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PMI e decarbonizzazione: l’Italia accelera, ma investe poco



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Le PMI italiane sono le più convinte d’Europa del valore della decarbonizzazione e accelerano la transizione più di quanto non accada in altre aree UE. Tuttavia, solo il 9% investe in modo strutturato. Il Climate Transition Barometer 2026 di Argos e BCG evidenzia anche il rischio di rallentamento con la riduzione degli incentivi pubblici

Pubblicato il 6 ago 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



BCG ARGOS Barometer agosto 2026
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PMI e decarbonizzazione: in che modo la sostenibilità incide sulla competitività

Nella valutazione del rapporto tra PMI e decarbonizzazione occorre considerare prima di tutto le numeriche di riferimento a partire dal fatto che le piccole e medie imprese rappresentano oltre il 99% del tessuto produttivo italiano. Grazie a una presenza diffusa e fortemente integrata con i territori di appartenenza le piccole e medie imprese svolgono un ruolo determinante nel percorso di decarbonizzazione del Paese. La stessa transizione verso modelli produttivi a basse emissioni non è più soltanto una risposta agli obiettivi climatici europei, ma rappresenta una leva di competitività destinata a incidere su nuove forme di innovazione cleantech, efficienza, accesso ai mercati e capacità di attrarre investimenti.

Con la ctrescita della consapevolezza del valore strategico della decarbonizzazione sempre più PMI riconoscono che ridurre consumi energetici ed emissioni significa contenere i costi operativi, aumentare la resilienza rispetto alla volatilità dei prezzi dell’energia e rispondere alle richieste di clienti, investitori e grandi imprese lungo la catena di fornitura.

PMI e decarbonizzazione: un percorso fondamentale quanto complesso

Nonostante questa crescente attenzione, il percorso rimane complesso. Molte imprese incontrano difficoltà nell’accesso ai capitali necessari per finanziare interventi di efficientamento energetico, installazione di impianti rinnovabili, elettrificazione dei processi produttivi o digitalizzazione dei sistemi di monitoraggio. A questo si aggiungono la limitata disponibilità di competenze specialistiche e la difficoltà di pianificare investimenti di lungo periodo in un contesto normativo in continua evoluzione.

L’innovazione tecnologica sta rendendo sempre più accessibili soluzioni come impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo, pompe di calore, software per l’energy management e piattaforme basate su Intelligenza Artificiale capaci di ottimizzare i consumi energetici. Parallelamente, nuovi strumenti finanziari e modelli di collaborazione, come le Comunità Energetiche Rinnovabili, stanno ampliando le opportunità di investimento anche per le imprese di minori dimensioni.

Decarbonizzare le PMI per decarbonizzare le filiere

La decarbonizzazione delle PMI è inoltre destinata ad assumere un ruolo sempre più centrale nelle filiere industriali. Le grandi aziende richiedono infatti ai propri fornitori dati sulle emissioni, obiettivi climatici e piani di riduzione della carbon footprint, trasformando la sostenibilità in un requisito competitivo oltre che ambientale.

La sfida dei prossimi anni non sarà quindi convincere le PMI dell’importanza della transizione, ma metterle nelle condizioni di trasformare questa consapevolezza in investimenti strutturati, innovazione e nuovi modelli di business.

Le PMI italiane guidano la transizione climatica

Le imprese italiane di media dimensione sono le più convinte d’Europa del valore della decarbonizzazione, ma faticano a trasformare questa consapevolezza in investimenti strutturati. È quanto emerge dalla quarta edizione dell’Argos-BCG Climate Transition Barometer 2026, realizzato da OpinionWay su un campione di 750 aziende in cinque Paesi europei. E si tratta di una prospettiva che è utile mettere in relazione con una delle edizioni precedenti del “Mid-market Climate Transition Barometer” realizzato da Argos Wityu e Boston Consulting Group (BCG) quando nel 2023 sosteneva che nel rapporto tra PMI e sostenibilità: solo l’11% ha un piano di decarbonizzazione.

Secondo lo studio del 2026, l‘87% delle imprese italiane considera la decarbonizzazione un’opportunità di crescita, e rappresenta la quota più elevata tra i mercati analizzati. Inoltre, il 47% dichiara di aver accelerato il proprio percorso di transizione climatica, con un incremento di 15 punti percentuali rispetto al 2025, il ritmo di crescita più elevato registrato in Europa.

Il nodo degli investimenti per favorire lo sviluppo del rapporto tra PMI e decarbonizzazione

Accanto a questa forte propensione emerge però un elemento di criticità. Soltanto il 9% delle aziende italiane destina oltre il 10% della spesa annua a investimenti per la decarbonizzazione, la percentuale più bassa dell’intero panel europeo. Si crea così un ampio divario tra la convinzione sull’importanza della transizione e le risorse effettivamente allocate.

Secondo BCG, questa situazione è riconducibile soprattutto al progressivo ridimensionamento degli incentivi pubblici. La riallocazione delle risorse del PNRR e l’esaurimento del programma Transizione 5.0 hanno infatti ridotto la visibilità degli investimenti, rendendo più difficile pianificare interventi di lungo periodo.

PMI: chi investe raccoglie già i benefici

Il Barometro evidenzia inoltre come la decarbonizzazione stia diventando un fattore competitivo. A livello europeo il 56% delle imprese dichiara di aver già ottenuto benefici grazie alla propria strategia climatica, mentre tra le aziende che combinano investimenti significativi e una governance strutturata questa quota sale al 66%.

Per l’Italia, quindi, la sfida non riguarda più la volontà di avviare la transizione, ormai ampiamente diffusa, ma la capacità di sostenerla con investimenti continui e una strategia di lungo termine. In un contesto di minori incentivi pubblici, saranno proprio le imprese in grado di trasformare l’impegno climatico in un piano industriale strutturato a rafforzare la propria competitività e a cogliere le opportunità offerte dalla transizione energetica.

Il vantaggio competitivo della decarbonizzazione alla portata delle PMI

Ferrante Benvenuti, Managing Director e Partner di BCG ha osservato che «L’Italia mostra una convinzione nella decarbonizzazione che raramente si osserva altrove in Europa, ma questa da sola non basta a costruire un vantaggio competitivo duraturo. Il rischio concreto è che, con l’esaurimento delle risorse pubbliche, lo slancio attuale si affievolisca prima di tradursi in trasformazioni strutturali. Le aziende che sapranno colmare questo divario, passando da un approccio opportunistico a una strategia di investimento organizzata, saranno quelle che cattureranno per prime i benefici della transizione».

In generale poi allargando lo sguardo all’intera area UE emerge che la decarbonizzazione non è più vissuta solo come un’iniziativa ciclica. Con l’88% delle aziende che considera la decarbonizzazione “importante” o “critica”, c’è un 73% che la vede come un’opportunità concreta di crescita. A fronte di un 56% che ritiene di avere un vantaggio competitivo dalla propria strategia climatica, i benefici in termini di potenzialità crescono ulteriormente tra le realtà che combinano investimento e strategia strutturata.

La Francia si segnala come il mercato più maturo del panel con un 58% delle aziende che investe in modo consistente, anche se solo il 24% ritiene di avere un vantaggio competitivo chiaro. In Germania si sente l’effetto di una domanda che sta cambiando e il 40% delle imprese guarda alla decarbonizzazione per rispondere ai clienti B2B lungo la catena di fornitura.

I vincoli di accesso alle risorse e le limitazioni legate all struttura organizzativa sono le due problematiche principali. Sul piano UE il 58% del campione parla di vincoli finanziari come ostacolo all’azione, il 34% investe invece consapevolmente seguendo una strategia climatica strutturata.

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