Green economy: perché è fondamentale per lo sviluppo economico sostenibile e per l’ESG
Parlare di obiettivi di sostenibilità o meglio ancora di sviluppo sostenibile implica oggi più che mai la necessità di portare l’attenzione verso le forme di sviluppo economico e tecnologico che consentono di mantenere e aumentare la crescita economica senza compromettere le risorse ambientali e sociali. Ed è proprio nell’incrocio tra queste due traiettorie, di responsabilità verso le risorse naturali e di responsabilità verso la capacità dei territori di generare ricchezza che si colloca la Green Economy. L’economia verde rappresenta a tutti gli effetti un modello di crescita che punta a creare valore con la massima attenzione alla riduzione delle emissioni di CO2, alla riduzione degli sprechi e al corretto consumo di risorse.
Ripensare il rapporto con l’ambiente, con l’energia, con le risorse alla base della Green Economy
La Green Economy è strettamente e direttamente legata al rapporto con l’ambiente e con le risorse naturali ma non si ferma “solo” a questi temi. Creare le condizioni per una economia verde significa mettere in campo azioni per ripensare la produzione, l’energia, la mobilità e le filiere perché siano più efficienti e meno dipendenti da materie prime critiche. Significa in concreto progettare forme di produzione sostenibile, di transizione energetica, di mobilità sostenibile, di supply chain sostenibili per contribuire alla creazione e al mantenimento di un ambiente sostenibile.
Il punto focale per la Green economy è quello di garantire che competitività e sostenibilità possano convergere, trasformando gli obiettivi climatici e regolatori in innovazione industriale.
Green economy come moltiplicatore di investimenti
Dal punto di vista economico la green economy agisce come un moltiplicatore di investimenti: spinge infatti la domanda di energie rinnovabili, di reti, di infrastrutture, di edilizia sostenibile e di architettura sostenibile e in generale uno sviluppo sempre più concreto verso l’economia circolare.
Ogni euro allocato su tecnologie pulite attiva competenze, cantieri, manutenzione e nuovi servizi, con effetti che vanno oltre il singolo settore.
Per le imprese, inoltre, significa ridurre il rischio: minori costi energetici nel lungo periodo, meno esposizione alla volatilità delle commodity, supply chain più resilienti.
La Green economy ha bisogno di green skill
Le prospettive di sviluppo della Green economy sono anche – e soprattutto – prospettive occupazionali. Per concretizzarsi l’economia verde ha bisogno di skill adeguati a partire dai green skill in generale. La transizione sostenibile si realizza solo grazie alla disponibilità di competenze appropriate come possono essere gli energy manager, i sustainability manager, gli specialisti LCA Life Cycle Assessment, gli operatori nei settori del waste management e del water management e tante altre figure che operano sui settori legati alla gestione delle risorse. Grazie anche a questa dimensione sociale la Green economy incide direttamente sull’attrattività dei territori che devono essere sempre più in grado di migliorare la capacità di trattenere talenti e investimenti.
La transizione ecologica è il secondo motore di crescita mondiale alle spalle dello sviluppo tecnologico
La Green Economy dunque non è più solo una visione di sostenibilità per il futuro, ma rappresenta una prospettiva di sviluppo economico strutturale. Anche se in questa fase le tante tensioni geopolitiche hanno distolto l’attenzione mediatica dai temi legati al cambiamento climatico, non mancano conferme sempre più importanti relative al fatto che la transizione ecologica rappresenta il secondo motore di crescita mondiale, superato solo dal comparto tecnologico.
Una occasione importante per fare il punto sulle prospettive della Green economy arriva con il report “Already a Multi-Trillion-Dollar Market: CEO Guide to Growth in the Green Economy“, realizzato da Boston Consulting Group (BCG) e World Economic Forum (WEF) (il report è consultabile in forma integrale QUI n.d.r) dal quale emerge, come primo grande dato di riferimento, un valore del mercato dell’economia verde superiore ai 5.000 miliardi di dollari nel 2024.
La crescita continua della Green Economy fino al 2030
Lo guardo più attento deve essere rivolto al futuro e all’orizzonte 2030. In questo senso le proiezioni del report per i prossimi anni indicano una traiettoria di sviluppo nella quale gli investimenti nell’economia verde dovrebbero crescere a un ritmo del 6% annuo (CAGR), portando il valore complessivo del comparto a oltre 7.000 miliardi di dollari entro il 2030.
Nella fattispecie questa espansione trova il proprio sostegno anche in una maggiore coerenza dal punto di vista delle normative nazionali e continentali con qualcosa come 142 Paesi, ai quali fa riferimento oltre il 76% delle emissioni globali, che hanno adottato obiettivi di neutralità climatica, alimentando una domanda costante di soluzioni per la decarbonizzazione.
Quali sono i settori più importanti per l’economia verde
Il report BCG – WEF offre la possibilità di analizzare quali sono i settori che stanno interpretando meglio le opportunità dell’a green economy. Ci sono nello specifico alcune industrie che, come si vede di seguito, ospitano tassi di crescita dell’economia verde decisamente più importanti rispetto alla media.
- Carbon & Methane Management: +15% CAGR.
- Food, Agriculture & Land Use: +14% CAGR.
- Circularity & Waste Management: +12% CAGR.
- Financial & Enabling Solutions: +9% CAGR.
- Industrials & Buildings: +7% CAGR.
- Adaptation & Resilience: +6% CAGR.
Adattamento e resilienza: un mercato da 1.100 miliardi che sta cambiando il profilo dell’economia verde
Un segnale cruciale per l’Europa è l’importanza crescente dei mercati legati all’adattamento e alla resilienza climatica. Queste soluzioni rappresentano ormai oltre il 20% degli investimenti complessivi legati al clima, con un valore annuo di circa 1.100 miliardi di dollari. E se un tempo la domanda era concentrata nel Sud Globale, oggi eventi metereo estremi e stress idrico rendono questi mercati fondamentali anche nelle economie avanzate. In Europa, ciò si traduce in una forte spesa per materiali edilizi resilienti; per sistemi di raffrescamento passivo e attivo; per tecnologie per la protezione del territorio e gestione del rischio climatico.
Performance aziendale: perché la green economy conviene alle imprese
I dati del report evidenziano che la Green Economy è un fattore determinante per la performance economica delle aziende. Tra il 2020 e il 2024, i ricavi legati alle attività low carbon sono cresciuti mediamente il doppio rispetto a quelli convenzionali.

Accesso ai capitali green ruolo dell’ESG
Le imprese che operano nell’economia verde non solo crescono più velocemente, ma godono di vantaggi significativi sui mercati finanziari anche grazie al miglioramento delle performance ESG. In grande sintesi i due principali vantaggi sono rappresentati da
- Valutazioni superiori: le società che derivano oltre il 50% dei ricavi dalla transizione mostrano multipli superiori del 12-15% rispetto ai competitor.
- Costo del capitale: queste aziende accedono a capitali a condizioni più favorevoli, poiché gli investitori premiano la minore esposizione alla stagnazione e ai rischi climatici.
In settori specifici, la differenza di crescita, come risulta dal report, appare in termini ancora più netti: nel comparto Consumer Discretionary, i ricavi green sono cresciuti di 3,9 volte rispetto a quelli convenzionali, mentre nell’energia il rapporto è di 2,3 volte.
La sfida della competizione globale: la Green economy in Cina, Europa e USA
Il panorama della Green Economy è caratterizzato da una forte competizione tra grandi aree economiche. La Cina guida la classifica con 659 miliardi di dollari investiti nel 2024, una cifra che supera di oltre il 50% quella del secondo investitore mondiale.
L’Europa, pur mantenendo un ruolo di primo piano con 410 miliardi di dollari, si trova sotto pressione competitiva. Gli Stati Uniti seguono con circa 300 miliardi di dollari. In questo scenario mondiale la sfida strategica per l’Unione Europea implica la capacità di trasformare la propria avanguardia regolatoria in una leadership industriale e tecnologica su larga scala, capace di generare occupazione stabile lungo tutta la filiera.
La transizione green come driver di crescita duratura
Per i CEO e i decisori politici, la sfida del prossimo decennio sarà trasformare il potenziale della Green Economy in valore economico tangibile, in innovazione e in tante e diverse forme di resilienza infrastrutturale. Presidiare questi fenomeni e questi mercati significa assicurarsi una posizione di riferimento in un contesto globale sempre più competitivo e orientato alla sostenibilità.
In questo contesto la green economy e l’approccio ESG rappresentano due leve complementari della transizione in cui la prima indica un modello di sviluppo orientato a ridurre impatti ambientali e uso di risorse, il secondo è l’insieme di criteri con cui investitori, stakeholder e regolatori valutano come un’organizzazione gestisce rischi e opportunità ambientali, sociali e di governance.
La green economy può essere considerata come la capacità di dare la “direzione” alla trasformazione industriale ed energetica mentre l’ESG è una sorta di dashboard per misurare, controllare e guidare questa trasformazione.
Il ruolo fondamentale della materialità
Il punto di contatto tra Green economy e ESG è rappresentato dalla materialità: dagli obiettivi di efficienza, di decarbonizzazione e di raggiungimento di modelli di economia circolare che devono essere tradotti in indicatori, target e piani verificabili con l’ESG.
L’ESG svolge un ruolo chiave di acceleratore per indirizzare e orientare investimenti, per garantire la governance e per arrivare a integrare la sostenibilità nelle decisioni. e nei processi di business.








