Energia: la differenza la fanno i talenti
La sostenibilità non è più soltanto una questione ambientale. Sempre più spesso rappresenta una variabile economica, industriale e sociale capace di incidere direttamente sulla competitività delle imprese e sulla capacità di attrarre talenti. È questo il messaggio emerso dall’evento organizzato a Milano da Green Srl, società attiva nel settore cleantech, che ha riunito manager, responsabili delle risorse umane e consulenti strategici per riflettere sul rapporto tra transizione energetica, gestione delle persone e crescita economica.
Al centro del confronto una convinzione condivisa: il vero rischio oggi non è il costo della sostenibilità, ma il costo dell’inazione.
La transizione energetica come leva di competitività
Negli ultimi anni il dibattito sulla sostenibilità si è concentrato prevalentemente sugli aspetti ambientali. Oggi però il tema assume una dimensione molto più ampia, che coinvolge direttamente la capacità delle imprese di competere sui mercati.
Secondo Green Srl, la gestione dell’energia e delle risorse non può più essere considerata una funzione separata rispetto alle strategie aziendali. Al contrario, deve diventare parte integrante del modello di business e dei processi decisionali.
Energia e talenti: non agire costa più che investire
Il messaggio relativo alla capacità di affrontare le sfide che accompagnano il mondo dell’energia è chiaro: rinviare gli investimenti in efficienza energetica, fonti rinnovabili e innovazione significa esporsi a rischi crescenti.
La volatilità dei prezzi energetici, le nuove regolamentazioni ambientali e la crescente pressione competitiva stanno infatti rendendo sempre più costoso il mantenimento di modelli produttivi tradizionali.
Secondo Sergio Leali, CEO di Green Srl, la sostenibilità deve diventare parte del DNA aziendale. In un contesto caratterizzato da costi energetici sempre più imprevedibili, le imprese che non investono nella transizione rischiano di compromettere la propria competitività nel medio e lungo periodo.
Gli scenari al 2050: il prezzo dell’inazione
A supportare questa visione sono stati i dati presentati da TEHA Group, che ha illustrato alcuni scenari elaborati da ASviS e Oxford Analytics sull’evoluzione dell’economia italiana nei prossimi decenni.
Il rischio di perdere quasi un quarto del PIL
Lo scenario più critico ipotizza un fallimento delle politiche climatiche e una mancata trasformazione dei sistemi produttivi. In questo caso, secondo le stime, l’Italia potrebbe registrare entro il 2050 una contrazione del PIL reale pari al 23,8% rispetto ai livelli attuali.
Una prospettiva che evidenzia come gli impatti del cambiamento climatico, dell’inefficienza energetica e dell’uso non sostenibile delle risorse possano tradursi in conseguenze economiche significative.
Lo scenario Net Zero può generare crescita
Esiste però anche uno scenario alternativo. Attraverso investimenti in innovazione, efficientamento energetico e decarbonizzazione, il sistema economico italiano potrebbe ottenere un incremento del PIL pari all’8,5% entro il 2050.
Secondo TEHA Group, la transizione verso un’economia Net Zero non rappresenta quindi soltanto una risposta alle sfide ambientali, ma anche una concreta opportunità di sviluppo industriale e crescita economica.
Capitale umano e sostenibilità: un binomio sempre più strategico
Se energia e innovazione rappresentano due pilastri della trasformazione, il terzo elemento chiave è costituito dalle persone. Durante l’evento è poi emerso come la transizione sostenibile non possa essere realizzata senza competenze adeguate e senza il coinvolgimento diretto dei lavoratori.
Energia e talenti: la sfida della carenza di competenze
Le aziende europee stanno già affrontando una crescente difficoltà nel reperire figure professionali qualificate. Oggi circa un’impresa su quattro dichiara di non riuscire a trovare le competenze necessarie per sostenere i propri percorsi di crescita e innovazione. In questo contesto, la capacità di attrarre e trattenere talenti diventa un fattore sempre più strategico.
Secondo Matteo Rimini di TEHA Group, le imprese devono pianificare con visione di lungo periodo e investire non soltanto nelle tecnologie, ma anche nelle persone, accompagnando il cambiamento attraverso formazione, coinvolgimento e dialogo.
ESG e gestione delle risorse umane
L’integrazione dei criteri ESG sta modificando profondamente anche le politiche di gestione del personale. I lavoratori, soprattutto le nuove generazioni, attribuiscono crescente importanza ai temi della sostenibilità, del benessere e della responsabilità sociale. Le aziende sono quindi chiamate a sviluppare modelli organizzativi capaci di coniugare performance economica e attenzione alle persone.
Nasce SeLea Welfare Green
Proprio per rispondere a queste nuove esigenze, Green Srl ha presentato il nuovo programma SeLea Welfare Green.
La soluzione nasce con l’obiettivo di supportare contemporaneamente competitività aziendale, sostenibilità ambientale e benessere dei dipendenti. L’idea è quella di offrire un benefit in grado di aiutare concretamente i lavoratori a fronteggiare il peso crescente dei costi energetici, contribuendo allo stesso tempo alla diffusione di comportamenti più sostenibili.
Un nuovo strumento per attrarre talenti
In un mercato del lavoro sempre più competitivo, iniziative di questo tipo possono rappresentare un elemento distintivo per le aziende. SeLea Welfare Green si propone come uno strumento capace di intercettare la crescente sensibilità dei lavoratori verso i temi ambientali e sociali, offrendo al tempo stesso un sostegno economico concreto.
La sostenibilità come scelta economica e industriale
L’incontro promosso da Green Srl ha evidenziato come la sostenibilità non possa più essere considerata soltanto una questione reputazionale o normativa. Energia, innovazione, gestione delle risorse e capitale umano stanno diventando elementi sempre più interconnessi e determinanti per il successo delle organizzazioni.
Gli scenari presentati da TEHA Group mostrano che il costo dell’inazione rischia di essere molto più elevato di quello degli investimenti necessari per la transizione. Per le imprese italiane la sfida non è quindi decidere se intraprendere il percorso della sostenibilità, ma come farlo nel modo più efficace e competitivo possibile.
In questo contesto, la capacità di integrare innovazione tecnologica, efficienza energetica e valorizzazione delle persone rappresenta uno dei principali fattori di crescita e resilienza dell’economia italiana nei prossimi decenni.











