Con la EPR Tessile, ovvero con la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) si in modo specifico anche al mondo dell’industria tessile il principio della responsabilità sull’intero ciclo di vita di un prodotto. Una responsabilità che comprende tutto il ciclo di vita di un prodotto e dunque anche le componenti relative al riciclo e allo smaltimento finale. L’EPR Tessile rappresenta dunque un meccanismo attraverso il quale le aziende sono tenute a gestire tutte le possibili conseguenze ambientali legate al ciclo di vita dei loro prodotti dal momento in cui sono progettati sino al momento in cui escono dal mercato. (Per saperne di più su: EPR o Responsabilità estesa del produttore)
Uno sguardo generale all’EPR, Responsabilità estesa del produttore
Come per tutte le categorie di prodotto l’EPR implica un impegno e una responsabilità precisa in termini di ripensamento e riprogettazione dei prodotti in modo tale da considerare – già in fase di sviluppo – come dovranno essere gestititi quando usciranno dal mercato. Una riprogettazione che ha lo scopo di permettere un reale controllo sulle fasi in cui prodotti cessano di essere utilizzati. Si tratta di un aspetto determinante nella gestione di un prodotto in particolare nel momento in cui esce dalle imprese o dalle case: una fase che è rappresentata dalla gestione dell’impatto relativo ai materiali con cui è realizzato. Da questo punto di vista un peso sempre più importante è da attribuire alla scelta di adottare materiali sostenibili. Una ulteriore dimensione collegata i temi EPR riguarda poi la capacità e la necessità di progettare e pianificare dei processi di manutenzione in grado di garantire il funzionamento dei prodotti per un periodo sempre più lungo e di pianificare dunque in modo sempre più preciso tutte le attività di manutenzione. Rientra poi in questa categoria di impatto anche la riduzione delle problematiche legate ai “fermi macchina” e ai relativi costi di gestione. Allargando ulteriormente lo sguardo rientrano nella responsabilità estesa del produttore anche le attività di recupero del prodotto stesso, la possibili forme di rigenerazione, il riciclo e le attività di recupero dei materiali.
I soggetti interessati dall’EPR
Nello specifico gli obblighi della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) riguardano due grandi tipologie di soggetti. Primariamente la normativa si applica alle imprese che progettano e producono beni e dunque al mondo della produzione. Tuttavia, il principio vale anche per le imprese che commercializzano in un paese europeo prodotti realizzati all’estero. E’ cioè importante sottolineare che a differenza di quanto si è portati a pensare l’EPR non si limita ai soli produttori.
Il percorso dell’EPR
L’EPR arriva dalla Direttiva (UE) 2018/851 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018 che modificava la Direttiva 2008/98/CE conosciuta come Direttiva Rifiuti con la quale si è avviato un piano per regolamentare il tema dei rifiuti puntando su riutilizzo e riciclaggio dei prodotti.
L’obiettivo primario della normativa riguarda la riduzione dell’impatto legato alla gestione dei rifiuti puntando sul passaggio all’economia circolare. E proprio in questo scenario la Direttiva (UE) 2018/851 ha voluto introdurre il concetto di Responsabilità Estesa del Produttore per definire, attribuire e controllare la responsabilità di produttori e imprese che commercializzano i prodotti sia per quanto attiene agli aspetti organizzativi sia per quanto riguarda tutte le componenti finanziarie.
Il sistema tessile italiano: come affronta l’arrivo dell’EPR Tessile
Il sistema moda e tessile italiano si trova di fronte a una svolta molto importante: l’adozione del principio della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR). Questa normativa, nata appunto da direttive europee nell’ambito delle politiche di economia circolare, mira a rendere produttori, brand, importatori e distributori responsabili dell’intero ciclo di vita dei loro prodotti, con particolare attenzione alla gestione dei prodotti non più utilizzati.
Nonostante l’importanza del cambiamento, i dati raccolti nel primo quadrimestre del 2026 evidenziano un panorama di incertezza. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) dovrebbe pubblicare il testo normativo entro l’anno, ma molte realtà non sono ancora pronte ad affrontare gli obblighi operativi che ne deriveranno.
I risultati del test Consorzio Ecotessili: un quadro di incertezza
Il Consorzio Ecotessili ha promosso un test di autovalutazione per rilevare il livello di preparazione delle imprese italiane. I risultati di questa indagine mostrano già da subito una lacuna informativa particolarmente significativa: il 41% delle aziende tessili non sa valutare se la normativa EPR le riguardi direttamente. Dato ancora più allarmante se si considera che, tra queste, il 70% rientra effettivamente nella categoria di “produttore” secondo i criteri normativi.
La scarsa consapevolezza delle PMI
Il test ha coinvolto prevalentemente piccole e medie imprese (80%), concentrate soprattutto nel Nord e Centro Italia.
A questo proposito Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecotessili, ha voluto sottolineare come la preparazione sul tema sia purtroppo ancora “parziale”. Sebbene l’85% delle aziende dichiari di conoscere in termini generale i temi legati all’EPR, nessuno afferma di conoscerla in modo approfondito. Il dato più allarmante poi riguarda il fatto che circa una realtà su sei è totalmente all’oscuro della materia.
Il coinvolgimento della filiera e del conto terzi
Un elemento distintivo del settore italiano è la forte presenza della manifattura conto terzi, che rappresenta circa la metà del campione analizzato. Sebbene queste aziende non siano direttamente soggette agli obblighi EPR, ci tratta di realtà che costituiscono un anello fondamentale della catena di fornitura. Saranno infatti chiamate a fornire dati e risposte ai propri committenti, rendendo la conoscenza della norma necessaria per l’intera filiera.
Il concetto di eco-modulazione
La comprensione del concetto di eco-modulazione è ancora più limitata, ferma ad appena il 30%. Lo scenario di riferimento è composto da un 40% di imprese che non conosce il ruolo dei consorzi nella gestione dei prodotti quando terminano di essere utilizzati. Nello stesso tempo però va evidenziato che il 77% è consapevole dell’obbligo futuro di doversi iscrivere a un sistema consortile.
La manifattura conto terzi, pur non obbligata direttamente, dovrà però fornire dati essenziali ai propri committenti. Da sottolineare poi che il 57% degli intervistati è a conoscenza dell’obbligo di effettuare dichiarazioni periodiche sui prodotti.
La prospettiva del Digital product passport
Il passaporto digitale di prodotto o digital product passport è noto quasi a tutti, ma pochissimi ne comprendono le reali implicazioni. L’EPR non riguarderà solo l’abbigliamento naturalmente, ma anche calzature, accessori e tessili per la casa. I produttori saranno responsabili di finanziare raccolta, riuso, riciclo e smaltimento dei capi a fine vita. Considerando che circa il 45% delle aziende opera sui mercati esteri, dove normative simili si stanno evolvendo appare necessario sviluppare strategie adeguate per affrontare questa prospettiva.
La necessità di investire in informazione e formazione
In questo senso il Consorzio Ecotessili sottolinea l’urgenza di investire in informazione e formazione per colmare le lacune attuali. Le imprese stesse manifestano un forte bisogno di essere accompagnate e formate in questa transizione. Imprese e istituzioni condividono infatti l’obiettivo finale del modello di promuovere la diffusione di esperienze e strategie per un’economia circolare con prodotti più durevoli e riciclabili.
Cosa prevede la normativa EPR nel settore tessile
Può essere utile a questo scopo rivedere i punti essenziali previsti dall’EPR e riflettere sul fatto che questa normativa impone ai soggetti coinvolti di finanziare e organizzare i sistemi di raccolta, riuso, riciclo e smaltimento dei capi a fine vita. Questo modello non riguarda solo l’abbigliamento in senso stretto, ma si estende alle calzature, ai tessili per la casa e agli accessori. L’obiettivo finale è incentivare la produzione di beni più durevoli e facilmente riciclabili.
Gli strumenti operativi: Eco-contributo e Passaporto Digitale
L’attuazione dell’EPR passa attraverso strumenti specifici che le aziende sono chiamate a gestire con strumenti adeguati:
- L’eco-contributo: si tratta del finanziamento versato dai produttori per sostenere la gestione dei rifiuti. Attualmente, solo la metà delle aziende intervistate dichiara di conoscerlo.
- L’eco-modulazione: solo il 30% delle imprese comprende questo concetto, che prevede una variazione del contributo ambientale in base alla sostenibilità del prodotto.
- Passaporto digitale di prodotto: sebbene quasi la totalità delle aziende ne abbia sentito parlare, pochissime sanno realmente cosa comporterà a livello operativo e di tracciabilità.
- Dichiarazione periodica: solo il 57% è consapevole dell’obbligo di rendicontazione periodica dei prodotti immessi sul mercato.
Il ruolo fondamentale dei consorzi
Per adempiere agli obblighi di legge, le aziende dovranno appunto iscriversi a un consorzio. Va ripetuto che ancora oggi il 40% delle imprese dichiara di non conoscere il ruolo di questi enti. E va sottolineato che i consorzi, come Ecotessili, non solo garantiscono la gestione ambientale completa dei rifiuti tessili (abbigliamento, calzature, accessori) nel rispetto delle norme, ma offrono anche assistenza strategica e percorsi formativi per accompagnare le aziende nel percorso di adeguamento.
Formazione e informazione per la gestione dell’EPR Tessile
L’introduzione dell’EPR non deve essere vista solo come un onere burocratico, ma come una transizione verso un modello di business più sostenibile. Tuttavia, la mancanza di una visione completa e la consapevolezza delle proprie lacune spingono le aziende a chiedere maggiori attività di informazione e formazione.
Giancarlo Dezio ha voluto poi sottolineare l’importanza fondamentale di avviare per tempo un percorso di avvicinamento alla norma. Le imprese che inizieranno a strutturarsi oggi, sfruttando gli strumenti di check-up digitale e di supporto dei sistemi consortili, avranno un vantaggio competitivo determinante quando la normativa diventerà pienamente operativa.












