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Food italiano: l’ESG come vantaggio competitivo



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Secondo uno studio Deloitte realizzato con l’Università di Parma, oltre il 70% delle aziende agroalimentari italiane ha adottato strategie ESG misurabili. Crescono gli investimenti in economia circolare, tutela del suolo, packaging sostenibile e governance, mentre la gestione delle emissioni Scope 3 resta una delle principali sfide per il settore

Pubblicato il 25 mag 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



Food Italiano
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Food italiano, l’ESG sta diventando un vantaggio competitivo

Il rapporto tra mondo agroalimentare e sostenibilità è uno dei più ricchi di complessità e opportunità. In particolare, anche alla luce delle crescenti difficoltà legate alle catene di fornitura che impattano sulla resilienza di tante imprese (vedi anche il servizio sulla crisi legata allo Stretto di Hormuz n.d.r.) la sostenibilità non è più soltanto una risposta alle richieste del mercato o agli obblighi normativi, ma diventa un tema centrale e sostenziale per lo sviluppo.

In particolare, per il settore agroalimentare italiano sta diventando sempre più un elemento strategico in grado di incidere sulla competitività, sulla capacità di attrarre investimenti e sulla relazione con consumatori e stakeholder. In seconda istanza, nonostante un contesto economico caratterizzato da inflazione, volatilità dei prezzi delle materie prime e crescente complessità normativa, le aziende del comparto continuano infatti a investire in percorsi di trasformazione sostenibile.

Food italiano: sostenibilità e ESG come fattore si sviluppo

Una fotografia chiara di questa evoluzione arriva con il report “La sostenibilità nel food – Sfide e opportunità strategiche”, realizzato da Deloitte in collaborazione con l’Università di Parma. Lo studio analizza il livello di maturità ESG di un campione di aziende rappresentative del settore agroalimentare italiano e mette in evidenza una tendenza ormai consolidata: la sostenibilità è entrata stabilmente nelle strategie industriali delle imprese.

Le strategie ESG sono entrate nelle imprese del food italiano

Dalla ricerca emerge che oltre il 70% delle aziende analizzate dispone di strategie ESG specifiche e misurabili, mentre la quasi totalità considera i temi ambientali e sociali come fattori determinanti per la crescita futura. Un segnale che testimonia come la sostenibilità non sia più percepita come un costo o un obbligo burocratico, ma come una leva concreta per creare valore.

ESG sempre più al centro delle strategie aziendali

Uno dei dati più significativi dello studio riguarda la diffusione delle strategie ESG all’interno delle imprese del comparto food. Il 70% delle aziende coinvolte nell’indagine dichiara per l’appunto di aver adottato obiettivi ambientali, sociali e di governance chiari e misurabili.

Filiera e tracciabilità fattori chiave del lo sviluppo del food italiano

Le aree considerate più rilevanti riguardano la trasparenza lungo la filiera, la tracciabilità delle materie prime, la responsabilità sociale, la riduzione degli impatti ambientali e la promozione di pratiche agricole sostenibili. Si tratta di elementi che stanno assumendo un peso crescente nelle decisioni aziendali e che influenzano direttamente il rapporto con consumatori, investitori e partner commerciali.

La ricerca evidenzia inoltre come alcuni temi siano ormai considerati prioritari dall’intero comparto. Utilizzo efficiente delle risorse, economia circolare, cambiamento climatico, gestione della forza lavoro e tutela dei consumatori risultano infatti materiali per il 100% delle aziende analizzate. Questo dato conferma come le sfide ESG siano diventate componenti strutturali del modello di business e non semplici tendenze di mercato.

Verso una governance della sostenibilità sempre più strutturata

La crescente centralità della sostenibilità trova conferma anche sul fronte della governance. Il 92% delle aziende ha istituito almeno un organismo dedicato alla gestione delle tematiche ESG, spesso con responsabilità dirette nell’indirizzo strategico e nel monitoraggio delle performance.

Si tratta di un passaggio importante perché dimostra come la sostenibilità stia progressivamente uscendo dalla dimensione della comunicazione aziendale per entrare nei processi decisionali e nella pianificazione industriale.

Particolarmente significativo è anche il dato relativo agli incentivi manageriali. Più della metà delle imprese del campione, pari al 56%, collega infatti una parte della retribuzione variabile del management e degli organi amministrativi al raggiungimento di obiettivi ESG. Una scelta che evidenzia la volontà di integrare concretamente la sostenibilità nei meccanismi di governo dell’impresa.

Economia circolare e tutela del suolo guidano la transizione ambientale

La dimensione ambientale continua a rappresentare uno dei pilastri delle strategie di sostenibilità del settore agroalimentare.

Secondo il report, l’81% delle aziende ha già implementato programmi specifici dedicati all’utilizzo efficiente delle risorse e all’economia circolare. Le iniziative riguardano principalmente la valorizzazione dei materiali, la riduzione degli sprechi e una gestione più efficiente dei rifiuti prodotti lungo la filiera.

L’obiettivo è duplice: da un lato ridurre gli impatti ambientali delle attività produttive, dall’altro migliorare l’efficienza operativa e contenere i costi in un contesto caratterizzato da crescente pressione sulle materie prime.

Cresce l’attenzione alla tutela del suolo

Accanto all’economia circolare emerge con forza anche il tema della tutela del suolo. L’80% delle aziende analizzate ha adottato programmi specifici in questo ambito, con un’attenzione crescente verso pratiche di agricoltura rigenerativa e tecniche agricole in grado di preservare fertilità, biodiversità e capacità produttiva dei terreni.

In particolare, le imprese di maggiori dimensioni stanno investendo in modelli agricoli che puntano a rigenerare gli ecosistemi, ridurre il consumo di risorse naturali e aumentare la resilienza delle produzioni rispetto agli effetti del cambiamento climatico.

Il ruolo delle energie rinnovabili e della riduzione delle emissioni

Anche sul fronte energetico emergono segnali incoraggianti. Oltre la metà delle aziende del campione, pari al 52%, ha registrato una riduzione delle emissioni indirette di Scope 2, in alcuni casi superiore al 30%.

Questo risultato è stato raggiunto principalmente grazie all’adozione di fonti energetiche rinnovabili e a interventi di efficientamento energetico che hanno consentito di ridurre il fabbisogno energetico delle attività produttive.

Packaging sostenibile: il traguardo del 2030

Uno dei temi che sta assumendo maggiore rilevanza nelle strategie ambientali del settore food riguarda il packaging.

Secondo lo studio, il 68% delle aziende ha già definito obiettivi quantitativi precisi per la gestione sostenibile degli imballaggi. L’impegno condiviso consiste nel rendere il 100% del packaging riciclabile, riutilizzabile o compostabile entro il 2030.

Si tratta di un obiettivo particolarmente sfidante che richiede investimenti in ricerca e sviluppo, innovazione dei materiali e riprogettazione dei processi produttivi.

La sostenibilità del packaging rappresenta infatti uno dei temi maggiormente osservati dai consumatori e dalle istituzioni europee, che stanno introducendo requisiti sempre più stringenti in materia di economia circolare e gestione dei rifiuti.

Scope 3, la sfida ancora aperta della sostenibilità

Le emissioni lungo la catena del valore restano una delle sfide più complesse e più articolate anche relativamente alla ricerca di strumenti adeguati. Nonostante i progressi registrati, lo studio evidenzia anche alcune aree in cui il percorso di sostenibilità risulta ancora complesso.

La principale riguarda le emissioni di Scope 3, cioè quelle generate lungo la catena del valore e non direttamente controllate dall’azienda. Rientrano in questa categoria, ad esempio, le emissioni associate ai fornitori, alla logistica, ai trasporti e all’utilizzo dei prodotti da parte dei consumatori.

Attualmente soltanto il 30% delle aziende dichiara di monitorare e rendicontare queste emissioni in modo strutturato.

La difficoltà deriva dalla necessità di raccogliere informazioni provenienti da una molteplicità di soggetti esterni, spesso distribuiti lungo filiere molto articolate e internazionali.

Tuttavia, proprio la gestione dello Scope 3 rappresenta una delle principali opportunità di miglioramento per il settore e uno degli aspetti che nei prossimi anni assumerà maggiore rilevanza anche alla luce delle nuove normative europee in materia di sostenibilità e reporting ESG.

Tracciabilità della filiera e lotta agli sprechi

Uno dei risultati più significativi emersi dalla ricerca riguarda la gestione della filiera.

Il 100% delle aziende analizzate dichiara infatti di aver implementato sistemi strutturati di monitoraggio e controllo delle materie prime. Questo dato testimonia il livello di maturità raggiunto dal comparto in termini di tracciabilità, sicurezza alimentare e controllo della qualità.

La capacità di conoscere con precisione l’origine e il percorso delle materie prime rappresenta oggi un requisito essenziale sia per garantire la conformità normativa sia per rispondere alle crescenti richieste di trasparenza provenienti dai consumatori.

Recupero degli scarti e riduzione dello spreco alimentare

Accanto alla tracciabilità emerge un forte impegno nella lotta allo spreco alimentare.

La quasi totalità delle imprese ha sviluppato iniziative finalizzate al recupero degli scarti di produzione, alla donazione delle eccedenze alimentari e all’ottimizzazione dei processi industriali.

Inoltre, il 64% delle aziende recupera sottoprodotti destinandoli all’alimentazione animale, contribuendo a ridurre gli sprechi e a valorizzare risorse che altrimenti verrebbero scartate.

Capitale umano e consumatori al centro delle strategie ESG

La sostenibilità nel settore alimentare non riguarda soltanto ambiente e risorse naturali. Anche la dimensione sociale assume un ruolo sempre più importante.

Per oltre il 60% delle aziende analizzate, soddisfazione del consumatore e responsabilità sociale rappresentano priorità strategiche di lungo periodo.

Qualità dei prodotti, sicurezza alimentare, trasparenza delle informazioni e valore nutrizionale vengono considerati elementi essenziali per costruire relazioni durature con il mercato e rafforzare la fiducia dei consumatori.

Il valore del capitale umano

Dalla ricerca emerge inoltre una significativa maturità nella gestione delle persone. Le aziende del comparto riconoscono il capitale umano come uno degli asset più importanti per sostenere innovazione, qualità e competitività.

Investimenti in formazione, sviluppo delle competenze, sicurezza sul lavoro e benessere organizzativo rappresentano sempre più spesso elementi centrali delle strategie ESG adottate dalle imprese del settore.

La sostenibilità come vantaggio competitivo per il food italiano

Secondo Valeria Brambilla, amministratore delegato di Deloitte & Touche, la sostenibilità ha ormai superato la dimensione della compliance normativa e della reputazione aziendale, diventando una leva concreta di competitività.

Le imprese che hanno saputo integrare gli obiettivi ESG nelle proprie strategie industriali stanno dimostrando una maggiore capacità di affrontare le incertezze del mercato, attrarre consumatori e trattenere talenti qualificati.

Una visione condivisa anche da Alessandra Cerruti, Partner Sustainability di Deloitte & Touche, che sottolinea come l’integrazione degli obiettivi ESG nella pianificazione industriale e finanziaria rappresenti oggi un elemento essenziale per migliorare l’allocazione delle risorse, monitorare le performance e rafforzare la trasparenza verso gli stakeholder.

Il futuro della sostenibilità nel settore agroalimentare

I dati raccolti da Deloitte e dall’Università di Parma delineano un comparto agroalimentare sempre più consapevole del ruolo strategico della sostenibilità. L’ampia diffusione di strategie ESG misurabili, l’attenzione alla governance, gli investimenti in economia circolare e il crescente impegno nella tutela delle risorse naturali dimostrano come il settore stia affrontando la transizione sostenibile con approcci sempre più strutturati.

Rimangono aperte sfide importanti, in particolare sul monitoraggio delle emissioni di Scope 3 e sulla gestione delle filiere globali. Tuttavia, il percorso intrapreso appare chiaro: per il food italiano la sostenibilità non è più soltanto un obbligo normativo o un elemento reputazionale, ma una componente essenziale della competitività futura. In un mercato sempre più attento agli impatti ambientali e sociali, le imprese che sapranno integrare efficacemente gli obiettivi ESG nelle proprie strategie saranno quelle meglio posizionate per cogliere le opportunità della trasformazione in corso.

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