Credito Sostenibile

La sostenibilità come opportunità di cambiamento per le banche

Se per molte aziende il tema della sostenibilità e in generale dell’ESG è ben oltre uno stato embrionale, l’impianto normativo sta attualmente continuando ad evolvere. In questa transizione economica, le banche rivestono un primo punto di partenza: non solo sono tenute ad incorporare i criteri Environmental, Social, Governance ma soprattutto sono chiamate a guidare questo cambiamento, utilizzando strumenti funzionali alla mitigazione dei rischi. Gli istituti di credito pertanto non soltanto adotteranno una nuova cultura del credito ma guideranno le aziende alla realizzazione di un sistema più resiliente e sostenibile

22 Apr 2021
Federico Arcuri

Legal Consultant di P4I

Maria Cristina Daga

Associate Partner di P4I

Sostenibilità e mondo bancario: il contesto

Maria Cristina Daga, Associate Partner di P4I

La governance del sistema creditizio, nei prossimi anni, sarà caratterizzata da tre grandi fattori e necessità 1) analizzare i rischi connessi all’erogazione di un credito, 2) conoscere profondamente il contesto sociale cui appartiene il richiedente del credito nonché 3) garantire la sostenibilità nel medio-lungo periodo.

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La finanza sostenibile sarà dunque il “rinascimento” delle banche che consegue ad un periodo storico fortemente rappresentato dai crediti deteriorati (in inglese Non-Performing Loans – NPLs).

Facciamo un passo indietro. Nel 2007 la crisi finanziaria ha colpito le banche Europee (e Statunitensi) provocando una crisi di credito alle imprese non finanziarie e di conseguenza la recessione economica del 2008-2009 da cui scaturì il rallentamento della crescita economica, osservata nel periodo 2007-2019. La prolungata recessione ha incrementato il c.d. “rischio di credito” ossia il rischio che un debitore della banca non ripaghi, o ripaghi parzialmente, il proprio debito. Così la fragilità nelle procedure di recupero dei crediti, dovuta a lunghi tempi e ai parziali incassi, ha concorso a determinare un elevato livello di crediti deteriorati nel sistema bancario italiano. I crediti deteriorati delle banche sono esposizioni verso soggetti che, a causa di un peggioramento della loro situazione economica e finanziaria, non sono in grado di adempiere in tutto o in parte alle proprie obbligazioni contrattuali.

Negli anni, l’elevato stock di crediti deteriorati ha comportato […] conseguenze negative per le singole banche, sotto forma di riduzione degli utili e minore capacità di raccogliere nuove risorse sul mercato. Cosicché, a seguito di tale evento, il Regolatore Europeo ha promosso un percorso volto al c.d. derisking, (riduzione degli stock di crediti deteriorati nel sistema) con l’obiettivo di migliorare la qualità degli attivi (asset quality) del sistema bancario.

Il passaggio del Regolatore Europeo da reattivo a proattivo

Si mette in luce la sfida promossa dal Regolatore Europeo, ovvero quella di passare da un approccio reattivo, fondato sulla logica di gestione del “deteriorato in essere”, a un approccio proattivo della gestione del credito fin dalle primissime fasi di vita, fondato sulla logica di norme precauzionali (quali ad esempio le linee guida Guidelines on Loan Origination and Monitoring) .

Nella fase di gestione del credito fin dalle prime fasi di vita, senz’altro rilevante è il concetto di sostenibilità finanziaria, il cui ruolo è non solo funzionale all’irrobustimento del sistema creditizio, ma altresì necessario per la resilienza del singolo ente bancario. Le norme precauzionali sono accompagnate da “precetti comportamentali”, ossia regole di condotta a cui le banche dovranno uniformarsi (ad esempio si fa riferimento al dettame relativo alla divulgazione delle informazioni in modo trasparente e alla rendicontazione non finanziaria).

Tali norme sono cristallizzate nell’impianto normativo dedicato al tema della finanza sostenibile che cura gli investimenti in progetti che integrano i criteri ambientali, sociali e di governance (in inglese environmental, social, governance o ESG) nella gestione dei rischi e nell’orizzonte temporale degli operatori finanziari. Il dettame si pone come un primo punto di partenza per rendere la finanza più “sostenibile”.

Le linee Guida EBA e la forte attenzione alle tematiche ESG

Federico Arcuri, Legal Consultant di P4I

Nel 2019 la BCE ha rivisto le aspettative di vigilanza riguardo gli accantonamenti prudenziali per i nuovi crediti deteriorati, chiedendo alle principali Banche europee informazioni relative alla qualità e alla rischiosità delle nuove erogazioni di credito e alle esposizioni in essere, verificando tra i vari elementi la correlazione tra il pricing e la rischiosità delle esposizioni creditizie. Successivamente, nel maggio 2020 l’Autorità Bancaria Europea (EBA) ha pubblicato, per gli enti creditizi, la versione finale delle linee guida “Guidelines on Loan Origination and Monitoring”.

Le linee guida hanno destato una forte risonanza pubblica, non soltanto perché offrono alcune norme prudenziali in relazione ai processi di concessione del credito, ma soprattutto perché introducono nel sistema bancario trend contemporanei quali, l’innovazione tecnologica, l’infrastruttura di dati, la valutazione dell’esposizione del cliente ai rischi ESG e il prestito dal punto di vista ambientale; temi che rivoluzioneranno la futura professione del settore bancario.

Nella cornice normativa delle linee guida il Regolatore pone una forte attenzione alle tematiche ESG definendo il prestito sostenibile dal punto di vista ambientale” come un prestito volto a finanziare attività economiche sostenibili dal punto di vista ambientale. Fa parte del più ampio concetto di «finanza sostenibile», espressione con la quale si intende qualsiasi strumento finanziario o investimento, compresi titoli di capitale, titoli di debito, garanzie o strumenti di gestione dei rischi emessi in cambio della prestazione di attività di finanziamento che soddisfano i criteri della sostenibilità ambientale.

Banche come “fornitori e utilizzatori di informazioni relative al clima”

In questo panorama le banche rivestono un ruolo nodale; come infatti indicato dalla Commissione Europea, le banche e le imprese di assicurazione, diversamente dalle altre imprese, sono sia fornitori che utilizzatori di informazioni relative al clima; difatti banche e assicurazioni possono acuire i rischi legati al clima se, con i propri investimenti o le proprie politiche di sottoscrizione assicurativa, sostengono attività economiche che contribuiscono ai cambiamenti climatici attraverso le emissioni di GES, comprese quelle risultanti dalla deforestazione, dal degrado forestale o dai cambiamenti d’uso del suolo. Oppure, possono promuovere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, resiliente ai cambiamenti climatici e sensibilizzare maggiormente alla transizione, inserendo nelle proprie politiche e procedure una valutazione del potenziale impatto sui cambiamenti climatici dei loro futuri investimenti, prestiti e contratti assicurativi. 

A tal proposito, coerentemente con quanto detto nelle linee guida, da un lato le banche sono chiamate ad incorporare nel proprio business i criteri ESG;

ad esempio:

il paragrafo 59 invita gli enti a stabilire obiettivi qualitativi e, se del caso, quantitativi per sostenere lo sviluppo e l’integrità della loro attività di prestito sostenibile dal punto di vista ambientale e per valutare in che misura tale sviluppo sia in linea con i loro obiettivi legati al cambiamento climatico e sostenibili dal punto di vista ambientale o contribuisca a questi ultimi; oppure, il paragrafo 56, secondo cui gli enti dovrebbero incorporare i fattori ESG; dall’altro, ai fini della realizzazione di un sistema creditizio più robusto e resiliente, gli enti sono chiamati a promuovere una nuova cultura di rischio del credito e delle strategie di business, secondo le seguenti azioni:

Cultura del rischio di credito: si chiede una rivalorizzazione del capitale umano attraverso lo sviluppo di una cultura del credito e il rafforzamento dei processi di crescita, di formazione, e di incentivazione delle risorse coinvolte nei processi creditizi, a tutti i livelli organizzativi;

Propensione al rischio: Nella gestione della propensione al rischio devono essere valutati parametri quali la diversificazione del portafoglio, delle linee di business, delle aree geografiche e dei settori economici della clientela. Gli enti dovrebbero valutare l’esposizione del cliente ai fattori ESG, in particolare ai fattori ambientali e all’impatto sul cambiamento climatico, e l’adeguatezza delle strategie di mitigazione, come specificate dal cliente;

Valutazione dei rischi legati al cambiamento climatico: Gli enti dovrebbero incorporare i fattori ESG e i rischi ad essi associati nella loro propensione al rischio di credito, nelle politiche di gestione dei rischi e nelle politiche e procedure relative al rischio di credito. I rischi del cambiamento climatico per le performance finanziarie dei clienti possono materializzarsi principalmente sotto forma di rischi fisici, (che derivano dagli effetti tangibili del cambiamento climatico) rischi di responsabilità civile per aver contribuito al cambiamento climatico stesso, o i rischi di transizione. Inoltre, possono verificarsi altri rischi, quali cambiamenti delle preferenze del mercato e dei consumatori e rischi legali, che potrebbero influire sull’andamento delle attività sottostanti;

Identificazione clienti esposti a rischi ESG: Gli enti dovrebbero valutare la possibilità di utilizzare heat maps che evidenzino, ad esempio, i rischi climatici e ambientali dei singoli settori economici in un grafico o su un sistema di misura. Per i prestiti o i clienti associati a un rischio ESG più elevato, è necessaria un’analisi più approfondita del modello di business effettivo del cliente, compresa una revisione delle emissioni di gas a effetto serra attuali e previste, del contesto di mercato, dei requisiti di vigilanza ESG per le società in esame e del probabile impatto della regolamentazione ESG sulla posizione finanziaria del cliente.

 Infine, le linee guida investono indirettamente le aziende prenditrici, in quanto, secondo il paragrafo 27 le banche dovrebbero assicurare che il credito sia concesso ai clienti che, al meglio delle conoscenze dell’ente al momento della concessione del credito, saranno in grado di soddisfare i termini e le condizioni del contratto di credito […] anche considerando l’impatto sulla posizione patrimoniale e sulla redditività e sostenibilità dell’ente, nonché i relativi fattori ambientali, sociali e di governance (ESG).

Per ultimo, ma non per minor importanza, gli istituti di credito sono invitati ad adottare strumenti innovativi tecnologici per l’analisi del merito creditizio delle controparti e per la valutazione delle garanzie. Nella valutazione del merito creditizio, gli enti dovranno porre più enfasi sulla capacità del flusso di cassa del cliente che sulla garanzia reale disponibile. Ciò peraltro è in linea con la recente giurisprudenza (v. Cass. Civ. 19 febbraio 2018, n. 3946) secondo cui i creditori sociali oggi trovano “conforto” nel concetto di redditività dell’impresa; difatti, la funzione essenziale oggi riconosciuta al capitale sociale è quella della produttività dell’azienda, volto ad assicurare l’equilibrio economico-finanziario della stessa.

Quanto detto fin ora, non solo mette in luce l’approccio proattivo basato sulla logica di norme prudenziali nella concessione del credito, ma pone evidenza sulla pervasività dei criteri ESG nell’intera filiera del credito.

Istituti di credito e impianto normativo ESG

L’impianto normativo ESG invece richiama i “precetti comportamentali” che gli istituti di credito devono adottare per migliorare la trasparenza, permettendo così di identificare più facilmente le azioni che rientrano nell’alveo delle attività ecosostenibili. In altri termini, si richiamano tutte quelle norme che hanno l’obiettivo di riorientare i capitali verso investimenti sostenibili, gestire i rischi finanziari indotti dai cambiamenti climatici e da altri problemi ambientali e sociali e promuovono la trasparenza e una visione a lungo termine nelle attività finanziarie ed economiche.

Come di seguito si vedrà, il quadro legislativo e regolamentare si è arricchito nell’ultimo decennio; senza scendere in dettaglio, tra gli atti legislativi e regolamentari si menziona:

La Direttiva 2014/95/UE Non-Financial Reporting Directive (NFRD). Il testo  è entrata in vigore nel 2017 ed impone alle grandi aziende e alle le società di servizi finanziari operanti all’interno dell’EU di divulgare, i dati sull’impatto della loro azienda sui fattori ESG;

Le linee guida Non-binding Guidelines (NBG) pubblicate nel 2019 dalla Commissione Europea, che integrano il “rischio climatico” nella direttiva sulla rendicontazione non finanziaria (NFRD);

La rendicontazione delle informazioni non finanziare divulgate, verranno esaminate sotto la lente del Regolamento sulla Tassonomia Europea n. 2020/852 entrato in vigore nel luglio 2020; il testo stabilisce i criteri per determinare se un’attività economica possa considerarsi ecosostenibile;

Il Regolamento 2019/2088 sustainable finance disclosure regulation (SFDR), entrato in vigore lo scorso 10 marzo, che stabilisce norme armonizzate sulla trasparenza per i partecipanti ai mercati finanziari e i consulenti finanziari per quanto riguarda l’integrazione dei rischi di sostenibilità e la considerazione degli effetti negativi per la sostenibilità nei loro processi e nella comunicazione delle informazioni connesse alla sostenibilità relative ai prodotti finanziari;

Le raccomandazioni volte a incoraggiare gli enti finanziari e le società non finanziarie a comunicare informazioni circa i rischi e le opportunità connesse ai cambiamenti climatici pubblicate dalla task force sulle comunicazioni di informazioni di carattere finanziario relative al clima (TCFD), istituita dal Consiglio per la stabilità finanziaria del G20. Le raccomandazioni della TCFD sono ampiamente riconosciute come un’autorevole guida alla comunicazione di informazioni in materia di clima finanziariamente rilevanti e la Commissione incoraggia le imprese a farle proprie.

Per ultimo, nella cornice normativa ricordiamo anche il vasto dettato regolamentare emesso negli ultimi anni da EBA, introdotto nel 2019 con il report “EBA action plan on sustainable finance. Il piano d’azione delinea le aspettative dell’EBA riguardo l’attività legislativa ESG e i relativi rischi. L’Autorità chiede agli istituti l’adozione di misure relative alla strategia e alla gestione del rischio, alla divulgazione e all’analisi di scenario.

Il legislatore Europeo, tramite la sopraccennata cornice normativa, mostra con determinazione le riforme volte ad armonizzare le definizioni sugli investimenti sostenibili e a rendere più trasparenti le attività finanziarie e i prodotti che integrano criteri ESG.

I benefici per il mondo bancario

Alla luce di quanto sopra detto, le linee guida EBA “Guidelines on Loan Origination and Monitoring” e l’impianto normativo ESG  sicuramente hanno l’obiettivo di creare un sistema creditizio più solido ma pongono soprattutto una particolare enfasi nell’avviare e condurre la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici.

Questa transizione economica, se da un lato mette in luce i rischi relativi al clima (non oggetto del presente articolo) dall’altro propone benefici per gli enti creditizi.

Il Corriere della Sera, sulla scia di uno studio promosso dal Politecnico di Milano, in un articolo del 4 aprile 2021 indica che le banche che hanno incorporato negli ultimi 6-7 anni i fattori ESG, fruiscono di un beneficio in termini di stabilità e di redditività […]. Inoltre, i fattori ESG hanno anche una natura predittiva sull’andamento economico finanziario delle aziende […] Investire su aziende più sostenibili vuol dire, ce lo ha dimostrato la pandemia, investire su aziende più resilienti.

Un studio di Bain & Company evidenzia che esiste una correlazione fortissima tra profilo ESG e customer advocacy e, quindi, crescita dei ricavi. Le Banche che hanno ricevuto il giudizio più positivo sul loro operato ESG sono anche quelle premiate da Net Promoter Score più elevato […] Come già avvenuto nel passaggio da Basilea I a Basilea II ci aspettiamo che la transizione ESG renda necessario un radicale ripensamento del modello commerciale e creditizio delle nostre istituzioni finanziarie […] Chi saprà gestire in maniera proattiva questo cambiamento potrà acquisire un importante vantaggio competitivo rispetto al mercato sia attraverso il consolidamento delle proprie quote di mercato sia attraverso un maggior presidio della qualità degli impieghi e del futuro costo credito […] la finanza sostenibile sta vivendo lo slancio sociale e commerciale per continuare ad espandersi rapidamente in quasi tutti i settori industriali. Le banche che esitano a trovare un proprio posizionamento ora potrebbero pagarne le conseguenze in termini di posizionamento competitivo e di attrattività verso clienti ed investitori.

Non si tratta pertanto solo di etica o di morale, ma di ragionevolezza.

Difatti, le aziende che propongono prodotti e servizi in linea con i criteri ESG si adegueranno meglio ai rischi climatici, costruiranno un sistema sociale e di governance aziendale più solido (ad esempio migliore reputazione sul mercato, fidelizzazione dei clienti “responsabili” e attrazione dei nuovi talenti) senza dimenticare le opportunità commerciali (tra cui lo sviluppo di nuove tecnologie) . Queste aziende gioveranno di benefici economici (minor costo del denaro) e intangibili (capitale umano e reputazionale); esse saranno perciò fisiologicamente più robuste.

Di conseguenza le banche:

Investendo su aziende più sostenibili investiranno su aziende più resilienti generando così rendimenti finanziari a lungo termine più sicuri;

promuovendo una nuova cultura del credito, beneficeranno di una migliore valutazione  comprensione e gestione dei rischi, costruendo un sistema interno ed esterno più solido. Ciò comporterà anche una riduzione dei crediti deteriorati nel sistema;

Incorporando i criteri ESG godranno dei benefici economici e intangibili di cui godono tutte le altre aziende.

Conclusioni

In conclusione, la crisi finanziaria del 2007 e la successiva grande recessione hanno determinato una presa di coscienza a livello europeo della fragilità del sistema creditizio; ciò ha comportato ad un ripensamento volto a migliorare l’asset quality del sistema bancario. Il quadro normativo sopra ritratto e i relativi benefici non vogliono avere un carattere sensazionalistico ma, soltanto dipingere la transizione economica e culturale che sta prendendo piede. Difatti, se per molte aziende il tema della sostenibilità e ESG è ben oltre uno stato embrionale, l’impianto normativo sta attualmente continuando ad evolvere.

In questa transizione economica, le banche rivestono un primo punto di partenza; non solo sono tenute ad incorporare i criteri ESG ma soprattutto sono chiamate a guidare questo cambiamento, utilizzando strumenti funzionali alla mitigazione dei rischi. Le banche pertanto non soltanto adotteranno una nuova cultura del credito ma guideranno le aziende alla realizzazione di un sistema più resiliente e sostenibile.

Infine, in questo dinamismo non si può non volgere uno sguardo all’aspetto etico e sociale; gli obiettivi di sostenibilità richiedono di individuare ed adottare le migliori possibili soluzioni per la salvaguardia delle risorse terrestri e la tutela del nostro ecosistema. A tal proposito, il tema della trasparenza e della rendicontazione rivestono un ruolo centrale affinché possa essere promossa una valutazione positiva (e di conseguenza concedere i relativi benefici economici e non) ai soggetti che contribuiscono attivamente alla tutela delle risorse comuni ed alla creazione di un sistema aziendale basato sulla definizione di “capitalismo degli stakeholders”.

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