Ricerche

Sostenibilità e imprese: il report di Confindustria Emilia Area Centro e Deloitte

Profitto, persone, ambiente: sono questi i tre riferimenti del rapporto “La sostenibilità nelle imprese associate” che analizza le logiche di impatto delle aziende sotto il profilo economico, sociale e ambientale in termini di sviluppo sostenibile

18 Nov 2022
Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Misurare la sostenibilità come nuovo valore aggiunto per le imprese. La sfida principale per qualsiasi impresa in relazione alla sostenibilità appare essere oggi più che mai nella sua capacità di misurare e rendicontare la sostenibilità. Il recente studio della ConsobRapporto Consob sulla rendicontazione non finanziaria delle società quotate italiane” ha ben evidenziato come la DNF possa diventare una leva di trasformazione della imprese e l’attenzione volta a creare le condizioni per misurare le performance di sostenibilità è sentita come una modalità attraverso la quale si deve far crescere e valorizzare la competitività di un territorio. L’esempio ci è arrivato dall’iniziativa della Regione Emilia Romagna che ha scelto di dare vita a una operazione che permette di misurare la sostenibilità delle PMI che operano sul territorio. Un tema questo che è destinato a trovare ulteriori spinte nel frameworknormativo in evoluzione grazie anche all’evoluzione del sustainable reporting e al prossimo arrivo della Corporate Sustainable Reporting Directive.

Misurare la sostenibilità per aumentare e garantire la competitività del territorio

Il tema della misurabilità per le imprese è determinante in particolare in settori strategici del Made in Italy come il manifatturiero, dove la corretta valutazione delle performance di sostenibilità è in grado di incidere direttamente sulla capacità di generare valore ed è in questo scenario che si colloca il modello di valutazione dello stato di sostenibilità delle imprese realizzato da Confindustria Emilia Area Centro, insieme a Deloitte. Un modello che parte dall’analisi delle imprese del territorio che fa capo a Confindustria Emilia Area Centro e che rappresenta uno dei più importanti centri del manufacturing a livello mondiale e all’interno del quale si collocano 3.400 imprese in rappresentanza di 20 filiere di riferimento.

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Profitto, persone, ambiente

Il report denominato “La sostenibilità nelle imprese associate” arriva dalla collaborazione tra Confindustria Emilia Area Centro e Deloitte e propone un modello di valutazione della sostenibilità basato su un linguaggio comune, su un modello strutturato di analisi, in grado di uniformare le diverse forme ed esigenze di misurazione che attengono all’ambito della sostenibilità ma che nello stesso tempo offre strumenti per valutare le potenzialità in termini di generazione di valore sostenibile relativamente alle dimensioni del profitto, delle persone e dell’ambiente.

Il rapporto mette prima di tutto a disposizione una lettura dell’impatto economico, sociale e ambientale che fa capo alle imprese del territorio e permette di disporre di una visione delle opportunità legate a piani di sviluppo sostenibile e come “piattaforma” per una misurabilità dei parametri di sostenibilità.

In particolare, l’analisi focalizza l’attenzione su tre grandi indicatori che fotografano le dimensioni che concorrono alla creazione e valorizzazione dell’impatto aziendale sul piano economico, sociale e ambientale:

  1. Il profitto e il valore distribuito sul territorio
  2. Le risorse umane
  3. I consumi energetici

Il profitto e il valore distribuito sul territorio

Per quanto attiene alla dimensione relativa a profitto e valore distribuito sul territorio la ricerca focalizza monitora gli investimenti che le imprese indirizzano sul territorio e che superano i 44,5 i milioni di euro con una ripartizione tra investimenti sociali (82%), cultura (10%), salute (4%), sport (4%). A questi si aggiungono i valori correlati alle catene di approvvigionamento delle imprese che vedono una quota ampiamente maggioritaria di fornitori italiani che arrivano all’ 85,7%, cui si aggiunge un 9,4% di fornitori UE e un 4,9% extra UE.

Il ruolo delle risorse umane

Relativamente ai temi della parità di genere e più in generale la governance aziendale legata alle risorse umane dall’indagine esce una conferma in merito al ruolo centrale del Capitale umano e della formazione per la competitività delle imprese e a questo scopo le aziende l territorio hanno usufruito di 1,3 milioni di ore di formazione che corrispondono a circa 14 ore pro-capite. Guardando poi alla composizione aziendale in termini di parità di genere a livello di composizione di CDA delle imprese si rileva una indiscussa maggioranza maschile che arriva al 73%, mentre la lettura della distribuzione per età mette in evidenza una maggioranza di ultracinquantenni che arriva al 66% che è seguita da un 29% che si colloca tra i 30 e i 50 anni mentre solo il 5% ha meno di 30 anni.

Se si guarda ai dipendenti delle aziende esaminate il 44% sono donne. Mentre dalla lettura del rapporto tra genere e tipologia di inquadramento contrattuale emerge che il 93% dei dipendenti conta su un contratto a tempo indeterminato e nel 43% si tratta di donne. A sua volta l’81% del personale è full-time e in questo caso la percentuale femminile scende al 34%. I ruoli dirigenziali sono occupati nell’81% dei casi da uomini. Sempre in merito al personale ma con lo sguardo rivolto ai temi della sicurezza emerge che il 32% delle imprese adotta il Sistema di Gestione per la Salute e Sicurezza sul lavoro certificato secondo la norma UNI EN ISO 45001:2018 su almeno un sito produttivo.

I consumi energetici

Il rapporto con l’energia è tanto delicato quanto strategico, lo è sempre stato ma in questo periodo lo è certamente in misura maggiore. Per questa ragione il report porta l’attenzione sui consumi energetici con alcune evidenze particolarmente significative a partire dalla ancora scarsa presenza di utilizzo di energia da fonti rinnovabili. A fronte di un consumo energetico totale che arriva a 13.346.133 GJ. Solo per il 3% pari a 385.000 GJ è addebitabile alle rinnovabili. Nello stesso tempo però si può vedere che le imprese hanno effettuato investimenti in impianti fotovoltaici, in impianti di auto-produzione energetica e in interventi di efficientamento energetico per un valore che arriva a 613.817.700 €. E il 43% delle imprese ha adottato un Sistema di Gestione Ambientale certificato secondo la norma UNI EN ISO 14001:2015 su almeno un sito produttivo.

Le lettura delle evidenze della ricerca va naturalmente riferita alla composizione del campione costituito da 3.400 imprese per un totale di 93.700 dipendenti in rappresentanza delle 20 filiere che costituiscono il sistema territoriale con una quota del 65% di attività legate al mondo manifatturiero e un 35% nei servizi.

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