Imprenditoria sociale

Atacama e il doppio valore dell’impresa sociale

Unire responsabilità sociale e responsabilità di impresa partendo dall’obiettivo di garantire il reinserimento attivo ad ex detenuti con il rispetto rigoroso delle logiche di business, in termini di competenze e di qualità dei servizi. Ercole Giammarco, General manager, ci spiega il modello Atacama

Pubblicato il 22 Gen 2024

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Ercole Giammarco, General manager Atacama

Nel corso del 2023 il mondo che fa riferimento all’ESG ha mostrato una speciale crescita di attenzione verso la “S” di Social. In prospettiva, il 2024 promette di proseguire in questa direzione e nello stesso tempo si registra anche una evoluzione delle imprese che, per vocazione e per statuto, sono focalizzate espressamente su obiettivi sociali. Atacama è una  realtà che rappresenta molto bene questa evoluzione, con un modello che fa leva da una parte su una missione sociale molto chiara e precisa e dall’altra con un piano d’azione che, puntando sulla qualità e competitività dei servizi offerti, si sviluppa nel massimo rispetto delle regole del mercato.

Per conoscere meglio il modello Atacama e il contesto nel quale opera abbiamo incontrato Ercole Giammarco, General manager della società.

Nell’ambito delle imprese sociali si avverte la necessità di far crescere l’impegno e il valore specifico della responsabilità di impresa. Come valutate questa tendenza?

Siamo convinti che sia necessario superare il paradigma italiano del terzo settore, ovvero quell’approccio che ha caratterizzato tante esperienze di cooperative sociali, ONG o enti, basate unicamente su rapporti con finanziatori che garantivano le risorse necessarie allo sviluppo e all’erogazione dei progetti. Lo dobbiamo superare perché presenta due grandi punti di debolezza ai quali è necessario dare una risposta.

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Vale a dire?

Il primo punto di debolezza attiene al fatto che le progettualità tendenzialmente si concludono quando finiscono i fondi, limitando nel tempo il valore di questi progetti.

Il secondo, per certi aspetti ancora più importante, riguarda il fatto che quando l’ente del terzo settore non si confronta con le regole e le esigenze del mercato, tendenzialmente non acquisisce quella professionalità e quelle competenze che sono proprie di chi opera in presa diretta con un mercato reale.

Perché si parla di un “paradigma italiano”?

Perché nel mondo anglosassone, ad esempio, queste esperienze sono da tempo indirizzate verso logiche di responsabilità imprenditoriale, ovvero possono sì contare su un sostegno economico, ma devono dimostrare, almeno in parte, di “muoversi con le proprie gambe”.

Facciamo qualche esempio?

Chiariamo subito che non tutte le realtà del terzo settore sono nella condizione di misurarsi con le regole del mercato. Una cooperativa sociale che gestisce case-famiglia con persone in difficoltà non può che appoggiarsi a finanziamenti. In questo caso come in altri non esistono modalità per produrre reddito.

Nel caso invece di chi svolge attività culturali è possibile impostare e organizzare le attività in modo tale da generare anche un valore economico, con modalità che consentono all’ente del terzo settore di concretizzare in modo più completo la propria missione. Un vero e proprio sviluppo sostenibile.

Un paradigma che integra responsabilità sociale e responsabilità di impresa?

Possiamo dire che è una responsabilità più completa verso uno sviluppo che tiene in primaria considerazione i temi sociali. In questo senso alcune grandi fondazioni cominciano a promuovere questo schema e un esempio è rappresentato da Fondazione Cariplo. In questo caso il paradigma prevede l’impegno nella creazione di realtà con obiettivi e finalità squisitamente sociali, ma con una organizzazione e con competenze tali da permettere a queste organizzazioni di “fare anche impresa”.

Il team di Atacama: da sinistra Ercole Giammarco, Partner Your Group General manager Atacama; Guido Chiaretti Presidente Sesta Opera San Fedele, Relazioni esterne Atacama; Fernando Gomes Founder Atacama, Responsabile produzione, Detenuto in semilibertà; Andrea Rangone Presidente Digital360 Advisor Scientifico Atacama; Matteo Gorelli Founder Atacama. Responsabile progetti speciali, Detenuto in semilibertà; Antonio Tazartes Presidente Cellular Line, Presidente Atacama 360

Cosa significa fare impresa in questa accezione?

Per noi significa proporre al mercato prodotti e servizi in modo competitivo in modo tale che ne emerga un utile da reinvestire per le finalità sociali dell’impresa.

Con quali vantaggi?

I benefici di questo modello sono tanti. Innanzitutto, va detto che costringe l’ente del terzo settore a un impegno molto concreto e costante in termini di sviluppo delle professionalità, che devono essere in linea con le esigenze del mercato. In secondo luogo, i progetti si autoalimentano e non necessitano di disporre solo ed esclusivamente di finanziamenti in grant. Il terzo punto forte è che “costringe” le persone fragili, spesso coinvolte nei lavori di una cooperativa, ad affrontare difficoltà e gratificazioni di un vero lavoro. Un impegno importante, ma anche le soddisfazioni sono importanti e aumentano le possibilità di dare vita a percorsi di crescita personale e professionale.

Quanto è cambiata la necessità di portare le responsabilità di business all’interno dell’impresa sociale in un contesto dove cresce l’attenzione verso l’ESG?

Sicuramente lavorare con realtà che hanno come principale obiettivo statutario l’impegno su problemi sociali è un valore che illumina di nuova luce la responsabilità sociale delle aziende che si rivolgono a questi enti. Un tema questo che assume un valore speciale per le imprese più impegnate sui temi dell’ESG e che rientra nel loro purpose.

Nel momento in cui un’impresa sociale riesce ad erogare i beni e i servizi con una qualità e una professionalità adeguate rispetto agli standard di mercato, per le imprese clienti si prospetta la possibilità di contare su un ulteriore importante vantaggio. L’azienda che sceglie di servirsi di questi servizi si trova nella condizione di soddisfare un proprio bisogno e di finanziarie indirettamente il bene comune che è l’oggetto primario dello statuto della cooperativa.

In questo contesto si colloca Atacama. Com’è nata? Sulla base di quali principi è arrivata a questo posizionamento?

Uno degli aspetti più straordinari di Atacama è rappresentato dal fatto che è nata dall’intelligenza e dal piglio imprenditoriale di due detenuti che all’interno del carcere, affrontando una enorme quantità di difficoltà, sono riusciti ad aprire una strada per ridare un futuro professionale e personale a tanti ragazzi con storie difficili.

Vediamo un po’ la storia di questa impresa?

Fernando Gomez Di Silva e Matteo Gorelli sono i pilastri di Atacama, due ragazzi con competenze e sensibilità diverse e complementari. Fernando arriva da una precedente esperienza, sempre nel mondo cooperativo, dove aveva creato un prototipo per la misurazione della raccolta differenziata dei rifiuti. Un progetto che è stato che poi adottato come soluzione all’interno del carcere di Bollate, contribuendo a migliorare in modo importante la qualità della raccolta differenziata dell’istituto. La passione per lo sviluppo di un’attività imprenditoriale si è poi saldata con la passione per il videomaking. Matteo Gorelli a sua volta arriva al mondo del video professionale guidato da una passione per raccontare in immagini la ricchezza del mondo musicale.

Da questo spirito è nata Atacama, una cooperativa sociale che ha potuto contare sul finanziamento del Comune di Milano attraverso il Bando “scuola di quartiere” e che si pone l’obiettivo di offrire formazione professionale e una introduzione nel mondo del lavoro ai detenuti che, scontata la pena, devono reinserirsi nella società.

Vediamo anche il contesto delle persone a cui si rivolge Atacama?

Per capire il contesto basta un dato: il 70% dei detenuti usciti dal carcere che non trovano un vero lavoro cadono in recidiva. Nel momento in cui le stesse persone trovano un lavoro – vero – questo 70% scende al 5%. Questo è il nostro contesto e questa è la nostra missione.

L’idea poi è per certi aspetti semplice: Fernando da un punto di vista professionale e Matteo dal punto di vista creativo uniscono le loro forti competenze nel mondo video e scelgono di creare una realtà in grado di proporre al mercato la produzione di video corporate, di filmati di eventi interni, di videopillole promozionali da inserire su YouTube, ma anche di esplorare nuovi format per rispondere al bisogno di creatività, di innovazione e di affidabilità del mercato. Il valore aggiunto, che va a integrare quello della professionalità, è rappresentato dal fatto che questa cooperativa riesce a garantire qualità, non solo per le competenze dei founder, ma perché attorno al progetto si è creato un forte movimento di entusiasmo da parte di tanti professionisti con grandi competenze e autorevolezza che si sono offerti per collaborare alla produzione di questi servizi, e per formare i detenuti ai mestieri del video.

Il nostro modello di business è stato poi ritenuto così brillante che il Presidente di Digital360 Andrea Rangone (editore di questa testata n.d.r.) ha deciso di incubare Atacama in Digital360 dando un supporto di know how e di sviluppo. Una fiducia che è peraltro condivisa in modalità diverse e complementari anche da Guido Chiaretti, Presidente di Sesta Opera San Fedele.

Il messaggio chiave di Atacama è professionalità, qualità del servizio e capacità di gestire le tecnologie per rispondere alle esisgenze dei clienti. A tutto questo si aggiunge il valore dell’iniziativa sociale. Possiamo dire che siete uno “strumento” per attuare forme di sostenibilità e CSR?

Diciamo che i clienti sono contenti per la qualità dei video e sono ancora più contenti per il contributo sul piano sociale. Scegliere Atacama è un modo per dare una possibilità a chi ne ha bisogno e, nel rispetto delle esigenze professionali, per contribuire in modo decisamente consistente a ridurre i costi delle devianze sociali che come è noto sono molto importanti per uno stato.

Ancora più concretamente possiamo dire che l’azienda che lavora con Atacama raggiunge tre obiettivi importanti: dispone di un servizio/prodotto di qualità, agisce a tutti gli effetti sul piano dell’investimento sociale e ottiene un risultato di alto livello a costi molto competitivi. Come cooperativa sociale abbiamo infatti una serie di vantaggi fiscali che ribaltiamo sui nostri preventivi.

Possiamo concludere con qualche esempio?

Gli esempi sono tanti ma possiamo citare il caso di un giovane detenuto ha seguito un percorso di formazione speciale per imparare a usare droni a fini cinematografici e ora mette a disposizione del mercato questa professionalità in modo brillante. Abbiamo poi creato video grandi eventi di grandi aziende, come nel caso dell’evento di un grande brand dell’innovazione digitale dove le persone che hanno prestato la loro opera sono tutte, tranne una, ex detenuti.

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