In questi ultimi tempi capita frequentemente di sentir parlare di carbon pricing a margine di qualche dibattito sulla competitività industriale. Agli effetti del prezzo del carbonio viene addebitato di rappresentare un freno o, per altri versi, un peso allo sviluppo economico. C’è chi non esita a definirlo come una nuova tassa, trascurando i benefici diretti e indiretti di questo meccanismo, prima di tutto per l’ambiente e in secondo luogo per le imprese che affrontano lo sviluppo e la crescita considerando anche i temi dell’innovazione ambientale.
Un aiuto per cercare di fare chiarezza sui reali valori “in gioco” con il carbon pricing ci arriva dal report “State and Trends of Carbon Pricing 2026” realizzato da World Bank Group (il report è disponibile in forma integrale qui n.d.r) nel quale si mostra chiaramente come le politiche di prezzo del carbonio sono diventate strumenti centrali per lo sviluppo sostenibile e la resilienza economica.

Che cosa si intende per carbon pricing
Prima di procedere è utile fare il punto su cosa si intende oggi per carbon pricing. A questo proposito va detto che il prezzo del carbonio rappresenta oggi un insieme di strumenti economici che attribuiscono un costo alle emissioni di gas serra. E si tratta di uno strumento economico che nasce con l’obiettivo di incentivare imprese e organizzazioni a ridurre la propria impronta climatica.
Quali sono i principi alla base del carbon pricing
Il principio del carbon pricing prevede che chi emette anidride carbonica (CO₂) o altri gas serra debba sostenere un costo proporzionale alle emissioni prodotte, in modo tale da rendere gli investimenti in tecnologie pulite e in efficienza energetica più convenienti.
Carbon tax ed Emission Trading System
I meccanismi attarevrso i quali il carbon pricing si concretizza sul mercato sono sostanzialmente due: la carbon tax, che applica un’imposta sulle emissioni, e i sistemi di Emission Trading System (ETS), nei quali le aziende acquistano o scambiano permessi di emissione all’interno di un tetto massimo stabilito dal regolatore.
Uno strumento per stimolare e pilotare processi di decarbonizzazione
Il carbon pricing è sviluppato con un meccanismo che ha lo scopo di stimolare (non di penalizzare) e orientare l’economia verso la decarbonizzazione, in quanto incorpora a tutti gli effetti il costo ambientale delle emissioni nelle decisioni di investimento e di produzione, favorendo l’innovazione e la competitività delle soluzioni a basse emissioni di carbonio.
Lo stato del carbon pricing nel 2026: la copertura arriva al 29% delle emissioni totali
Il report World Bank Group mette subito in evidenza che attualmente, il carbon pricing copre il 29% delle emissioni globali di gas serra attraverso 87 politiche implementate. Siamo ancora lontani dalla copertura globale ma si tratta di un dato che testimonia una crescita significativa rispetto a un decennio fa. E questa espansione è stata trainata nell’ultimo anno dall’attivazione di nuovi sistemi nazionali in paesi chiave come India, Giappone e Vietnam, oltre a nuove forme di carbon pricing in altri paesi. La traiettoria futura indica che, se i piani attualmente in fase di sviluppo in nazioni come Brasile e Turchia verranno portati a compimento, entro il 2030 quasi un terzo delle emissioni mondiali sarà soggetto a una forma di tassazione o scambio.
L’evoluzione del prezzo: un raddoppio in 10 anni
Ma il messaggio chiave riguarda l’evoluzione dei prezzi e la generazione di entrate pubbliche. Il prezzo medio globale del carbonio è raddoppiato negli ultimi dieci anni, passando da 10 USD/tCO2 nel 2016 a quasi 21 USD/tCO2e nel 2026, pur mantenendo forti disparità regionali, con l’Europa che guida con medie di 68 USD rispetto ai 4 USD dell’America Latina. Questa dinamica ha permesso alle entrate governative di superare per il quinto anno consecutivo i 100 miliardi di dollari, raggiungendo un record di 107 miliardi nel 2025.
È poi interessante notare come i sistemi di scambio di quote di emissione (ETS) abbiano ormai superato le carbon tax come principale fonte fiscale, contribuendo a oltre il 70% degli introiti totali. Gran parte di questi fondi viene istituzionalizzata per finanziare la transizione energetica e sociale, come dimostrato dai nuovi fondi in Giappone e nell’Unione Europea.
Il carbon pricing e l’effetto CBAM
Sul fronte del commercio internazionale, il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM) dell’UE, pur coprendo meno dello 0,5% delle emissioni globali, sta agendo come un potente catalizzatore per riforme politiche in tutto il mondo. Molti partner commerciali dell’Europa stanno accelerando l’implementazione di propri sistemi di prezzo del carbonio per mantenere la competitività industriale e allinearsi agli standard internazionali. Parallelamente, emerge un crescente sforzo verso l’interoperabilità e l’allineamento delle politiche per ridurre i costi amministrativi e migliorare la trasparenza tra le diverse giurisdizioni.

Come cambiano i carbon credit market con l’evoluzione del pricing
Per quanto riguarda i mercati dei crediti di carbonio, il report registra una fase di maturazione verso l’alta integrità. Sebbene i ritiri totali siano diminuiti del 10% nel 2025 le emissioni di nuovi crediti sono cresciute dell’8%. Il mercato si sta spostando decisamente verso la qualità e la trasparenza, con acquirenti disposti a pagare premi di prezzo significativi per progetti dotati di rating elevati o etichette di integrità come i Core Carbon Principles (CCP). Un segnale forte per il futuro è dato poi dagli accordi di offtake, triplicati a 12 miliardi di dollari nel 2025, che indicano una domanda massiccia e crescente per le soluzioni di rimozione tecnologica e naturale del carbonio.
Ricordiamo che gli accordi di offtake sono contratti di lungo periodo con cui un’azienda si impegna ad acquistare in futuro una determinata quantità di crediti di carbonio (oppure di CO2 rimossa dall’atmosfera) da uno sviluppatore di progetti, a un prezzo prestabilito o definito secondo criteri concordati. Per certi aspetti si tratta di un modello simile ai contratti di acquisto dell’energia (Power Purchase Agreement, PPA): invece di acquistare elettricità, l’impresa acquista in anticipo futuri crediti di carbonio.
Infine, l’operatività dell’Articolo 6 dell’Accordo di Parigi segna l’inizio di una nuova era di cooperazione internazionale. Il meccanismo centralizzato (PACM) ha emesso i suoi primi crediti provvisori per un progetto in Myanmar, e oltre 50 paesi hanno già stabilito quadri normativi per gestire i trasferimenti internazionali di esiti di mitigazione. Nonostante le incertezze macroeconomiche e la volatilità dei mercati energetici registrata all’inizio del 2026, il carbon pricing si conferma una pietra miliare resiliente e in continua espansione per le agende climatiche globali.
L’Espansione geografica e settoriale del carbon pricing
Nuovi giganti in Asia: i sistemi di India e Giappone
Il panorama globale dei carbon market è stato ridefinito dall’ingresso di nuovi attori chiave. L’India ha lanciato il suo Carbon Credit Trading Scheme (CCTS), un sistema basato sull’intensità delle emissioni che inizialmente copre otto settori energivori, con un volume stimato di 477 milioni di tCO2e. Parallelamente, il GX-ETS del Giappone è entrato nella fase obbligatoria, coinvolgendo oltre 700 aziende e coprendo più del 50% delle emissioni nazionali. Questi sistemi si affiancano a quelli di altri paesi portando a 87 il totale delle politiche implementate nel mondo.
Copertura delle emissioni e target 2030
Come già evidenziato, attualmente, gli strumenti di prezzo diretto coprono il 29% delle emissioni globali di gas serra (GHG). Se i piani in fase di sviluppo in Brasile, Thailandia e Turchia verranno attuati, entro il 2030 quasi un terzo delle emissioni mondiali sarà soggetto a tassazione o scambio. Un trend rilevante riguarda l’espansione settoriale: dal 2020, l’inclusione dei settori industriale e dei rifiuti è cresciuta rispettivamente del 44% e del 129%, superando la velocità di espansione nel settore elettrico.
Come si è arrivati al raddoppio dei prezzi in un decennio
Se il prezzo medio globale del carbonio ha raggiunto circa 21 USD/tCO2e la frammentazione regionale rimane estrema: l’Europa e l’Asia Centrale guidano con una media di 68 USD/tCO2e, mentre l’America Latina e i Caraibi si attestano su una media di appena 4 USD/tCO2e. Paesi come Singapore hanno registrato aumenti drastici, con un incremento dell’80% della carbon tax nazionale.
Volatilità e shock delle commodity
Il 2026 è stato caratterizzato anche da una forte instabilità dovuta allo shock petrolifero di marzo, che ha rimosso 10 milioni di barili al giorno dal mercato globale. Questo ha spinto alcuni governi, come quello irlandese, a posticipare gli aumenti programmati delle tasse sul carbonio per alleviare la pressione sui costi del carburante. Nonostante ciò, il mercato ha mostrato resilienza, con i prezzi negli ETS che sono cresciuti del 6,5% su base annua in termini reali.
La finanza del carbonio: entrate e investimenti
Record di Entrate Pubbliche
Le entrate globali derivanti da ETS e tasse sul carbonio hanno superato i 107 miliardi di dollari nel 2025. Oltre il 70% di questi fondi proviene dai sistemi ETS, consolidando la loro posizione come principale fonte di introiti fiscali legati al clima. La maggior parte delle entrate rimane concentrata nelle economie ad alto reddito, che rappresentano l’85% del totale raccolto in Europa e il 10% in Nord America.
Destinazione dei fondi per la transizione
Emerge un modello in cui i proventi sono istituzionalizzati per supportare obiettivi sociali ed economici. In Giappone, le entrate del GX-ETS servono a rimborsare i “GX Economy Transition Bonds“, destinati a progetti di transizione energetica. In Europa, il nuovo Social Climate Fund mobiliterà oltre 86 miliardi di euro entro il 2032 per sostenere l’efficienza energetica delle famiglie vulnerabili, attingendo ai ricavi del futuro sistema ETS 2.
Commercio internazionale carbon pricing
Il meccanismo di adeguamento alle frontiere dell’UE
Il CBAM dell’Unione Europea è entrato nella fase definitiva nel 2026, applicando un prezzo alle emissioni incorporate in beni importati come cemento, acciaio e idrogeno. Sebbene copra meno dello 0,5% delle emissioni globali, il suo impatto è catalitico. Alcuni paesi partner hanno già risposto.
Competitività e reazioni globali
Il CBAM ha innescato una corsa globale verso strumenti simili. Il Regno Unito prevede un proprio CBAM entro il 2027, e anche Turchia, Brasile e Thailandia stanno valutando o implementando strumenti di adeguamento. Questo scenario sta forzando i produttori extra-UE a migliorare l’intensità emissiva per mantenere la competitività nel mercato europeo.
L’evoluzione dei mercati dei crediti di carbonio
Il mercato dei crediti si sta spostando verso la qualità e la trasparenza. L’uso di etichette come i Core Carbon Principles (CCP) e i rating di terze parti sta creando una chiara differenziazione dei prezzi. Per i progetti di riforestazione (ARR), ogni gradino superiore nel rating di agenzie come BeZero o Sylvera è associato a un aumento medio del prezzo del 87%.
Domanda settoriale e CORSIA
Il settore dell’aviazione, attraverso il sistema CORSIA, sta diventando un driver di prezzo. I crediti pienamente idonei per CORSIA sono scambiati con un premio significativo, tra i 15 e i 22 USD/tCO2e, superando di gran lunga i prezzi dei crediti standard che oscillano tra 1 e 14 USD. Tuttavia, le emissioni di crediti indipendenti sono calate del 4%, riflettendo una maggiore cautela degli acquirenti e criteri di addizionalità più severi per i progetti di energia rinnovabile.
Articolo 6 e finanza strutturata
Operatività del Meccanismo di Parigi (PACM)
Sotto l’Articolo 6 dell’Accordo di Parigi, il 2026 ha visto le prime emissioni provvisorie di crediti dal meccanismo centralizzato (PACM) per un progetto in Myanmar. Oltre 50 paesi hanno ora quadri legislativi pronti per autorizzare trasferimenti internazionali di esiti di mitigazione (ITMO). Sebbene gli accordi bilaterali siano saliti a 108, le transazioni effettive rimangono limitate a causa dei complessi processi di autorizzazione nazionale.













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