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ESG e banking: il digitale al servizio di misurazione e rendicontazione

A fronte di un panorama normativo che sta ridefinendo il profilo della finanza sostenibile, il mondo bancario sta predisponendo misure e soluzioni per rispondere alla domanda di misurabilità e di reporting ESG. Un confronto sul tema con Giorgio Recanati, ABI Lab, Roberto Garavaglia, Matteo Boaglio, Intesa Sanpaolo, Elena Calderoni, Dedagroup Business Solutions e Dario Giordano, U.Di.Con.

Aggiornato il 28 Dic 2022

I relatori della tavola rotonda ESG, Misurabilità e Payment - da sinistra: Giorgio Recanati, Senior Research Analyst ABI Lab, Mauro Bellini, Direttore responsabile ESG360.it (moderatore), Dario Giordano, Ufficio Legale U.Di.Con. – Unione per la Difesa dei Consumatori. Sotto: Matteo Boaglio, Head of Institutional Special Projects and Policies, Dc Institutional Affairs, Intesa Sanpaolo, Roberto Garavaglia, Innovative Payments and blockchain Strategic Advisor, Coordinatore scientifico PagamentiDigitali.it, Elena Calderoni, Consulting Manager di Dedagroup Business Solutions

Misurabilità e valorizzazione delle performance di sostenibilità in tutte le possibili declinazioni e nel rispetto delle nuove normative. Questi tre concetti rappresentano oggi i punti qualificanti sui quali il digitale è chiamato a rispondere in modo innovativo contribuendo alla creazione di un nuovo rapporto tra sostenibilità e imprese.

Negli ultimi due anni abbiamo vissuto una vera e propria inflazione di messaggi legati alla sostenibilità. Qualsiasi azienda e organizzazione sente le necessità di posizionarsi in relazione ai temi più sensibili della sostenibilità con un effetto che ha portato a un oggettivo eccesso di comunicazione da cui è scaturita una crescita di attenzione da una parte, ma anche forme di diffidenza e di perplessità dall’altra.

Misurare la sostenibilità per conquistare la fiducia dei consumatori e ridurre i rischi di greenwashing

Nel corso del 2022 è senza dubbio aumentata la consapevolezza verso quella che è la risposta più naturale e più efficace a questa “sfiducia” e ai tanti rischi di greenwashing ai quali siamo tutti esposti, sia nel nostro ambito professionale sia nella nostra veste di consumatori. Misurabilità, controllo, rispetto degli standard, rendicontazione sono la risposta più efficace e più importante al rischio di non saper distinguere in modo chiaro cosa è effettivamente sostenibile.

Per tutti, istituzioni, imprese, cittadini e consumatori, il grande tema è rappresentato dalla necessità di garantire che alle tante promesse e agli impegni possano seguire poi i fatti. E anche su questo aspetto, la risposta può arrivare solo se si adottano soluzioni in grado di misurare i valori della sostenibilità con dati chiari e affidabili per procedere con una altrettanto affidabile rendicontazione.

Nello stesso tempo non si può trascurare che il quadro normativo per la finanza sostenibile e per l’ESG è in evoluzione soprattutto in Europa. Con l’approvazione della CSRD da parte del Parlamento europeo prima e del Consiglio d’Europa dopo, con l’arrivo della roadmap per la sustainable finance da parte dell’EBA, con gli standard in via di definizione dell’European Sustainability Reporting Standard (ESRS) EFRAG appare determinante per le aziende disporre di strategie, strumenti, modelli di riferimento per verificare il loro allineamento alla regolamentazione europea sulla sostenibilità finanziaria.

 

Questi temi sono al centro di una tavola rotonda con i contributi di

  1. Giorgio Recanati, Senior Research Analyst ABI Lab
  2. Roberto Garavaglia, Coordinatore scientifico PagamentiDigitali.it
  3. Matteo Boaglio, Head of Institutional Special Projects and Policies, Dc Institutional Affairs, Intesa Sanpaolo
  4. Elena Calderoni, Consulting Manager di Dedagroup Business Solutions
  5. Dario Giordano, Ufficio Legale U.Di.Con. – Unione per la Difesa dei Consumatori

Misurabilità e rendicontazione di sostenibilità fondamentali per l’ESG nel banking

Giorgio Recanati, Senior Research Analyst ABI Lab

 

Come si sviluppa oggi il rapporto tra sostenibilità e mondo banking? Quali sono i punti di riferimento in relazione alle tre dimensioni dell’ESG?

Come ABI Lab ci siamo resi conto che i temi della sostenibilità sono trasversali agli altri temi strettamente connessi all’ESG e all’innovazione che devono continuare a parlarsi per strutturare un percorso comune.

Una definizione moderna di sviluppo sostenibile è rappresentata dai 17 obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU che vanno ben oltre il tema dell’ambiente e che ripercorrono i 3 macro-driver dello sviluppo sostenibile: environmental, sociale e governance. I piani strategici delle banche hanno iniziato a introdurre obiettivi che ricalcano alcuni di questi SDGs.

Le banche sono fortemente impattate dall’evoluzione normativa che influisce sull’operatività. Pensiamo alla tassonomia delle attività economicamente sostenibili promossa dall’UE, all’obbligo di informativa per gli investitori rispetto all’ESG. Ma al contempo, iniziano ad esserci opportunità molto concrete di una impostazione strategica che punta a integrare le variabili ESG nel business bancario.

La dimostrazione che all’interno dei piani strategici delle banche si iniziano ad introdurre obiettivi di sostenibilità la si coglie anche negli obiettivi di abbattimento delle emissioni dirette di CO2. Come ABI Lab abbiamo fatto una rilevazione a cui hanno partecipato 12 banche rappresentative del 44% del totale attivo di settore a cui abbiamo chiesto se integrano nella propria strategia obiettivi di riduzione delle emissioni nei prossimi anni e la quasi totalità del campione è impegnata su questo obiettivo. Abbiamo poi chiesto se hanno adottato obiettivi di carbon neutrality e il 55% del campione è impegnata su questo percorso.

Davanti a questo scenario la domanda è come si procede in questo senso? Quali sono gli strumenti per agire?

Tutto parte dalla misurazione e quindi dalla raccolta di dati che devono essere strutturati e clusterizzati secondo standard internazionali per poter essere compresi e comunicati. Nel caso della riduzione delle emissioni, i punti di riferimento sono numerosi: efficienza energetica, azioni sulla flotta auto, energy management, space management, facility management, mobility management, sustainable procurement ecc. Alle logiche di saving e di efficientamento, si aggiunge anche il piano d’azione da adottare e da implementare per agire con forme di compensazione su tutto ciò che non si riesce a ridurre.

Il tema della comunicazione agli stakeholder è un altro piano importante e chi è incaricato di questo compito deve avere una visione precisa e dettagliata di tutto il processo che la banca o l’organizzazione sta seguendo. Nel caso specifico, la compensazione rappresenta l’ultimo passo a cui occorre prestare grande attenzione.

Alla necessità di misurare si deve aggiungere la necessità di collegare la componente tecnica con gli impegni legati alla comunicazione in modo da offrire dati precisi a tutti coloro che li devono valutare. La comunicazione è veramente molto importante e deve essere supportata da dati per evitare qualsiasi rischio di greenwashing.

Nell’ambito relativo agli impatti ambientali diretti c’è anche un tema di standardizzazione. Alcune banche avevano già iniziato a comunicare informazioni in queste direzioni, ma con strumenti di analisi differenti. Dal 2011 con l’Osservatorio Green Banking è iniziato un lavoro con le banche per adottare un linguaggio comune e per individuare fonti attendibili con riferimenti affidabili.

Si è scelto di puntare su GRI come standard globale di rendicontazione e si è iniziata l’analisi degli elementi di base di questo standard e delle metodologie adottate dalle singole banche. È stata in definitiva impostata una metodologia condivisa ed è stato avviato un processo di confronto tra le rendicontazioni realizzate per aiutare la verifica interna delle banche in merito alla solidità e qualità dei dati rendicontati.

Le emissioni di CO2 derivate dal riscaldamento degli immobili, ad esempio, permette la confrontabilità entro certi limiti tra banche di diverse dimensioni. Alcuni dati ci permettono di definire un primo quadro: il 73% delle emissioni dirette è dato dal riscaldamento, gas, gpl, gasolio, il 22% è addebitabile alla flotta auto e il 5% dai gas refrigeranti. È ben noto che una quota importante delle emissioni deriva dal mondo building ed è dunque necessario agire a livello di efficienza energetica. Ma gli ambiti sono diversi e la diffusione di soluzioni per la misurazione permette di individuare i problemi e identificare delle soluzioni, con importanti margini di risparmio.

La corretta misurazione, anche se difficile e subordinata a un percorso pluriennale, è alla base degli obiettivi prefissati e del relativo piano di attuazione. Sulla base di queste informazioni è possibile poi definire in modo coretto le azioni prioritarie. Per questo è molto importante che la metodologia sia trasparente, condivisa e verificabile. A sua volta la comunicazione deve essere chiara sugli obiettivi assunti e sulle modalità di raggiungimento, anche con dettagli su soluzioni e tecnologie che permettano di verificare la effettiva fattibilità di questo disegno.

Misurabilità: le risposte del digitale e della blockchain

Roberto Garavaglia, Innovative Payments and blockchain Strategic Advisor

 

Quale ruolo per l’innovazione digitale e la blockchain che va a supporto della misurabilità dell’ESG?

La misurabilità delle performance di sostenibilità rappresenta un tema che può trovare una ricca serie di risposte nell’ambito dell’innovazione digitale. L’impiego di tecniche di Intelligenza artificiale e Deep learning sono fondamentali in queste circostanze, così come lo sono, per obiettivi diversi, DLT e blockchain per creare reali condizioni di trasparenza nella comunicazione con stakeholder e shareholder.

A questo proposito è utile portare l’attenzione su cosa può significare, in questo contesto, tokenizzare un parametro o una misurazione e perché può essere utile prenderlo in considerazione ai fini della rendicontazione ESG. L’NFT è rappresentativo di un valore all’origine che deve essere misurato e autenticato. Premesso che la blockchain non può naturalmente garantire la genuinità ex ante, va affrontato il tema legato al passaggio di qualsiasi informazione off chain sulla blockchain, ma al netto di questo aspetto che è naturalemnte fondamentale, la valorizzazione di crediti compensativi tramite NFT permette di abilitare forme di trading su questi asset che semplificano in modo significativo la “dimensione” transazionale.

È nel momento in cui si adottano marketplace decentralizzati che occorre disporre di strumenti che garantiscano scambi, regolamento e compensazione di questi crediti, anche in assenza di un’entità centrale. A tal fine,  blockchain e NFT possono portare un significativo efficientamento dei processi.

Misurare correttamente le performance di sostenibilità rappresenta inoltre anche il fattore abilitante per prepararsi ai nuovi adempimenti normativi come, ad esempio, alla prossima CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive). La blockchain può permettere di creare nuove forme di automazione nei processi di rendicontazione e garantisce una maggiore trasparenza in termini di informazioni agli investitori e ai consumatori.

La blockchain e gli NFT possono infine aiutare a comunicare in modo corretto e coerente dati e informazioni relative alla sostenibilità. I consumatori e i cittadini che dialogano con le istituzioni chiedono di “partecipare” alle iniziative che afferiscono a un brand o a un’istituzione. La Blockchain e gli NFT rappresentano uno straordinario alleato perché consentono di condividere in modo attivo il valore di prodotti e servizi. Quando parliamo di valore partecipato rispetto agli asset di sostenibilità di un brand, lo pensiamo come un riferimento a shareholder e stakeholder che non vogliono solo assistere a questa trasformazione ma che intendono svolgere un ruolo attivo e la possibilità di trasformare questi strumenti in asset di valore rappresenta un punto di accesso e di coinvolgimento molto importante.

 

La grande sfida dell’ESG passa da una vera condivisione culturale di nuovi valori

Matteo Boaglio, Head of Institutional Special Projects and Policies, Dc Institutional Affairs, Intesa Sanpaolo

Il tema della misurabilità e tanto importante quanto difficile. Cosa significa per una organizzazione misurare la capacità di impatto, costituita in larga misura anche da attività intangibili e dalla valutazione di processi di cambiamento?

Nel momento in cui affrontiamo una evoluzione verso una impact economy dobbiamo partire dal presupposto che viviamo in una società economica che è multi-stakeholder per definizione. Vent’anni fa non era così, abbiamo vissuto una evoluzione sociale importante, anche in termini di crescita di consapevolezza. Oggi partiamo dal presupposto che siamo in un mondo migliore e che vogliamo collaborare alla creazione di un futuro migliore. In questo solco si colloca il lavoro sull’ESG.

In questo scenario abbiamo una importante priorità che è rappresentata dalla capacità di verificare, ovvero misurare, il valore delle nostre azioni e dei nostri progetti come contributo al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità. E non possiamo dare per scontato che sia facile misurare qualsiasi attività. Non è facilissimo rappresentare ad esempio a un board of director che un progetto specifico in ambito environmental o social abbia consentito a una impresa di aumentare il proprio valore anche dal punto di vista economico.

È difficile misurare l’impatto ma è il cuore di questa sfida che parte proprio dal presupposto di dimostrare questo valore. Per certi aspetti poi l’ESG si presta ad essere accomunata all’advocacy anche in ragione di un panorama normativo e di compliance che si sta definendo in modo sempre più chiaro e nel quale gli istituti di credito possono svolgere un ruolo e un compito sempre più attivo.

In poco tempo, abbiamo avuto l’approvazione della CSRD da parte del Parlamento europeo e del Consiglio d’Europa, è arrivato il nuovo European Sustainability Reporting Standard (ESRS) dell’EFRAG che si candida ad essere lo standard di reporting di sostenibilità, c’è poi stata la presentazione della roadmap per la sustainable finance da parte dell’EBA.

Tutti passaggi molto importanti che determinano una serie di impegni estremamente rilevanti per molte imprese. E il tema per molte realtà è anche quello di avere supporto e accompagnamento nelle azioni che permettono di verificare il corretto allineamento alla regolamentazione europea sulla sostenibilità finanziaria.

Questo scenario deve essere letto, per dirla in termini molto concreti, anche come una modalità per sviluppare business in maniera diversa, più completa. Prendiamo i tre termini fondamentali dell’ESG. La “E” di Environmental agisce sia sul climate a breve termine che sull’environmental a lungo termine. Ci sono forme di impatto molto concrete che stanno già cambiando prodotti e processi di produzione.

Se si guarda alla “S” di Social, si può parlare di Impact banking e si deve considerare il valore di sviluppare forme di business in maniera diversa e fare in modo che nel circuito del credito vengano coinvolti soggetti che per varie ragioni non lo sono stati storicamente, soggetti anche molto diversi tra loro come cittadini stranieri, giovani, startup o soggetti fragili.

Il terzo punto della “G” di Governance porta in evidenza i temi della trasparenza come fattore determinante per la diffusione di un ambiente multistakeholder come quello dell’ESG. Un ambiente nel quale è importante contare su una continua verifica delle proprie attività e della propria reputazione sul mercato in un confronto continuo con consumatori, associazioni, fornitori, istituzioni ecc.

Va poi aggiunto che uno dei rischi che si corre quando si affronta la sfida di misurare la sostenibilità è rappresentato dalla corretta qualificazione dei diversi “contenuti” che determinano il valore della sustainability. L’Impact Banking, la sustainable finance, le azioni di sostegno alla transizione Green e le iniziative che hanno una vocazione prettamente legata al sociale, come possono essere i progetti di charity, sono una componente fondamentale del modo in cui la sostenibilità crea nuove forme di valore. E per comprenderne la portata occorre considerare che non è affatto detto che i prodotti ESG compliant costino di più. Se si continua a sostenere il contrario il passo dal greenwashing è un attimo.

C’è poi un tema di “governo” della comunicazione. Si tende a dare per scontato che l’ESG piaccia a tutti. C’è molta attenzione da parte degli investitori, dei professionisti, è apprezzata da molti consumatori ma con delle distinzioni importanti: i giovani ne fanno una bandiera ma su altre fasce d’età non è altrettanto significativa.

In questo senso, le banche agiscono su diversi verticali, quattro in particolare sono oggi oggetti di attenzione: le misure e le politiche del credito per favorire la transizione delle PMI e quindi dare credito ad un pricing concorrenziale; la diversity per sostenere ad esempio l’imprenditoria femminile; le azioni di sostegno a progetti per contrastare il climate change, per un’agroalimentare più sostenibile e per un turismo a sua volta più sostenibile.

Nell’ambito circular si sta investendo in modo importante per portare sul mercato prodotti ridisegnati per garantire un impatto zero e si sostiene un percorso di evoluzione delle imprese affinché possano portare sul mercato prodotti nativamente sostenibili e concepiti in logica circolare, dunque con una organizzazione in grado di gestire le fasi di recupero e di reinserimento dei materiali nel circuito produttivo. Solo per fare un esempio, nei primi sei mesi di quest’anno sono stati erogati crediti circular economy compliant per il valore di 1 miliardo di euro.

Ci sono poi iniziative prettamente focalizzate sul sociale. La banca ha indirizzato investimenti molto importanti in questa direzione in progetti per la cultura, per il sostegno alle comunità durante la pandemia, per creare e sostenere progetti di inclusione destinati alle categorie più fragili. È evidente quanto siano importanti questo tipo di azioni, è importante misurarle e comunicarle correttamente affinché non siano in alcun modo confuse con greenwashing o marketing, e perché siano correttamente interpretate come una delle chiavi fondamentali di questo percorso di sviluppo, come forme di creazione di un valore veramente condiviso.

Un esempio in questo senso è rappresentato da un progetto che coordino e che si pone l’obiettivo di rispondere ai temi dell’inclusione finanziaria dei migranti nei paesi caratterizzati da una economia matura. Si tratta di un tema molto importante che invitiamo a considerare sotto tanti e diversi aspetti. Il primo è naturalmente quello di garantire gli stessi diritti e le stesse prerogative anche a chi parte svantaggiato senza dimenticare che una buona parte della popolazione italiana è composta da migranti che hanno e avranno una capacità crescente di incidere sull’economia ed è pertanto un valore collettivo la capacità di supportare e accelerare processi di integrazione.

 

Il digitale al servizio della misurabilità ESG come asset per la competitività del banking

Elena Calderoni, Consulting Manager di Dedagroup Business Solutions

La misurabilità delle “performance di sostenibilità” come valore aggiunto per tutta la filiera del valore ESG e come fattore abilitante per la creazione di nuove forme di competitività   

Il presupposto per analizzare il ruolo del digitale in merito ai percorsi di sostenibilità parte dal principio fondamentale che si può migliorare solo ciò che possiamo misurare. Il tema della misurazione è dunque “il vero grande tema” e le aziende lo stanno affrontando sulla base di due grandi criteri:

  • Il primo attiene al rispetto delle regole di compliance e agli impegni sempre più stringenti in ambito rendicontazione. La normativa europea sta procedendo aggiungendo nuovi tasselli nel quadro della standardizzazione, dalla Tassonomia alla CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive – che rafforza in modo significativo il raggio d’azione del reporting di sostenibilità
  • Il secondo driver con il quale le aziende approcciano al tema della misurazione attiene alla definizione della strategia ESG e nella sua integrazione all’interno dei piani industriali. Questo processo passa attraverso l’identificazione degli obiettivi, dei KPI e delle metriche che rappresentano gli assi cartesiani rispetto ai quali misurare i progressi di un percorso di sostenibilità. Misurare la sostenibilità non è solo una verifica puntuale della situazione nella quale ci si trova oggi, ma è la capacità di disporre di dati e strumenti appropriati che permettano di misurare nel continuo il raggiungimento degli obiettivi prefissati all’interno di una strategia di sviluppo sostenibile.

La misurabilità è quindi un fattore chiave per tradurre gli obiettivi di sostenibilità in piani di azione attraverso dei concreti progetti di investimento. Un contesto che valorizza il ruolo dei dati che sono al servizio concreto delle aziende impegnate a dimostrare come il rispetto delle logiche ESG permetta di dare vita a nuove forme di valore. La difficoltà e la sfida è quella di tenere insieme le tre dimensioni, i diversi “sistemi metrici” del mondo ESG (ambientale, sociale e di governance) in un unico framework di osservazione da parte dell’azienda.

I sistemi ci sono e la tecnologia è fattore abilitante: come Dedagroup Business Solutions con il nostro lavoro e partendo dai dati, siamo facilitatori dei processi di transizione mettendo in campo le competenze e la sensibilità necessarie per gestire piani efficaci di trasformazione sostenibile, con l’obiettivo di integrare la sostenibilità nei processi di business.

Per le imprese è oggi strategico poter disporre di piattaforme dedicate alla rilevazione e misurazione delle performance ESG delle proprie organizzazioni, in grado di gestire la grande eterogeneità e l’interoperabilità a livello di fonti dati, automatizzando i processi di data collection e data analysis sia per finalità di reporting su base storica sia per poter effettuare simulazioni su base previsionale.

Partiamo dalla consapevolezza che la sostenibilità è un tema trasversale, caratterizzato da una complessità che richiede di essere sistematizzata. Occorre un approccio ai dati appropriato, modelli applicabili in funzione della disponibilità del dato e in grado di scalare su metodologie di stima differenti ove il dato non venga fornito. Pensiamo ad esempio alla complessità di misurazione delle emissioni di Scope 3 all’interno della filiera, dove gli algoritmi di valutazione utilizzano i fattori di emissione per unità di prodotto se resi disponibili dal fornitore, i modelli possono applicare funzioni di proxy ove il dato non sia disponibile con una standardizzazione adeguata, o ancora utilizzare dati medi di settore, per ogni componente di prodotto o semilavorato nella catena di fornitura. Il tutto tenendo traccia della metodologia applicata, per garantire la confrontabilità del dato nel tempo.

E fondamentale contare su metodologie trasparenti per produrre misurazioni auditabili, confrontabili anno su anno e all’interno di un piano di transizione: la trasparenza è un grandissimo valore per l’azienda, fondante per la disclosure dei dati ESG, può incidere su diversi fattori, in termini reputazionali, in termini competitivi, nella valutazione per l’erogazione del credito. Per questo motivo sono necessarie tecnologie in grado di garantire il governo del contributo dei diversi attori che concorrono alla creazione e alla gestione del dato ESG, e la sistematizzazione delle fonti esterne per l’espressione dei dati di supply chain.

La misurazione del dato ESG richiede anche il governo delle tempistiche di rilevazione proprie delle metriche che si vanno a rappresentare, con profonde differenze ad esempio tra le rilevazioni in ambito lettera ‘S’ che possono seguire i tempi della rilevazione human resource, o nelle valutazioni delle emissioni di scope 2, solo per fare un altro esempio, dove la rilevazione dei consumi di energia elettrica assume un maggior valore integrando sistemi di smart metering e di space management, anche ai fini dell’ottimizzazione dei consumi.

Il fattore chiave è sempre rappresentato dalla centralità del dato che assume qui anche un valore economico: “misuro per controllare e ottimizzare i progressi dell’azienda rispetto al piano di transizione e ottimizzando genero un risparmio che va a beneficio della sostenibilità e del conto economico”.

L’approccio sistemico infine pone le basi per l’utilizzo di una piattaforma dedicata, che ha anche lo scopo di rendere gli elementi di osservazione dei dati ESG un vero e proprio asset aziendale, sia per i risultati che permette di esprimere sia per le valutazioni strategiche che consente di stimolare e valutare.

Mettere la sostenibilità in azione significa dunque misurare e monitorare i piani di transizione, con la capacità di proiettare la performance economico finanziaria accanto alle logiche di impatto ambientale e di sostenibilità, in una visione di lungo periodo per i singoli, per l’azienda e per il pianeta.

ESG e banking: misurare per tutelare i consumatori e gli investitori

Dario Giordano, Ufficio Legale U.Di.Con. – Unione per la Difesa dei Consumatori

Nella tutela del consumatore per quanto attiene agli ambiti della sostenibilità e dell’ESG la misurabilità rappresenta uno strumento concreto per mitigare tanti fattori di rischio

La sostenibilità è davvero una sfida complessa anche per quanto attiene la tutela di coloro che su questi valori sono chiamati a prendere decisioni ogni giorno: dai consumatori che decidono di premiare con il proprio acquisto un prodotto piuttosto che un altro in funzione delle sue performance di sostenibilità, piuttosto che un investitore che privilegia un fondo con caratteristiche green. Per affrontare il delicato tema della tutela occorre considerare che la sostenibilità è un concetto con diverse dimensioni e a me piace immaginarla dal punto di vista della profondità. Non esiste un punto di vista unico e assoluto che non debba essere in equilibrio con altri valori.

In questo quadro noi consumatori abbiamo un tremendo bisogno di dati certi e affidabili. La domanda di sostenibilità c’è, su questo non ci sono dubbi e quando c’è mercato questo viene aggredito da tanti player, non tutti trasparenti. Noi come associazioni dobbiamo essere attente a distinguere tutti gli elementi che possono aiutare nella scelta tra un prodotto A e un prodotto B.

È un tema difficilissimo, soprattutto perché i rischi sono tanti e perché occorre fare in fretta. Anche se è difficile, non occorre in alcun modo ritardare: il 2030 è dietro l’angolo e la grande sfida per tutti è quella di cambiare il modello di consumo da lineare a circolare. Tutti dobbiamo muoverci nella stessa direzione e il dato affidabile è lo strumento che può portare fiducia alle scelte di tutti.

La sostenibilità è un compito molto difficile, chi lavora per raggiungerla deve orchestrare tanti e diversi attori e dobbiamo anche considerare che non ci può essere una produzione sostenibile se non si arriva a costruire un consumo sostenibile. In questo senso, occorre anche ricordare che per certi aspetti siamo tra i primi della classe, nel percorso verso la sostenibilità, in Europa soprattutto e in Italia la sensibilità è molto alta. Questa consapevolezza è un germoglio da proteggere e da far crescere.

Il mondo bancario a mio avviso può fare in modo che questa tendenza sia correttamente indirizzata tramite gli strumenti di finanza sostenibile. Una risposta importante può arrivare dalla digitalizzazione, anche utilizzando la tecnologia per aiutare a misurare quello che è ancora difficile da misurare, ma soprattutto per aiutare il maggior numero di consumatori nell’accesso ai dati.

La tecnologia può e deve aiutare ad aprire quelle porte dietro le quali si cela l’informazione. Qualche decennio fa nessuno immaginava di improvvisarsi esperto di trading, recentemente si sono diffusi talmente tanto gli strumenti di trading che si può gestire “facilmente” da smartphone. La grande sfida deve essere quella di sfruttare anche le logiche mobile per semplificare, diffondere, amplificare la capacità dei consumatori di conoscere i dati relativi alle performance di sostenibilità delle aziende, dei prodotti, dei mercati o dei loro investimenti.

Il video completo dell’evento

SESSIONE - ESG: misurazione, rendicontazione e payment

SESSIONE - ESG: misurazione, rendicontazione e payment

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Articolo originariamente pubblicato il 28 Dic 2022

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