ESG

Open-es di Eni a due anni dal lancio: fare sostenibilità è fare sistema

Le suggestioni emerse durante il primo ​evento ​Open-es, la piattaforma digitale di ENI aperta a tutte le imprese impegnate nella sfida della transizione energetica, che ha visto il confronto ​con ​esperti ​del ​settore, ​capo ​filiera, ​banche, ​istituzioni e ​partner ​della ​community sulle priorità 2023 per supportare il percorso di miglioramento ESG

Pubblicato il 28 Gen 2023

shutterstock_2315293225 (1)

Lanciata due anni fa, Open-es è l’iniziativa promossa da Eni che mira a creare un ecosistema virtuoso in grado di unire il mondo industriale, finanziario e istituzionale. Grazie a una piattaforma digitale aperta Open-es ha iniziato a coinvolgere e supportare processi e percorsi di sostenibilità in tanti ambiti, dalle piccole e medie imprese alle grandi aziende capo-filiera in diversi settori industriali, con un percorso di misurazione, crescita e valorizzazione delle performance di sostenibilità in tutti gli aspetti ESG. Il presupposto su cui si basa questa community è che gli obiettivi sfidanti della sostenibilità sono raggiungibili solo adottando un approccio pragmatico e allargato di filiera in cui trasparenza, condivisione di informazioni e best practice diffuse giocano un ruolo chiave.

Nel corso dell’evento iun presenza dedicato alla propria community, Open-es, messa a punto da Eni, Boston Consulting Group (BCG) e Google Cloud ha fatto il punto sui primi due anni di attività e ha aperto un confronto sui risultati dell’analisi del Navigatore ESG, che ha preso in esame un campione di 2.626 imprese, per lo più PMI, delle imprese coinvolte in Open-es rappresentativo del comparto industriale italiano con l’intento di individuare i temi ESG su cui le imprese italiane si stanno concentrando e quali sanno comunicare all’esterno per poi confrontarle con la direzione istituzionale e normativa che si sta intraprendendo. Un confronto che si estende ai temi ESG più rilevanti per il contesto normativo e con gli aspetti che vengono verificati da banche e capo filiera nel rapporto con i propri clienti o fornitori. Così il Navigatore ESG ha individuato 12 tematiche prioritarie in ambito ESG e 12 azioni concrete per le aziende (6 per le PMI e 6 per le grandi imprese) da cui partire per un sistema imprenditoriale sempre più competitivo e sostenibile.

Open-es, un’alleanza per la crescita sostenibile delle imprese

All’incontro hanno partecipato alcuni tra i principali partner industriali della piattaforma, che hanno raccontato la propria esperienza diretta: quali processi di sostenibilità stanno mettendo in atto, in che modo coinvolgono l’intera filiera e quali sono i requisiti in ambito ESG richiesti ai propri fornitori. Inoltre, sono stati messi in evidenza le soluzioni e gli strumenti disponibili, grazie anche al contributo e alle testimonianze di PMI che sono più avanti nel processo di integrazione delle pratiche di sostenibilità.

“Uno dei risultati principali della piattaforma è stato quello di essere realmente riusciti a creare una potente alleanza e a fare sistema tra diversi attori economici” ha precisato Stefano FasaniProgram Manager di Open-es e Head of Supplier Sustainability, Coordination & Development di Eni, coordinatore dell’iniziativa sposata da un ampio numero di imprese fra cui TIM, Autostrade per l’Italia ed illimity.

“Grazie all’analisi dei dati emersi dalla piattaforma e attraverso la collaborazione con gli esperti che fanno parte di questo network, abbiamo cercato di capire quali fossero i gap principali e le priorità in ambito di sostenibilità. Un’analisi”, ha spiegato Fasani, “che ci ha permesso di creare uno strumento in grado di consentire a ogni impresa di valutare il suo livello di avanzamento del percorso di sviluppo sostenibile e fornire le soluzioni concrete per supportarlo, grazie all’ingresso nella community di Open-es”.

Effetto ecosistema e risposte concrete per le filiere industriali

Open-es è nata con l’obiettivo di creare “un’alleanza aperta e di sistema in un’ottica di supporto” ha sottolineato Costantino Chessa, Head of Procurement di Eni per la quale intraprendere un percorso di sviluppo sostenibile significa impiegare risorse e impegnarsi nella transizione energetica che possa essere equa e giusta nonché disporre di tecnologia all’avanguardia nella veste di abilitatori indispensabili. E per fare ciò, “Eni ha bisogno di avere a fianco le aziende con cui lavora” ha ribadito Chessa.

Eni invita apertamente a tutte le altre grandi aziende italiane sia del settore industriale, finanziario ed assicurativo, ad unirsi a quest’alleanza per fare in modo di creare le condizioni affinché il mondo delle imprese possa crescere con meno vincoli di misurazione, concentrandosi sempre più sul come migliorare le proprie performance di sostenibilità. E il fatto che in poco meno di due anni ci sia una comunità di imprese che ha deciso di utilizzare questa piattaforma come strumento di misurazione e di crescita sostenibile del proprio profilo ESG è un risultato importante.

La sostenibilità cambia il “modo di fare impresa”

Quello dell’importanza dell’estensione delle pratiche di sostenibilità lungo tutta la filiera è un tema centrale. Perché sostenibilità significa cambio di paradigma e di cultura aziendale, “riguarda il modo di fare impresa” ha ricordato Paolo Gerardini, Presidente Piccola Industria Assolombarda, e non può che coinvolgere tutti gli attori economici di tutti i settori per essere davvero tale.

Lo ribadisce Francesco Donato, Chief Purchasing Officer di Iveco Group, che ha dichiarato che il gruppo “può essere sostenibile solo se lo è il suo parco fornitori”. Iveco vede i propri fornitori come partner primari nella creazione di valore di lungo periodo e proprio per questo devono condividere i quattro impegni che il gruppo si è dato in tema sostenibilità, ossia carbon zero al 2040, sicurezza, prodotti circolari e sostenibili, ambiente di lavoro inclusivo e accogliente in cui le diversità siano un punto di forza.

D’altronde è proprio la filiera a rappresentare la variabile di maggiore impatto di un’azienda. Lo ha ricordato Paolo Albini, Director Procurement Supply Chain, Digitalization e ICT di Saipem: “lavoriamo con circa 23.000 aziende di cui 5000 italiane. Su un fatturato di 10 miliardi l’anno tra i 7 e gli 8 miliardi costituiscono costo di filiera, la cifra che spendiamo per acquistare servizi e prodotti dai fornitori della catena produttiva. Open-es è quindi uno strumento fondamentale per crescere tutti, facendo sistema”.

Sulla stessa linea Enrica Danese, Institutional Communication, Sustainability and Sponsorship di Tim “Per noi essere competitivi significa adattare un processo importante come quello degli acquisti, per fare in modo che compriamo in maniera innovativa e che le società che entrano a far parte della nostra filiera abbiano i nostri stessi obiettivi di sostenibilità, in maniera tale da arrivare a costruire un servizio end-to-end sia effettivamente sostenibile”.

La piattaforma digitale è quindi vista dai partner come un “abilitatore del processo che possa stimolare domande e generare risposte costruttive, e attivare la consapevolezza e la competenza per crescere tutti insieme” ha aggiunto Loris Spaltini, Executive Vice President Corporate Services di Snam.

La sostenibilità aumenta la competitività delle imprese

Essere sostenibili è diventato un requisito imprescindibile per la competitività nel mercato attuale. Secondo Claudio Notarantonio, Chief Supply Chain Officer di Webuild, investire nelle pratiche ESG non deve essere considerato come un costo, ma come un’opportunità di investimento che offre vantaggi in termini di reputazione, riduzione del rischio e ritorno economico. Inoltre, la sostenibilità ha un impatto positivo sia sull’attrazione di talenti che sulla richiesta di credito.

Marco Tonegutti, Managing Director & Senior Partner dell’area Climate&Sustainability di Boston Consulting Group, porta all’attenzione i dati secondo cui i prodotti green hanno un margine superiore del 20% in media sul conto economico, mentre le aziende che investono nella sostenibilità possono aumentare l’Ebit dal 2% al 12% rispetto a quelle che non lo fanno. Inoltre, le aziende sostenibili sono più “attraenti” per i millennials, come dimostra un sondaggio effettuato su 6000 persone, in cui il 45% ha dichiarato che considera gli aspetti ESG dell’azienda nella scelta del proprio datore di lavoro. In definitiva, la sostenibilità rappresenta un’opportunità per le imprese di restare competitive, attrarre talenti e aumentare i propri profitti.

Se integrata nel business, la sostenibilità non è un costo ma un fattore strategico

Lavorare insieme sulla sostenibilità comporta la creazione di una visione di sistema comune, standardizzazione dei processi e condivisione dei contenuti. Ciò implica la creazione di una nuova cultura del “business as usual”, che integra i fattori ESG come condizione necessaria per competere sul mercato. Per cogliere le opportunità offerte dalla sostenibilità, è necessario cambiare approccio e integrare le pratiche ESG nei processi aziendali in modo reale, cambiando il modo di fare le cose.

Gli investimenti in sostenibilità non rappresentano un costo aggiuntivo se implementati correttamente, e possono aumentare il flusso di cassa, il tasso di attualizzazione e il valore terminale, creando maggiore valore futuro. Se si adotta un approccio di business comune a livello globale che preveda la piena integrazione di modalità sostenibili nella produzione e nell’organizzazione, l’ESG non è più un costo differenziale, ma un fattore comune del “business as usual”, permettendo di ridurre i costi a livello sistemico e di essere conveniente per tutti. Come sottolineato da Francesco Perrini, Associate Dean for Sustainability SDA Bocconi, è importante evitare il facile ottimismo e lavorare duramente per realizzare questi obiettivi.

Solo se si integrano le pratiche ESG nei processi aziendali in modo reale e si cambia il modo di fare le cose, gli investimenti in sostenibilità non rappresentano un costo aggiuntivo.

Elevare la G di Governance per integrare la sostenibilità

Eni si è fatta portavoce di una visione della sostenibilità olistica ed integrata, facendo riferimento sicuramente alla dimensione ambientale, ma senza trascurare la componente sociale e di governance della sostenibilità. Oltre all’importanza di non lasciare nessuno indietro, la dimensione su cui si è concentrata l’attenzione dell’evento è quella della governance, ogni tanto sottovalutata me importante soprattutto per le piccole e medie imprese, proprio per andare a definire quegli strumenti di base per governare un percorso di crescita sostenibile.

La presenza di una governance solida e di un consiglio di amministrazione competente è fondamentale per garantire una reale integrazione della sostenibilità e delle tematiche ESG all’interno dell’azienda. Come spiega Roberta Marracino, Managing Director Growth & Strategy di Accenture, Chapter Zero Italy, le agenzie di rating ESG attribuiscono oltre il 40% alla componente “G” nella loro valutazione.

Il consiglio di amministrazione guida le strategie aziendali e deve lavorare in sinergia con il responsabile sostenibilità per un’efficace integrazione. Il fattore governance, che include il modello organizzativo e di esecuzione, la garanzia del presidio, il controllo e il monitoraggio, non può essere sottovalutato. “Una buona governance permette di avere una struttura forte e un piano di sviluppo chiaro e monitorato” ha ribadito anche Notarantonio.

In particolare, per le PMI italiane, è una sfida importante superare i confini dell’impresa familiare e aumentare la loro accountability. Solo così potranno cogliere i temi della sostenibilità e quantificarli per rendicontarli e raccontarli all’esterno. È quindi importante innanzitutto capire quale sia il posizionamento della propria azienda, i punti di forza e le aree di miglioramento da cui partire con la definizione di una strategia che coniughi obiettivi ambientali, sociali ed economici.

L’implementazione è la sfida principale

Con la crescita della sensibilità al tema da parte dell’opinione pubblica e la spinta da parte delle istituzioni, sono molte le aziende impegnate per migliorare le proprie performance ESG. Ma se ormai la consapevolezza sui temi ESG sembra avere fatto passi avanti, con aziende che cercano di definire una strategia ESG e di darsi degli obiettivi di sostenibilità, la concretezza delle azioni non sembra esserlo altrettanto. A evidenziare questo aspetto è stato Sandro OrneliAccenture Europe Sustainability Strategy Lead: nonostante oltre il 70% delle aziende abbia definito un piano ESG e obiettivi chiari,  solo il 20% ritiene di avere integrato quegli obiettivi nella strategia aziendale e solo il 10% è realmente “on track” rispetto al raggiungimento dei target prefissati.

Eppure, ad oggi tecnologia e strumenti esistono per rafforzare questi aspetti, non solo per la misurazione, ma anche per effettuare il monitoraggio in tempo reale e fare previsioni attendibili, come testimoniato da Natalino Mori, CEO di Transadriatico Transport & Logistics. Quello che manca è quindi più spesso l’implementazione. Paolo Moretti, Chief Executive Officer di RINA sottolinea che se la misurabilità e tracciabilità delle azioni ESG evita il greenwashing,  l’implementazione rimane la sfida principale.

ESG: come passare dalla teoria alla pratica

È quindi tempo di passare dalla teoria alla pratica, ha esortato Carlo Panella, Head of b-ilty Division, tra le prime banche ad aver aderito all’iniziativa di Eni, il quale ha portato al tavolo di discussione l’esperienza di chi deve darsi dei criteri, per scegliere le PMI da supportare, che non possono più escludere considerazioni sugli aspetti di sostenibilità. “Sicuramente il rating ESG è uno strumento ormai imprescindibile, anche se migliorabile, soprattutto per le grandi operazioni” ha dichiarato Panella.

“Open-es – ricorda il manager – deve essere un’iniziativa di sistema per andare a dare un supporto concreto sia come banca, ma anche come esperienze che possiamo portare per il miglioramento su tutti i tre assi che sono rilevanti per poter stare sul mercato in futuro”. Questo sarà ancor più rilevante per le aziende che affronteranno e approcceranno il sistema bancario, perché all’interno delle regole che verranno emanate ci sarà sempre più pervasività sulle tematiche ESG.

Al contempo, bisogna tenere a mente che “la sostenibilità è un percorso” definito da step molto chiari ha ricordato Andrea Mignanelli, CEO di Cerved Group. Il primo passo per un’azienda è effettuare la propria analisi di materialità, individuando i temi di rilevanza per il proprio business e per gli stakeholder in ambito ESG. Il secondo è stabilire gli indicatori chiave per misurare a che punto si è e stabilite la direzione da intraprendere. Questo tipo di analisi permette di comprendere i propri punti di forza e quelli di debolezza, oltre che i gap da colmare. Un esercizio che può essere implementato anche da imprese di piccole e medie dimensioni, come è stato per Sdi automazione industriale, ha raccontato Andrea Peraboni, Sales and Marketing Director presso Sdi automazione industriale, PMI che – grazie a Open-es – quest’anno riuscirà a pubblicare il primo Bilancio di sostenibilità.

La rendicontazione degli aspetti ESG resta quindi la chiave per passare all’azione e riuscire a monitorare i propri progressi.Da questo punto di vista il tema dei dati è fondamentale: “non possiamo governare i processi di sostenibilità se non governiamo i dati” ha osservato Fabrizio Fiocchi, CEO & Co-Founder di ESGeo che ha aggiunto “Per il monitoraggio dei dati è importante disporre di strumenti informatici in grado di minimizzare il costo di gestione”.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Articoli correlati

Articolo 1 di 3