Moda

Bella ma sostenibile: la moda del terzo millennio secondo greenchic

Il marketplace italiano di second hand sta conoscendo una notevole crescita, grazie anche al cambiamento di mentalità da parte dei consumatori finali

26 Apr 2021
David Erba, Ceo e co-fondatore di Green Chic

Il mondo del fashion è sempre più caratterizzato da una grande attenzione al paradigma della sostenibilità, come risposta all’accresciuta sensibilità degli utenti finali. Uno dei canali su cui si sta esplicando con maggiore concretezza questa maggiore consapevolezza è il mondo dell’usato, il cosiddetto second hand, che permette di limitare l’impatto del modello “mordi e fuggi” tipico del fast fashion, alleggerendo così la pressione su ambiente e materie prime. Un mercato che, a sua volta, è stato completamente stravolto e potenziato dall’introduzione delle nuove piattaforme digitali, che hanno allargato a dismisura il bacino di utenti e le possibilità di acquisto. Una di queste piattaforme è sicuramente l’italiana greenchic (nota sino a pochi mesi fa come Armadio Verde), che costituisce un vero e proprio marketplace di moda, che permette di far incontrare venditori di capi di abbigliamento usati con i potenziali acquirenti, in pochi click. A differenza di altri player second-hand, greenchic si caratterizza per una gestione diretta degli aspetti logistici e materiali: dal controllo della qualità, al caricamento delle immagini del singolo articolo, dalla spedizione dei capi fino all’eventuale reso, greenchic si occupa di tutti questi aspetti in maniera gratuita.

Un marketplace con regole chiare

Come racconta David Erba, Ceo e cofondatore di Greenchic “Siamo il più comodo e veloce e sostenibile marketplace di moda pre-loved, con ambizioni europee. Abbiamo trovato un modello che funziona, che mette in circolazione l’abbigliamento che altrimenti rimarrebbe inutilizzato negli armadi, che invece può piacere a qualcun altro. L’intero processo è omogeneo, non ci sono prezzi che cambiano in base , abbiamo un processo chiaro e trasparente, con regole che evidentemente funzionano: noi liberiamo le persone del problema dello spazio nell’armadio e per ogni capo ceduto ci si vede riconosciuto un certo numero di stelline. Che si trasformano in potere di acquisto, permettendo di prendere qualche altro capo a cui si è interessati, solitamente spendendo pochi euro. Liberando gli acquirenti dai sensi di colpa, perché tutto quanto avviene secondo una logica sostenibile”. A partire dallo scorso anno, in particolare, greenchic è diventata formalmente una società benefit: questo significa che il marketplace ha avviato tutto una serie di attività a impatto sociale e ambientale positivo, ad esempio investendo nelle energie rinnovabili o lavorando con sartorie sociali. “Scegliamo i nostri fornitori di logistica in ottica green, usiamo packaging che arriva da filiera riciclata, facciamo in modo che le scatole che inviamo ai nostri clienti siano il più riempite possibile: gli ordini spediti tutti in una volta sola, anche se fatti a distanza di più giorni”, evidenzia Erba.

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Come cambia il mondo della moda

Secondo cui il cambiamento della sensibilità nel mondo del fashion è evidente e non interessa più soltanto i consumatori finali, ma coinvolge ormai anche i brand del settore. “Qualche anno fa il cliente a guardava al second hand solo per la possibilità di risparmiare, mentre oggi sono più sensibili al tema della sostenibilità. Già nel 2015 avevamo capito che si trattava di un trend che sarebbe arrivato anche in Italia. Cosa ne pensano le case di moda? In linea teorica il second hand rallenta la vendita, perché allunga il ciclo di vita a valle dei capi di abbigliamento, rischiando di far ricadere questi operatori nella sovrapproduzione. Ma ormai, anche per via della spinta della pandemia, ci si è accorti di cosa non andava nel modello fast fashion: la gente si è svegliata da questa sorta di ipnosi commerciale, con un gran numero di consumatori che si sono avvicinati al mercato dell’usato. Dunque, anche gli operatori del settore si stanno avvicinando al mondo del second hand, che non può più essere trascurato. Anche dando vita a vere e proprie operazioni di mercato e investimenti, abbandonando la tradizionale diffidenza e ostilità che circondava questo segmento. Basti pensare che Nike ha comunicato l’avvio di un second hand per le scarpe, così come Levis. Il punto è che ci si sta rendendo conto che la moda del terzo millennio dovrà essere bella ma sostenibile”.

Questo abbinamento tra sostenibilità e moda è anche la base del rebranding di Greenchic, che dal 2015 era attiva on line con il nome di Armadio verde, inizialmente proponendo soltanto vestiti usati per bambini. Oggi Greenchic è una realtà che raddoppia i suoi numeri anno su anno e che l’anno scorso è stata capace di spedire ben 250.000 vestiti a casa dei suoi clienti. “Cominciamo ad avere dei numeri importanti. Il nostro cliente medio compra circa 30 articoli l’anno sulla piattaforma, che dunque viene usato in maniera intensa e ricorrente, perché? Probabilmente perché abbiamo trovato una formula che funziona bene, che consente di risolvere molti problemi alle persone”, conclude Erba.

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