Eventi

Sostenibilità sostenibile: ecco come l’ESG si mette al servizio della competitività

Un percorso a 360 gradi per analizzare tutte le dimensioni che permettono alle aziende di vivere la sostenibilità come un vantaggio competitivo con i contributi di Andrea Sartori, Senior Consultant, Responsabile Finanza Sostenibile, ALTIS – Alta Scuola Impresa e Società, Università Cattolica del Sacro Cuore, Filippo Cambieri, Proposition Sales Research & Portfolio Management presso London Stock Exchange Group, Refinitiv, Francesco Rizzuto, ESG Analyst, Investment Principles, Anima sgr, Francesco Fabbri, Head of Vendor Development, ENI, Stefano Fasani, Head of Procurement Innovation, People Knowledge & Change, ENI, Andrea Reghelin, Audit & Compliance Director, P4I, Sergio Fumagalli, Advisor Data Protection, P4I, Iacopo Nosari, Direttore di PmiReboot, ESG Data, Guido Cami, Presidente & CEO, Industrie Chimiche Forestali S.p.a.

29 Giu 2021

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Una delle principali certezze che accompagnano oggi la crescita di attenzione e di azione verso la sostenibilità è da collocare nella certezza che gli obiettivi si raggiungono solo se tutti fanno la propria parte, se si crea un “grande gioco di squadra”. La sostenibilità deve rappresentare un grande obiettivo comune per tutti. Ma c’è un’altra certezza non meno importante di questa, e riguarda il fatto che per le imprese la sostenibilità rappresenta una straordinaria occasione per conquistare o acquisire nuove forme di competitività, per generare nuovo valore. Ed è in questa prospettiva che le imprese sono chiamate ad affrontare una vera e propria trasformazione per arrivare a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità in modo economicamente sostenibile, ovvero per portare vantaggi tanto al conto economico quanto all’impatto ambientale e sociale. In questo modo la sostenibilità rappresenta una nuova opportunità di crescita e sviluppo del business che vale sia per le grandi aziende sia per le PMI di tutti i settori. Una trasformazione che assume valore nel momento in cui è misurabile sulla base di metriche condivise e in cui è possibile dimostrare il valore di un percorso e di miglioramento con obiettivi e risultati chiari e condivisi. Ed è qui che si colloca il ruolo dei rating ESG e la possibilità per le imprese di misurare e dimostrare il valore della loro trasformazione ambientale e sociale, un presupposto fondamentale anche per comunicarla in modo corretto e adeguato come un nuovo asset valoriale.

Per capire tutti i componenti di un una sostenibilità sostenibile e per valutare il ruolo dell’ESG, la testata ESG360 in collaborazione con P4I ha organizzato il webinar Sostenibilità sostenibile, ESG: le imprese italiane verso il futuro contando sui contributi di:

  1. Andrea Sartori, Senior Consultant, Responsabile Finanza Sostenibile, ALTIS – Alta Scuola Impresa e Società, Università Cattolica del Sacro Cuore
  2. Filippo Cambieri, Proposition Sales Research & Portfolio Management presso London Stock Exchange Group, Refinitiv
  3. Francesco Rizzuto, ESG Analyst, Investment Principles, Anima sgr
  4. Francesco Fabbri, Head of Vendor Development, ENI
  5. Stefano Fasani, Head of Procurement Innovation, People Knowledge & Change, ENI
  6. Andrea Reghelin, Audit & Compliance Director, P4I – Partners4Innovation
  7. Sergio Fumagalli, Advisor Data Protection, P4I – Partners4Innovation
  8. Iacopo Nosari, Direttore di PmiReboot, ESG Data
  9. Guido Cami, Presidente & CEO, Industrie Chimiche Forestali S.p.a.

La dichiarazione non finanziaria e il bilancio di sostenibilità

Andrea Sartori, Senior Consultant e Responsabile Finanza Sostenibile nell’area Consulenza di ALTIS – Alta Scuola Impresa e Società dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore

Uno dei fattori chiave per comprendere con quali modalità e quali prospettive la sostenibilità può essere sostenibile riguarda l’analisi delle opportunità e delle criticità relative alla rendicontazione di sostenibilità. Andrea Sartori, Senior Consultant, Responsabile Finanza Sostenibile di ALTIS, Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ricorda che ALTIS è un centro di ricerca, formazione e consulenza che dal 2005 si focalizza proprio sulle tematiche della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa considerando la sostenibilità non solo come obbligo etico, ma soprattutto come leva di sviluppo per impresa e comunità.

WEBINAR
21 Ottobre 2021 - 12:00
3D Experience nel Manufacturing: come si evolve la progettazione e produzione?
Automotive
IoT

PMI: a che punto siamo in termini di sostenibilità?

“Spesso si sente dire che le PMI hanno una sensibilità relativamente limitata all’ESG – osserva – . Non è esattamente così. Una ricerca del 2020 svolta dal Forum della Finanza Sostenibile analizza l’approccio delle PMI alla sostenibilità: oltre il 70% del campione aveva fino al 2019 attivato un’azione di sostenibilità nei tre ambiti dell’ESG (Environment, Social e Governance). C’è certamente una certa diffusione della capacità di intervenire sulle tre aree tematiche, ma con alcune differenze.

L’area ambientale è quella più pervasiva, maggiormente formalizzata, e comunicata: raccoglie il maggior numero di interventi con focus specifici su economia circolare, efficientamento energetico, digitalizzazione dei processi interni.

L’area sociale è piuttosto diffusa, ma con una scarsa formalizzazione e forte frammentazione degli interventi: formazione, sviluppo del capitale umano, welfare aziendale, catena di fornitura.

Meno presidiato l’ambito governance associato in modo poco immediato alla sostenibilità e di conseguenza poco comunicato. I principali limiti riguardano la scarsa propensione a formalizzare le politiche e non rientrano in un processo di pianificazione strategica costituito da obiettivi espliciti.

Sostenibilità e imprese, le PMI sono attive, ma comunicano poco

C’è poi una importante discrasia tra il forte attivismo in termini di sostenibilità e la limitata diffusione delle pratiche di rendicontazione della sostenibilità, vale a dire la redazione del Bilancio di Sostenibilità o del Report integrato che integra le informazioni ESG e di carattere prettamente finanziario. Molte imprese provvedono a raccogliere questo tipo di informazioni, ma solo il 7% le comunica. Una buona parte le usa esclusivamente a fini interni, altre le mettono a disposizione on demand degli stakeholder, il 31% non raccoglie alcun tipo di informazione ESG. Siamo in linea con l’indagine ISTAT sui dati 2016-2018, ormai superata, ma in ogni caso significativa, in cui solo il 4% delle PMI aveva pubblicato un bilancio di sostenibilità con un tasso di adozione che aumenta al crescere delle dimensioni delle imprese. Perché?

Al momento non ci sono risposte consolidate, “con il Forum Finanza Sostenibile abbiamo recentemente avviato un’indagine che mira a trovare risposte e rilevare le opportunità e le sfide che attendono le PMI”. Su una base empirica si possono prevedere le cause: la rpincipale è forse da individuare nella carenza di competenze specifiche, sulle quali hanno invece investito i gruppi industriali. Sartori sottolinea inoltre che non si è ancora diffusa e consolidata una chiara consapevolezza dei benefici della rendicontazione per il business a cui si affianca anche una certa ritrosia nella comunicazione.

Le spinte alla disclosure verso l’ESG

Nello sesso tempo però c’è un contesto che sta spingendo verso una valorizzazione dei risultati ambientali e sociali e in questo ambito si collocano proprio le logiche ESG. Sicuramente ci sono le spinte che arrivano dai clienti B2B sempre più impegnati a integrare i fattori ESG nella gestione della supply chain tramite piattaforme. Il covid ha a sua volta accelerato la consapevolezza degli impatti ambientali oltre che sociali e quindi le aspettative nei confronti di una evoluzione nella trasformazione dei modelli produttivi delle imprese. Accanto a questi fenomeni ci sono poi le richieste che arrivano dalla comunità finanziaria con gli investitori, gli analisti, le agenzie che integrano sempre più i fattori ESG nei processi di investimento e concessione del credito. Per le aziende più attente c’è uno scenario che può portare evidenti vantaggi o che può comportare in caso contrario una serie di rischi.

Nello stesso tempo poi c’è anche una spinta normativa molto forte (tra cui la Sustainable finance disclosure regulation, o SFDR, la tassonomia delle attività sostenibili, le EBA guidelines on loan origination and monitoring, solo per citare alcuni esempi) che crea un contesto nel quale le aziende possono iniziare a orientarsi con maggior precisione. Si nota inoltre anche un certo attivismo da parte delle associazioni di categoria che supportano le PMI fornendo linee guida e premiando le imprese più attive anche sul fronte della rendicontazione. In questo senso si osserva anche una crescente attenzione al tema reputazionale che in prospettiva di sviluppo determina o condiziona la possibilità di accedere a opportunità di business o a forme di attrazioni di capitali di rischio o credito, che sono appunto particolarmente importanti per qualsiasi percorso di sviluppo.

Il framework normativo: a che punto siamo

Allo stato attuale la legislazione europea e italiana non prevede per le PMI l’obbligo di rendicontare informazioni non finanziarie, se non per gli enti di interesse pubblico e per gli intermediari finanziari di grandi dimensioni. Si richiedono solo informazioni basiche in ambito ambientale e sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro. Recentemente una consultazione ha messo in discussione la normativa attuale valutando un’estensione degli obblighi anche alle PMI. L’opzione è stata però scartata per una serie di valutazioni legate alla proporzionalità: i benefici per il sistema finanziario erano inferiori ai costi di cui le PMI si sarebbero dovute sobbarcare. La nuova proposta normativa sottoposta al Parlamento Europeo prevede invece un’estensione dell’obbligo solo per le PMI sul mercato azionario e obbligazionario. L’European Financial Reporting Advisory Group EFRAG intende promuovere una rendicontazione specifica per le PMI entro il 2023 su base puramente volontaria, mentre nel medio lungo termine dovrebbe arrivare un’estensione degli obblighi e un supporto in termini di incentivi.

Lo scoring ESG: come dare un “voto” alla sostenibilità

Filippo Cambieri, Proposition Sales Research & Portfolio Management presso London Stock Exchange Group, Refinitiv

Misurare e dare un voto alla sostenibilità è una sfida che parte da lontano e che sta alla base dell’Environmental Social e Governance e delle logiche di miglioramento continuo, Vediamo con Filippo Cambieri, Proposition Sales Research & Portfolio Management presso London Stock Exchange Group, Refinitiv come sta cambiando il ruolo e l’attenzione allo scoring ESG in Italia, come viene utilizzato e quali prospettive apre alle imprese.

Le spinte alla disclosure ESG sono la base su cui Refinitiv, società  del London Stock Exchange Group ha investito da tempo. Il tema dello scoring Environmental Social e Governance sta cambiando sulla base di tre parole chiave: trasparenza, dinamicità e personalizzazione. Sempre più spesso investitori e stakeholder chiedono alle società che calcolano lo score ESG, l’algoritmo usato. Il data base ESG di Refinitiv si basa sulla copertura di 10.000 società nel mondo prese in eredità da Asset4 dove raccogliamo fino a 450 indicatori ESG pubblicati dalle singole società. Calcoliamo gli score ESG in forma disaggregata, come ad esempio le emissioni di CO2 o l’impatto sociale o a livello di management e ci occupiamo poi dell’aggregazione per ottenere due score totali: ESG e ESG Combined. Il “Combined” tiene conto anche delle controversie. Se ci si basa sui dati riportati si hanno a disposizione dati con frequenza annuale e questo non è sufficiente per l’investitore che ha bisogno di dinamicità. Si va poi anche nella direzione di utilizzare le news dei media, e la nostra fonte principale è rappresentata da Reuters, grazie all’intelligenza artificiale intercettiamo le news che possono avere un impatto sullo score ESG e le valutiamo.

ESG: come viene utilizzato dagli investitori

Ma come viene vissuto l’ESG a livello di capital investment e di conoscenza e valutazione del rischio da parte del mondo degli investitori? Sono ovviamente tante modalità, un esempio importante è rappresentato dall’utilizzo come fonte nella ricerca dell’alfa, dell’extra rendimento. In questo caso ci si basa sempre su dati fondamentali come il bilancio, il mercato, la finanza a questi si abbinano le stime dei broker, le previsioni sugli indicatori e a tutto questo si aggiunge poi il dato ESG che può essere lo score di Refinitiv o un dato personalizzato. Questo processo aiuta a definire le strategie di investimento. L’altro approccio riguarda invece la ricerca del best in class: ad esempio nella forma di ricerca delle imprese con i migliori indicatori ESG in un determinato settore.

Il tema del rischio ESG e delle scelte di investimento

Francesco Rizzuto, ESG Analyst, Investment Principles, Anima sgr

Con quali modalità i dati ESG vengono utilizzato dal mondo finanziario e con quale indirizzo sul piano della normativa. Francesco Rizzuto, ESG Analyst, Investment Principles, Anima sgr ci aiuta innanzitutto a capire come il mondo finanziario stia recependo e implementando le normative europee come la Sustainable finance disclosure regulation, o SFDR e le diverse leggi sulla finanza sostenibile.

“La Sustainable finance disclosure regulation è entrata in vigore il 10 marzo del 2021 e impone forti obblighi di trasparenza e integrazione dei fattori di sostenibilità nell’investimento – osserva – . Anima sgr nello specifico aveva già integrato fortemente diverse strategie ESG nel proprio processo di investimento. La nostra realtà poi si è mossa nel monitoraggio dei fattori avversi, con misurazioni sintetiche su quanto un portafoglio finanziario rispetti criteri ESG, come le emissioni di CO2, il rispetto di politiche aziendali che garantiscano la tutela del personale, il rispetto di diritti umani, sociali ecc. Abbiamo scelto indicatori che sintetizzano questi rischi nei portafogli e negli investimenti nei nostri prodotti: per questo prestiamo grande attenzione ai criteri ambientali, sociali (alle policy di anti-corruzione) e alla governance”.

Un ruolo importante è svolto naturalmente dall’utilizzo dei rating ESG. “In questo senso Refinitiv rappresenta un provider di dati fondamentale – osserva –  perché ci supporta in questa fase di analisi Environmental, Social e Governance che non saremmo in grado di svolgere internamente con la garanzia dell’indipendenza, per cui non ricade nel conflitto di interesse e ci garantisce l’autonomia nel giudizio delle società che abbiamo in portafoglio”.

Aspettative verso il ruolo dei rating e dei data provider

Rizzuto osserva che guarda al ruolo del rating e dei data provider anche come lo sviluppo di un processo di sensibilizzazione del pubblico e degli investitori istituzionali. Siamo nella condizione di vedere un uso sempre più diffuso di questi sistemi di rating mentre è allo studio una normativa europea che imporrà la divulgazione di dati non finanziari. Anche nella prospettiva di questo scenario è ragionevole attendersi che i rating possano crescere di importanza e nello stesso tempo migliorare sul piano dell’accuratezza e della trasparenza delle metodologie.

ENI Open-es: una piattaforma per stimolare e accompagnare le imprese

Stefano Fasani, Head of Procurement Innovation, People Knowledge & Change ENI

Dall’aprile scorso ENI ha scelto di diventare parte attiva per il proprio ecosistema e in generale per il mercato con una piattaforma denominata Open-es per lo sviluppo sostenibile   dell’ecosistema industriale. Una iniziativa che avvicina l’ESG alle imprese anche di minori dimensioni e che semplifica i processi di gestione delle informazioni Stefano Fasani, Head of Procurement Innovation, People Knowledge & Change ENI e Francesco Fabbri, Head of Vendor Development, ENI ci aiutano a capire i mecccanismi di questo modello

Stefano Fasani sottolinea che Open-es nasce da un’esigenza molto pragmatica. La prospettiva è dello scambio di dati ESG lungo le filiere con  undoppio ruolo di cliente-fornitore nelle relazioni di business. L’esigenza primaria era quella di creare un metodo per raccogliere le informazioni delle PMI, senza fermarsi alla sola data collection, ma con focus nel fornire un supporto alle PMI in un percorso di consapevolezza e miglioramento sulle informazioni ESG, spostandoci dalla dimensione più burocratica a quella legata al valore del business sottostante a questo tipo di crescita con una prospettiva di filiera. La piattaforma vuole anche offrire la possibilità al capofiliera di disporre della visibilità dei dati ai livelli successivi della catena. Il progetto ENI Open-es è stato realizzato con Boston Consulting Group e Google e si posiziona come un supporto dello sviluppo sostenibile delle imprese.

Una piattaforma ESG orientata agli standard

La piattaforma vuole rispondere alle esigenze delle imprese sui temi dei dati ESG. Ci sono aziende che chiedono questi dati nei processi di procurement e qualifica e ci sono esigenze di una reportistica di sostenibilità obbligata. La scelta Open-es è quella di mettere a disposizione una piattaforma aperta a tutto il sistema industriale con un approccio allineato agli standard internazionali che arrivano da vari “tavoli” come L’European Financial Reporting Advisory Group EFRAG e come il World Economic Forum WEF. Open-es vuole facilitare la vita delle imprese con un modello standard e un’architettura interoperabile consentendo all’azienda che una volta che ha caricato il dato possa utilizzarlo per diverse esigenze.

Open es come Marketplace di servizi per le performance delle imprese

Francesco Fabbri, Head of Vendor Development, ENI

Francesco Fabbri sottolinea a sua volta che Open-es è una piattaforma aperta che parte da un questionario in cui vengono richiesti all’utente una serie di dati e informazioni per indirizzare le aree di maggior presidio sulla base di metriche ispirate al modello definito dal World Economic Forum WEF. La struttura è basata su 4 grandi pillar: il Pianeta, le Persone, la prosperità economica e i Principi di governance aziendale e si sviluppa su una serie di criteri che prendono in considerazione le dimensioni aziendali, i settori di appartenenza, il livello di awareness, per arrivare alla comprensione del tipo e del livello di posizionamento, ovvero dei punti su cui un’impresa si può considerare esposta a un determinato livello di rischio.

Grazie a questo assessment si arriva a definire un piano di miglioramento della performance ESG, con una serie di indicazioni sugli ambiti di intervento che possono essere suggeriti ad una società, a partire da dati valutati per analizzare e certificare il posizionamento rispetto ai benchmark di riferimento o ai top performer. Il marketplace presente sulla piattaforma ha poi lo scopo di mettere a disposizione servizi anche di realtà terze che sono pensati per permettere alle imprese di migliorare le performance ESG.

Si tratta di servizi specifici correlati al questionario che potranno aiutare l’impresa a crescere lungo la dimensione indicata. In particolare, soprattutto nella prima fase, c’è una particolare focalizzazione sulla componente planet, ma si tratta anche di servizi di formazione, o finanziari, utili all’impresa per la propria crescita. Fabbri ricorda inoltre che Open-es è una piattaforma gratuita e aperta a tutti e oltre alle imprese che si misureranno con i criteri ESG presenta vantaggi anche per i partner e per le imprese capo filiera.

Stefano Fasani osserva infine che la struttura dei dati segue la logica della filiera, una stessa azienda può infatti avere il ruolo di cliente e di fornitore. Dal punto di analisi e di gestione di aziende capo filiera, la piattaforma offre la possibilità di un vero e proprio cruscotto della catena di fornitura con varie viste che permettono di individuare e analizzare le aree di maggior forza di filiera o le debolezze inserendole nei processi decisionali di procurement. Ed infine, c’è la possibilità di accedere a dati di una fetta importante del settore industriale suddivise tra varie aree: con statistiche aggregate di riferimento che consentono di disporre di una prospettiva che va oltre i criteri di obbligatorietà delle big company e che permette di coinvolgere e analizzare anche le imprese di minori dimensioni.

A meno di 2 mesi dal lancio la piattaforma conta più di 1.700 imprese a bordo con copertura internazionale e cross industry.

Sostenibilità ed ESG: come si devono preparare le PMI

Ma come si devono preparare le imprese che si pongono l’obiettivo di affrontare questi percorsi?  Andrea Reghelin, Audit & Compliance Director, P4I – Partners4Innovation e con Sergio Fumagalli, Advisor Data Protection, P4I – Partners4Innovation

In pochi mesi abbiamo vissuto tutti una vera e propria accelerazione in termini di attenzione verso i temi della sostenibilità e del business sostenibile, il mercato è cambiato e per tante imprese si presenta la necessità di riposizionarsi e di rispondere a questo cambiamento.

Andrea Reghelin, Audit & Compliance Director, P4I – Partners4Innovation

Andrea Reghelin ricorda innanzitutto che P4I grazie anche alle origini nel mondo della ricerca universitaria e alla missione di fornire e assistere le organizzazioni nel processo di digital transformation ha sviluppato una serie di competenze per rispondere alle esigenze legate ai progetti di sostenibilità. Questo approccio ha consentito di valorizzare sui temi della sustainability un forte legame con molti interlocutori, con il mondo della ricerca, con le Università, e con le associazioni. Nello specifico  P4I fornisce supporto alle imprese sui temi della sostenibilità da diverse prospettive: sul lato legale, in termini di tutela delle informazioni, nell’ambito dei progetti di trasformazione, di innovazione e  diIT governance, ma anche in termini di analisi dei dati, di creazione e gestione di smart operations nel mondo industriale e nel mondo sanitario. In termini di tematiche le competenze si esprimono in ambiti come la lotta alla corruzione, l’etica aziendale, il mondo dei sistemi di gestione, la sicurezza, la social accountability, la compliance in termini di data protection e di data security, l’economia circolare e la gestione delle supply chain, ma anche nell’area del personale e in generale dei progetti di innovazione digitale.

Gli ambiti impattati da progetti di sostenibilità sono naturalmente molto numerosi e coinvolgono tante e diverse tematiche. In particolare oggi le imprese hanno bisogno soprattutto di una guida per definire la propria strategia che sappia valorizzare la sostenibilità sotto tutti gli aspetti e in particolare come un nuovo asset per aumentare la competitività aziendale e non come un fardello che frena il business.

In questo senso la trasformazione digitale e l’innovazione imprenditoriale costituiscono una leva fondamentale per interpretare le opportunità legate alla sostenibilità e il digitale può contribuire fattivamente al raggiungimento dei 17 SDG delle Nazioni Unite e l’Agenda 2030. Ma da solo il digitale non basta, per quanto sia un vettore di sostenibilità, per quanto i Big data, l’Intelligenza Artificiale o la Blockchain possano aiutare occorre saperli utilizzare sia in relazione agli obiettivi di sostenibilità sia per perseguire gli obiettivi di business aziendali.

In questo senso occorre prestare la massima attenzione anche allo scenario normativo che è sempre più complesso e ricco di norme, il che testimonia dell’attenzione del legislatore all’ESG. Siamo davanti a un panorama molto vasto e in continua evoluzione: dalle varie forme di reporting obbligatorie o volontarie, alla crescita delle metriche ESG, al mondo delle normative volontarie in tema di social accountability, per arrivare al ruolo della gestione del personale e sono tanti altri gli ambiti di attenzione. La vera domanda per le imprese è: quali considerare e quali prediligere? Quali sono le metodologie più adeguate alle caratteristiche aziendali e agli obiettivi che si intendono raggiungere? Per le imprese è prima di tutto di tutto necessario partire dalla definizione di una strategia che sappia combinare gli obiettivi economici e gli impatti sull’ambiente e gli inpatti sociali sulla collettività.

Per quali motivazioni le grandi e le medie imprese italiane devono investire in ESG?

Sergio Fumagalli, Advisor Data Protection, P4I – Partners4Innovation

Sergio Fumagalli, Advisor Data Protection, P4I – Partners4Innovation mette a sua volta in evidenza che oggi, parlare di sostenibilità è certamente di moda ma che si tratta di un tema che le aziende devono affrontare progettando e disegnando un vero percorso di trasformazione. Ci sono motivazioni di carattere etico, importantissime non sufficienti e ci sono spinte sempre più vicine alle imprese come le richieste che arrivano dai consumatori, dalle nuove generazioni e che determineranno il mercato dei prossimi anni. Accanto a queste ci sono poi le spinte che arrivano dalla normativa. Per le imprese c’è la necessità di stabilire dei percorsi e di agire.

Il cuore del problema sta nel fatto che iniziare un percorso di sostenibilità significa agire sul valore delle imprese per il futuro, sia in termini di investimenti, sia per quanto attiene alla gestione del rischio. Perché se si vuole che il percorso di sostenibilità generi valore deve impattare l’azienda nel suo cuore.

Il percorso di sostenibilità: si parte dalla rendicontazione

Storicamente il punto centrale è quello della rendicontazione, e dietro a questo tema c’è un approccio orientato al miglioramento continuo, alla crescita e allo sviluppo del business. Questa visione deve saper incidere sul piano dell’operatività aziendale attraverso progetti di trasformazione che siano sostenibili economicamente e che siano nella condizione di traguardare un nuovo modello. Ed è solo con un percorso di crescita in una prospettiva di tempo medio-lunga che si riescono ad individuare obiettivi da perseguire e progetti che consentono di raggiungere l’obiettivo finale. Avere un programma di sostenibilità sostenibile anche dal punto di vista economico e organizzativo necessita prima di tutto di una serie di criteri di misurabilità e di conseguenza, di credibilità per la comunicazione al mercato. Poter dimostrare la propria sostenibilità consente in definitiva di competere meglio all’interno del proprio ecosistema.

L’UE ha un piano di investire in sostenibilità e digitale: ci dice che lo scenario su cui si giocherà la competitività nei prossimi dieci anni è definita da questi due grandi assi. La leadership sarà definita da chi sarà in grado di definire un percorso misurabile su queste due dinamiche.

Anche in questo senso la sostenibilità è un percorso, quando si decide di muoversi in questa direzione si inizia con momenti di misurazione intermedi con KPI specifici. Il tema della sostenibilità deve considerare il proprio stesso piano di sviluppo, l’utilizzo delle risorse che si attivano per raggiungere gli obiettivi, il cambiamento culturale e organizzativo dell’azienda. Occorre aver ben chiaro che non necessariamente si parte da zero, ma che occorre conoscere bene le proprie performance e la propria situazione. Le aziende spesso rispondono già ad una serie di stimoli che vanno però organizzati, valorizzati e comunicati sapientemente.

Il ruolo della comunicazione finanziaria nell’ESG

Iacopo Nosari, Direttore di PmiReboot, ESG Data

La sostenibilità non si improvvisa, occorre prepararsi e occorre avere il giusto supporto perché la sostenibilità sia effettivamente sostenibile e porti vantaggi concreti in termini di competitività aziendale. L’informazione finanziaria svolge un ruolo molto importante e come sottolinea Iacopo Nosari, Direttore di PmiReboot, ESG Data l’ESG sta entrando con forza nel linguaggio comune con termini come sostenibilità, economia circolare, green bond e sta cambiando il tessuto economico e sociale. Viviamo un’accelerazione rafforzata da programmi di investimento provenienti da tutto il mondo e l’economia del pianeta è catapultata in uno nuovo scenario. L’anno scorso con MarketInsight abbiamo deciso di dedicare una sezione alla sostenibilità. Dai temi finanziari abbiamo vissuto una crescita di interesse verso il ruolo delle PMI e la trasformazione ecologica rappresenta sempre di più un tema centrale per queste realtà, un tema che sta diventando un pilastro con cui l’Occidente riposizionerà la propria capacità produttiva condizionando il futuro della produttività. Se pensiamo che gli USA hanno deciso di dedicare 4 mila miliardi di dollari di investimento nella transizione ecologica e l’UE è a sua volta impegnata ingentissimi investimenti con il Next generation EU vediamo una prospettiva che unisce ecologia, digitale, resilienza.

Ma sappiamo anche che è sempre più importante comunicare gli investimenti e i cambiamenti legati alla transizione ecologica. Intanto perché con questa dimensione la grande azienda permette di far sapere a tutta la filiera la direzione in cui si sta muovendo il mondo e poi perché nella scelta del fornitore o del prodotto si valuta l’impatto all’interno delle tematiche ESG. La comunicazione è un passo strategico di  un processo che parte dalla trasformazione delle imprese.

ICF: una storia all’insegna della sostenibilità

Guido Cami, Presidente e AD di ICF, Industrie Chimiche Forestali

Ma per capire i percorsi e il ruolo della comunicazione è importante vedere anche i casi concreti come quello di ICF, Industrie Chimiche Forestali una case history all’insegna della sostenibilità e della competitività.

ICF è una realtà che opera nei mercati della chimica e degli adesivi, dove l’attenzione all’ambiente rappresenta una sfida costante e dove l’innovazione rappresenta un vero valore aggiunto. Guido Cami, Presidente e AD di ICF, Industrie Chimiche Forestali ricorda che la società nasce nel 1918 e produce da oltre 100 anni soluzioni per svariati settori. Guido Cami ci tiene a sottolineare che la sostenibilità è una componente fondamentale del DNA dell’azienda, è stata coltivata da anni perché è una vocazione che non si improvvisa e che tocca tutte le aree aziendali. Ricorda inoltre che nel 1998 l’azienda ha scelto di aderire al programma Responsible Care e in questo percorso di sviluppo la sostenibilità è sostanzialmente diventata un modo di essere e di vivere e di interpretare l’impresa.

Le scelte verso la sostenibilità hanno a loro volta dato una spinta concreta alla competitività dell’azienda. Cami ricorda che ICF dal 2018 è quotata nel segmento AIM, e ha visto una crescita importante nel proprio sviluppo grazie anche a scelte di sostenibilità che hanno premiato il suo posizionamento. Ma anche perché ,come tiene a sottolineare, un ruolo centrale è svolto dalle persone perché la sostenibilità è anche un tema di competenze e di collaborazione:. In questo senso il team è fondamentale e conta su figure come un direttore operativo, 4 persone che si occupano di HSE, un organismo di vigilanza composto da 2 persone, 7 figure legate alla tematiche di sostenibilità  nel consiglio di amministrazione. In questo scenario si colloca anche la scelta strategica su base volontaria, effettuata nel 2020,  di preparare il Bilancio di Sostenibilità.

WHITEPAPER
Mobility Manager: chi è, che cosa fa in azienda, le competenze e perché è diventato obbligatorio
Smart Mobility
Sviluppo Sostenibile
@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5