La UE davanti alla necessità di rafforzare il CBAM per evitare elusioni e nuovi rischi
Da tempo si parla del rafforzamento del CBAM Carbon Border Adjustment Mechanism come un intervento necessario per evitare che questa misura europea sul carbonio perda efficacia. Nel caso in cui non sia possibile predisporre controlli adeguati, le imprese potrebbero modificare marginalmente i prodotti o, peggio, deviare gli scambi per aggirare gli obblighi. Un altro rischio connesso al CBAM è il cosiddetto carbon leakage, ovvero il trasferimento all’estero delle produzioni più inquinanti con un approccio che non risolve i problemi ma, semplicemente, li sposta. Si tratta in entrambi i casi di fenomeni che penalizzerebbero le aziende europee già impegnate nella decarbonizzazione e soggette ai costi dell’EU ETS.
In particolare si sente da tempo la necessitàdi regole più chiare che permettano di individuare l’effettivo Paese di origine e le emissioni incorporate nelle merci: la possibilità di attuare un CBAM più solido può proteggere la competitività industriale europea e incentivare tecnologie produttive a basse emissioni. Nello stesso tempo un altro tema sentito riguarda la necessità di fornire sostegno alle imprese esposte alla concorrenza internazionale durante il percorso di transizione.
Il nuovo intervento del Parlamento UE sul CBAM
In questo scenario si colloca l’intervento con cui Parlamento europeo ha approvato la propria posizione sulla riforma del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), con l’obiettivo di rafforzare questo strumento, di estenderne l’ambito di applicazione e di chiudere o limitare le possibili vie di elusione.
Il testo, che è stato approvato con un ampio consenso: 464 voti favorevoli, 50 contrari e 159 astensioni, non rappresenta ancora la versione definitiva della normativa ma apre ai negoziati con il Consiglio dell’Unione europea.
Il rafforzamento CBAM si estende ai prodotti finiti
Uno dei principali cambiamenti proposti dal Parlamento UE riguarda l’ampliamento del meccanismo oltre le materie prime e i materiali di base. Il Parlamento sostiene l’inclusione di una lunga lista di prodotti a valle realizzati principalmente in acciaio e alluminio, come elementi di fissaggio, fili metallici, molle e articoli per la casa.
Gli eurodeputati hanno scelto di estendere il perimetro del CBAM oltre quanto inizialmente proposto dalla Commissione europea. La misura punterebbe a evitare che le imprese extra-UE aggirino il sistema esportando nell’Unione prodotti finiti o semilavorati, anziché i materiali già soggetti al meccanismo.
È stata prevista anche un’esenzione per i flussi di elettricità provenienti da Paesi extra-UE utilizzati dai gestori delle reti per garantirne la stabilità.
Regole più severe contro l’elusione con questo rafforzamento del CBAM
In questa proposta di rafforzamento del CBAM il Parlamento UE propone anche una serie di criteri tendenzialmente più stringenti allo scopo di contrastare le modifiche marginali apportate ai prodotti con l’unico obiettivo di sottrarli all’applicazione del CBAM. In concreto, la soglia necessaria per considerare queste variazioni come pratiche elusive verrebbe abbassata. Allo stesso tempo, le nuove disposizioni dovrebbero colpire soltanto gli accordi creati specificamente per aggirare il meccanismo, senza penalizzare le normali scelte aziendali finalizzate alla riduzione dei costi.
Va poi ricordato che gli eurodeputati hanno scelto di respingere la clausola proposta dalla Commissione secondo la quale si potevano escludere alcuni beni dal CBAM in caso di improvvisi aumenti dei prezzi. In alternativa a questa misura è arrivata la proposta di destinare ai comparti colpiti da questo rischio una parte delle entrate generate dal meccanismo.
Un fondo per la decarbonizzazione delle imprese
Accanto alla riforma del CBAM, il Parlamento ha definito la propria posizione sul Temporary Decarbonisation Fund, approvandola con 433 voti favorevoli, 97 contrari e 146 astensioni. Il fondo dovrebbe sostenere i produttori europei impegnati nella decarbonizzazione che operano sui mercati internazionali, dove molte imprese concorrenti non sono soggette a un prezzo equivalente sulle emissioni di carbonio.
Secondo il Parlamento, gli aiuti dovrebbero essere disponibili dal 2027 al 2029, anticipando di un anno la partenza indicata dalla Commissione. Dovrebbero inoltre potervi accedere tutte le imprese che utilizzano nella propria produzione beni coperti dal CBAM. Le eventuali risorse non utilizzate potrebbero essere destinate agli impegni europei per la finanza climatica internazionale previsti dall’Accordo di Parigi, anziché essere restituite agli Stati membri.
Una proposta di aiuto anche per fertilizzanti e filiera agricola
Il Parlamento intende estendere il fondo anche ai produttori di fertilizzanti e agli utilizzatori a valle esposti all’aumento dei costi degli input legati al carbonio. Tra i prodotti ammissibili figurano urea, nitrato di ammonio e solfato di ammonio. Si tratta di una scelta che nasce dal riconoscimento del ruolo strategico dei fertilizzanti per la sicurezza alimentare europea. Il sostegno dovrebbe limitare l’impatto dei maggiori costi di decarbonizzazione sulle imprese agricole, senza indebolire gli obiettivi climatici del CBAM.













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