Che cosa sono i benchmark del carbon pricing?
Attribuire un prezzo alle emissioni climalteranti permette alle aziende di tradurre il rischio climatico in un costo economico. Il carbon pricing può essere utilizzato per confrontare investimenti, selezionare tecnologie, valutare fornitori e verificare la resilienza del piano industriale rispetto alla decarbonizzazione.
Va detto che non esiste un benchmark ufficiale unico per ciascuna industry. Il prezzo più adatto dipende da una serie di variabili:
- dall’esposizione ai sistemi ETS,
- dalla geografia ovvero dall’are in cui un’azienda opera,,
- dalla durata degli investimenti,
- dagli obiettivi climatici,
- dal costo delle tecnologie necessarie per ridurre le emissioni
I valori settoriali devono quindi essere letti come intervalli di riferimento per lo shadow carbon pricing, non come quotazioni di mercato o obblighi normativi.
Carbon price: quali sono i tre valori di riferimento da non confondere?
Che cos’è il prezzo regolamentato
È il costo derivante da un’imposta sul carbonio o dall’acquisto di quote in un sistema Emissions Trading System. Nell’EU ETS il valore cambia continuamente: l’11 settembre 2026 le quote europee si collocavano intorno a 85 euro per tonnellata, mentre le previsioni raccolte da Reuters indicavano valori medi prossimi a 80 euro nel 2026 e superiori a 100 euro nel 2030. Leggi i servizi sui mercati volontari del carbonio e sui carbon credit market.
Che cosa si intende per shadow price
È un prezzo ombra applicato nei modelli finanziari. Non produce necessariamente un pagamento, ma aumenta virtualmente il costo dei progetti più emissivi. Serve soprattutto per valutare CAPEX, acquisizioni, impianti e contratti di lungo periodo.
Che cos’è il carbon fee
È un costo realmente addebitato alle divisioni aziendali in base alle emissioni generate. Le risorse raccolte possono finanziare efficienza energetica, elettrificazione, rinnovabili e altre iniziative di decarbonizzazione.
Quali sono i principali benchmark indicativi di carbon pricing per industry?
Questa lettura propone fasce operative espresse in euro per tonnellata di CO₂ equivalente. Gli intervalli combinano l’esposizione attuale ai mercati regolamentati, l’intensità emissiva, la vita utile degli investimenti e la necessità di anticipare un possibile aumento del costo del carbonio.
Queste indicazioni non rappresentano medie statistiche ufficiali, sono benchmark decisionali indicativi: ogni impresa deve adattarli al proprio profilo emissivo e normativo. Il WBCSD, World Business Council for Sustainable Development, organizzazione internazionale che riunisce grandi imprese impegnate nella transizione verso modelli economici più sostenibili. nelle sue analisi rileva prezzi interni aziendali molto eterogenei, compresi indicativamente anche tra 10 e 130 dollari per tonnellata.
Energia e industria pesante: i benchmark più elevati
Utility, oil & gas, acciaio, cemento e chimica e in generale l’hard to abate richiedono prezzi ombra più alti perché presentano emissioni dirette rilevanti, una maggiore esposizione all’EU ETS e impianti con una vita utile pluridecennale.
Un investimento industriale approvato oggi potrebbe continuare a produrre nel 2040 o nel 2050. Utilizzare soltanto il prezzo corrente rischierebbe quindi di sottovalutare il futuro costo regolamentare e di favorire tecnologie destinate a diventare poco competitive.
Per questi settori è utile effettuare almeno tre simulazioni: uno scenario basso vicino al prezzo di mercato, uno centrale tra 120 e 180 euro e uno stress compreso tra 200 e 250 euro per tonnellata.
Trasporti e automotive: il peso delle tecnologie future
Nel trasporto aereo e marittimo il carbon pricing deve considerare l’ingresso o l’ampliamento dei meccanismi regolamentati, oltre al costo dei carburanti sostenibili. Un prezzo ombra crescente consente di confrontare rinnovo delle flotte, efficienza, elettrificazione e combustibili alternativi.
Nell’automotive e nella manifattura il riferimento deve comprendere non soltanto le emissioni degli stabilimenti, ma anche materiali, componenti, logistica e utilizzo dei prodotti. Il carbon price diventa così uno strumento per orientare progettazione, acquisti e supply chain.
Edifici: operational ed embodied carbon
Nel real estate il prezzo interno dovrebbe essere applicato sia alle emissioni operative, generate durante l’utilizzo degli immobili, sia a quelle incorporate nei materiali e nei processi di costruzione ovvero deve distinguere tra embodied carbon e operational carbon.
Un benchmark tra 60 e 120 euro può supportare le decisioni correnti; per edifici destinati a rimanere in uso per decenni è opportuno adottare anche uno scenario 2030-2040 più severo. In questo modo pompe di calore, isolamento, fotovoltaico e materiali a minore intensità carbonica possono essere valutati includendo i benefici climatici futuri.
Agroalimentare, retail e servizi: attenzione allo Scope 3
In agricoltura e nell’agroalimentare le emissioni dipendono da metano, fertilizzanti, cambiamento d’uso del suolo, consumi energetici e catena del freddo. Un prezzo apparentemente contenuto può comunque produrre effetti rilevanti quando viene applicato all’intera filiera.
Retail, beni di consumo e servizi hanno spesso emissioni operative inferiori, ma una forte esposizione allo Scope 3. Il benchmark deve quindi entrare nelle politiche di approvvigionamento, nella scelta dei materiali, nel packaging, nella logistica e nei criteri di selezione dei fornitori.
Finanza: un prezzo sulle emissioni finanziate
Per banche, assicurazioni e investitori il carbon pricing trova la sua applicazione più significativa nei portafogli di credito e investimento. Il prezzo ombra può essere utilizzato per valutare imprese altamente emissive, stimare l’effetto delle politiche climatiche sulla capacità di rimborso e condurre stress test.
Il valore deve essere differenziato per settore finanziato: applicare lo stesso prezzo a una software company e a un produttore di cemento ridurrebbe la qualità dell’analisi.
Come costruire un benchmark aziendale credibile
La soluzione più solida consiste nell’utilizzare una traiettoria crescente e almeno tre scenari:
- scenario operativo, collegato al prezzo regolamentato effettivamente sostenuto;
- scenario decisionale, utilizzato per investimenti, budget e procurement;
- scenario di stress, destinato a verificare la tenuta del business plan nel lungo periodo.
Il prezzo deve essere applicato alle tonnellate di CO₂ equivalente rilevanti per la decisione, evitando di moltiplicarlo indiscriminatamente per tutte le emissioni aziendali. Deve inoltre essere aggiornato almeno ogni anno, in base all’evoluzione dell’EU ETS, del CBAM, delle politiche nazionali e dei costi delle tecnologie di abbattimento.
Più che individuare un numero perfetto, il vero obiettivo è rendere visibile il costo del carbonio prima che questo emerga nei conti attraverso nuove regole, rincari energetici, perdita di competitività o svalutazione degli asset.














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