Analisi

ESG e risk management: ridurre i rischi fa bene all’ambiente e ai risultati delle imprese

La capacità dell’ESG (Environmental, Social e Governance) di rispondere alla domanda di “riduzione dei fattori di rischio” che arriva dalla società e dalle imprese sta trovando sempre più consenso e attenzione. La crescita della finanza ispirata a questi criteri rappresenta una risposta anche ai temi della trasformazione industriale, energetica e al risk management ambientale

06 Ago 2021

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Fonte: STATISTA, ESG and Impact Investing

Lo scenario politico – economico in cui si muove l’ESG

La roadmap della diplomazia politica (G20, B20, Commissione Europea, Parlamento Europeo), delle organizzazioni internazionali (UN, FAO) e i Piani di “ripresa” contro la crisi legata alla Pandemia (PNRR europei) stanno contribuendo ad accrescere il ruolo della finanza sostenibile. Il richiamo a un ruolo ancora più incisivo da parte della finanza era peraltro presente nel documento finale del G20 Energia e Clima di Napoli e sempre al ruolo della finanza, anche se non con richiami diretti, guardano molte delle proposte del pacchetto denominato “Fit for 55” della Commissione Europea dello scorso 14 luglio e tutt’ora in discussione.

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In questo scenario trovano una sponda i temi che stanno alla base delle scelte di investimento ESG e aumenta la probabilità che come indicato nell’analisi di Bloomberg Intelligence gli investimenti in asset ESG possano superare i 53 trilioni di dollari entro il 2025.

Fonte: GSIA, Bloomberg Intelligence (servizio pubblicato da Bloomberg Professional Services)

Accanto alla maggiore intraprendenza del mondo della politica e delle imprese c’è anche il fattore Covid che ha certamente alzato il livello di attenzione verso nuove forme di Risk management che sono proprie dei criteri ESG. La pandemia ha messo a nudo tante fragilità e tanti punti di debolezza della Global economy, che si evidenziano oggi ad esempio nelle grandi criticità legate alle catene di fornitura che si sono interrotte e che non sono nella condizione oggi di permettere a tante industrie di rispondere adeguatamente a una domanda del mercato che starebbe invece riprendendo. La capacità di prevedere, gestire e mitigare questi fattori di rischio sono asset che incidono oggi direttamente sui risultati e sui profitti delle imprese.

ESG: verso nuove forme di risk management, non solo ambientale

Il mondo delle imprese prima di tutto sta cercando di indirizzare scelte ispirate a criteri di una maggiore attenzione a tutti i fattori di rischio e il primo e più importante riguarda proprio il tema ambientale,  ma non solo: i rischi legati direttamente o indirettamente al climate change. Questo approccio contribuisce a mettere in evidenza il ruolo dell’ESG che permette a sua volta, anche a prescindere dalle specifiche valutazioni finanziarie, di disporre di una analisi più precisa e dettagliata dei fattori di rischio e di assumere decisioni più appropria sia per quanto riguarda il mercato dei capitali sia per quanto attiene il rapporto tra imprese ambiente e imprese e società.

Europa e Canada sono le aree del pianeta che più di altre sono convinte del ruolo che può essere svolto dai fattori ESG per mitigare i fattori di rischio.

Fonte: STATISTA, ESG and Impact Investing

Banche, asset manager e fondi pensione: i più attenti e ESG e investimenti responsabili

Le banche svolgono in questo contesto un ruolo particolarmente importante. Da una parte sono proprio gli istituti di credito che hanno sostenuto una prima grande fase di sviluppo dell’ESG e nel 2020, sulla base dei dati proposti da STATISTA nell’ambito del report ESG e Impact Investing relativo al 2020 rappresentano il 62% delle realtà che hanno scelto di implementare una strategia ESG o hanno assunto decisioni di investimento ispirate a criteri che si possono rimandare alle logiche degli investimenti responsabili. Il ruolo territoriale delle banche, la vicinanza con imprese e cittadini rappresenta un asset che consente a questi attori di valorizzare più di altri il tema della riduzione dei fattori di rischio.

Ma accanto alle banche ci sono con un 56% di adesioni a criteri ESG e responsible investment da parte di compagnie non finanziarie che però vedono al proprio interno un 20% di realtà che hanno intenzione di prendere in considerazione questi criteri. Decisamente più significativa l’attenzione che arriva da Asset manager e Fondi pensione che contano rispettivamente su un 53 e un 49% di implementazione di strategie ESG e che nel 35 e 36% dei casi non l’hanno ancora attivata ma pensano di farlo. Un valore importante anche per quanto riguarda le compagnie assicurative dove forse la sensibilità e gli strumenti di risk management sono comunque da tempo presenti.

Fonte: STATISTA, ESG and Impact Investing

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