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CRCF: come l’Europa certifica la rimozione della CO₂


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Il Carbon Removal and Carbon Farming Certification Framework è il quadro volontario con cui l’Unione europea punta a certificare rimozioni di CO₂, carbon farming e stoccaggio nei prodotti. Regole comuni, verifiche indipendenti e registri dovranno aumentare qualità e trasparenza del mercato

Pubblicato il 22 set 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



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Punti chiave

  • Il CRCF è il primo sistema volontario UE, previsto dal Regolamento UE 2024/3012, per certificare rimozioni, carbon farming e stoccaggio in prodotti.
  • Definisce criteri QU.A.L.ITY (quantificazione, addizionalità, durata, sostenibilità) e classifica rimozioni permanenti (es. DACCS, BioCCS, biochar), pratiche agricole e prodotti durevoli.
  • Procedure: adesione volontaria, audit indipendenti, emissione unità solo dopo verifica e registri interoperabili; gestisce permanenza e rischio di reversibilità; mira a fiducia, meno greenwashing e possibile integrazione con EU ETS.
Riassunto generato con AI


Il Carbon Removal and Carbon Farming Certification Framework o CRCF, è il primo sistema volontario comune dell’Unione europea per certificare le attività che rimuovono carbonio dall’atmosfera (carbon removal), riducono le emissioni dei suoli oppure immagazzinano CO₂ in prodotti durevoli.

Il quadro è disciplinato dal Regolamento UE 2024/3012 e nasce per creare criteri condivisi in un mercato nel quale convivono tecnologie, metodologie e certificazioni molto differenti. Il suo obiettivo è aumentare la fiducia nelle rimozioni certificate, limitare il greenwashing e indirizzare finanziamenti verso progetti climatici di qualità.

CRFC: perché è necessario rimuovere la CO₂

La priorità della politica climatica resta la riduzione rapida e duratura delle emissioni. Alcuni settori, tuttavia, difficilmente riusciranno ad azzerarle completamente entro il 2050. Per raggiungere la neutralità climatica sarà quindi necessario bilanciare le emissioni residue con rimozioni affidabili.

Il CRCF non sostituisce la decarbonizzazione e non autorizza le imprese a continuare a emettere senza limiti. Offre invece un sistema per misurare e certificare il carbonio effettivamente sottratto all’atmosfera o trattenuto più a lungo in suoli, biomassa e prodotti.

Le attività comprese nel CRCF Carbon Removal and Carbon Farming Certification Framework

Il Regolamento distingue diverse categorie, alle quali corrispondono unità e requisiti specifici.

Le rimozioni permanenti comprendono soluzioni capaci di immagazzinare carbonio per diversi secoli. Tra queste rientrano la cattura diretta della CO₂ dall’aria con stoccaggio geologico, o DACCS, la cattura e lo stoccaggio delle emissioni biogeniche, indicata come BioCCS, e la rimozione attraverso biochar stabile.

Il carbon farming comprende pratiche agricole e forestali che aumentano il carbonio contenuto nei suoli e nella biomassa oppure riducono le emissioni provenienti dal terreno. Possono rientrare in questa categoria la gestione dei suoli, il ripristino delle torbiere, l’agroforestazione e alcune pratiche di riforestazione.

Il carbon storage in products riguarda il carbonio biogenico conservato in beni durevoli, come determinati materiali da costruzione a base biologica. Il beneficio dipende dalla capacità del prodotto di trattenere il carbonio per un periodo sufficientemente lungo.

Il quadro contempla inoltre la certificazione di alcune riduzioni delle emissioni dei suoli, purché siano misurabili e aggiuntive rispetto alla situazione di riferimento.

I criteri europei di qualità secondo CRFC

Per essere certificata, un’attività deve rispettare i criteri definiti attraverso il principio denominato QU.A.L.ITY.

La quantificazione richiede di misurare il beneficio climatico netto, sottraendo dalla CO₂ rimossa tutte le emissioni generate durante il ciclo di vita del progetto.

L’addizionalità impone di dimostrare che l’attività va oltre gli obblighi normativi e non sarebbe economicamente realizzabile nelle stesse condizioni senza l’incentivo prodotto dalla certificazione.

Lo stoccaggio a lungo termine riguarda la durata della rimozione e la gestione del rischio che il carbonio venga nuovamente rilasciato nell’atmosfera. Gli obblighi variano secondo la natura permanente o temporanea della soluzione.

La sostenibilità richiede infine che il progetto non provochi danni significativi all’ambiente e, dove previsto, generi benefici per biodiversità, suolo, acqua, adattamento climatico e riduzione dell’inquinamento.

Come avviene la certificazione CRCF

Gli operatori aderiscono volontariamente a uno schema riconosciuto dalla Commissione europea e presentano un piano nel quale descrivono attività, metodologia, sistema di monitoraggio e beneficio climatico atteso.

Un organismo indipendente effettua un audit iniziale per verificare la conformità ai criteri. Successivamente, una nuova verifica certifica le rimozioni o le riduzioni realmente ottenute. Le unità vengono emesse soltanto dopo la dimostrazione del risultato, non sulla base di semplici previsioni.

Registri interoperabili e, in prospettiva, un registro comune europeo dovranno garantire tracciabilità e impedire che la stessa unità venga emessa, venduta o utilizzata più di una volta.

Permanenza e rischio di reversibilità

Non tutte le rimozioni hanno la stessa durata. La CO₂ conservata in una formazione geologica presenta caratteristiche differenti dal carbonio accumulato in una foresta, che può essere rilasciato a causa di incendi, tagli, parassiti o cambiamenti nella gestione.

Per questa ragione, il CRCF mantiene distinte le unità relative a rimozioni permanenti, carbon farming, stoccaggio nei prodotti e riduzione delle emissioni del suolo. Le unità temporanee possono scadere al termine del periodo di monitoraggio se l’operatore non prolunga gli impegni previsti.

Le metodologie adottate nel 2026

Nel 2026 l’Unione europea ha compiuto un passo operativo con il Regolamento delegato UE 2026/285, che stabilisce le metodologie di certificazione per tre attività di rimozione permanente: DACCS, BioCCS e biochar.

Le metodologie definiscono come calcolare il beneficio netto, quali emissioni includere, come verificare lo stoccaggio e quali condizioni ambientali rispettare. Il quadro sarà riesaminato periodicamente per tenere conto dell’evoluzione scientifica e tecnologica.

Ulteriori metodologie sono necessarie per rendere pienamente operativo il sistema nelle diverse attività agricole, forestali e nei prodotti a lunga durata.

Che valore avranno le unità CRCF

La certificazione europea può offrire a imprese, investitori e amministrazioni un riferimento comune per individuare progetti di qualità. Le unità potranno essere utilizzate nei limiti stabiliti dalle politiche europee e dalle regole applicabili alle dichiarazioni climatiche.

La certificazione CRCF non rende però automaticamente una rimozione utilizzabile per qualsiasi compensazione o sistema obbligatorio. La sua eventuale integrazione nell’EU ETS è ancora oggetto di valutazione e sviluppo normativo.

Il valore del CRCF consiste soprattutto nella creazione di un’infrastruttura europea basata su metodologie comuni, controlli indipendenti e tracciabilità. Una base necessaria per far crescere il carbon removal senza confondere le rimozioni permanenti con interventi temporanei e senza trasformare la certificazione in un’alternativa alla riduzione delle emissioni.

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