Agrifood e ESG

Carbon farming: cos’è e perché è importante per l’ESG

Lo scorso dicembre, con la Comunicazione della Commissione Ue, l’agricoltura europea è entrata ufficialmente nel mercato dei crediti di carbonio, per mezzo della pratica del carbon farming. Il documento, preludio a un provvedimento legislativo che sarà discusso nel corso del 2022, accoglie gli appelli lanciati dal settore per un sostegno normativo alle pratiche di sostenibilità nel comparto agricolo. Secondo le stime, la pratica dovrebbe garantire un risparmio complessivo pari a 42 milioni di tonnellate di CO2 in Europa entro il 2030. Ecco tutto quello che c’è da sapere: come si realizza, come viene remunerata e a che punto siamo a Bruxelles e in Italia

03 Giu 2022

Le origini del carbon farming

La data cruciale è dicembre 2021. E’ in quel momento che la Commissione Ue, attraverso la Comunicazione sui Cicli Sostenibili del Carbonio (SCARICA QUI IL DOCUMENTO ORIGINALE), dà il via libera a un provvedimento ambientale di portata storica: l’agricoltura europea entra ufficialmente nel mercato dei crediti di carbonio, per mezzo della pratica del carbon farming. L’iniziativa, che mira a “incoraggiare le pratiche agricole che contribuiscono a catturare l’elemento dall’atmosfera e a immagazzinarlo nei suoli o nella biomassa”, viene così riconosciuta formalmente fra gli strumenti decisivi di contrasto al cambiamento climatico.

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Il documento della Commissione, preludio a un provvedimento legislativo che sarà discusso nel corso del 2022, accoglie implicitamente gli appelli lanciati dalle associazioni e dalle organizzazioni di settore che, da tempo, spingono perché sia adottato un sostegno normativo alle pratiche di sostenibilità, con attenzione ai benefici ESG, nel comparto agricolo. L’approvazione del Consiglio dell’Unione Europea al documento è giunta lo scorso aprile.

Che cos’è il Carbon farming?

Il Carbon Farming, letteralmente “coltivazione di carbonio”, prevede la definizione ed implementazione di schemi di remunerazione per le pratiche di sequestro del carbonio nel suolo. Nella pratica, il “sequestro di carbonio” risulta efficace solo quando viene combinato con pratiche di agricoltura rigenerativa e biologica, mentre risulta inefficace con quella intensiva. Ridurre pesticidi e altri componenti chimici risulta quindi indispensabile.

Esempi pratici di carbon farming sono:

  • forestazioni e riforestazioni favorevoli alla biodiversità e ad una gestione forestale sostenibile, comprese pratiche di adattamento delle foreste ai cambiamenti climatici;
  • agroforestazione e altre forme di agricoltura mista che combinano vegetazione legnosa (alberi o arbusti) con sistemi di produzione colturale e/o animale sullo stesso terreno;
  • utilizzo di cover crop e tecniche di minimum tillage o no-tillage (minima lavorazione o nessuna lavorazione) come protezione dall’erosione del suolo e aumento del contenuto di carbonio organico nei suoli seminativi degradati
  • conversione mirata di terreni incolti in prati permanenti;
  • ripristino di torbiere e zone umide che riducano la perdita dello stock di carbonio esistente e aumentino il potenziale di sequestro.

A titolo di esempio, secondo gli ultimi studi, i suoli erbosi (che ricoprono un terzo delle aree agricole europee) assorbono già oggi 41 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, ma il loro potenziale di sequestro sarebbe molto superiore, mentre con una adeguata gestione agroforestale si potrebbero arrivare ad assorbire fino a 250 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. È importante sottolineare che tutte queste attività porterebbero non solo risultati in termini di sequestro di carbonio, e dunque di mitigazione della crisi climatica, ma anche molti altri benefici legati all’incremento della biodiversità e alla conservazione degli ecosistemi. 

Riduzione di 42mln t di Co2 entro il 2030: spinta decisiva al Green Deal al Carbon farming

Per comprendere la portata della pratica del Carbon farming in Europa, e le ragioni che hanno portato alla sua adozione, bisogna fare riferimento ai dati. Oggi l’agricoltura contribuisce per il 10% alle emissioni di gas serra nel Vecchio continente e come tutti i settori è chiamata a contribuire agli obiettivi climatici con azioni di mitigazione, cioè di riduzione delle emissioni. Ma il ruolo del settore agricolo per la neutralità climatica non si esaurisce con la sola riduzione diretta delle emissioni: il suolo agricolo costituisce anche una preziosa fonte di assorbimento di carbonio, ed è proprio su questa capacità che si concentra la Carbon Farming Initiative della Commissione europea.

Secondo le stime, le pratiche agricole di sequestro del carbonio dovrebbero garantire un risparmio complessivo pari a 42 milioni di tonnellate di CO2 in Europa entro il 2030. La loro implementazione nell’ambito del Green Deal europeo dovrebbe quindi contribuire al raggiungimento di uno degli obiettivi climatici continentali: la riduzione del 55% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Un traguardo intermedio che dovrebbe portare alla neutralità climatica a livello UE entro il 2050.

Come si realizza il Carbon farming?

L‘agricoltura, se ottimizzata con pratiche di carbon farming, può contribuire in modo significativo agli sforzi dell’Ue per affrontare il cambiamento climatico. La Commissione propone in un primo momento di avviare iniziative pilota a livello locale, anche nell’ambito degli “eco-schemi” previsti dalla Politica agricola comune (PAC), per poter individuare criticità e buone pratiche da replicare su più ampia scala. Secondo la Commissione europea, questi schemi potrebbero diventare una significativa fonte di reddito per gli agricoltori europei, fra i 38 e i 58 miliardi di euro.

Tre, nel dettaglio, le misure individuate per raggiungere l’obiettivo:

  • la promozione del carbon farming nell’ambito della Politica Agricola Comune (PAC) e di altri programmi UE come LIFE e la missione “Soil Deal for Europe” oltre che attraverso finanziamenti pubblici nazionali e privati;
  • la definizione di metodologie standard di monitoraggio, reporting e verifica necessarie per garantire un’adeguata certificazione e permettere lo sviluppo del carbon market;
  • l’offerta di una gestione dei dati e di servizi di consulenza su misura per gli operatori del settore agricolo.

Come avvengono certificazioni e remunerazioni?

Gli schemi remunerativi si baseranno su certificati di rimozione del carbonio (vale a dire, la certificazione delle t di CO2 accumulate dalle singole aziende agricole grazie a specifiche attività di carbon farming), il cui quadro regolatorio resta uno degli aspetti operativi più complessi che il Carbon Farming europeo dovrà affrontare. Questi certificati, infatti, dovrebbero monitorare e contabilizzare in modo robusto e trasparente l’effettivo sequestro del carbonio nel suolo, ma i fattori da tenere in conto sono molteplici, complessi e interrelati fra loro. Tali certificati potranno venire collocati sul mercato e acquistati da altre imprese per compensare le proprie emissioni di gas-serra, così apportando una nuova fonte di reddito agli agricoltori.

I potenziali di assorbimento dei diversi suoli e pratiche agricole sono ancora oggetto di ampia discussione fra gli esperti. La Commissione europea ha condotto una revisione di alcuni eco-schemi e ambiti di intervento già noti, per fare il punto sui loro potenziali di assorbimento e su una loro possibile integrazione con il Carbon Farming, tra cui gestione agroforestale, mantenimento e accrescimento del carbonio organico nei suoli, ripristino e re-umidificazione delle zone torbiere.

L’iter legislativo del Carbon farming: via libera del Consiglio

Lo scorso aprile il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato le conclusioni espresse a dicembre dalla Commissione sul tema del sequestro del carbonio nei suoli agricoli. Le conclusioni “precisano ciò che il Consiglio si attende in merito al quadro di certificazione per gli assorbimenti di carbonio, per il quale seguirà una proposta legislativa alla fine dell’anno, allo scopo di consentire la valorizzazione economica delle pratiche che aumentano l’assorbimento e lo stoccaggio del carbonio, sulla base di requisiti di misurazione scientificamente provati”.

Tra gli aspetti più importanti emersi dalla decisione del Consiglio c’è il riconoscimento “dell’importanza di fornire agli agricoltori e ai silvicoltori un sostegno finanziario sufficientemente incentivante a complemento della politica agricola comune”. Il piano di incentivi, ancora da definire, dovrebbe basarsi sull’utilizzo di risorse pubbliche così come di finanziamenti privati. Con l’obiettivo di incoraggiare gli operatori ad adottare pratiche rispettose del clima.

Il Consiglio, precisa ancora la nota, “ha inoltre sostenuto l’intenzione della Commissione di istituire un gruppo di esperti composto da rappresentanti dell’agricoltura e della silvicoltura, ritenendolo in grado di valutare i sistemi di certificazione del carbonio esistenti e di tenerne conto, nonché di condividere esempi di migliori pratiche provenienti da tutta l’UE”. Infine, l’invito rivolto alla Commissione di esaminare la possibilità di estendere la certificazione alle riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra. Includendo tra di esse il metano e il protossido d’azoto.

Le iniziative in Italia: il progetto Life C-Farms

In Italia sono in corso studi universitari, volti a valutare l’impatto di questo strumento e il suo potenziale, ma gli esperti affermano che per poter ottemperare a questo programma comunitario di larga portata, ogni regione ha la necessità di definire una linea di riferimento per poter fissare degli obiettivi ambiziosi, ma raggiungibili e realizzabili. Andrebbero inoltre stabiliti i costi per poterli raggiungere e le compensazioni da erogare a favore degli agricoltori virtuosi, che su base volontaria aderiscono a questi modelli. La strada è dunque ancora lunga.

Agricoltura sostenibile

Il nostro Paese è tuttavia la sede di uno dei più importanti progetti ideati nell’ambito del carbon farming: Life C-Farms, finanziato dal programma LIFE dell’Unione Europea. L’iniziativa ha come obiettivi quello di analizzare l’implementazione delle pratiche di Carbon Farming e valutarne l’effettivo contributo potenziale: a causa del carattere innovativo di queste pratiche, risulta infatti importante migliorare le conoscenze attuali, in vista dello sviluppo di un quadro normativo volto alla loro certificazione.

Il progetto, in particolare, mira ad accrescere e condividere le conoscenze sul tema, anche in vista di una proposta di quadro normativo per la certificazione delle rimozioni di carbonio basato sulla contabilità del carbonio solido e trasparente. Tra gli scopi del progetto ci sono:

  • la creazione di un sistema informativo geospaziale dimostrativo ad alta risoluzione (GIS-FARMs), che identificherà il potenziale di mitigazione del settore agricolo;
  • la creazione di un quadro metodologico universalmente applicabile per consentire una più ampia diffusione delle pratiche Carbon Farming;
  • lo sviluppo di un quadro normativo per un sistema di certificazione del carbonio in collaborazione con gli attori e le Istituzioni pertinenti;
  • il supporto per la progettazione e l’implementazione di pagamenti mirati per l’applicazione delle pratiche di Carbon Farming.

C-Farms, che avrà la durata di 18 mesi dallo scorso dicembre, sarà condotto in Lombardia, come caso di studio, e coinvolgerà Università, centri di ricerca, aziende private, agricoltori e industrie del legno. Saranno coinvolte inoltre Istituzioni, tra cui quelle con la responsabilità ufficiale dell’Inventario dei Gas Serra, quelle legate ai sistemi di certificazione e le Autorità regionali che si occupano di tematiche agricole. Al progetto partecipano ReteClima, FederlegnoArredoPEFC ItaliaConfagricolturaUniversità della TusciaCREATerrasystem Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici.

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