Europa

Fit for 55: cosa cambia per le imprese e per il mondo automotive e building

Il pacchetto di misure proposto dalla Commissione europea lo scorso 14 luglio prevede una trasformazione in chiave “Fit for 55” in funzione degli obiettivi di riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra del 55% entro il 2030. Per alcune industrie come edilizia e “motori”, la trasformazione assume le forme di una potente e radicale accelerazione

20 Lug 2021

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Che cos’è il Fit for 55?

Passare da una riduzione delle emissioni dell’ordine del 40% a una riduzione del 55%, e naturalmente tanto altro. Fit for 55 nasce dal pacchetto di misure proposto il 14 luglio dalla Commissione europea per un Social Green Deal e intende preparare (e stimolare) l’Europa, le sue industrie e le sue organizzazioni, ad una trasformazione che permetta di raggiungere gli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra del 55% entro il 2030 rispetto alle emissioni del 1990. Fit for 55 ha lo scopo di creare le condizioni per gestire l’accelerazione rispetto al “precedente” obiettivo di riduzione del 40%, sempre rispetto ai livelli di riferimento del 1990, con una speciale focalizzazione su alcuni settori a cui viene chiesto un effort molto importante a partire, ad esempio dal mondo automotive e dal mondo building, che sono chiamati a spingere la trasformazione verso l’elettrico e una potente riduzione dei consumi energetici.

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Fit for 55: un piano di “elettrificazione” dell’economia

Il pacchetto prevede una serie di misure volte a incentivare il passaggio all’elettrico e stimolare l’utilizzo di energie rinnovabili; a dare un ulteriore spinta per migliorare l’impegno per l’efficienza energetica; per rinnovare il mondo del building con un imponente piano di interventi che vede anche il ruolo fondamentale delle Pubbliche amministrazioni e una serie di azioni per promuovere, ma forse è il caso di dire “spingere” la creazione di un sistema di mobilità sostenibile  basata sulla diffusione di vetture elettriche. Si può dire che Fit for 55 si configura come un grande piano di elettrificazione dell’economia che nelle intenzioni e nelle modalità con cui viene concepito vuole nello stesso tempo creare le condizione affinché questa trasformazione possa essere avviata e gestita creando condizioni per migliorare l’occupazione nei settori più coinvolti. L’aumento dell’efficienza energetica degli edifici, con interventi che dovrebbero coinvolgerne oltre 35 milioni per interventi di riqualificazione energetica, dovrebbe permettere la creazione di 160.000 nuovi posti di lavoro o “green jobs”.

Il mondo automotive davanti alle prospettive del Fit for 55

Va subito detto che accanto alle misure per creare una mobilità a impatto zero, il pacchetto della Commissione europea prevede anche una serie di interventi per allineare le politiche fiscali con gli obiettivi del Green Deal. Per quanto attiene l’industria automobilistica europea (e mondiale, relativamente alle possibilità di sviluppo del mercato europeo) i degnali del Fit for 55 sono molto forti e segnano un percorso di trasformazione del mondo automotive per vetture e automezzi commerciali verso emissioni zero. Gli obiettivi puntano a creare un mercato dell’auto basato sulla crescita delle vendite di veicoli basati su propulsori “puliti”. In concreto si tratta di un segnale verso la produzione di vetture o veicoli commerciali basati su motori elettrici o a idrogeno.

Ricordiamo ancora una volta che nel piano della Commissione, il raggiungimento della neutralità climatica passa dalla riduzione del 90% delle emissioni entro il 2050 e per arrivare a questo obiettivo, stabilisce che tutte le automobili che verranno immatricolate dal primo gennaio 2035 dovranno garantire le zero emissioni. E il mondo dell’automotive non nasconde le proprie preoccupazioni. Di fatto si tratta di due step molto incalzanti: riduzione del 55% entro il 2030 e appunto, azzeramento per le vetture entro il 2035.

Il Fit for 55 e i possibili effetti: l’esempio della MotorValley

Proprio davanti a questi due passaggi. il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, a margine di un intervento nel corso di un seminario, avrebbe addirittura ventilato rischi di “chiusura” per la MotorValley italiana nel caso in cui si procedesse esattamente come indicato nelle proposte della Commissione europea. L’espressione va ricondotta al suo contesto, ovvero alla conferma da parte del Ministro in merito al fatto che il passaggio all’elettrico rappresenta senza alcun dubbio una grande opportunità, ma che per alcuni comparti, per tante ragioni che non dipendono solo dalla capacità di trasformazione dell’industria automobilistica, appare necessario pensare a una evoluzione più graduale.

I riferimenti sono sia alla trasformazione delle imprese produttive che compongono una ricchissima filiera produttiva ad esempio a livello di componentistica, che a livello di infrastrutture. Ci sono segmenti che devono gestire una evoluzione tecnologica, ad esempio a livello di materie prime e di componentistica, che spesso non dipendono direttamente dai costruttori. In secondo luogo, la trasformazione deve essere accompagnata dalla capacità di sostenere un full electric anche a livello di gestione della domanda di energia per non correre il rischio di avere un parco di vetture elettriche che per essere “messo in movimento” deve appoggiarsi a una produzione di energia elettrica da combustibili fossili in quanto le rinnovabili non sono ancora sufficienti.  Si rischierebbe evidentemente il “paradosso” di una mobilità elettrica costretta ad appoggiarsi ad una produzione di energia che semplicemente “sposterebbe” le emissioni “da un’altra parte”.

E il richiamo di Roberto Cingolani è alla dimensione sociale della transizione ecologica e alla necessità di convertire filiere complesse con un impatto importante anche sul mondo del lavoro.

Le diverse posizioni di Francia e Germania sul Fit for 55

Peraltro l’industria dell’auto si è fatta sentire in Francia con alcune proteste e il presidente Macron che sembra aver preso l’impegno di intervenire per proporre modifiche che permettano un passaggio più “morbido” o per meglio dire, in favore dell’ibrido. Nello stesso tempo, il presidente francese ha preso posizione anche sul tema dello sviluppo di fonti energetiche a base emissioni di CO2 sottolineando il ruolo che può svolgere il nucleare in questo scenario. L’industria francese non solo non ha mai abbandonato il nucleare, anzi, ha sempre continuato a investire su questa energia entrando in contrasto con altri paesi europei, a partire dalla Germania, che sul nucleare hanno fatto una chiara scelta di campo da diversi anni.

La posizione di Macron arriva dopo che il presidente ha scelto di incontrare i rappresentanti delle imprese automobilistiche francesi dai quali è arrivata una consistente richiesta di sussidi per oltre 17 miliardi di euro necessari per sostenere il peso di questa riconversione all’elettrico. La scelta di azzerare le emissioni legate alla mobilità automobilistica, che oggi produce il 12% delle emissioni totali di CO2 nel perimetro UE con la scelta di imporre il divieto alla vendita di vetture con motore alimentato da combustibili fossili dal 2035, viene vissuta come una sorta di “azzeramento” delle competenze e del know how sviluppato dall’industria europea sulla trazione basata su motori termici, una riconversione anche di cultura e di competenze, che vede coinvolte le centinaia di migliaia di addetti delle filiere produttive che alimentano di componenti e soluzioni le grandi imprese automobilistiche.

Rimanendo nello scenario europeo, i segnali che arrivano invece dalla Germania in merito alle misure previste dal Fit for 55 e in generale dal pacchetto della Commissione europea sono assai più favorevoli: la scelta “verde” di Francoforte trova sostegno in una presenza politica “verde” tradizionalmente molto radicata in Germania, la sensibilità verso i temi dei cambiamenti climatici e alle loro conseguenze sono molto presenti presso i tedeschi e l’industria automobilistica si è impegnata da diverso tempo nello sviluppo di vetture con propulsori “puliti”. (si legga al riguardo: Supply chain e sostenibilità: Porsche chiede ai fornitori la certified green energy, Daimler, un impegno a tutto campo sul fronte della sostenibilità e dell’ESG e Audi punta a una sintesi tra successo economico e impegno sostenibile)

Per l’automotive tedesco il pacchetto di misure della Commissione europea e il Fit for 55 può rappresentare dunque una occasione per sfruttare un vantaggio competitivo. Un vantaggio che secondo molti osservatori può essere sfruttato anche dall’industria cinese che si concretizza sia per quanto riguarda la tecnologia necessaria per la produzione di batterie, sia per quanto riguarda il controllo cinese sulle materie prime necessarie per queste produzioni, ovvero sulle “terre rare” in larghissima parte controllata da imprese cinesi.

Fit for 55: la “finestra” dell’ibrido aperta sino al 2030

Va infine aggiunto che il pacchetto di misure dal quale ha preso forma il Fit for 55 non prevede una chiusura totale verso i motori a combustione. Almeno sino al 2030 c’è una “finestra” temporale che permette la circolazione di vetture ibride plug-in con propulsore elettrico accanto a un motore a combustione, ma per vetture che dispongono della possibilità di ricarica da fonte esterna. Una tecnologia sulla quale sono stati effettuati investimenti molto importanti da parte di diversi produttori e sul quale sembra formarsi un impegno “politico” per estendere la finestra temporale nella quale possono “muoversi” le vetture ibride dal 2030 sino al 2035 o al 2040.

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