Quali sono i principali livelli di attenzione da considerare e da tenere per quanto riguarda il risk management a livello territoriale? Quali sono le prospettive per chi si occupa di gestione del rischio? Cosa significa mappare costantemente la continua evoluzione dei fattori di rischio e che ruolo può svolgere in questo senso l’innovazione digitale e l’intelligenza artificiale nello specifico? Per avere una visione aggiornata rispetto a queste e tante altre domande è utile fare riferimento alla nuova edizione del Country Risk Atlas 2026 relativo all’anno 2025 realizzato da Allianz Research.
Country Risk Atlas: l’importanza di monitorare l’evoluzione dei fattori di rischio
L’edizione 2026 del Country Risk Atlas fotografa un contesto globale in graduale miglioramento, ma segnala come molte economie restino esposte a vulnerabilità di fondo.
Una maggiore capacità di resistenza per l’Italia
L’Italia, in particolare, evidenzia una maggiore capacità di resistenza rispetto al passato, pur dovendo ancora fare i conti con questioni strutturali irrisolte. In questo scenario, il tema della gestione dei rischi aziendali si fa centrale: le imprese sono chiamate a rivedere strumenti e strategie per fronteggiare un quadro internazionale complesso e mutevole.
Il Country Risk Atlas 2026: upgrade diffusi ma restano criticità
La terza edizione del Country Risk Atlas pubblicata da Allianz Trade fotografa una dinamica globale sfaccettata: il 2025 segna un miglioramento complessivo del rischio-Paese, con 36 economie promosse a fronte di 14 declassamenti. Questo dato, se letto in controluce, rivela la capacità di adattamento delle economie a scenari di elevata incertezza: politiche fiscali più accomodanti, aggiustamenti monetari e una maggiore flessibilità commerciale hanno consentito a molte nazioni di recuperare stabilità e attrattività per gli investitori. (leggi anche WEF Global Risk Report 2026: navigare nell’Era della competizione e dell’incertezza n.d.r.)
Downgrade preoccupanti che colpiscono economie importanti
Tuttavia, l’apparente diffusione degli upgrade non deve trarre in inganno. Il numero dei downgrade è quasi triplicato rispetto all’anno precedente e colpisce economie strutturali come Belgio, Francia e Stati Uniti. In questi mercati permangono fragilità che vanno oltre l’orizzonte congiunturale: la tensione tra crescita potenziale e sostenibilità fiscale, unita a rischi geopolitici e commerciali persistenti, suggerisce che il quadro globale rimane eterogeneo e attraversato da linee di faglia che meritano attenzione costante da parte di chi prende decisioni strategiche.
Italia: resilienza rafforzata nonostante sfide strutturali
Per l’Italia il report rappresenta un cambio di passo: il miglioramento del rating a fine 2025 (A1) arriva in un contesto di crescita moderata, inflazione contenuta e progressiva riduzione degli spread sovrani. Gli investitori sembrano premiare la maggiore disciplina fiscale e la capacità del Paese di stabilizzare il rapporto debito/PIL, che resta comunque su livelli elevati. Il dato interessante risiede nella percezione del rischio, che si è attenuata anche grazie a una gestione più attenta delle finanze pubbliche e a segnali di consolidamento dalla sfera industriale. (leggi a questo proposito il servizio su risk management e ESG n.d.r.)
Non mancano però elementi strutturali che limitano il potenziale italiano nel medio termine: la produttività stagnante, la dipendenza energetica e una struttura demografica poco favorevole continuano a rappresentare nodi irrisolti. Il rating migliore offre quindi margini per azioni mirate su questi ambiti, ma non elimina la necessità di un approccio prudente da parte delle imprese che operano o intendono investire nel Paese.

Nuovi scenari per il risk management aziendale
L’evoluzione dei rating illustrata dal Country Risk Atlas impone alle aziende una revisione degli strumenti tradizionali di gestione del rischio. In un contesto caratterizzato da shock multipli – dall’intelligenza artificiale ai cambiamenti climatici, dalla demografia alle nuove regolamentazioni commerciali – l’approccio “granulare” al risk management suggerito dagli analisti di Allianz Trade appare imprescindibile.
Come cambia la geografia dei rischi
La geografia dei rischi si fa meno prevedibile e richiede un monitoraggio continuo non solo dei principali indicatori macroeconomici ma anche delle condizioni operative legate a trasferimenti finanziari internazionali, convertibilità valutaria ed esposizioni commerciali specifiche per ciascun mercato.
L’importanza di adottare strategie adattive e non più solo reattive
In tal senso, la reportistica avanzata basata su modelli proprietari può diventare uno strumento centrale per i decisori aziendali interessati ad anticipare punti di rottura e ad adottare strategie adattive piuttosto che meramente reattive. La capacità di integrare questi dati nelle scelte strategiche può trasformare la gestione del rischio da semplice barriera difensiva a leva competitiva.
Alla luce delle evoluzioni rilevate nel Country Risk Atlas 2026, il contesto internazionale si conferma articolato e in costante trasformazione. Le imprese italiane, pur tra fragilità strutturali ancora irrisolte, mostrano una certa capacità di adattamento e consolidano approcci più consapevoli alla gestione del rischio. Questa fase di transizione invita a reinterpretare priorità e strumenti: l’attenzione si sposta sempre più su analisi dinamiche e su strategie che sappiano integrare variabili globali e locali. In un quadro dove l’incertezza resta una componente strutturale, la costruzione di processi decisionali informati appare come elemento imprescindibile per mantenere competitività e sostenibilità nel medio-lungo periodo.
Risk management ed ESG: come l’innovazione digitale e l’AI stanno cambiando governance e decisioni
Il rapporto tra risk management ed ESG non è più una sovrapposizione “superficiale: oggi la sostenibilità entra nei processi di gestione del rischio perché impatta direttamente continuità operativa, accesso al capitale, reputazione e compliance. Con la CSRD e gli ESRS, inoltre, le aziende chiamate alla rendicontazione di sostenibilità devono strutturare in modo più rigoroso l’identificazione e la gestione di impatti, rischi e opportunità lungo anche la catena del valore, rendendo il collegamento tra performance ESG e risk framework molto più tracciabile.
Perché ESG e risk management stanno convergendo
Nella pratica, l’ESG amplia il perimetro del rischio: non si tratta solo di rischi “finanziari” tradizionali, ma anche di rischi fisici e rischi di transizione (energia e clima), di supply chain, di compliance, di capitale umano e di governance. Gli ESRS adottano un approccio che spinge a leggere insieme ciò che l’azienda subisce (rischi e opportunità) e ciò che l’azienda genera (impatti), dentro un modello di reporting più sistematico rispettoso delle logiche di doppia materialità.
In parallelo, i principi del risk management (identificazione, analisi, trattamento, monitoraggio e comunicazione del rischio) restano la “spina dorsale” organizzativa per portare la ESG strategy fuori dalla reportistica e dentro le decisioni: strategia, investimenti, procurement, prodotto, operations.
Il ruolo chiave dell’innovazione digitale e intelligenza artificiale
È qui che entrano innovazione digitale e AI: perché l’ESG, per sua natura, è data-intensive. Le aziende devono raccogliere dati operativi, energetici, logistici e di filiera; normalizzarli; renderli auditabili; trasformarli in KPI e scenari.
In questo contesto l’AI è utile soprattutto in tre punti.
Primo: data management, cioè estrazione e riconciliazione di dati ESG frammentati (documenti fornitori, evidenze tecniche, metriche multi-sito), riducendo tempi e errori.
Secondo: early warning e previsione, ad esempio per intercettare pattern di rischio nella supply chain (ritardi, dipendenze critiche, esposizione geografica) e collegarli a variabili ESG.
Terzo: scenario e stress test, cioè modelli che aiutano a stimare impatti potenziali e a confrontare opzioni (interventi di efficienza, cambi di fornitura, redesign di prodotto) su rischio, costo e obiettivi ESG.
Il punto chiave è nella capacità di governare anche i rischi dell’AI: qualità del dato, bias, spiegabilità, cyber risk e accountability.












