La gestione del CBAM Carbon Border Adjustment Mechanism è certamente complessa, per la natura del meccanismo e per le misure che sono state pensate per ridurre le possibili elusioni. Con il suo rafforzamento previsto dalla proposta del Parlamento UE la complessità, in terminid adempimenti è destinata ad aumentare.
Proprio per accompagnare le industrie ad alta intensità di carbonio nella fase di applicazione del CBAM e per guidare la progressiva eliminazione delle quote gratuite dell’EU ETS la Commissione europea ha proposta l’istituzione di uno strumento finanziario rappresentato dal Temporary Decarbonisation Fund.
Premettendo subito che non si tratta ancora di un fondo operativo in quanto la proposta di regolamento COM(2025) 990 deve completare l’iter legislativo europeo il emporary Decarbonisation Fund è concepito per sostenere temporaneamente le imprese europee maggiormente esposte al rischio di carbon leakage, ossia al trasferimento della produzione e delle relative emissioni verso Paesi con politiche climatiche meno rigorose.
Perché nasce il Temporary Decarbonisation Fund?
Il fattore chiave che ha portato alla proposta del Temporary Decarbonisation Fund nasce dal ruolo dell’EU ETS che impone agli impianti industriali europei di acquistare quote corrispondenti alle proprie emissioni. Allo scopo di proteggere i settori più esposti alla concorrenza internazionale, una parte delle quote è stata finora assegnata gratuitamente.
Con l’entrata in vigore della fase definitiva del CBAM, dal 2026 al 2034 queste assegnazioni gratuite verranno progressivamente eliminate. Gli importatori dovranno acquistare certificati collegati alle emissioni incorporate nei prodotti provenienti da Paesi terzi, così da avvicinare il costo del carbonio sostenuto dalle merci estere a quello applicato alle produzioni europee.
Secondo la Commissione, tuttavia, il CBAM potrebbe non eliminare completamente il rischio di delocalizzazione. Alcuni produttori europei potrebbero continuare a sostenere costi climatici superiori rispetto ai concorrenti internazionali, soprattutto nei mercati di esportazione o per determinati prodotti a valle. Il Fondo nasce per coprire temporaneamente questa area di rischio e impedire che la transizione riduca la capacità produttiva europea senza determinare una reale diminuzione delle emissioni globali.
Come sarà finanziato il Temporary Decarbonisation Fund
La proposta prevede che il Fondo sia alimentato dai contributi degli Stati membri, pari al 25% dei ricavi ottenuti dalla vendita dei certificati CBAM relativi alle emissioni dichiarate per il 2026 e il 2027. Il restante 75%, secondo la proposta europea sulle risorse proprie, dovrebbe confluire nel bilancio dell’Unione.
Non è quindi prevista, in questa impostazione, una dotazione finanziaria fissa stabilita in anticipo: l’ammontare effettivo dipenderà dai proventi generati dal CBAM. La Commissione gestirà direttamente il Fondo, lavorando con le autorità competenti designate dai singoli Stati. Le risorse non utilizzate dovranno essere restituite ai Paesi in proporzione ai rispettivi contributi.
Quali imprese potranno accedere agli aiuti
Il sostegno è destinato agli operatori di impianti europei soggetti all’EU ETS che producono specifici beni individuati attraverso i codici della nomenclatura doganale. L’allegato alla proposta comprende prodotti appartenenti in particolare alle filiere dell’alluminio, dei fertilizzanti, del ferro e dell’acciaio.
Potranno essere ammessi anche altri beni con un basso rapporto tra valore e peso e un elevato rischio residuo di carbon leakage, su richiesta motivata di uno Stato membro e dopo la valutazione della Commissione.
Gli aiuti riguarderanno la produzione realizzata nel 2026 e nel 2027, mentre l’erogazione è prevista nel periodo 2028-2029. Le domande dovrebbero essere presentate entro il 31 marzo 2028.
Gli aiuti sono vincolati alla decarbonizzazione
Il Fondo non è concepito come una compensazione generalizzata dei maggiori costi sostenuti dall’industria. L’accesso alle risorse è subordinato alla realizzazione di investimenti capaci di ridurre concretamente le emissioni.
Le imprese dovranno dimostrare di avere attuato le raccomandazioni emerse dagli audit energetici oppure motivare perché gli interventi residui presentino tempi di ritorno superiori a cinque anni o costi sproporzionati. In alternativa, potranno assumere un impegno giuridicamente vincolante a investire nel raggiungimento degli obiettivi indicati in un piano di neutralità climatica.
L’ammontare del sostegno sarà calcolato partendo dal valore delle quote gratuite progressivamente eliminate, dalla quota di produzione ammissibile e dal prezzo medio annuale delle quote EU ETS.
La relazione tra Fondo e CBAM
Il collegamento con il Carbon Border Adjustment Mechanism è diretto. Il CBAM attribuisce un costo alle emissioni incorporate in determinate merci importate, mentre il Temporary Decarbonisation Fund utilizza una parte dei ricavi prodotti dal meccanismo per sostenere la trasformazione degli impianti europei.
I due strumenti svolgono quindi funzioni complementari: il CBAM cerca di riequilibrare la concorrenza tra produzioni europee e importazioni, mentre il Fondo aiuta le imprese UE a investire in tecnologie, efficienza energetica e processi a minore intensità di carbonio. La misura è temporanea proprio perché dovrebbe accompagnare la fase più delicata del passaggio dalle quote ETS gratuite alla piena applicazione del CBAM.
Quale rapporto esiste con la CSRD
Il rapporto con la Corporate Sustainability Reporting Directive è meno diretto. La CSRD non finanzia il Fondo, non stabilisce quali imprese siano ammissibili e non costituisce, nella proposta, una condizione autonoma per ricevere gli aiuti. Esiste però un collegamento operativo. Le imprese soggette alla CSRD devono raccogliere e rendicontare informazioni su emissioni, consumi energetici, rischi climatici, obiettivi di transizione e investimenti. Questi dati possono contribuire a costruire i piani di decarbonizzazione, dimostrare gli impegni assunti e misurare i risultati ottenuti con le risorse del Fondo.
Occorre tuttavia evitare di confondere i due sistemi: per accedere agli aiuti saranno richiesti i documenti specifici previsti dal regolamento del Fondo, come dati produttivi verificati, audit energetici, piani di neutralità climatica e prove degli investimenti. La rendicontazione CSRD potrà favorire coerenza e trasparenza, ma non sostituirà automaticamente tali adempimenti.
Competitività industriale e politica climatica
Il Temporary Decarbonisation Fund prova di fatto a collegare politica climatica e competitività industriale. Il principio è utilizzare una parte delle entrate generate dal prezzo del carbonio per accelerare la riduzione delle emissioni proprio nei settori più difficili da trasformare.
La sua efficacia dipenderà dall’entità delle risorse disponibili, dalla selezione dei beneficiari e dalla capacità di assicurare che gli aiuti producano investimenti aggiuntivi e risultati verificabili. Il Fondo ha lo scopo di ridurre il rischio di delocalizzazione e trasformare il CBAM da strumento di protezione commerciale in una leva per l’innovazione industriale europea.









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