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Fit for 55: i vantaggi di una “via italiana” alla transizione ecologica

Dallo studio “Scenari e valutazioni di impatto economico degli obiettivi Fit for 55 per l’Italia” realizzato da Confindustria in collaborazione con RSE prende forma un percorso alternativo al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione con un impegno per una transizione basata su investimenti e incentivi che superano i 1.100 miliardi e che possono generare un valore aggiunto superiore ai 600 miliardi

Pubblicato il 24 Mar 2023

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Quali sono le prospettive legate alla transizione green per il nostro paese? O meglio, quali sono gli impatti (termine quanto mai appropriato) delle misure legate al pacchetto Fit for 55 che ha sollevato tante reazioni anche molto contrastanti. E quali sono le possibili alternative a questa visione della trasformazione economica e industriale?

Scenari e valutazioni di impatto economico degli obiettivi Fit for 55 per l’Italia” è il titolo dello studio con cui Confindustria, insieme alle Associazioni del Sistema e in collaborazione con RSE (Ricerca Sistema Energetico), ha voluto analizzare lo scenario legato alle politiche europee su energia e clima per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 (per la precisione l’Industrial Green Deal e appunto il Pacchetto Fit for 55) e ha voluto analizzare gli effetti di possibili alternative.

Una trasformazione radicale di prodotti e processi di produzione

Il punto di partenza della ricerca è molto ben rappresentato anche dalla vivacità dell’attuale dibattuto in corso sul piano politico ed economico, ovvero dalla considerazione che queste misure sono destinate a cambiare in modo radicale il modo in cui si produce e si consuma energia con un impatto decisamente importante sul sistema delle imprese e sul sistema economico. Un impatto che, come sostengono molti analisti, potrebbe mettere in discussione la competitività di molte filiere e di molti settori per una serie di fattori legati all’eccesso alle materie prime (in particolare, ma non solo, per le terre rare necessarie per l’interpretazione esclusivamente “elettrica” di questa trasformazione)

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Il rapporto ha anche lo scopo di portare un contributo in termini di visione del nuovo piano energetico alla luce degli obiettivi di decarbonizzazione da raggiungere entro il 2030. Un piano che naturalmente deve essere basato su misure concrete e che dovrà contribuire al Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) da presentare in sede UE, da parte di tutti gli Stati Membri entro la fine di quest’anno.

Una via italiana alla transizione ecologica e industriale

Confindustria con questo studio ha voluto realizzare un modello di analisi e di interpretazione che non si ferma però alla misurazione e valutazione dell’impatto generato dall’applicazione dei “target” del Green Deal industriale UE e del Fit for 55. Sulla base di questo scenario il rapporto – mantenendo il rispetto degli obiettivi di decarbonizzazione – propone un percorso alternativo per raggiungerli. In particolare lo studio porta l’attenzione sui target specifici e sugli adempimenti previsti dal Fit for 55 e garantendo la riduzione dei gas serra nella misura del 55% entro il 2030 (in rapporto ai valori del 1990) propone un percorso decennale di investimenti alternativo per un valore di 1.120 miliardi di euro con un impegno annuale superiore ai 140 miliardi.

Secondo questo studio grazie a questo piano si potrebbe affrontare la transizione energetica e industriale con modalità compatibili con le caratteristiche del tessuto produttivo del nostro paese e – nel rispetto degli obiettivi di decarbonizzazione generale – permettendo nello stesso tempo la creazione di un valore aggiunto stimato in 689 miliardi di euro con risorse a beneficio dello Stato stimate a loro volta in più di 500 miliardi.

Possibili vantaggi in termini di generazione di nuovo valore e sul piano occupazionale

Le cifre in dettaglio arrivano a 1.120,7 miliardi di euro in termini di investimenti a sostegno della domanda e degli incentivi e prevedono un incremento in termini di valore aggiunto per un valore di 1.976,1 miliardi di euro (per un +4,7% medio annuo)  con benefici in termini occupazionali in crescita del 3,1% per un totale di 11,5 milioni di Unità lavorative annue (ULA) e una prospettiva di sviluppo in termini di valore aggiunto che arriva a un 3,7% medio annuo e a un valore di 689,1 miliardi di euro.

La prima considerazione dello studio attiene alla necessità di interpretare questa ricchezza di risorse all’interno di una visione strategica dello sviluppo del sistema paese. alternativa a quella che sta prendendo forma e richiama la necessità di creare le condizioni perché questa trasformazione industriale ed economica possa esprimere il suo potenziale riducendo i fattori di rischio. Ovvero possa considerare in tutta la loro portata i rischi di transizione.

Nello stesso tempo, la seconda considerazione attiene alla volontà di considerare questo passaggio come una grande opportunità che dovrebbe permettere di creare le condizioni per dare vita a un nuovo volano di sviluppo dell’industria manifatturiera italiana.

Su ESG Smart Data una selezione e una sintesi delle ricerche e delle analisi sul ruolo e sulle prospettive della sostenibilità per le imprese e per le pubbliche amministrazioni.

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