Oggi più che mai affrontare il tema della transizione energetica e della sicurezza energetica del Paese significa entrare nel merito di temi che hanno un impatto diretto sulla competitività delle imprese e sulla qualità della vita dei cittadini. E in questa fase del mercato questi sono temi che pongono la centralità strategica delle reti e delle infrastrutture. Ed è proprio sul ruolo dell’innovazione a livello di reti, di infrastrutture e di politiche energetiche che si è concentrata l’attenzione dell’Osservatorio Utilities AGICI-Accenture. Un evento e uno studio che si è posto l’obiettivo di superare le criticità di un sistema appesantito da prezzi elevati, da una dipendenza strutturale dall’estero e dalla mancanza, ad oggi, della capacità di dare vita a un mix energetico più adeguato in termini di consumi e di capacità produttiva.
Trasformazione energetica: la possibilità di sbloccare 100 miliardi di investimenti
La proposta chiave che arriva dall’analisi della situazione energetica riguarda la possibilità di sbloccare 100 miliardi di euro di investimenti privati entro il 2035. Una proposta che parte dal presupposto di mobilitare capitali tramite riforme normative a costo “quasi zero” per lo Stato. Il tutto con un piano che ha lo scopo di risolvere il “trilemma energetico”: competitività, sicurezza e sostenibilità.
I costi energetici pesano troppo sulla competitività del sistema paese
Attualmente, l’Italia sconta uno spread elettrico di 36,8 €/MWh rispetto alla media europea. Con l’attuazione delle riforme proposte Prezzo Unico Nazionale (PUN) potrebbe ridursi di 15 €/MWh al 2035.
Un altro ambito fondamentale è rappresentato dalla sicurezza: oggi la dipendenza dall’estero dal punto di vista energetico è al 74%. Grazie agli interventi previsti con questa iniziativa questa quota si potrebbe ridurre di 8 punti percentuali in un decennio.
Come tagliare 30 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno
Un altro tema strategico riguarda la componente ambientale, l’obiettivo in questo caso è di tagliare 30 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno. Questo intervento coprirebbe il 20% del gap residuo per raggiungere i traguardi “Fit for 55” al 2030.
Lo studio AGICI-Accenture evidenzia inoltre una serie di ostacoli burocratici critici, come il permitting per le fonti rinnovabili che è necessario affrontare con un approccio “innovativo” rispetto al passato. Considerando che ci sono 322 GW di richieste di connessione attualmente bloccati in attesa di autorizzazione. E considerando parallelamente che i tempi medi per i permessi in Italia sono di 4-7 anni, contro 1-2 anni dei partner europei.
Dalla transizione all’integrazione energetica
A questo proposito si propone un’evoluzione dal concetto di transizione a quello di “integrazione energetica”. In questo modello, rinnovabili, reti, gas e stoccaggi crescono in modo coordinato e sinergico.
Le azioni suggerite
Tra le azioni suggerite: un calendario certo per le aste FER e la mappatura delle aree idonee. Un altro fattore fondamentale è rappresentato dallo sblocco delle concessioni idroelettriche, l’86% in scadenza al 2029. Per il gas, a sua volta occorre stabilizzare le autorizzazioni dei rigassificatori per contratti a lungo termine. È poi necessario trasformare gli accordi diplomatici esistenti in solidi contratti commerciali.
Lo studio richiama la necessità di aumentare la flessibilità energetica, includendo i pompaggi idroelettrici nei sistemi di incentivi. Si propone poi una ripensamento del ruolo dei Data Center che dovrebbero essere gestiti come asset attivi per il bilanciamento della rete elettrica. Si guarda poi anche al futuro con il nucleare SMR, che richiede un framework normativo immediato.

L’Italia di fronte alla sfida dell’integrazione energetica
I temi legati alla proposta che è arrivata in occasione del 26° Workshop annuale dell’Osservatorio Utilities AGICI-Accenture, sono strategici non solo per il sistama energetico ma per l’impatto che possono avere sulla competitività del sistema paese e meritando di essere approfonditi anche per comprendere il ruolo che possono svolgere nel definire le nuove traiettorie del sistema energetico nazionale.
In particolare lo studio dedicato a “Reti e infrastrutture: mix ottimale di investimenti per uno sviluppo equilibrato del sistema energetico”, ha rappresentato il “cuore” della proposta che punta a mobilitare fino a 100 miliardi di euro di investimenti privati entro il 2035. Una proposta che ha la sua principale specificità nel fatto che gli interventi normativi e autorizzativi necessari per sbloccare tali capitali sarebbero a costo quasi zero per le finanze pubbliche.
Lo studio parte dalla considerazione che l’attuale scenario energetico italiano è caratterizzato da un sistema in forte tensione, fondamentalmente per tre cause tra loro strettamente connesse: prezzi dell’energia molto elevati (superiori a quelli che pesano sulle imprese attive in altri paesi), una dipendenza strutturale dalle importazioni (con tensioni che si riflettono sui temi della sicurezza energetica) e ritardi nel percorso verso la sostenibilità (leggi a questo proposito i servizi: L’Italia perde slancio sulle rinnovabili e Transizione energetica: crescita lenta n.d.r.)
Secondo Pierfederico Pelotti, Responsabile del Mercato Utilities di Accenture Italia il Paese dispone già di tecnologie e capitali; ciò che manca è la certezza normativa e una continuità di policy che permetta alle utility di agire senza dover scegliere, a ogni emergenza, tra sicurezza, prezzo e ambiente.
Il Trilemma Energetico: competitività, sicurezza e sostenibilità
E si arriva così a quello che è il concetto cardine emerso dal workshop, ovvero la necessità di bilanciare le tre dimensioni fondamentali della competitività, della sicurezza e della sostenibilità che spesso, negli ultimi anni, sono state affrontate in modo polarizzato e dettato dalle contingenze del momento.
Dalla sostenibilità alla sicurezza energetica
Fino al 2022, l’attenzione era rivolta in buona misura alla sostenibilità e all’agenda green europea; successivamente, il conflitto in Ucraina ha spostato il focus bruscamente sul prezzo, sulla crisi delle bollette; oggi, le tensioni geopolitiche globali, come quelle nello Stretto di Hormuz, riportano in primo piano la sicurezza degli approvvigionamenti.
A questo proposito Pelotti ha voluto sottolineare che “L’Italia può affrontare il trilemma energetico con gli strumenti che già ha a disposizione. Le utility investono, le tecnologie ci sono, il capitale privato è disponibile. Ciò che manca non è il denaro pubblico, ma la certezza normativa e la continuità di policy. Le iniziative che presentiamo agiscono simultaneamente su prezzo, sicurezza e sostenibilità: il loro valore più profondo è evitare che, a ogni nuova emergenza, il sistema sia costretto a scegliere tra un obiettivo e l’altro”.
Lo stato dell’arte e il peso dello spread energetico
Il punto di partenza analizzato da AGICI e Accenture presenta forti criticità, specialmente per quanto attiene al peso dell’energia sulla competitività. Nel 2025, il PUN (Prezzo Unico Nazionale) italiano ha toccato i 121,76 €/MWh, una cifra nettamente superiore ai 89,72 €/MWh della Germania, ai 67,05 €/MWh della Spagna e ai 63,25 €/MWh della Francia. Questo divario, pari a circa 36,8 €/MWh rispetto alla media europea, non è un fenomeno passeggero ma strutturale, dovuto al fatto che il gas naturale funge da tecnologia price-setter per circa l’80% delle ore. Sebbene l’Italia abbia fatto passi avanti nella diversificazione delle fonti di gas, i prezzi finali dell’energia elettrica restano penalizzanti per il sistema produttivo.
La transizione energetica sconta una vulnerabilità strutturale e la dipendenza dall’estero
Sul piano della sicurezza energetica, l’Italia presenta un quadro a luci e ombre. Se da un lato la rete di trasmissione elettrica è tra le più affidabili in Europa, dall’altro il tasso di dipendenza energetica dall’estero è al 74%, contro una media UE del 58%. Il gas naturale pesa per il 40% del mix energetico nazionale e il 95% deve essere importato. Questa vulnerabilità è stata resa evidente dalle recenti oscillazioni del mercato, dove una singola crisi lungo le rotte di approvvigionamento può causare impennate dei prezzi del gas (TTF) anche del 35% in un solo giorno. Infine, sul fronte della sostenibilità, il divario rispetto agli obiettivi “Fit for 55” al 2030 rimane di circa 144 MtCO₂, un gap che richiede un’accelerazione decisa per poter essere colmato o almento ridotto significativamente.
Un piano d’azione a costo quasi zero per le finanze pubbliche
Come affrontare queste criticità e come cogliere le opportunità che sono comunque presenti in questo scenario. La proposta di AGICI e Accenture si concretizza in un portafoglio di interventi mirati che partono dal presupposto di non richiedere sussidi governativi, quanto una profonda revisione dei processi burocratici e autorizzativi.
La considerazione di base è che le utility italiane stanno già investendo circa 14 miliardi di euro all’anno, ma il ritmo attuale non è sufficiente a traguardare gli obiettivi nazionali e internazionali.
L’ostacolo del permitting che frena lo sviluppo delle rinnovabili
E’ emblematico constatare che il principale ostacolo allo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia rimane ancora oggi il processo di autorizzazione, o permitting. Attualmente, ci sono ben 322 GW di richieste di connessione in attesa, con tempi medi di autorizzazione che oscillano tra i 4 e i 7 anni, a fronte di 1-2 anni riscontrati nei principali partner europei.
La criticità dei costi della burocrazia
In questo contesto occorre considerare che il costo della burocrazia incide per il 20-30% sul costo totale degli impianti. I dati del primo trimestre 2026 confermano questa difficoltà: sono stati installati solo 1,68 GW di nuova capacità, contro un obiettivo necessario di almeno 10 GW annui previsti dal PNIEC. Per sbloccare la situazione, lo studio suggerisce un calendario certo per le aste FER, il completamento delle mappe delle aree idonee e una riforma delle logiche di connessione per eliminare la “saturazione virtuale” delle reti. (Leggi anche a questo proposito cosa puà fare l’Intelligenza artificiale per accelerare l’adozione e la implementazione del fotovoltaico: AI e fotovoltaico n.d.r.)
Il rilancio dell’idroelettrico e della flessibilità nella gestione della rete elettrica
Un altro nodo critico riguarda le concessioni idroelettriche, l’86% delle quali scadrà entro il 2029 senza che vi sia ancora un quadro normativo nazionale chiaro per le gare. Marco Carta, AD di AGICI, ha sottolineato a questo proposito come il ritardo nell’apertura dei cantieri per infrastrutture cruciali come bacini idrici e stoccaggi rappresenti un costo che il Paese non può più permettersi. Sul fronte della flessibilità, è necessario un piano pluriennale che includa i pompaggi idroelettrici, attualmente esclusi da alcuni meccanismi di incentivazione nonostante un potenziale di 13,6 GW su siti già esistenti.
L’Integrazione energetica come nuovo paradigma
C’è poi un aspetto che attiene alla visione e alla interpretazione del ruolo della trasformazione energetica in base alla quale lo studio che arriva dall’Osservatorio Utilities AGICI-Accenture propone di superare il concetto di “transizione” per abbracciare quello di “integrazione energetica”.
Nello scenario dell’integrazione energetica le rinnovabili, i sistemi di accumulo, le reti, le fonti come il gas e la capacità di programmazione non devono più essere vissuti come “asset” in competizione, ma come componenti di un sistema che si muovono in sinergia. L’esempio forse più emblematico riguarda il fatto che a fronte di un aumento della produzione da fonti rinnovabili deve corrispondere un incremento della capacità di stoccaggio e della robustezza delle reti perché diversamente si andrebbe inevitabilmente incontro a sprechi di energia.
Marco Carta ha poi voluto mettere in evidenza che “Con il mondo entrato in una fase di tensioni geopolitiche permanenti e nuovi equilibri regionali, le utilities assumono il ruolo di attori centrali per la sicurezza nazionale e la competitività del Paese. La realizzazione in tempi rapidi di infrastrutture cruciali quali reti, rinnovabili, bacini idrici, stoccaggi e impianti di recupero delle materie prime critiche richiede oggi una capacità di esecuzione industriale e istituzionale all’altezza della sfida. In questo quadro complesso occorre intervenire sui nodi che ancora rallentano l’apertura dei cantieri, a partire dal partenariato tra pubblico e privato e dalle concessioni idroelettriche: oggi più che mai, il ritardo ha un costo che il Paese non può più permettersi”.
Il ruolo chiave del mix energetico: rinnovabili, gas e nucleare SMR
Nello specifico la strategia proposta include il rafforzamento della diversificazione del gas attraverso autorizzazioni stabili per i rigassificatori (FSRU) e la trasformazione degli accordi diplomatici in contratti commerciali a lungo termine. In questo scenario si invita anche a considerare e a credere sullo sviluppo di nuovi corridoi come l’EastMed e sullo sblocco della produzione domestica di gas.
Relativamente all’energia nucleare lo studio suggerisce di avviare oggi il framework normativo per il nucleare SMR (Small Modular Reactors), un’opzione che, pur avendo impatti concreti non prima del 2035, richiede programmazione immediata per restare una valida alternativa tecnologica.
Occorre riconsiderare il ruolo dei Data Center in relazione al sistema energetico nazionale
Un altro aspetto dello studio attiene all’invito a riconsiderare, con un approccio diverso rispetto al passato, il ruolo dai Data Center, la cui crescente domanda elettrica può diventare un driver di investimento. La proposta suggerisce di gestirli come asset di flessibilità attivi, localizzandoli strategicamente vicino alle aree con maggiore disponibilità di energia rinnovabile e permettendo loro di partecipare ai mercati di bilanciamento.
Obiettivi al 2035: meno emissioni e bollette più leggere
L’attuazione del portafoglio di riforme proposto da AGICI e Accenture porterebbe, sulla base delle proiezioni dello studio, una serie di benefici misurabili su tutti gli ambiti del trilemma energetico entro il 2035.
- Prezzi: il PUN potrebbe ridursi di 15 €/MWh, portando lo spread con l’Europa a circa 20 €/MWh, quasi dimezzando il divario attuale.
- Sicurezza: la dipendenza dall’estero calerebbe di 8 punti percentuali, scendendo al 66%.
- Sostenibilità: si eviterebbero 30 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, coprendo il 20% del gap necessario per gli obiettivi Fit for 55.
- Investimenti: si abiliterebbero circa 100 miliardi di euro di capitali privati, di cui oltre 60 miliardi destinati specificamente a rinnovabili e reti.
I Premi Manager Utilities 2026
A margine della presentazione dello studio, la presentazione dello studio è stata anche l’occasione per alcuni importanti riconoscimenti alle imprese e ai magare che hanno interpretato l’evoluzione industriale. In questo contesto sono stati consegnati i Premi “Manager Utilities – Andrea Gilardoni”.
Nella categoria Servizi Pubblici Locali, è stato premiato Alessandro Russo, AD di Magis, per la strategia di crescita e il rebranding della società. Nella categoria Energia, il riconoscimento è andato a Stefano Granella, AD di Dolomiti Energia, per aver accelerato la trasformazione del Gruppo attraverso investimenti concreti e un modello integrato.
Il premio “L’energia di domani: il futuro è donna” è stato assegnato a Giorgia Caprioli, Project Manager di KEY – The Energy Transition Expo, per il successo internazionale della manifestazione. Infine, un Riconoscimento Speciale alla carriera è stato conferito a Umberto Quadrino, Presidente di Tages, figura di riferimento del settore che ha guidato l’Italia dalla liberalizzazione del mercato allo sviluppo delle energie rinnovabili.












