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BCE, il rischio climatico entra nel valore dei crediti



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La Banca Centrale Europea estende i fattori climatici ai crediti verso imprese non finanziarie utilizzati come garanzia nelle operazioni dell’Eurosistema. L’obiettivo è proteggersi dai rischi della transizione green: per gli asset più esposti la riduzione aggiuntiva del valore potrà arrivare fino al 5%

Pubblicato il 26 ago 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



Rischio climatico crediti
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Punti chiave

  • Il rischio climatico impatta economia e giustifica l’integrazione nei processi di politica monetaria; la BCE estende i climate factors ai crediti usati come garanzie per l’Eurosistema.
  • Il valore del collateral sarà ridotto in base alla sensibilità climatica: fino a 5%, calcolato tramite stress settoriale, esposizione del debitore e durata residua.
  • Misura prudenziale che incorpora la transizione nel rischio finanziario, spingendo imprese e intermediari a migliorare misurazione e gestione per la politica monetaria.
Riassunto generato con AI


Il rischio climatico è diventato un tema centrale, prima di tutto, purtroppo, per la cronaca, con la moltiplicazione di eventi meteo estremi che sono ormai quotidianamente sulle prime pagine dei giornali unitamente alle tante problematiche legate ai fenomeni di siccità o, di gestione di allagamenti. Il rischio climatico è, non certo da oggi, un tema che presenta un impatto diretto sempre più rilevante sull’economia. Su ESG360 lo abbiamo trattato anche recentemente in una serie di servizi ricordando come rischi di mettere in pericolo il 6% del PIL, abbiamo analizzato le diverse tipologie di rischi in diverse aree del pianeta e abbiamo analizzato come il climate change entri nella gestione dei rischi.

L’integrazione del rischio climatico nella gestione delle garanzie utilizzate nelle operazioni di politica monetaria

Guardando al mondo bancario abbiamo dato spazio allo studio della BCE sucondo il quale le banche premiano le imprese più attente ai rischi climatici e adesso osserviamo con attenzione la scelta della Banca centrale europea di rafforzare l’integrazione del rischio climatico nella gestione delle garanzie utilizzate nelle operazioni di politica monetaria. Il Consiglio direttivo della BCE ha infatti deciso di estendere l’applicazione dei cosiddetti climate factors ad alcuni crediti idonei nei confronti di imprese non finanziarie presentati come collateral nelle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema.

La misura punta a proteggere maggiormente l’Eurosistema dalle possibili perdite di valore delle garanzie determinate dagli shock legati alla transizione verso un’economia a basse emissioni (rischi di transizione) e, più in generale, a rafforzare la resilienza del sistema di gestione del rischio della politica monetaria europea.

L’implementazione è prevista non prima della fine del 2027, mentre i valori dei fattori climatici saranno aggiornati annualmente per tenere conto delle informazioni più recenti disponibili sui rischi connessi al clima.

Dai bond ai crediti delle imprese

La decisione rappresenta un ulteriore passo nel percorso di risk management avviato dalla BCE per incorporare i rischi climatici nel proprio framework di collateral.

Il nuovo intervento estende infatti ai crediti verso determinate imprese non finanziarie il principio già introdotto per gli asset negoziabili emessi da società non finanziarie e dalle loro entità affiliate. Questa prima misura era stata approvata nel luglio 2025 ed è diventata operativa il 15 giugno 2026.

Il principio alla base del meccanismo è che anche le attività utilizzate dalle banche come garanzia per ottenere liquidità dall’Eurosistema possono essere esposte a rischi derivanti dalla transizione climatica. Un’esposizione che può incidere sul loro valore e che la BCE intende quindi considerare nella propria gestione prudenziale.

Perché la transizione climatica può incidere sul collateral

La BCE individua diversi fattori in grado di produrre shock climatici di transizione inattesi. Tra questi rientrano le modifiche delle politiche climatiche, l’evoluzione delle tecnologie, i cambiamenti nei comportamenti dei consumatori, il contenzioso legale e più ampi aggiustamenti macroeconomici.

Si tratta di trasformazioni che possono modificare rapidamente prospettive economiche, redditività e valore degli asset delle imprese maggiormente esposte alla transizione.

La questione diventa particolarmente importante nel momento in cui tali attività vengono utilizzate come garanzia nelle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema. In caso di insolvenza della controparte, infatti, l’Eurosistema potrebbe trovarsi nella necessità di liquidare il collateral proprio in una fase nella quale il suo valore è stato compromesso da uno shock climatico o di transizione.

Come funzionerà il climate factor della BCE?

Il meccanismo previsto dalla BCE introduce una relazione diretta tra sensibilità dell’asset alle incertezze climatiche e valore riconosciuto alla garanzia.

Quanto maggiore sarà l’esposizione del collateral ai rischi della transizione, tanto maggiore potrà essere la riduzione applicata al suo valore.

Il climate factor sarà determinato attraverso un punteggio di incertezza a livello di singolo asset, costruito sulla base di tre elementi principali.

  • Il primo è un fattore di stress settoriale derivato dal più recente climate stress test dell’Eurosistema;
  • il secondo riguarda l’esposizione del debitore alle incertezze connesse alla transizione;
  • il terzo considera invece la durata residua del credito.

Il modello permette così di differenziare la valutazione sulla base delle caratteristiche dell’attività e del soggetto debitore, oltre che del settore economico nel quale opera.

Qualora non siano disponibili informazioni sufficientemente dettagliate a livello di settore industriale o di singolo debitore, l’Eurosistema potrà ricorrere a dati settoriali o ad altre informazioni considerate adeguate alla valutazione del rischio.

Riduzione aggiuntiva del valore fino al 5%

La BCE ha fissato anche un limite all’impatto del nuovo meccanismo. La riduzione aggiuntiva massima del valore finale del collateral sarà pari al 5%, considerando sia le obbligazioni sia i crediti interessati dal sistema.

I valori dei fattori climatici applicati ai singoli crediti non saranno invece resi pubblici.

La misura non sostituisce gli strumenti già utilizzati dall’Eurosistema per la gestione del rischio, ma si aggiunge al framework esistente con l’obiettivo specifico di tenere conto delle incertezze finanziarie derivanti dalla transizione green.

In che modo il rischio climatico entra sempre più nella finanza?

La decisione segna un passaggio significativo perché porta il rischio climatico ancora più direttamente all’interno dei meccanismi attraverso cui vengono valutati gli asset finanziari.

Il cambiamento climatico e soprattutto la transizione verso un’economia decarbonizzata non vengono quindi considerati soltanto sotto il profilo ambientale o regolatorio. Diventano fattori potenzialmente in grado di incidere sul valore delle attività finanziarie e, di conseguenza, sulla gestione del rischio dell’Eurosistema.

La logica adottata dalla BCE è essenzialmente prudenziale: se un’attività presenta una maggiore sensibilità agli shock di transizione, il suo valore come garanzia deve riflettere anche questa componente di incertezza.

L’estensione del climate factor ai crediti delle imprese non finanziarie amplia quindi il perimetro entro il quale le variabili climatiche vengono considerate nella gestione delle operazioni di politica monetaria.

Perché rappresenta un segnale anche per imprese e sistema finanziario?

Pur trattandosi di una misura rivolta direttamente al framework delle garanzie dell’Eurosistema, la decisione può assumere una rilevanza più ampia. La crescente integrazione dei rischi climatici nella valutazione finanziaria contribuisce infatti a rafforzare l’importanza, per imprese e intermediari, della capacità di misurare e gestire l’esposizione ai rischi della transizione.

Politiche climatiche, tecnologie, cambiamenti della domanda e trasformazioni macroeconomiche possono modificare il profilo di rischio delle aziende e degli asset finanziari. Disporre di informazioni affidabili su questi elementi diventa quindi sempre più importante non soltanto ai fini della rendicontazione ESG, ma anche nei processi di valutazione economica e finanziaria.

Con la nuova decisione, la BCE compie così un ulteriore passo verso un sistema nel quale il climate risk viene trattato come una componente concreta del rischio finanziario, capace di incidere sulla valutazione delle garanzie e sulla capacità dell’Eurosistema di proteggersi dalle conseguenze di possibili shock di transizione.

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