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Trend di Sostenibilità 2026: adattamento, difesa e divario sociale



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Dai principali trend per la sostenibilità nel 2026 identificati dal Barometro 2026 di Mainstreet Partners emergono le criticità legate alle politiche per l’adattamento climatico nei mercati emergenti, il confrtonto sugli investimenti nella difesa e il ruolo di normative che frenano la crescita dei fondi sociali rispetto a quelli ambientali

Pubblicato il 7 mar 2026



Trend di sostenibilità 2026
Sophie Meatyard, Head of Fund Research di MainStreet Partners,

In sintesi

  • Il Barometro ESG 2026 segnala che il rischio di greenwashing persiste ma si stabilizza; nuove regole (ESMA, SDR, SFDR 2.0) rimodellano i fondi e aumentano la trasparenza.
  • L’adattamento climatico diventa prioritario: c’è un paradosso tra vulnerabilità e prontezza, ma emergono opportunità nei mercati di frontiera (es. India, Vietnam).
  • La difesa viene ripensata come leva di sicurezza e resilienza ma presenta rischi etici, emissivi e di governance; i fondi sociali restano sottorappresentati per assenza di tassonomia sociale e dati qualitativi, richiedendo una due diligence più rigorosa.
Riassunto generato con AI

I Trend di Sostenibilità 2026

Il Barometro ESG 2026 di Mainstreet Partners a cui abbiamo dedicato un servizio specifico presenta al proprio interno una serie di analisi tra cui una sui Sustainability Trends to Watch che merita una speciale attenzione. Si tratta di una analisi che si focalizza su tre aree tematiche cruciali che stanno ridefinendo la finanza sostenibile. In un periodo nel quale si registrano sforzi e impegni importanti a livello di economia globale per la mitigazione del cambiamento climatico, emergono nuove necessità che richiedono un approccio più articolato e per certi aspetti complesso: l’adattamento delle infrastrutture, il ruolo della sicurezza nazionale e il riequilibrio tra fattori ambientali e sociali.

I cinque temi chiave per la sostenibilità 2026 in sintesi secondo il Barometro ESG

  1. Rischio di greenwashing: resta la preoccupazione ma la situazione si stabilizza
  2. I comportamenti di mercato sono influenzati dalle nuove regole
  3. Prosegue il trend pluriennale al ribasso dei rating degli asset manager
  4. Si conferma la disomogeneità dell’universo investibile per i fondi sostenibili
  5. L’universo dei fondi viene rimodellato dalle nuove norme

Adattamento climatico: una nuova frontiera di investimento

Il raggiungimento dell’obiettivo di limitare l’innalzamento delle temperature a 1.5°C richiede azioni estremamente ambiziose, considerando che le emissioni globali dovrebbero diminuire del 45% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2010. Nello stesso tempo si deve registrare che il 2024 è stato confermato come l’anno più caldo mai registrato, con temperature di circa 1.55°C sopra i livelli pre-industriali. E in questo scenario, l’adattamento non è più opzionale, specialmente nei mercati emergenti e di frontiera.

Il paradosso della vulnerabilità e della prontezza

Esiste una relazione inversa e inefficiente tra la vulnerabilità ai rischi climatici e la prontezza di un paese a utilizzare gli investimenti per adattarsi. Le regioni in via di sviluppo sono tipicamente più vulnerabili e presentano divari di adattamento maggiori. Il report evidenzia come i rischi per la salute umana aumenteranno drasticamente nelle regioni equatoriali se il riscaldamento supererà la soglia critica.

Opportunità nei mercati di frontiera

Il report identifica segnali positivi di miglioramento in alcuni mercati specifici.

  • India: Ha mostrato una riduzione misurabile del divario di adattamento dal 2018, con il 34% delle aziende che ha stabilito obiettivi di decarbonizzazione misurabili tramite SBTi.
  • Vietnam: Ha registrato una crescita nella prontezza all’adattamento, supportata da impegni aziendali significativi per il cambiamento. Questi dati suggeriscono che i gestori attivi nei mercati di frontiera possono aggiungere valore selezionando regioni che migliorano la loro resilienza, offrendo rendimenti corretti per il rischio potenzialmente superiori rispetto agli indici passivi.

Il dilemma della difesa: è sostenibile?

La classificazione del settore della difesa come opportunità di investimento allineata ai criteri ESG rimane una delle questioni più contestate (Leggi il servizio su difesa e ESG n.d.r.). Storicamente escluso per preoccupazioni etiche, il settore è ora oggetto di riesame a causa dell’instabilità geopolitica e della natura duale di molte tecnologie.

Sicurezza come pillar di resilienza

Una visione emergente inquadra la difesa non solo come produzione di armi, ma come sicurezza delle infrastrutture critiche: reti energetiche, protezione della sicurezza energetica, cybersecurity e ESG, e poi dati, porti e corridoi logistici da cui dipende la transizione verso il Net Zero. Le innovazioni tecnologiche nate nella difesa possono avere ricadute civili positive in termini di monitoraggio e produttività.

Rischi ttici e di governance persistenti

Nonostante l’interesse finanziario, permangono rischi significativi.

  • Ambiguità d’uso: I produttori hanno un controllo limitato sull’uso finale delle armi, che potrebbero essere impiegate in operazioni illegali o attacchi contro civili.
  • Emissione e corruzione: Il settore della difesa è responsabile di circa il 5% delle emissioni globali di CO2. L’analisi di MainStreet mostra una correlazione negativa tra i rating ESG e l’esposizione alle armi convenzionali; i fondi con rating più elevati tendono a escludere categoricamente tali investimenti. Solo il 3% delle strategie con etichetta SDR ha esposizione ad armi convenzionali, contro il 36% dei fondi SFDR Articolo 8.

Il divario tra “E” ed “S”: perché il sociale è indietro?

I fondi con un focus sociale rimangono significativamente sottorappresentati rispetto a quelli ambientali. Le strategie ambientali monitorate da MainStreet gestiscono oltre 75 miliardi di euro, contro i soli 17 miliardi di euro dei fondi sociali. Nonostante ciò, i rating medi sono simili: 4.2 per l’ambiente e 4.3 per il sociale, dimostrando che la qualità dei fondi sociali è elevata.

Ostacoli normativi e dati qualitativi

La disparità è alimentata principalmente da due fattori:

  1. Mancanza di una tassonomia sociale: Mentre la tassonomia ambientale dell’UE è in vigore dal 2020, il progetto per una tassonomia sociale è stato sospeso a tempo indeterminato nel 2022. Questo rende difficile per i gestori quantificare oggettivamente la sostenibilità dei loro investimenti sociali.
  2. Natura dei dati: I punti dati sociali sono spesso qualitativi e soggettivi, a differenza delle emissioni di carbonio che sono numeriche e oggettive. Ad esempio, le violazioni dei diritti umani sono soggette a diverse interpretazioni sulla gravità.

Allineamento agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG)

Il report analizza come i fondi sociali si allineano agli SDG. L’SDG 5 (Uguaglianza di genere) è quello con il punteggio di allineamento più alto, probabilmente perché è uno dei più quantificabili (es. percentuale di donne nei consigli di amministrazione). Al contrario, obiettivi come l’SDG 2 (Sconfiggere la fame) vedono i fondi lottare per trovare opportunità di investimento concrete.

La centralità delle performance in resilienza

L’analisi dei trend di sostenibilità per il 2026 rivela un panorama in cui la resilienza diventa un concetto centrale, sia essa climatica tramite l’adattamento o nazionale tramite la sicurezza. Tuttavia, l’industria deve affrontare la sfida di non lasciare indietro la dimensione sociale, nonostante le carenze normative. Il successo degli investitori dipenderà dalla capacità di navigare in queste complessità con una due diligence rigorosa, andando oltre le semplici esclusioni per comprendere i rischi materiali e i risultati nel mondo reale. La trasparenza rimane l’imperativo categorico per evitare il greenwashing in un mercato che espande continuamente i propri confini.

La metodologia del Barometro ESG e l’importanza di aggiornare i criteri di valutazione

Sophie Meatyard, Head of Fund Research di MainStreet Partners commentando i risultati ha osservato che “Le attese di un contesto normativo più stabile nel 2025 non si sono concretizzate. Al contrario, le linee guida di ESMA sulla nomenclatura dei fondi, il regime SDR del Regno Unito e l’annuncio della SFDR 2.0 hanno complessivamente intensificato il livello di analisi e alzato gli standard di trasparenza sul mercato. La nostra metodologia (Mainstreet Partners) continua ad evolversi in linea con questi sviluppi, mantenendo al contempo coerenza per i clienti che fanno affidamento sui nostri rating per la costruzione dei portafogli, il monitoraggio e la gestione del rischio di greenwashing.”

A questo proposito nel corso del 2025 MainStreet Partners ha visto evolvere il proprio framework di valutazione, con l’introduzione di nuove classificazioni ESG and Sustainability Approach e Sub-Approach, per offrire una maggiore granularità nell’analisi dell’intenzionalità, dell’integrazione ESG e della definizione degli obiettivi di sostenibilità.

Proseguendo nella sua analisi Sophie Meatyard ha aggiunto che “Con l’integrazione dei private markets nei prodotti di risparmio di lungo periodo, diventa essenziale disporre di analisi ESG solide e basate su evidenze. Il nostro modello evoluto per gli asset privati riflette i limiti in termini di dati disponibili, garantendo al contempo una valutazione credibile e completa dell’integrazione ESG e della qualità della sostenibilità lungo l’intero ciclo di investimento.”

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