L’Italia migliora, ma resta lontana dagli obiettivi dell’Agenda 2030
Nell’ambito dell’analisi condotta da ESG360 sulla situazione relativa al raggiungimento dei Sustainable Development Goals da parte dell’Europa nell’articolo L’Europa guida gli SDGs, ma il ritmo rallenta basato sui dati dello studio Europe Sustainable Development Report (ESDR), il report annuale che valuta appunto i progressi compiuti dai Paesi europei nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), abbiamo voluto focalizzare l’attezione in particolare sulle performance dell’Italia.
Ricordiamo, prima di entrare nel merito che l’Europe Sustainable Development Report (ESDR) è giunto alla settima edizione ed è basato sulla metodologia del Global SDG Index sviluppata dal Sustainable Development Solutions Network (SDSN) realizzato dallo SDG Transformation Center dell’SDSN in collaborazione con SDSN Europe e il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE). (In particolare chi volesse consultare il report integrale lo trova disponibile QUI).
L’Italia e lo sviluppo sostenibile
A dieci anni dall’adozione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, l’Italia continua a registrare progressi sul fronte dello sviluppo sostenibile, ma il cammino rimane caratterizzato da forti squilibri tra i diversi Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs). Il Paese presenta eccellenze riconosciute a livello europeo in alcuni ambiti, mentre continua ad accumulare ritardi strutturali in altri, soprattutto sul piano sociale e ambientale.
Secondo il Europe Sustainable Development Report 2026, l’Italia occupa il 17° posto tra i 35 Paesi europei monitorati, con un SDG Index pari a 72 punti. Il risultato colloca il Paese nella parte alta della classifica continentale, ma ancora distante dai leader nordici come Finlandia, Svezia e Danimarca, che superano gli 80 punti.
La fotografia complessiva evidenzia quindi un Paese che dispone di solide basi economiche, industriali e sociali, ma che fatica a trasformare queste risorse in un progresso uniforme su tutti gli obiettivi dell’Agenda 2030.
Italia e SDGs: l’innovazione e l’industria principali punti di forza
Tra gli SDGs nei quali l’Italia mostra le performance migliori figurano quelli legati alla competitività economica. La Commissione europea evidenzia infatti progressi significativi sugli obiettivi relativi a:
- istruzione e competenze (SDG 4);
- lavoro e crescita economica (SDG 8);
- industria, innovazione e infrastrutture (SDG 9).
Negli ultimi anni il sistema produttivo italiano ha accelerato gli investimenti nella digitalizzazione, nell’Industria 4.0, nella ricerca applicata e nella transizione energetica. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), insieme agli investimenti europei, ha contribuito a rafforzare infrastrutture, innovazione tecnologica e competitività delle imprese.
L’Italia continua inoltre a distinguersi per la presenza di distretti manifatturieri altamente specializzati e di filiere industriali capaci di coniugare qualità, innovazione e sostenibilità.
Economia circolare: uno dei settori nei quali l’Italia è il punto di riferimento europeo
Uno degli aspetti maggiormente riconosciuti a livello internazionale riguarda l’economia circolare. Da diversi anni l’Italia figura tra i Paesi europei con le migliori performance nell’utilizzo efficiente delle risorse, nel riciclo dei materiali e nella produttività delle materie prime.
La capacità di recuperare materiali, valorizzare gli scarti e sviluppare modelli produttivi circolari rappresenta uno dei principali vantaggi competitivi dell’industria italiana, particolarmente nei comparti della meccanica, del packaging, del vetro, della carta e del tessile.
L’entrata in vigore di nuove normative europee, come il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR) e il Digital Product Passport, potrà rafforzare ulteriormente questa posizione.
Salute e qualità della vita rimangono tra le eccellenze italiane nel rapporto Italia e SDGs
Anche sullo SDG 3, dedicato alla salute e al benessere, l’Italia continua a mantenere risultati superiori alla media europea. L’elevata aspettativa di vita, la qualità del sistema sanitario pubblico e gli indicatori di longevità rappresentano alcuni dei principali punti di forza del Paese.
L’invecchiamento della popolazione comporta tuttavia nuove sfide, tra cui l’aumento delle malattie croniche, la sostenibilità economica del Servizio sanitario nazionale e la crescente domanda di assistenza territoriale.
Il lavoro resta il principale nodo sociale
Accanto ai punti di forza permangono criticità che accompagnano il Paese da molti anni. Tra queste, il mercato del lavoro continua a rappresentare una delle principali sfide. Persistono infatti:
- bassa occupazione femminile;
- elevata disoccupazione giovanile;
- forte divario tra Nord e Sud;
- difficoltà di inserimento dei giovani qualificati;
- ridotta produttività in alcuni comparti.
Questi fattori limitano il pieno raggiungimento dello SDG 8, nonostante i miglioramenti registrati negli ultimi anni.
Le disuguaglianze territoriali continuano a pesare
Una delle peculiarità italiane riguarda l’ampio divario territoriale. Molti indicatori degli SDGs mostrano infatti differenze significative tra le regioni settentrionali e quelle meridionali. I divari interessano:
- occupazione;
- reddito;
- qualità dei servizi pubblici;
- infrastrutture;
- mobilità;
- innovazione;
- istruzione.
Ridurre queste differenze rappresenta una delle condizioni fondamentali per accelerare il raggiungimento dell’Agenda 2030.
Acqua e cambiamento climatico diventano una priorità
Tra gli ambiti che destano maggiore preoccupazione figurano la gestione delle risorse idriche e l’adattamento ai cambiamenti climatici. L’Italia è uno dei Paesi europei maggiormente esposti agli effetti della crisi climatica. Negli ultimi anni si sono intensificati:
- siccità prolungate;
- alluvioni;
- eventi meteorologici estremi;
- riduzione della disponibilità idrica;
- dissesto idrogeologico.
Questi fenomeni incidono direttamente sugli SDGs dedicati all’acqua, al clima, all’agricoltura e alla resilienza delle infrastrutture.
Biodiversità e consumo di suolo rappresentano la sfida ambientale più difficile
Anche sul fronte della biodiversità il quadro rimane complesso. L’Italia possiede uno dei patrimoni naturali più ricchi d’Europa, ma continua a registrare pressioni crescenti dovute a:
- urbanizzazione;
- frammentazione degli habitat;
- consumo di suolo;
- specie invasive;
- cambiamenti climatici.
La tutela degli ecosistemi diventa quindi una priorità sia ambientale sia economica, considerando il ruolo svolto dal capitale naturale nei settori agricolo, turistico e manifatturiero.
La transizione energetica procede, ma servono investimenti più rapidi
L’Italia ha accelerato negli ultimi anni la diffusione delle energie rinnovabili, l’efficienza energetica e gli investimenti nella decarbonizzazione. Tuttavia, il raggiungimento degli obiettivi europei richiederà un ulteriore incremento della capacità installata da fonti rinnovabili, il rafforzamento delle reti elettriche, lo sviluppo dei sistemi di accumulo e la crescita di filiere strategiche come l’idrogeno verde.
La competitività industriale dipenderà sempre più dalla capacità di coniugare sicurezza energetica, sostenibilità e innovazione tecnologica.
La sostenibilità diventa una leva di competitività
Uno degli aspetti più interessanti emersi dai più recenti rapporti europei riguarda il cambiamento di prospettiva. Gli SDGs non vengono più considerati esclusivamente un insieme di obiettivi ambientali o sociali, ma un indicatore della capacità competitiva di un Paese.
Per l’Italia ciò significa valorizzare alcuni vantaggi già esistenti — economia circolare, manifattura avanzata, qualità delle produzioni, ricerca e innovazione — affrontando allo stesso tempo le debolezze strutturali che rallentano la crescita sostenibile.
La sfida del 2030 sarà trasformare i progressi in cambiamenti strutturali
L’Italia dispone oggi di competenze industriali, capitale umano, eccellenze scientifiche e capacità imprenditoriali che possono consentirle di migliorare ulteriormente il proprio posizionamento europeo.
La sfida non consiste soltanto nel salire di qualche posizione nella classifica degli SDGs, ma nel trasformare la sostenibilità in un fattore stabile di sviluppo economico e sociale. Per riuscirci sarà necessario accelerare gli investimenti nella transizione ecologica e digitale, rafforzare la coesione territoriale, proteggere il capitale naturale e rendere sempre più integrate le politiche economiche, ambientali e sociali. Solo così l’Italia potrà contribuire in modo pieno al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 e consolidare il proprio ruolo all’interno della transizione sostenibile europea.













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