Decarbonizzazione

Zero Carbon Policy Agenda: Italia lontana dal target 2030

Secondo il report dell’Energy & Strategy School of Management Politecnico di Milano le previsioni di riduzione delle emissioni restano superiori agli obiettivi per 110 milioni di tonnellate di CO2.  

02 Nov 2022
Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Fonte: Report Zero Carbon Policy Agenda realizzato da Energy & Strategy della School of Management Politecnico di MilanoNella tavola: La riduzione di emissioni di CO2 generate dai pilastri di decarbonizzazione al 2030 in uno scenario caratterizzato da una situazione di tipo BAU, Business as usual

Zero Carbon Policy Agenda: il report

Il 2030 è sempre più vicino e per raggiungere i target di decarbonizzazione previsti per il nostro paese il tempo stringe e c’è una traiettoria che occorre correggere in fretta. Le previsioni dell’Energy & Strategy della School of Management Politecnico di Milano ci dicono purtroppo che al giro di boa di questa decade l’Italia non è nella condizione di centrare i propri obiettivi. Il 2030, fissato come momento di passaggio strategico nel percorso per arrivare alla neutralità carbonica UE del 2050 ci vede con 110 milioni di tonnellate di CO2 in più rispetto a quanto pianificato. L’analisi che emerge dalla prima edizione del report Zero Carbon Policy Agenda, realizzato dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano appare molto severa (leggi in proposito anche questo servizio). La quota di decarbonizzazione che il nostro paese riesce a raggiungere in termini di riduzione della CO2 si ferma a 44 milioni di tonnellate una cifra che corrisponde all’incirca al 25% di quanto stabilito nella roadmap di decarbonizzazione assegnata all’Italia nel percorso verso il 2050. Se non dovessero mutare queste attuali condizioni il contributo del nostro paese al raggiungimento della neutralità carbonica UE entro 2050 viene meno.

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110 milioni di tonnellate di CO2 in più rispetto a quanto pianificato: quali le cause

Ma quali sono le cause di questo grave ritardo? Per Davide Chiaroni, vicedirettore dell’Energy & Strategy, le ragioni sono da attribuire alla mancanza di “trasversalità” nella gestione dei percorsi di decarbonizzazione, ovvero dall’inadeguatezza di un approccio che non è in grado di considerare le relazioni tra le diverse azioni che consentono di ottenere risultati concreti in termini di riduzione delle emissioni. Nello specifico la Zero Carbon Policy Agenda porta l’attenzione su sei aree fondamentali di intervento che se gestite “insieme” sono nella condizione di abilitare una riduzione significativa delle emissioni. Aree che comprendono rispettivamente:

  1. le azioni volte allo sviluppo della produzione di energie rinnovabili
  2. la necessità urgente di adeguare le infrastrutture di rete,
  3. la diffusione di soluzioni per l’efficientamento energetico,
  4. la scelta di favorire soluzioni per la mobilità sostenibile,
  5. la creazione e lo sviluppo di nuovi modelli di produzione e consumo dell’energia come le energy communities,
  6. la diffusione di modelli industriali e di consumo basati sul paradigma dell’economia circolare.

La considerazione di Chiaroni riguarda in particolare la necessità di presidiare tutti i temi privilegiando una visione di insieme, in ragione del fatto che sono tutti in grado di portare risultati importanti solo se ciascuno concorre a questa trasformazione complessiva per la propria parte.

Emissioni di CO2: AS – IS e riduzione al 2030 nello scenario BAU Business as usual

Fonte: report Zero Carbon Policy Agenda – Energy & Strategy della School of Management Politecnico di Milano
Emissioni di CO2: AS – IS e riduzione al 2030 nello scenario BAU Business as usual

Europa -26% rispetto alle emissioni del 1990

 

Ma se l’Italia è in ritardo, qual è la situazione in Europa?

A livello continentale si è raggiunta una diminuzione delle emissioni pari al 26%, prendendo naturalmente come riferimento le emissioni prodotte nel 1990. Negli ultimi anni le performance in termini di azioni volte a migliorare la quota di riduzione sono migliorate, in particolare a partire dal 2005. E proprio il 2005 è stato l’anno peggiore in assoluto dal 1990 per il nostro paese in termini di quantità di emissioni in atmosfera, che hanno raggiunto quell’anno quota 591 MtCO2eq. Per l’Italia la diminuzione rispetto al 1990 è purtroppo ferma al 20%, dunque con una forbice di 6 punti percentuali che ci separa dalla media europea.

 

Trasporti, energia, industria: sfiorano il 60% delle emissioni

 

Ma dove si deve agire, in termini di settori, per recuperare e per riportare l’Italia sulla traiettoria corretta? La risposta arriva dall’analisi di una serie di fattori di cui i due primariamente importanti sono costituiti dalla sovrapposizione tra i settori che emettono la maggiore quantità di CO2eq e la loro capacità di trasformazione.

 In questo scenario troviamo che qualcosa come il 59% delle emissioni sono oggi in capo a tre comparti: i trasporti su gomma, in particolare le vetture utilizzate per i nostri spostamenti, la produzione di energia e calore e il mondo industriale. Riuscire a centrare l’obiettivo di una riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030 appare particolarmente sfidante. In valori assoluti significa gestire prodotti, servizi, processi industriali, mobilità e alimentazione eliminando in otto anni qualcosa come 184 MtCO2eq. Le performance del passato ci dicono purtroppo che non sarà facile raggiungere questo obiettivo e che occorre cambiare strategia anche perché il 2030 è un momento di verifica, un “tagliando” per il grande risultato relativo agli obiettivi di Net Zero Emissions che rientrano nella Long Term Strategy da raggiungere entro il 2050.

Emissioni per settore in Italia: scenario AS – IS

Fonte: report Zero Carbon Policy Agenda – Energy & Strategy della School of Management Politecnico di Milano
Emissioni per settore in Italia: AS – IS

Trasformazione energetica e trasformazione industriale nella prospettiva della Zero Carbon Policy Agenda

Per comprendere quale scenario abbiamo davanti occorre riflettere su alcune proiezioni.

La Zero Carbon Policy Agenda, invita a considerare diverse opzioni, che dipendono naturalmente dalle scelte politiche. Il punto di partenza di questa riflessione va collocato su una traiettoria di tipo BAU, ovvero di Business as usual: una situazione nella quale non sono previste discontinuità rispetto all’attuale situazione, in cui l’azione normativa si muove in continuità con quanto fatto finora. In questo scenario l’Osservatorio Energy&Strategy ha voluto calcolare il miglioramento in termini assoluti che deve essere raggiunto da ciascun settore per poter concorrere a colmare il gap tra il target fissato e l’obiettivo che si può raggiungere ragionevolmente.

Produzione di energia rinnovabile bene, ma non basta

Da qui al 2030 la produzione di energia e calore, dovrebbe mettere a segno una riduzione delle emissioni collegata a una importante diffusione di fonti rinnovabili. Diffusione rilevante ma non sufficiente per ridurre la forbice rispetto all’obiettivo fissato in una entità pari a 23 MtCO2. Per quanto in crescita fotovoltaico ed eolico in uno scenario Business as usual arrivano a 28 GW e a 15 GW quando invece dovrebbero raggiungere livelli ben più alti ovvero: 68 GW e 23 GW.

Non va meglio l’ambito della mobilità. Se non cambiamo abitudini, ovvero se vince il Business as usual le emissioni relative al trasporto su strada segnano un progresso importante grazie alla diffusione di vetture elettriche, ma siamo lontani dal target di una quota calcolata in 38 MtCO2. Nel complesso le emissioni segnano una riduzione entro il 2030 da 353 MtCO2 attuali a 309 MtCO2 ma per raggiungere i target UE dovrebbero scendere in modo assai più consistente, ovvero di 110 MtCO2 per arrivare a 199 MtCO2.

Un piano di azione trasversale per accelerare sugli obiettivi

La Zero Carbon Policy Agenda dell’Energy&Strategy si è posta l’obiettivo di non fermarsi alla individuazione delle criticità, ma di fornire al legislatore una serie di indicazioni che permettano di ridurre il divario tra le criticità di un percorso Business as usual e gli obiettivi di decarbonizzazione assegnati al nostro paese, In particolare il report invita ad attuare un’azione su più livelli

Il primo punto è rappresentato dall’invito alla predisposizione di una roadmap per la decarbonizzazione con un piano di lungo periodo e con una serie di obiettivi intermedi. L’orientamento è quello di creare un piano che sappia definire in modo chiaro il percorso per raggiungere ciascun obiettivo unitamente agli strumenti necessari, alle leve legate all’innovazione tecnologica e ai meccanismi di finanziamento e di incentivazione che possono aiutare tutti gli attori ad aumentare la motivazione.

In questo senso arriva anche la proposta che prevede la realizzazione di un’etichetta emissiva concepita per integrare l’impronta energetica e l’impronta carbonica di prodotti ed edifici, contribuendo a uno spostamento dell’attenzione dai consumi di energia alle emissioni.

Un altro tema importante è poi rappresentato dalla necessità di semplificare gli iter di autorizzazione e installazione per gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili a cui si dovrebbero aggiungere meccanismi di incentivazione per lo sviluppo di altre fonti di energia come idrogeno e come i biocombustibili. Lo sviluppo di questo percorso non può non passare da un forte impegno anche a livello di infrastrutture in termini di rete di trasmissione e distribuzione a cui deve essere affidato il sostegno del percorso verso l’elettrificazione.

Efficienza energetica ed efficienza “emissiva”

Nella roadmap verso la decarbonizzazione un ruolo chiave è svolto dall’efficienza energetica e in questo scenario non basta consumare meno energia, ma occorre consumare l’energia “giusta”. In questo senso il report invita a fissare obiettivi di riduzione delle emissioni e dei consumi di energia primaria, semplificare l’erogazione di incentivi ma subordinandoli a risultati chiaramente misurabili, lavorare inoltre sul “nuovo” nel mondo building in modo che da porre limiti più severi in termini di quantità di emissioni massime consentite. Per questo è importante predisporre normative chiare che consentano di favorire l’introduzione e l’utilizzo di tecnologie in grado di aiutare e favorire la decarbonizzazione. Se poi si guarda alla mobilità sostenibile il report invita a fissare obiettivi obiettivi e incentivi anche per la decarbonizzazione del trasporto merci e per il mondo “off-road”.

Un ulteriore tema cui il report dedica una particolare attenzione è legato alle comunità energetiche e alle filiere circolari, con interventi che permettano di facilitare la libera circolazione delle risorse tra realtà che appartengono alla stessa filiera e con il superamento delle complessità legare alla definizione di “waste” e “end of waste”.

Il grande tema della trasversalità secondo l’Energy&Strategy attiene alla convinzione che queste misure possono produrre i risultati attesi solo se si creano le condizioni per lavorare su tutte le misure in modo sinergico, diversamente il rischio è quello di ottenere solo risultati parziali e insufficienti per raggiungere i target definiti.

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