Parlare di transizione energetica in una fase, come quella attuale caratterizzata da una crescita e da una instabilità costante nei prezzi dell’energia significa parlare necessariamente di sicurezza energetica. La transizione verso le energie rinnovabili oggi più che mai ha un impatto diretto sulla competitività delle imprese, sulla “bolletta” energetica dei cittadini e sulla resilienza del sistema economico. Già qualche giorno fa abbiamo pubblicato il report preoccupato dell’Energy&Strategy del Politecnico di Milano che segnalava come l’Italia stia perdendo slancio sulle rinnovabili.
Un altro report ci permette di approfondire il tema grazie all’ “Analisi del sistema energetico italiano per il 2025” realizzato da ENEA, che mette in evidenza come la transizione energetica in Italia stia evolvendo con una dinamica ancora troppo lenta rispetto agli obiettivi fissati dal PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima).
Il dato più significativo indica che nel 2025 le emissioni di gas serra e i consumi energetici sono rimasti sostanzialmente invariati, seguendo un trend di stagnazione che coinvolge anche il resto dell’Unione Europea. I prezzi dell’energia nello stesso tempo restano decisamente molto elevati rispetto al periodo pre-crisi del 2022: il gas segna un +70% e l’elettricità addirittura un +100%. I primi dati del 2026 mostrano solo un lieve calo di emissioni e consumi (-1%).
Transizione energetica italiana: una crescita sotto le attese
Nel 2025, la quota di rinnovabili nei consumi finali italiani è cresciuta appena dell’1%, restando comunque ben al di sotto dei target fissati dal PNIEC: la distanza dall’obiettivo è del -20%.
Secondo ENEA, per raggiungere il traguardo europeo fissato dalla Energy Efficiency Directive (EED), sarebbe necessario ridurre i consumi annuali del 3% nell’UE-27. Il PNIEC italiano prevede invece un ritmo meno ambizioso, con una riduzione richiesta inferiore al 2% l’anno.
Consumi energetici e performance la transizione energetica in Italia e il PNIEC
Nel dettaglio, i consumi di gas sono aumentati del 2% nel 2025, spinti dalle temperature più rigide e dalla maggiore domanda delle centrali elettriche, pur restando comunque il 14% sotto la media 2017–2022 e in linea con le nuove normative UE.
L’impiego di petrolio nei trasporti è rimasto stabile mentre si è ridotto nel settore petrolchimico. Il carbone ha registrato un calo marcato (-16%), tornando a livelli minimi nella generazione elettrica. La quota delle rinnovabili nei consumi finali si attesta poco sopra il 20%, lontana dal target del 25% previsto dal PNIEC. Il principale contributo alla crescita arriva dal fotovoltaico (+25%), che ormai copre oltre un sesto della produzione elettrica nazionale. Dal punto di vista settoriale, i consumi nei trasporti crescono dello 0,5%, mentre restano stabili nella residenziale e nei servizi. La domanda di elettricità rimane ferma ai livelli del 2024, a conferma di una lenta elettrificazione dei consumi finali.
Prezzi dell’energia: persistono gli squilibri con l’Europa
Il prezzo medio dell’elettricità sulla borsa italiana per il 2025 si è attestato a 116 €/MWh, con uno spread significativo rispetto ai principali mercati europei: in Germania si registra un prezzo medio di 90 €/MWh, in Spagna 65 €/MWh e in Francia 61 €/MWh. Anche il differenziale tra i prezzi del gas italiano e quelli del principale hub continentale (TTF) si è nuovamente ampliato.
L’impatto della crisi geopolitica su gas e petrolio
Il quadro già complesso della transizione energetica italiana è stato ulteriormente aggravato dalla nuova crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz, da cui transita oltre un quinto del greggio globale e circa il 9% dell’LNG destinato all’Europa. Secondo ENEA, solo nel mese di marzo il costo del gas importato dall’Italia ha superato i 2 miliardi di euro, almeno mezzo miliardo in più rispetto alla media dei dodici mesi precedenti. Per il petrolio si stimano costi aggiuntivi sulle importazioni superiori a 0,5 miliardi di euro.
Indice ISPRED e criticità nella decarbonizzazione
L’estrema difficoltà della transizione è fotografata dal nuovo minimo storico toccato dall’indice ENEA ISPRED (che misura sicurezza energetica, prezzi ed emissioni), sceso del 30% rispetto al 2024. Restano forti criticità soprattutto sul fronte della decarbonizzazione: per rispettare l’obiettivo PNIEC al 2030 sarebbero necessari tagli alle emissioni pari al 6% annuo nei prossimi cinque anni. L’Italia è fuori traiettoria sia per quanto riguarda il petrolio (+2% contro un target PNIEC di -5%) sia sulle rinnovabili, in particolare nei trasporti dove queste coprono solo il 10% dei consumi a fronte di un obiettivo previsto del 15%.
Tecnologie low carbon: luci e ombre nella bilancia commerciale
L’analisi ENEA segnala trend eterogenei sul fronte delle tecnologie per energia low carbon: nel comparto la bilancia commerciale italiana registra un deficit inferiore ai 4 miliardi di euro nel 2025 (in miglioramento rispetto ai più di 5 miliardi precedenti), grazie soprattutto all’aumento delle esportazioni di veicoli plug-in hybrid – dirette in particolare verso gli Stati Uniti. Si aggrava invece il saldo delle auto completamente elettriche (deficit superiore a 2,3 miliardi), mentre non si registrano progressi per le tecnologie solari: i guadagni rimangono fragili e limitati a pochi segmenti specifici.
L’impatto di un rallentamento della transizione energetica sul percorso ESG delle imprese
Il rallentamento nella transizione energetica mostra come questo fattore non sia più soltanto un percorso di sostituzione delle fonti fossili con le rinnovabili, ma sia a tutti gli effetti una vera e propria trasformazione industriale, economica e tecnologica che incide sui modelli di business, sulla competitività e sulla gestione del rischio. In questo scenario, i criteri ESG non rappresentano più un perimetro di compliance o rendicontazione, ma una cornice strategica entro cui leggere investimenti, resilienza e creazione di valore.
Il legame tra transizione energetica ed ESG è diretto. La dimensione ambientale riguarda decarbonizzazione, efficienza energetica, uso delle risorse, riduzione delle emissioni e adattamento climatico. La dimensione sociale investe sicurezza energetica, accesso all’energia, impatti sui territori e trasformazione del lavoro. La governance, infine, entra in gioco nella capacità di misurare, governare e finanziare la transizione.
L’impatto della sostenibilità direttamente sul conto economico
Sempre più spesso la sostenibilità si misura infatti nel conto economico. Il costo dell’energia, la volatilità dei mercati, i meccanismi ETS, il carbon pricing e i rischi climatici hanno reso la transizione energetica una questione industriale prima ancora che ambientale. Decarbonizzare non significa solo ridurre impatti, ma ridurre esposizione alla varianza.
In questo quadro, l’innovazione digitale è diventata uno dei principali acceleratori della transizione. Il digitale agisce infatti come infrastruttura abilitante, rendendo i sistemi energetici più intelligenti, flessibili e misurabili.
L’Internet of Things, ad esempio, consente il monitoraggio continuo di impianti, reti e consumi. Sensori distribuiti, smart meter e dati in tempo reale permettono di ottimizzare l’uso dell’energia, ridurre sprechi e abilitare una gestione predittiva delle infrastrutture.
L’intelligenza artificiale aggiunge un ulteriore livello evolutivo. Può migliorare la previsione della domanda, ottimizzare la gestione delle reti, integrare meglio le rinnovabili intermittenti e supportare la manutenzione predittiva. In un sistema energetico sempre più distribuito e complesso, gli algoritmi diventano strumenti di stabilità oltre che di efficienza. Anche i digital twin stanno emergendo come tecnologie chiave. La possibilità di simulare impianti, reti e scenari energetici permette di testare interventi, valutare impatti e accelerare decisioni di investimento.
Lo stesso concetto di smart grid nasce da questa convergenza tra energia e digitale. Le reti intelligenti sono il luogo in cui dati, automazione e transizione energetica si incontrano.
Ma il digitale non abilita solo efficienza operativa. È sempre più cruciale per la misurazione ESG. Carbon accounting, monitoraggio Scope 1, 2 e 3, tracciabilità delle emissioni e gestione dei dati di sostenibilità dipendono sempre più da piattaforme digitali e architetture data-driven.
C’è poi la dimensione delle twin transition: transizione digitale e transizione ecologica non procedono più su binari paralleli, il digitale accelera la sostenibilità, la sostenibilità orienta l’innovazione digitale ed emerge anche una nuova attenzione al tema del green digital: data center, AI e infrastrutture digitali hanno una propria impronta energetica e pongono il tema di un digitale sostenibile.








