Moda sostenibile, i CFO al centro della trasformazione ESG
Nel settore della moda la sostenibilità sta vivendo una fase del tutto speciale. Da un lato, l’impatto diretto e indiretto dei temi ESG sui conti economici delle aziende è sempre più tangibile: dal rispetto delle normative (vedi CSRD), ai costi legati alle emissioni di CO2, dalla volatilità delle materie prime alla sperimentazione e consolidamento di modelli di business circolari che stanno modificando profondamente l’economia del comparto. Il settore sta valutando in modo molto concreto la valorizzazione dei principi legati alla sostenibilità. Nello stesso tempo, però, dall’altro, l’attenzione del top management verso i temi ambientali e sociali sembra diminuire. Sembra di essere entrati in una fase in cui, per quanto importante, la sostenibilità non è così centrale come qualche tempo fa. E in particolare sempre superata da altre priorità come le tensioni geopolitiche (vedi criticità legate al blocco navale nello Stretto di Hormuz ), come anche i dazi commerciali o per altri verso dagli sviluppi legati all’intelligenza artificiale.
La moda sostenibile nell’analisi dei CFO
Importante sì, ma non più prioritaria. Sembra essere questo il quadro, in grandissima sintesi, che si coglie nella lettura del report Fashion CFO Agenda 2026, il nuovo studio realizzato da Boston Consulting Group (BCG) in collaborazione con Global Fashion Agenda (GFA). Basato sul confronto con oltre trenta Chief Financial Officer e senior executive di alcuni dei principali brand fashion internazionali e sull’analisi delle performance finanziarie di oltre 150 aziende del settore il report mette in diretta relazione le prospettive del sustainable fashion con le aspettative finanziarie delle imprese.
Il risultato pone il settore davanti a un messaggio dai contorni sempre più netti: la sostenibilità non può più essere considerata un tema separato dalla gestione economica dell’impresa. La moda sostenibile sta diventando, a tutti gli effetti, una questione finanziaria che richiede nuove competenze, nuovi strumenti di pianificazione e un ruolo sempre più centrale dei CFO.
La sostenibilità esce dai bilanci di sostenibilità ed entra nel conto economico
Uno dei dati più significativi emersi dal report riguarda il progressivo calo dell’attenzione che i vertici aziendali dedicano alla sostenibilità. Dal 2022 a oggi le citazioni di temi ESG nelle earning call dei principali gruppi fashion sono diminuite di circa un terzo.
Le discussioni strategiche si concentrano sempre più spesso su questioni considerate più urgenti, come la volatilità geopolitica, l’evoluzione delle catene di approvvigionamento globali, l’aumento dei dazi e l’impatto delle nuove tecnologie basate sull’intelligenza artificiale.
Tuttavia, secondo gli analisti di BCG, questa riduzione dell’attenzione non riflette una minore rilevanza del tema. Al contrario, proprio mentre la sostenibilità scompare gradualmente dal dibattito pubblico delle aziende, i suoi effetti economici diventano sempre più concreti e misurabili.
Un disallineamento strutturale tra attenzione dei CFO e minore importanza a livello di priorità
Il report parla apertamente di un “disallineamento strutturale” tra la crescente rilevanza finanziaria della sostenibilità e il livello di attenzione che essa riceve nei processi decisionali.
Molte aziende continuano infatti a gestire gli aspetti ESG come un tema di compliance o di reputazione, senza integrarli pienamente nella pianificazione finanziaria e nei processi di allocazione del capitale. Una situazione che rischia di esporre il settore a costi crescenti e opportunità mancate.
EPR, carbon pricing e materie prime: i nuovi costi della sostenibilità
Tra i fattori destinati a incidere maggiormente sui bilanci delle aziende fashion c’è la progressiva introduzione dei sistemi di Extended Producer Responsibility (EPR) per il settore tessile (leggi anche EPR tessile e sostenibilità).
La normativa europea prevede che entro aprile 2028 gli Stati membri introducano meccanismi di responsabilità estesa del produttore per la gestione dei prodotti tessili a fine vita. Parallelamente, mercati come Stati Uniti e Corea del Sud stanno adottando misure analoghe.
L’importanza di affrontare i costi legati all’EPR
Secondo le stime contenute nel report, per un grande operatore del mass fashion con ricavi compresi tra 5 e 10 miliardi di dollari, le commissioni EPR potrebbero arrivare a generare costi aggiuntivi fino a 60 milioni di dollari all’anno entro il 2030.
L’effetto economico potrebbe essere significativo: e potrebbe portare a un incremento del costo del venduto dell’1,1% e a una riduzione dell’utile netto di circa il 4%.
Moda sostenibile sul tavolo del CFO: il peso crescente della volatilità climatica
Un altro elemento di forte criticità riguarda le materie prime. Gli eventi climatici estremi registrati negli ultimi anni hanno già contribuito a un forte incremento dei prezzi di materiali fondamentali per l’industria della moda come cotone e lana, arrivati in alcuni casi a raddoppiare il proprio valore. La conseguenza è una crescente instabilità nei costi di approvvigionamento, con effetti diretti sulla pianificazione industriale e sulla prevedibilità dei margini.
Per le aziende diventa quindi sempre più importante sviluppare strategie di sourcing resilienti e capaci di gestire la crescente esposizione ai rischi climatici.
Il carbon pricing si avvicina alla filiera fashion
A rendere ancora più complesso lo scenario c’è anche il tema del carbon pricing applicato al mondo fashion. Attualmente circa il 28% delle emissioni globali è già coperto da meccanismi di tassazione o regolazione del carbonio. Secondo il report, nei prossimi anni tali sistemi potrebbero estendersi sempre più profondamente alle catene di fornitura del settore moda. Questo significherebbe trasferire progressivamente sul conto economico dei brand una quota crescente dei costi associati alle emissioni di Scope 3, cioè quelle generate lungo la supply chain.
Ma occorre guardare anche alle opportunità economiche della sostenibilità con lo sguardo dei CFO
Se da un lato i rischi economici aumentano, dall’altro il report evidenzia come la sostenibilità possa diventare una fonte concreta di creazione di valore. che deve essere adeguatamente valutata anche dai CFO.
L’analisi mostra che circa il 20% delle emissioni generate lungo la filiera può essere ridotto attraverso interventi che producono già oggi ritorni economici positivi. Si tratta principalmente di iniziative legate all’efficienza energetica, alla riduzione degli sprechi e all’ottimizzazione logistica.
A queste si aggiunge un ulteriore 50% di emissioni potenzialmente abbattibili con investimenti dal costo inferiore ai 10 euro per tonnellata di CO2, in particolare attraverso il passaggio a fonti energetiche rinnovabili nei processi produttivi. E per le aziende ciò significa ridurre la propria esposizione futura ai meccanismi di carbon pricing e migliorare la resilienza finanziaria.
L’impatto economico dei modelli basati sull’economia circolare
Ci sono poi importanti opportunità di sviluppo che emergono anche grazie ai nuovi modelli di business. Secondo il report, le aziende che hanno investito in strategie di economia circolare supportate da adeguate infrastrutture e da una chiara responsabilità finanziaria hanno registrato tassi di crescita a doppia cifra.
Particolarmente significativo il caso del mercato second hand, che ha mostrato performance superiori rispetto al settore fashion tradizionale durante l’attuale rallentamento economico e che viene stimato in crescita del 10% annuo fino al 2030.
Nonostante queste prospettive, molti CFO segnalano che le metriche di sostenibilità non sono ancora pienamente integrate nei sistemi di performance management e nella pianificazione finanziaria delle imprese.
Il nuovo ruolo del CFO nella trasformazione sostenibile
Il particolare secondo BCG, il Chief Financial Officer è la figura che può garantire un approccio rigoroso alla sostenibilità, valutando gli investimenti ESG con gli stessi criteri utilizzati per qualsiasi altra decisione strategica di allocazione del capitale.
Come sottolinea Filippo Bianchi, Managing Director & Senior Partner di BCG e Global Lead Luxury, i temi ESG stanno ormai ridisegnando concretamente l’economia del settore fashion. Per questo motivo gli investimenti in sostenibilità devono essere analizzati in funzione della loro capacità di generare sia ritorni economici sia impatti positivi misurabili.
Tre priorità chiave nella relazione tra moda sostenibile e CFO
Per rispondere in modo più completo ai temi che vedono la relazione tra sostenibilità e gestione finanziaria, il report individua tre direttrici di intervento principali.
Il controllo finanziario. Le metriche ESG devono entrare nei sistemi di reporting, negli indicatori di performance delle business unit e nella comunicazione verso gli investitori.
La pianificazione. I criteri di sostenibilità dovrebbero essere incorporati nei budget annuali, nelle decisioni di approvvigionamento e nelle strategie di pricing.
L’allocazione del capitale. Il CFO può infatti orientare investimenti, operazioni di fusione e acquisizione e fondi dedicati all’innovazione verso aree emergenti di creazione di valore, come i materiali innovativi e le infrastrutture circolari condivise.
Il ruolo chiave delle collaborazioni e delle filiere per accelerare la transizione
Un altro aspetto chiave del report riguarda il tema delle collaborazioni che devono caratterizzare il mondo fashion. Il principio di base riguarda il fatto che nessuna azienda può affrontare autonomamente le sfide della sostenibilità. Per ottenere risultati importanti è necessario costruire forme di collaborazione tra brand, fornitori e investitori, soprattutto nel caso di progetti caratterizzati da elevati investimenti iniziali.
Un esempio citato nello studio è il programma Future Supplier Initiative, che coinvolge sette grandi brand internazionali e oltre cinquanta fornitori tra Bangladesh e India in iniziative di decarbonizzazione della supply chain.
Grazie alla condivisione degli investimenti tra più attori, il costo di abbattimento delle emissioni può ridursi fino a 4-5 dollari per tonnellata di CO2, rispetto a una media di settore che si aggira intorno ai 30 dollari.
Ecco che la sostenibilità inizia ad essere trattata come una disciplina finanziaria
Una delle conclusioni del Fashion CFO Agenda 2026 riguarda il fatto che la sostenibilità non può più essere considerata esclusivamente un tema ambientale o reputazionale. L’impatto di normative come l’EPR, la crescente diffusione del carbon pricing e la volatilità delle materie prime stanno a tutti gli effetti trasformando l’ESG in una variabile finanziaria capace di incidere direttamente su costi, margini e competitività.
In questo contesto il CFO assume un ruolo sempre più centrale. Integrare la sostenibilità nei processi di controllo, pianificazione e allocazione del capitale significa trasformarla da obbligo normativo a leva strategica di creazione di valore e di competitività.












