di alterazione dell’effetto serra.

Che cos’è l’effetto serra?

Nelle scienze dell’atmosfera, l’effetto serra è un particolare fenomeno di regolazione della temperatura di un pianeta (o satellite) provvisto di atmosfera, che consiste nell’accumulo all’interno della stessa atmosfera di una parte dell’energia termica proveniente dalla stella attorno alla quale orbita il corpo celeste, per effetto della presenza in atmosfera di alcuni gas, detti appunto “gas serra“.

L’effetto serra, inteso come fenomeno naturale, è essenziale per la presenza e lo sviluppo della vita sulla Terra; al contrario, l’aumento dell’effetto serra, che invece è causato dall’intervento dell’uomo sulla natura, alterando il normale equilibrio termico del pianeta,  porta nel corso degli anni a mutamenti importanti dal punto di vista climatico e ambientale.

I gas a effetto serra possono essere di origine sia naturale sia antropica. Il più importante gas a effetto serra, di origine naturale, presente nell’atmosfera è il vapore acqueo. Tuttavia, le attività umane rilasciano grandi quantità di altri gas a effetto serra (come anidride carbonica e metano, che rappresentano insieme il 25% dell’effetto serra) e, aumentandone le concentrazioni atmosferiche , incrementano l’effetto serra e il riscaldamento climatico.

Le principali fonti di gas a effetto serra generati dall’uomo sono:

  • la combustione di carburanti fossili (carbone, petrolio e gas naturale) dovute alla generazione di energia elettrica, ai trasporti, al settore civile e industriale;
  • l’agricoltura e i cambiamenti nelle destinazioni del suolo, come la deforestazione;
  • le discariche;
  • l’uso di gas fluorurati di origine industriale.

E’ possibile ridurre l’effetto serra e, di conseguenza, il climate change?

Gli scienziati sono concordi nell’affermare che, per fermare il cambiamento climatico, occorre ridurre in misura significativa le emissioni globali di gas a effetto serra. Questo è il motivo per cui si stanno attuando politiche a tal fine.

Se non si intraprenderà un’azione globale per limitare le emissioni, l’Ipcc prevede che le temperature globali potranno salire ulteriormente di 1,8°C – 4,0°C entro il 2100. Ciò significa che l’aumento della temperatura rispetto a prima della rivoluzione industriale supererebbe i 2 °C. Al di là di questa soglia diventa molto più probabile il verificarsi di cambiamenti irreversibili ed eventualmente catastrofici. 

Al fine di evitare le conseguenze più gravi del cambiamento climatico, i paesi sottoscrittori della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) hanno concordato di limitare al di sotto dei 2 °C  l’aumento della temperatura superficiale media globale rispetto al periodo preindustriale. Per conseguire tale obiettivo, le emissioni globali di gas a effetto serra devono raggiungere il picco nel più breve tempo possibile e quindi diminuire rapidamente.

Nel dicembre 2019 i leader dell’Ue hanno approvato l’obiettivo di realizzare un’Ue a impatto climatico zero entro il 2050 (obiettivo aggiornato rispetto a quello stabilito preventivamente, che indicava un target di riduzione dell’80-95%). Questi elevati livelli di riduzione tengono conto dei più bassi obiettivi richiesti dai Paesi in via di sviluppo.

Che cosa sta facendo l’Europa per combattere il climate change?

Diverse iniziative dell’Ue mirano a ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Dopo aver raggiunto gli obiettivi nell’ambito del protocollo di Kyoto per il periodo che va dal 2008 al 2012, nell’ambito di un quadro di politiche in materia di clima ed energia, l’Unione europea si è impegnata dapprima a ridurre, entro il 2020, del 20% le emissioni rispetto ai livelli del 1990 (obiettivo raggiunto, dall’Unione Europea nel suo complesso, nel 2014, quando le emissioni, rispetto al 1990, sono diminuite del 22,48%), quindi del 40%, poi aggiornato al 55% a dicembre 2020, entro il 2030. Questo è un obiettivo vincolante. L’Unione dell’energia europea, che mira a garantire un’energia sicura, accessibile e rispettosa del clima per l’Ue, persegue lo stesso obiettivo.

Allo stesso tempo, l’Ue ha adottato normative per promuovere l’utilizzo di energie rinnovabili, come quella eolica, solare, idroelettrica e da biomassa, nonché per migliorare l’efficienza energetica di una vasta gamma di apparecchiature ed elettrodomestici. L’Ue intende inoltre sostenere lo sviluppo di tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio per intrappolare e immagazzinare la CO2 emessa dalle centrali elettriche e da altri impianti di grandi dimensioni.

Fra le misure più recenti messe in atto dalla comunità internazionale per ridurre gli effetti del climate change, vi è l’approvazione dell’Accordo di Parigi, firmato dagli Stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

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