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Footprint calculator, perché calcolare l’impronta ecologica del Pianeta

L’umanità sta consumando le risorse naturali del pianeta a un ritmo insostenibile, depauperandolo come se si trovasse in un ecosistema pari per dimensioni a quasi due pianeti Terra: 1,75 per l’esattezza. Grazie alle indicazioni del footprint calculator si potrà invertire la rotta

Pubblicato il 05 Ott 2022

Perché utilizzare il footprint calculator per misurare l’impronta ecologica del pianeta? L’umanità sta consumando le risorse naturali a un ritmo insostenibile, depauperandolo, come se si trovasse in un ecosistema pari per dimensioni a quasi due pianeti Terra: 1,75 per l’esattezza.  Per provare a invertire questa tendenza il primo passo è quello di riuscire a monitorare costantemente questa dinamica, comparando la domanda di risorse che viene da singoli cittadini, istituzioni e aziende con l’effettiva capacità della Terra di rigenerazione biologica.

Che cos’è l’impronta ecologica in parole semplici

Il termine impronta ecologica, in inglese ecological footprint, è stato coniato negli anni ’90 del 1900 da Mathis Wackernagel e William Rees, ricercatori all’Università della British Columbia in Canada, e da allora questo sistema di calcolo ha progressivamente preso piede come indicatore della sostenibilità delle attività dell’uomo sulla terra. In parole povere, il footprint calculatore per misurare l’impronta ecologica serve per quantificare quanti ettari di bosco, terreni da pascolo, terreni coltivabili e mari siano necessari per consentire al pianeta di rinnovare le risorse man mano utilizzate dall’uomo con le sue attività, e di conseguenza per smaltire i rifiuti che queste attività generano. Si tratta quindi di un sistema che permette di mettere uno di fronte all’altro gli effetti del consumo delle risorse presenti sulla terra con l’effettiva disponibilità di queste risorse, anche in proiezione futura. Il bilancio in questo momento è negativo: questo significa che per fare fronte alle attività dell’uomo senza impoverire l’ecosistema sarebbero necessari, come dicevamo, 1,7 pianeti come quello in cui viviamo. Della misurazione di questi impatti e di dare un quadro esaustivo delle prospettive per la sostenibilità si occupa il Global Footprint Network.uno strumento di lavoro o quanto meno di analisi per i sustainability manager.

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Che cos’è un calcolatore di impronta ecologica?

Il “calculator” del Global Footprint Network consente di stimare l’impatto ecologico per singole attività, singole aziende, o anche per comunità cittadine o aree più ampie. Per chiarire il senso del footprint calculator per misurare l’impronta ecologica sarà utile specificare che non si limita a prendere in considerazione esclusivamente le emissioni di anidride carbonica o gas serra in atmosfera, ma integra questo parametro con una serie di altri indicatori che vengono ricondotti ai consumi medi della popolazione. L’obiettivo è di arrivare a una stima il più possibile attendibile della quantità totale di risorse naturali e servizi degli ecosistemi che vengono utilizzati, indicando contemporaneamente la superficie di ecosistemi terrestri e acquatici che sarebbe necessaria – in modo diretto e indiretto – queste risorse e per consentire all’ecosistema di riassorbire le emissioni prodotte da questa attività.

Chi ha inventato il termine impronta ecologica

A inventare il termine e la metodologia di calcolo, come dicevamo, furono all’inizio degli anni 90 del novecento Mathis Wackernagel and William Rees. Con il tempo questo termine è diventato un sinonimo dell’impatto dei comportamenti e delle attività dell’uomo sul pianeta, e per mettere a disposizione dei decisori politici, delle società e dei cittadini un patrimonio di dati che sarebbe stato utile per fare scelte consapevoli per la salvaguardia del pianeta, senza utilizzare parametri arbitrari, basandosi sulle informazioni fornite su ogni Paese dalle Nazioni Unite, quindi approssimativamente in un arco temporale che parte nel 1961 e arriva ai giorni nostri, con edizioni annuali che nel tempo sono diventate sempre più semplici da leggere e più accurate.

Perché è importante misurare l’impronta ecologica

L’impronta ecologica dell’umanità è il parametro che è in grado di fotografare il modo in cui l’uomo sfrutta l’ambiente: il risultato di questa fotografia è che l’uomo consuma in media il 175 delle risorse che il pianeta è in grado di rigenerare. Questo ha creato un allarme che ha portato all’accordo sul clima di Parigi del 2015 e alla necessità di pensare a economie rigenerative, che consentano al pianeta di rafforzare, invece che impoverire, le proprie risorse. “Di fronte alla necessita di rendere i nostri stili di vita compatibili con la salute del pianeta, Global Footprint Network ha compiuto un passo in più: finché la sostenibilità sarà vista come una scelta nobile e non come una scelta necessaria le azioni che si intraprenderanno saranno insufficienti – si legge sul sito del Global Footprint Network – la realtà è che tutti noi svolgiamo un ruolo in questo contento, che ce ne rendiamo conto o meno. E adottare un modello di ricercar della sostenibilità proattivo è una scelta centrale per avere successo”.

Qual è la differenza tra impronta ecologica e impronta di carbonio?

 Volendo sintetizzare al massimo, l’impronta di carbonio è uno degli elementi che servono al footprint calculator per misurare l’impronta ecologica. Se dell’impronta ecologica abbiamo già detto, sarà utile spendere ancora qualche parola sull’impronta di carbonio, che misura le emissioni di anidride carbonica e di gas serra e viene espressa in tonnellate di Co2 equivalenti. In sostanza, l’impronta di carbonio rappresenta il 50% dei contributi che concorrono alla formazione dell’impronta ecologica.

Quali sono i sei fattori che compongono l’impronta ecologica?

Per stabilire l’impronta ecologica è necessario sommare sei componenti: la superficie di terra coltivata necessaria per produrre gli alimenti, l’area di pascolo necessaria per produrre i prodotti animali, la superficie di foresta necessaria per produrre legname e carta, la superficie marina necessaria per produrre pesci e frutti di mare, la superficie di terra necessaria per ospitare infrastrutture edilizie e la superficie forestale necessaria per assorbire le emissioni di anidride carbonica dovute al consumo energetico del soggetto considerato. Il footprint calculator per misurare l’impronta ecologica utilizza come parametro l’“unità di superficie”, equivalente a un ettaro della produttività media del pianeta.

Qual è l’impronta ecologica media in Italia e nel Mondo

In base ai calcoli del Global Footprint Network, l’Earth Overshoot Day 2022, ovvero il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra, è caduto il 28 luglio. Questo vuol dire che da quella data in poi gli abitanti della terra hanno iniziato a essere “in debito” con il pianeta, quindi a sfruttare più risorse di quelle che la Terra sia in grado di rigenerare.

Dai dati del world overshoot day è emerso inoltre che per rigenerare tutte le risorse ed i servizi ecosistemici che l’umanità attualmente richiede al pianeta sarebbe necessaria la biocapacità di 1,75 Terre. Il 60% dell’Impronta Ecologica mondiale è costituito dalle emissioni di anidride carbonica. Per evitare un cambiamento climatico inarrestabile, è necessario azzerarle entro il 2050, senza aumentare le altre componenti dell’Impronta. Dai dati emerge inoltre che 3 miliardi di persone vivono in Paesi che producono meno cibo di quanto ne consumano e generano meno reddito della media mondiale: il cibo da solo occupa oggi il 55%, cioè più della metà, della biocapacità della Terra. 5,8 miliardi di persone, ovvero il 72% della popolazione mondiale, vive in un Paese che ha un deficit di biocapacità e che produce meno reddito della media mondiale. In altre parole, quest’anno, ben 156 giorni separano l’Earth Overshoot Day – ovvero il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra – dalla fine dell’anno: il perdurare da 50 anni di questa situazione di sovrasfruttamento delle risorse naturali significa che i deficit annuali si sono accumulati in un debito ecologico pari a 19 anni di rigenerazione del pianeta. Il risultato è un degrado diffuso degli ecosistemi e l’accumulo di gas serra in atmosfera. Ritardando l’Earth Overshoot Day di 6 giorni ogni anno, l’umanità riuscirà a rientrare al di sotto dei limiti di un pianeta prima del 2050. Per seguire il percorso ideale, definito dello scenario IPCC 1,5°C, dovremmo spostare la data di 10 giorni all’anno.

Considerando soltanto l’italia l’overshoot day è anticipato al 15 maggio, mentre l’impronta ecologica di ogni italiano è pari nel 2022 a 4,3 ettari globali per persona.

Quali Paesi hanno l’impronta ecologica più bassa

Prendendo come parametro l’overshoot day, i paesi con l’impronta ecologica più bassa nel 2022, quelli quindi più virtuosi, sono la Jamaica (20 dicembre), l’Ecuador (6 dicembre), l’Indonesia (3 dicembre), seguiti da Cuba (25 novembre), Iraq (24 novembre), Guatemala (14 novembre), Egitto (11 novembre) e Colombia (8 novembre).

Quali Paesi hanno la maggiore impronta ecologica

I paesi con l’impronta ecologica più alta, sempre tenendo come punto di riferimento l’overshoot day, sono il Qatar (10 febbraio), il Lussemburgo (14 febbraio), Canada, Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti (tutti accomunati dalla data del 13 febbraio), e a seguire Australia (23 marzo), Belgio (26 marzo), Danimarca (28 marzo) e Finlandia (31 marzo).

Come possiamo ridurre la nostra impronta ecologica

Tra i “decaloghi” che si moltiplicano con i consigli per ridurre l’impronta ecologica, indichiamo in questa sede quelli riportato dal sito dell’Unione Europea rivolto ai giovani, che offre una serie di consigli su prodotti alimentari, abbigliamento, trasporti, energia e rifiuti.

Prodotti alimentari: per ridurre l’impronta ecologica è importante consumare prodotti locali e stagionali, limitare il consumo di carni, in particolare quelle rosse, scegliere il pesce pescato in maniera sostenibile e quando si va a fare la spesa usare borse riutilizzabili ed evitare prodotti con imballaggi in plastica eccessivi.

Abbigliamento: per ridurre l’impronta ecologica sarà importante prendersi cura degli abiti, provare a scambiare, prendere in prestito o affittare gli abiti, oppure a comprare quelli di seconda mano, e infine acquistare abiti realizzarti in maniera responsabile, ad esempio utilizzando materiali riciclati, o dotati di marchio di qualità ecologica.

Trasporti: per ridurre l’impronta ecologica sarà utile usare la bicicletta o i trasporti pubblici, scegliere con intelligenza quando e come guidare l’automobile e preferire il treno per la prossima vacanza

Energia e rifiuti: per ridurre l’improna ecologica si potrà ridurre il riscaldamento di 1ºC, ridurre la durata delle docce, chiudere l’acqua quando si lavano i piatti o i denti, spegnere i dispositivi elettronici e non lasciare in carica il cellulare quando la batteria è al massimo, non archiviare dati inutili nel cloud, scegliere prodotti efficienti sul piano energetico con un’etichetta “A”, limitare e riciclare i rifiuti.

Su ESG Smart Data una selezione e una sintesi delle ricerche e delle analisi sul ruolo e sulle prospettive della sostenibilità per le imprese e per le pubbliche amministrazioni.

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