Agricoltura Sostenibile

Agricoltura sostenibile, cos’è e come funziona

Garantire il nutrimento agli esseri umani nonostante l’impatto dei cambiamenti climatici e l’aumento della popolazione sulla terra, rispettando l’acqua, la terra e la biodiversità. Sono questi gli obiettivi dell’agricoltura sostenibile, che può trarre grandi vantaggi dalle tecnologie emergenti come l’IoT, l’analisi dei dati e la Blockchain nella cosiddetta Agricoltura 4.0

09 Mar 2021
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Rispettare le risorse naturali come l’acqua, la terra e la biodiversità, assicurando contemporaneamente il nutrimento agli esseri umani nonostante l’impatto dei cambiamenti climatici e l’aumento della popolazione sulla terra. Sono questi gli obiettivi dell’agricoltura sostenibile, dove la parola sostenibilità non è riferita però soltanto all’ambiente, ma anche all’ambito sociale: assicurando quindi la salute delle persone, la qualità della vita di chi si occupa della produzione, i diritti umani di chi opera nel settore e l’equità sociale. Per arrivare a centrare questi obiettivi le tecnologie emergenti possono arrivare a svolgere un ruolo di primo piano, a partire dalla cosiddetta agricoltura 4.0, dove connettività, intelligenza artificiale e Iot possono trovare impiego per dare un contributo in uno dei settori che tradizionalmente è rimasto più al riparo dall’innovazione, e che per lungo tempo è stato considerato come uno dei comparti più legati alla tradizione, e quindi a metodi di produzione e di distribuzione datati e con grandi possibilità di essere resi più efficienti.

Che cos’è l’agricoltura sostenibile

Al centro del concetto di agricoltura sostenibile c’è l’obiettivo di soddisfare il fabbisogno dell’umanità, che si tratti di cibo o di tessuti, senza che questa attività sia destinata a penalizzare le esigenze delle generazioni future. A dare la definizione è l’Agricultural Sustainability Institute. Per andare più in profondità la Fao, che ha stilato la lista dei cinque principi a cui deve ispirarsi l’agricoltura sostenibile, ha pubblicato nel 2018 un paper che si pone l’obiettivo di indicare le 20 azioni necessarie, nel campo dell’agricoltura, per centrare i 17 obiettivi di sviluppo, i cosiddetti sustainable development goals, adottando un approccio integrato al tema.

Ecco i 5 principi dell’agricoltura sostenibile

A stilare i cinque cardini dell’agricoltura sostenibile, dicevamo, ci ha pensato a suo tempo la Food and Agriculture Organization (Fao), organizzazione che fa capo alle Nazioni Unite. Il primo è l’obiettivo di aumentare produttività, occupazione e valore aggiunto nei sistemi alimentari, attraverso un cambiamento delle pratiche e dei processi agricoli improntato a garantire i rifornimenti alimentari e alla riduzione dei consumi di acqua ed energia. Il secondo principio punta alla protezione e al miglioramento delle risorse naturali: in quest’ambito rientrano la conservazione dell’ambiente, il contenimento dell’inquinamento delle fonti idriche, la lotta alla distruzione di habitat e degli ecosistemi, il deterioramento dei terreni. Il terzo principio riguarda il miglioramento dei mezzi di sussistenza, favorendo una crescita economica inclusiva. Il quarto punta sull’accrescimento della resilienza, sia che si tratti delle persone, sia delle comunità e sia degli ecosistemi. Questo implica la trasformazione dei modelli produttivi per fare in modo che si riesca a contenere al massimo, fino a minimizzarlo, l’impatto che potrebbe derivare da eventi estremi dovuti ai cambiamenti climatici o dalla variabilità dei prezzi di mercato. Il quinto e ultimo punto è la sfida di adattare la governance del settore alle nuove sfide, grazie a una serie di norme che renda possibile un equilibrio tra pubblico e privato assicurando trasparenza ed equità.

Innovazione tecnologica e agricoltura sostenibile

Uno slancio fondamentale alla modernizzazione dell’agricoltura nella direzione della sostenibilità può venire dalle nuove tecnologie. Proprio in questa direzione va l’Agricoltura 4.0, che nasce sull’onda delle innovazioni introdotte in precedenza in altri settori produttivi, come il manifatturiero e l’industria. Anche nel caso dell’agricoltura si tratta così di utilizzare dosi massicce di nuove tecnologie, come la digitalizzazione dei processi, l’Internet of Things, la geolocalizzazione e la connessione a Internet. Sfruttando al meglio questi strumenti si arriva all’agricoltura di precisione, che consente di utilizzare metodi di coltivazione e di cura delle piante ad hoc a seconda delle caratteristiche dei terreni e delle zone in cui si trovano, ottimizzando i consumi energetici, razionalizzando l’utilizzo di acqua e di fertilizzanti anche a seconda delle condizioni meteorologiche in tempo reale. Questo assicura da una parte la migliore cura delle coltivazioni, e dall’altro la riduzione degli sprechi e di conseguenza dell’impatto ambientale.

Il mercato italiano dell’agricoltura 4.0

Il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0, spinto dalle tecnologie che migliorano la qualità e la sostenibilità delle coltivazioni, dalle soluzioni per la competitività delle aziende e dalle innovazioni per la tracciabilità dei prodotti, continua a crescere, e nel 2020 è arrivato a valere 540 milioni di euro, crescendo del 20% rispetto all’anno precedente. Una crescita ancora più significativa se si considera che attualmente il suolo coltivato nel nostro Paese utilizzando tecnologie dell’agricoltura 4.0 è ancora il 3-4% del totale. Nel 2019 il mercato valeva 450 milioni di euro ed era cresciuto del 22% rispetto al 2018.

A scattare la fotografia è l’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano, che evidenzia come tra i temi sui quali il digitale può apportare un maggiore valore aggiunto ci sono la qualità dei prodotti, la sicurezza alimentare e la certificazione, che possono trovare risposte in termini di soluzioni per la tracciabilità alimentare. La mappatura effettuata dall’Osservatorio evidenzia inoltre come a questo ambito facciano riferimento 157 delle 538 soluzioni totali di agricoltura 4.0 disponibili in Italia, con una crescita di più di 100 unità rispetto al 2019. Il 79% di queste applicazioni si focalizza sulla fase di coltivazione, il 45% sulla la semina, il 35% sulla raccolta, mentre il 16% sulla pianificazione.

Le tecnologie più promettenti

Il 2020 è stato l’anno in cui è emersa con decisione l’importanza degi agridata, con le aziende sempre più attente a data collection, analytics e condivisione, per valorizzare un patrimonio che dal campo arriva fino allo scaffale, coprendo tutta la filiera. Quanto alle tecnologie, il mercato sta dimostrando particolare attenzione verso le piattaforme, che hanno registrato un +60% rispetto al 2019, alle soluzioni di data analytics (+ 57%) e alle soluzioni Mobile (+65%).

Il quadro tracciato dall’Osservatorio evidenzia come il digitale sia inoltre entrato nel 60% delle imprese agricole con almeno una applicazione, mentre la spesa si concentra per il 36% sul monitoraggio e il controllo dei mezzi agricoli, sui macchinari connessi (30%) mentre i software gestionali si fermano al 13% degli investimenti. Inizia ad affacciarsi tra gli investimenti degli imprenditori dell’agricoltura anche la robotica, che però ha ancora molti margini di crescita, dal momento che oggi rappresenta soltanto il 2% della spesa del comparto.

Le tecnologie più diffuse sono quelle di Data & Analytics, le piattaforme e i software di elaborazione, e l’Internet of Things, mentre crescono le soluzioni di mobilità e geolocalizzazione, gli apparati per veicoli e per attrezzature connesse nel 25% e il cloud, in crescita del 10% rispetto al 2019.

Da non dimenticare la blockchain, che inizia a ritagliarsi un ruolo di primo piano quando si parla di tracciabilità, settore in cui è alla base del 18% delle soluzioni utilizzate nell’ambito agrifood, con una crescita del 59% rispetto al 2019.

Quali sono le tecniche dell’agricoltura sostenibile

L’agricoltura sostenibile può essere declinata in diversi modelli e utilizzando più di una tecnica. Un esempio è il modello dell’agricoltura biologica, in cui la produzione avviene rispettando il regolamento europeo Cee 2092/91. In pratica vengono utilizzate soltanto sostanze naturali, evitando uno sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e senza sostanze chimiche di sintesi, ma soltanto fertilizzanti naturali. Altro modello è quello dell’agricoltura biodinamica, che prende le mosse dalla teoria che Rudolf Steiner ha formulato nel 1924. Il principio base è quello del rispetto dell’ecosistema terrestre facendo riferimento alle leggi cosmiche, come le fasi lunari, e l’attivazione della vita nel suolo. L’obiettivo è quello di fare in modo che le piante si autoregolino e si adattino al meglio alle condizioni esterne. Anche in questo caso non vengono utilizzati concimi chimici o fitofarmaci, che vengono sostituiti dalla somministrazione di preparati naturali che favoriscono la fertilità del suolo. Passando alla permacultura, si tratta in questo caso di mettere in pratica la teoria dello scienziato e naturalista australiano Bruce Charles ‘Bill’ Mollison. La permacultura è l’insieme di pratiche agricole orientate al mantenimento naturale della fertilità del terreno, ma anche un sistema integrato di progettazione che intreccia tematiche proprie dell’architettura, dell’economia, dell’ecologia e dei sistemi giuridici per le imprese e le comunità. Si tratta in altri termini di progettare e gestire paesaggi antropizzati in modo da soddisfare i bisogni della popolazione, come il cibo e l’energia, senza però sconvolgere la sostenibilità degli ecosistemi naturali. Tra gli altri modelli dell’agricoltura sostenibile ci sono infine gli ecovillaggi, comunità orientate alla sostenibilità che sperimentano nuovi stili di vita: si va dalla progettazione delle abitazioni in modo da minimizzare l’impatto ambientale all’autosufficienza alimentare. E per concludere sarà utile ricordare anche l’agricoltura solidale, caratterizzata dal fatto che i prodotti crescono su terreni liberi dallo sfruttamento delle persone, da ricatti, estorsioni e mafie. L’attenzione in uwato caso è concentrata contemporaneamente sul rispetto dell’uomo e dell’ambiente. E sulla riduzione della distanza tra chi coltiva la terra e chi ne gode i frutti.

Quanto alle tecniche utilizzate dall’agricoltura sostenibile, tra le più diffuse ci sono: la rotazione delle colture, che punta a migliorare o mantenere la fertilità dei terreni; il controllo biologico, che consiste nel monitoraggio dei parassiti agricoli e degli insetti che trasmettono malattie usando i loro nemici naturali, che possono essere altri insetti benefici, predatori, parassitoidi e microrganismi come funghi, virus e batteri; la copertura del terreno con paglia o materia organica, utile a mantenere l’umidità ottimale del terreno e a regolare la temperatura del suolo.

Risulta evidente che questi modelli e queste tecniche hanno molto da guadagnare da un approccio “tecnologico”, dove la raccolta e l’analisi dei dati in tempo reale può aiutare a prendere le decisioni migliori in tempo reale, evitando sprechi e danni alle colture, che potranno così crescere al massimo delle proprie potenzialità.

Quali sono gli obiettivi dell’agricoltura 4.0

Mettere le tecnologie digitali a disposizione dell’agricoltura consente di ottenere una serie di risultati fondamentali nell’ottica della sostenibilità, come ad esempio calcolare con precisione di quanta acqua ha bisogno una pianta o una piantagione, evitando in questo modo di sprecare risorse, ma anche di poter effettuare previsioni sui rischi che corrono le colture, ad esempio rispetto alle malattie, sapendo in anticipo quali specie di parassiti potrebbero attaccare le piante.

C’è poi l’ambito della tracciabilità della filiera, per monitorare ogni step del processo di produzione e garantire in questo modo la qualità dei prodotti. Questo anche grazie al fatto che i prodotti inseriti in una filiera ad alto tasso tecnologico mantengano intatte le loro proprietà e risultino quindi più salutari, con un aumento della produttività pari al 20%.

Come siamo messi in Italia 

Secondo i dati dell’ultimo rapporto Greenitaly 2020 nell’emergenza epidemiologica da Covid-19 che ha colpito duramente l’Italia, il settore agroalimentare made in Italy ha confermato il suo valore strategico tanto nella fornitura di beni primari necessari quanto in campo ambientale. “Il settore agricolo italiano – si legge nel report – si conferma il più green d’Europa (…)Una specificità nazionale composta di vari ingredienti: a partire dalla gestione del territorio che, oltre a contribuire alla bellezza dei nostri paesaggi, previene eventi idrogeologici avversi; dalla tutela della biodiversità, alla crescente diffusione del biologico, all’efficienza nell’uso della chimica e dell’acqua; dalle energie rinnovabili (dal biogas al fotovoltaico) che spesso valorizzano i sottoprodotti o gli scarti di produzione in un’ottica di economia circolare, fino alle nuove tecnologie e al contributo, in questo cammino verso l’innovazione, di nuove competenze”. Un modello di sviluppo in grado di garantire all’Italia anche il primo posto in UE per valore aggiunto, con 31,8 miliardi di euro correnti nel 2019, superando la Francia (31,3 miliardi), la Spagna (26,6 miliardi) e la Germania (21,1 miliardi). “Nonostante questo – si legge ancora nel report GreenItaly – l’agricoltura italiana è la meno sussidiata tra quelle dei principali Paesi europei dove in vetta alla classifica c’è al primo posto la Francia, seguita da Germania e Spagna. Il settore agricolo italiano, dunque, riuscendo a coniugare tutela dell’ambiente, qualità delle produzioni e crescita economica del Paese, riveste un ruolo di primo piano in termini di sostenibilità ambientale, sociale ed economica”.

 

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