La transizione energetica costituisce una delle chiavi per leggere molte delle scelte attuali degli Stati in materia economica, ambientale e persino geopolitiche. Non a caso, si tratta di uno dei temi ricorrenti nel dibattito pubblico, tanto da essere spesso citata da politici ed esperti di varia natura con un’accezione tipicamente positiva e sempre più strettamente legata ai temi della sostenibilità, della trasformazione sociale e industriale. Ma di cosa stiamo esattamente parlando?
Cosa si intende esattamente per transizione energetica?
Secondo ENEA, il termine transizione energetica fa riferimento a “un processo di trasformazione del quadro di soddisfacimento dei fabbisogni energetici verso soluzioni caratterizzate da un ridotto impatto ambientale (con particolare riferimento alle emissioni di gas climalteranti) e, più in generale, da una maggiore sostenibilità. Caratteristiche fondamentali di questo processo sono la transizione verso un portfolio di fonti energetiche prevalentemente basate sull’utilizzo di risorse rinnovabili, la diffusione di soluzioni di efficienza in tutti gli utilizzi dell’energia e, infine, la disponibilità di soluzioni di cattura e sequestro dell’anidride carbonica, che rendano possibile l’utilizzo sostenibile delle fonti fossili”.
Il ruolo del mix energetico nella transizione energetica
Riassumendo, la transizione energetica che stiamo vivendo in questi anni prevede il passaggio da un mix energetico centrato sui combustibili fossili a uno a basse o a zero emissioni di CO2, basato sulle energie rinnovabili. Il contrasto al climate change rappresenta la ragione principale che sta spingendo l’attuale transizione energetica: la combustione delle fonti fossili di energia (carbone, petrolio e gas naturale) causa infatti l’emissione in atmosfera di anidride carbonica e dei gas ad effetto serra. Questi gas sono tra le cause della capacità dell’atmosfera terrestre di trattenere l’energia ricevuta dal sole, innescando un aumento della temperatura e il cambiamento del clima.
Uno sguardo alle diverse transizioni energetiche
Quella che si sta vivendo attualmente non è naturalmente l’unica transizione energetica della storia dell’umanità: pensiamo all’utilizzo del carbone durante la rivoluzione industriale, oppure alla progressiva introduzione dell’elettricità nel pianeta.: si tratta di transizioni energetiche che hanno caratterizzato altrettante transizioni e rivoluzioni industriali. Nello specifico, attualmente, quando si parla di transizione energetica si intende primariamente il percorso in atto verso un sistema energetico green e a zero emissioni.
Come avviene la transizione energetica?
Come abbiamo spiegato in precedenza, la transizione energetica avverrà in buona parte attraverso il passaggio a un sistema energetico basato sulle fonti rinnovabili, come fotovoltaico, eolico e idroelettrico, diminuendo così drasticamente i consumi di carbone, gas e petrolio. Nell’ottica di contenere il surriscaldamento globale entro gli 1,5 gradi, la comunità scientifica internazionale è concorde nell’affermare che questo passaggio dovrà avvenire entro e non oltre il 2050.
Lo scenario delineato da IEA
La IEA (International Energy Agency) ha delineato in uno scenario come potrebbe essere il settore energetico per quella data: al 2050 potremmo avere una domanda globale di energia nel 2050 di circa l’8% inferiore a quella attuale, in grado di abilitare il funzionamento di un’economia più grande del doppio e una popolazione di 2 miliardi di unità più numerosa rispetto a oggi. Invece di essere come oggi dipendente dai combustibili fossili, il settore energetico si baserebbe in gran parte sulle energie rinnovabili. Secondo la IEA, circa i due terzi della fornitura totale di energia nel 2050 proverrebbe infatti da energia eolica, solare, bioenergetica, geotermica e idroelettrica, mentre il peso dei combustibili fossili sarebbe ridotto a circa un quinto entro il 2050. Inoltre l’impatto negativo in termini di emissioni di gas serra sarebbe in gran parte attenuato dall’impiego soluzioni di Carbon & Capture storage (capaci cioè di catturare la CO2 emessa dalle attività umane). Capofila di questa transizione energetica a livello globale è sicuramente l’Unione europea, che sta puntando anche a obiettivi più ambiziosi per il 2030.
Transizione energetica: a che punto siamo oggi secondo il World Energy Outlook 2025?
Per conoscere a che punto siamo oggi è certamente utile l’analisi del World Energy Outlook 2025 della IEA (leggi il servizio Energy Trends 2025 oppure vai QUI per consultare il report completo n.d.r.). Questo report dipinge il quadro di un sistema energetico globale in bilico tra la persistenza dei combustibili fossili e l’ascesa delle nuove tecnologie, definendo l’inizio di quella che viene chiamata l’“Era dell’Elettricità”. Mentre la transizione energetica accelera, emergono nuove sfide geopolitiche e infrastrutturali che determineranno la sicurezza del prossimo decennio.

Il ruolo fondamentale delle rinnovabili nella transizione energetica
Uno dei pilastri del rapporto è la centralità dell’energia elettrica. La domanda globale di elettricità sta crescendo molto più velocemente rispetto al consumo energetico totale, trainata dalla mobilità elettrica, dai data center e dai sistemi di raffreddamento. Le fonti rinnovabili, guidate dal solare fotovoltaico, hanno stabilito nuovi record di installazione nel 2024 per il 23° anno consecutivo. Nello scenario STEPS (Stated Policies Scenario), la quota di rinnovabili nella generazione elettrica mondiale passerà da un terzo di oggi a oltre la metà entro il 2035. Un altro dato significativo è il ritorno del nucleare, con oltre 40 paesi che lo includono ora nelle proprie strategie per garantire stabilità alla rete.
Minerali critici: la nuova frontiera della sicurezza
La transizione energetica sta spostando i rischi di sicurezza dai combustibili fossili alle catene di fornitura tecnologiche. Il World Energy Outlook 2025 evidenzia un’estrema concentrazione di mercato: un singolo paese raffina oggi 19 dei 20 minerali strategici necessari per batterie ed eolico. Questa vulnerabilità è diventata una realtà concreta con i nuovi controlli sulle esportazioni di terre rare, rendendo urgente la diversificazione delle forniture per evitare colli di bottiglia che potrebbero frenare la decarbonizzazione.
Combustibili fossili: una transizione energetica tra picchi e incertezze
Sebbene i consumi di petrolio, gas e carbone abbiano raggiunto nuovi massimi nel 2024, il rapporto prevede un cambiamento strutturale. Nello scenario basato sulle politiche attuali (STEPS), il carbone inizierà il declino prima della fine del decennio e il petrolio raggiungerà il suo picco intorno al 2030. Tuttavia, la domanda di gas naturale continuerà a crescere fino agli anni ’30, spinta anche da un’ondata senza precedenti di nuovi progetti di gas naturale liquefatto (GNL).
I volumi della domanda di energia non facilitano la transizione energetica

Secondo il World Energy Outlook 2025, il mondo mostra una fame di energia senza precedenti: la domanda globale è cresciuta del 2% nel 2024, superando i 650 EJ. Nonostante l’espansione record delle rinnovabili, i consumi di carbone, petrolio e gas naturale hanno raggiunto nuovi massimi storici. Questa crescita è trainata quasi interamente dalle economie emergenti, con la Cina che ha pesato per oltre la metà dell’aumento nell’ultimo decennio. Nello stesso tempo i report segnala che l’era dell’elettricità è già qui: la domanda elettrica corre a una velocità doppia rispetto al consumo energetico totale. Fattori come il raffreddamento degli edifici per le ondate di calore e lo sviluppo dei data center per l’Intelligenza artificiale spingono i consumi verso l’alto. Parallelamente, le emissioni globali di CO2 legate all’energia hanno toccato il picco di 38,2 gigatonnellate nel 2024. Anche le emissioni di metano restano critiche, contribuendo per circa 4,4 Gt di CO2 equivalente al bilancio climatico. Il carbone rimane la fonte principale di emissioni. Sebbene le tecnologie pulite abbiano evitato 2,6 Gt di emissioni dal 2019, la scala della decarbonizzazione non è ancora sufficiente. Gli scenari basati sulle politiche attuali indicano che il mondo è su una rotta di riscaldamento pericolosa, tra 2,5 °C e 3 °C. Nello scenario STEPS, le emissioni inizieranno a calare solo gradualmente, scendendo sotto le 30 Gt solo verso il 2050. Il disaccoppiamento tra crescita del PIL ed emissioni procede ancora troppo lentamente per rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. La domanda di gas naturale, in particolare, è rivista al rialzo e continuerà a crescere fino agli anni ’30. Per invertire la rotta, il World Energy Outlook 2025 sottolinea la necessità di raddoppiare il tasso di miglioramento dell’efficienza energetica. Senza un cambio di passo immediato, la persistenza dei fossili renderà l’obiettivo di 1,5 °C definitivamente fuori portata.
Il rischio di una transizione energetica a due velocità
Il World Elergy Outlook 2025 sottolinea che la velocità della transizione energetica varierà enormemente a seconda delle scelte politiche e degli investimenti. Mentre le economie avanzate e la Cina vedono una stabilizzazione della domanda energetica, il futuro sarà scritto in India e nel sud-est asiatico. La sfida per i governi sarà bilanciare l’accessibilità economica e la sicurezza nazionale con l’urgenza di ridurre le emissioni in un mondo geopoliticamente frammentato.
Il ruolo dell’efficienza per la transizione energetica
Abbiamo visto, anche grazie ai dati del World Energy Outlook 2025 della IEA nell’ottica 2050, che l’obiettivo della neutralità climatica del sistema energetico del Vecchio Continente sarà ottenuta, oltre che con l’apporto delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, con una maggiore integrazione: i mercati elettrici dei vari Paesi europei dovranno essere più integrati tra loro rispetto ad oggi e con i settori d’uso finale, come l’edilizia, i trasporti e l’industria. Sarà cioè necessario attuare forme di edilizia sostenibile, architettura sostenibile, produzione sostenibile per contribuire, in forma integrata alla costruzione di un ambiente sostenibile.
In effetti, la generazione di energia da fonti rinnovabili è solo una fetta – per quanto fondamentale – della transizione energetica in atto. Fondamentale, ad esempio, sarà migliorare la capacità di stoccaggio e di accumulo delle energie rinnovabili intermittenti, per assicurare una maggiore solidità al sistema elettrico. In questo senso un ruolo importante è assegnato a modelli impostati sulla logica PV+ESS che comunque dovrà essere sempre più basato sulle Smart Grid, ovvero su reti intelligenti di nuova generazione capaci di mantenere in equilibrio la domanda e l’offerta di energia in un contesto profondamente mutato rispetto al passato.

Altro caposaldo della transizione energetica è, come già ampiamente osservato anche nel World Energy Outlook 2025, l’elettrificazione che come mostra il settore della mobilità, l’elettricità (sempre più prodotta a partire dalle rinnovabili) sostituirà i carburanti fossili come vettore energetico. Una svolta del tutto simile sta già avvenendo nel riscaldamento, come dimostra la progressiva affermazione delle pompe di calore.
Un grande coordinamento a livello di ecosistema per garantire la transizione energetica
Più in generale, per raggiungere l’obiettivo della transizione energetica, i governi, le società energetiche, gli investitori e i cittadini dovranno essere tutti sulla stessa lunghezza d’onda. Le aziende avranno bisogno di strategie chiare a lungo termine sostenute da impegni di investimento e da relativi impatti misurabili. Il settore finanziario dovrà facilitare gli investimenti in tecnologie pulite, aiutare la transizione delle società di combustibili fossili e delle imprese ad alta intensità energetica e portare capitali a basso costo ai paesi e alle comunità che ne hanno più bisogno.
Il ruolo fondamentale di un consumo responsabile e sostenibile
Non meno importante sarà il coinvolgimento e le scelte individuali dei cittadini in relazione alle loro scelte energetiche. Infine, le tecnologie digitali svolgono un ruolo cruciale nell’integrazione dei diversi aspetti del nuovo sistema energetico, tanto che si può parlare di Smart Energy. La gestione delle piattaforme e dei dati necessari per mantenere in equilibrio questo sistema elettrico così diverso dal passato sarà una parte centrale della transizione energetica, così come la mitigazione dei rischi associati alla sicurezza informatica e alla privacy dei dati.
Quali sono le fonti rinnovabili di energia alla base della transizione energetica?
Una volta chiarito lo scenario che caratterizza la transizione energetica nel suo complesso è importante focalizzare l’attenzione sul tuolo delle energie rinnovabili e in particolare su quelle che più possono svolgere un ruolo chiave nel sostenere la transizione energetica.
Cosa si intende esattamente per energie rinnovabili?
Per comprendere appieno la portata e il ruolo delle rinnovabili nella transizione energetica è importante prima di tutto chiarire cosa si intende per fonti rinnovabili. L’ENEA definisce come rinnovabili “le fonti energetiche non fossili che per loro caratteristica intrinseca si rigenerano almeno alla stessa velocità con cui vengono consumate, sono liberamente disponibili in natura, non soggette ad esaurirsi a causa dell’uso o sfruttamento antropico e per le quali esista una tecnologia che consente il loro utilizzo a fini energetici”.
In altre parole, al contrario di tutte le fonti di origine fossile (gas, petrolio, carbone, ecc), che sono legate allo sfruttamento di risorse e giacimenti e risorse destinati prima o poi a esaurirsi, le fonti rinnovabili di energia sono potenzialmente inesauribili. Ovviamente esistono diverse fonti di energia rinnovabile, legate allo sfruttamento della risorsa primaria sfruttata. Restando al solo ambito elettrico, le principali fonti pulite sono idroelettrico, fotovoltaico, eolico, biomassa e geotermia.+
Il ruolo dell’idroelettrico
L’idroelettrico è la fonte di energia rinnovabile da più tempo utilizzata in maniera massiccia: la produzione dell’energia idroelettrica, infatti, sfrutta la forza che l’acqua acquisisce quando è in caduta, permettendo l’azionamento delle turbine necessarie alla generazione dell’energia idroelettrica. In Italia a fine 2020 risultavano installati oltre 19 GW di idroelettrico, capaci di produrre nello stesso anno circa 48 TWH di elettricità.
Il fotovoltaico è invece una fonte energia rinnovabile di nuova generazione che, da una dozzina di anni a questa parte, ha conosciuto una grandissima diffusione (21,6 GW installati in Italia) e che dovrebbe essere interessata da una crescita ulteriore nei prossimi anni.
Il fotovoltaico
Il ruolo del fotovoltaico è rappresentato in particolare dai conosciutissimi e diffusissimi pannelli fotovoltaici, ovvero gli apparati in grado di catturare l’energia dei raggi solari e trasformarla in energia elettrica.
L’eolico
L’eolico è invece una fonte rinnovabile capace di sfruttare l’energia cinetica del vento, che viene convertita anche in questo caso in energia elettrica attraverso degli aerogeneratori (o turbine eoliche), che possono essere collocati a terra (on shore) oppure offshore. A fine 2020 in Italia risultavano installati quasi 11 GW di impianti eolici. (l’eolico inizia a diffondersi anche nella forma di impianti minieolici domestici).
Le biomasse e bioenergie
Il termine biomasse e bioenergie fa riferimento all’utilizzo di residui di organismi vegetali e animali, prodotti nelle lavorazioni agricole e negli allevamenti e dei rifiuti urbani per la produzione di energia. Al 2020 in Italia erano installati poco più di 4 GW di impianti, capaci di produrre però ben 19,6 TWH di energia.
La geotermia
Le geotermia invece sfrutta il vapore ad alta temperatura intrappolata nelle profondità della crosta terrestre per azione turbine adibite alla produzione di energia elettrica. Si tratta di una forma di energia presente soprattutto in Toscana: al 2020 erano installati 817 MW per una produzione di circa 6 TWh.
Il ruolo chiave della decarbonizzazione dell’economia
Le clean tech nel settore dell’energia rappresentano il cuore della transizione energetica e stanno caratterizzando le scelte dei consumatori di tutto il mondo, inizialmente grazie al sostegno delle politiche pubbliche e degli incentivi. In molti casi oggi, le tecnologie pulite rappresentano la scelta più conveniente da un punto di vista economico. Va infatti considerato che in tante regioni, il solare fotovoltaico o l’eolico rappresentano già la fonte più economica disponibile per la nuova generazione di elettricità. Anche le auto elettriche, quando si prende in considerazione il TCO, diventano la scelta più convincente. D’altra parte la transizione energetica non sarebbe praticabile senza tenere conto degli aspetti economici.
Le tre dimensioni fondamentali della transizione energetica
Proprio per disporre di una visione completa e precisa dei fattori che concorrono alla transizione energetica ENEA rilascia trimestralmente un apposito indice, ribattezzato Ispred, che valuta le tre dimensioni cruciali per una transizione energetica:
- decarbonizzazione
- sicurezza dell’approvvigionamento (sicurezza energetica)
- prezzo dell’energia
Si tratta di tre ambiti che, se mantenuti in equilibrio, dovrebbero appunto favorire il passaggio da un’economia centrata sull’utilizzo di combustibili fossili come quella attuale a una a basse emissioni di carbonio, ovvero a una una economia decarbonizzata.
Anche a questo proposito è utile chiarire cosa si intende per decarbonizzazione. Nello specifico ENEA definisce la decarbonizzazione come la progressiva riduzione delle emissioni di anidride carbonica nei processi di consumo dell’energia. La sicurezza fa invece riferimento alla necessità che il sistema di approvvigionamento garantisca la disponibilità di energia a prezzi accessibili, indipendentemente da eventi che possono minacciare il flusso e i costi energetici. Infine, la dimensione dei prezzi serve a monitorare i costi dell’energia in Italia rispetto a quelli degli altri paesi europei, sia rispetto alle imprese – in ottica di competitività – che per le famiglie.
Una transizione sostenibile deve essere anche inclusiva
Una transizione energetica efficace e stabile infatti non può prescindere dal bilanciamento di tutti e tre questi aspetti. Ma è altresì importante che sia anche inclusiva e non lasci indietro nessuno. In particolare, la transizione energetica globale non potrà infatti dirsi veramente compiuta senza risolvere il problema della povertà energetica, ovvero la difficoltà di accesso ai beni energetici. A questo proposito, sempre IEA stima che circa 1,1 miliardi di persone non abbiano ancora oggi accesso all’energia elettrica e che circa 2,8 miliardi – il 38% della popolazione mondiale e quasi il 50% della popolazione dei paesi in via di sviluppo – non abbiano accesso a forme di “clean cooking”. Non a caso garantire alle popolazioni più povere del mondo l’accesso a fonti moderne di energia è un tema di grande rilevanza, tanto che le Nazioni Unite lo hanno inserito – assieme alla lotta al cambiamento climatico – tra i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile.
Quali sono i vantaggi della transizione energetica?
Lo scopo primario della transizione energetica è stato più volte citato in questo articolo e riguarda la capacità di preservare il nostro Pianeta dagli effetti del cambiamento climatico che, in buona parte (circa i due terzi) è legato alle emissioni frutto della produzione, trasporto e consumo di energia. Senza la transizione energetica, insomma, la limitazione del riscaldamento a circa 1,5°C o anche 2°C sarà irraggiungibile. Come purtroppo appare già molto eveidente dalla numerosità e gravità di eventi meteo estremi a 2°C di riscaldamento globale, le ondate di calore raggiungerebbero sempre più spesso soglie di tolleranza critiche per l’agricoltura e la salute umana.
I vantaggi di una svolta green dell’energia sarebbero immediatamente percepibili anche nel breve termine: fonti rinnovabili, efficienza ed elettrificazione riducono l’inquinamento e migliorano la qualità dell’aria (pensiamo solo alla mobilità elettrica). All’evoluzione delle tecnologie rinnovabili è legata, per esempio, la nascita di nuove figure professionali, i cosiddetti green job, mentre la dismissione delle vecchie centrali a fonti fossili può essere accompagnata dalla riqualificazione di tecnici e personale operativo che può essere reimpiegato in altri settori ma sempre con un ruolo importante in termini di green skill.
La transizione energetica può essere una leva importante per la lotta alla povertà energetica e garantire un accesso all’energia pulita, favorendo così un’importante opportunità di sviluppo per le comunità locali. Ultimo ma non meno importante, soprattutto per quei Paesi come l’Italia che sono storicamente caratterizzati da una profonda dipendenza da importazioni il caro energia pesa in modo estremamente significativo sull’economia e il passaggio alle fonti rinnovabili permetterebbe nello stesso tempo di affrancarsi da una eccessiva dipendenza e, nel medio lungo termine, di ottenere prezzi dell’energia più stabili e meno cari.
Transizione energetica e Bilancio di sostenibilità
Con la transizione energetica si attiva il passaggio da un sistema energetico basato su combustibili fossili a uno fondato su fonti rinnovabili e a basse emissioni di carbonio. In questo contesto, il bilancio di sostenibilità gioca un ruolo cruciale, fornendo un quadro trasparente e dettagliato delle azioni intraprese dalle aziende per contribuire a questa transizione. Il bilancio di sostenibilità in particolare è uno strumento di rendicontazione che permette alle aziende di comunicare le loro performance ambientali, sociali e di governance ESG agli stakeholder. In relazione alla transizione energetica, questo documento evidenzia le strategie adottate per ridurre le emissioni di gas serra, migliorare l’efficienza energetica e aumentare l’uso di energie rinnovabili. Attraverso questo strumento le aziende possono dimostrare il loro impegno verso obiettivi climatici globali e il ruolo svolto dalla transizione energetica.
Articolo aggiornato il 2 febbraio 2026













