La sostenibilità delle catene di fornitura continua a scontrarsi con un ostacolo strutturale: la scarsa visibilità lungo tutta la filiera. È quanto emerge dalla Global Supplier Risk and Sustainability Survey 2026 di Achilles, che fotografa una situazione ancora fragile per le imprese globali.
Nonostante la crescente attenzione ai temi ESG, solo il 6% delle aziende dichiara di avere piena visibilità oltre i fornitori di primo livello, mentre una quota significativa ammette di non avere alcun controllo sui livelli successivi. Un dato che riflette la complessità delle supply chain moderne, sempre più articolate e soggette a pressioni esterne.
Whitfield: “Serve una governance più strutturata”
“Le supply chain oggi sono più complesse, interconnesse ed esposte a interruzioni che mai – sottolinea Adam Whitfield, Head of Global Compliance and ESG di Achilles – Le organizzazioni affrontano una pressione crescente da parte di regolatori, investitori e clienti per dimostrare trasparenza e responsabilità nelle proprie reti di fornitura. La nostra ricerca mostra che, sebbene molte aziende riconoscano l’importanza della gestione del rischio dei fornitori, la visibilità sulle supply chain estese resta limitata”.
“Questo genera incertezza proprio nelle aree dove è più necessaria una supervisione, soprattutto mentre aumentano le aspettative di sostenibilità e i requisiti normativi -prosegue Whitfield – Costruire resilienza oggi richiede più che semplici valutazioni periodiche: servono dati strutturati sui fornitori, una governance coerente e un monitoraggio continuo per individuare i rischi emergenti e intervenire tempestivamente”.
Normative sempre più centrali nelle strategie ESG
Uno degli aspetti più rilevanti della ricerca riguarda il ruolo della regolamentazione. La pressione normativa si conferma il principale driver delle iniziative di sostenibilità, superando sia gli obiettivi di decarbonizzazione sia le aspettative dei clienti.
Oltre il 75% delle aziende segnala difficoltà nel mantenere standard coerenti a livello internazionale, a causa della frammentazione delle normative. Questo scenario impone alle organizzazioni di rafforzare strumenti di tracciabilità, due diligence e monitoraggio continuo lungo tutta la catena di fornitura.
Fornitori sotto pressione tra competenze e requisiti ESG
Accanto alla visibilità, emerge un altro nodo critico: la capacità dei fornitori di rispondere ai nuovi standard. Quasi il 60% delle imprese teme una carenza futura di fornitori specializzati, mentre il 64% ritiene che i partner siano solo parzialmente preparati a rispettare requisiti ambientali e di sicurezza sempre più stringenti.
Questo squilibrio tra domanda e capacità del mercato rischia di rallentare i percorsi di sostenibilità, soprattutto nei settori più esposti come energia, costruzioni e manifattura.
Intelligenza artificiale: potenziale frenato da dati frammentati
La survey evidenzia anche un crescente interesse verso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella gestione del rischio fornitori. Le aziende guardano all’IA come leva per migliorare il monitoraggio e supportare le decisioni, ma la diffusione su larga scala resta limitata.
Le principali barriere sono rappresentate da dati frammentati, sistemi legacy e piattaforme non integrate, che impediscono di sfruttare appieno le potenzialità delle tecnologie avanzate.
Un divario crescente tra modelli maturi e approcci frammentati
Nel complesso, la ricerca mette in luce un gap sempre più marcato tra le organizzazioni dotate di modelli di governance evoluti e quelle che continuano a operare con processi manuali o discontinui.
Le aziende più mature, supportate da dati strutturati e framework scalabili, risultano più pronte ad affrontare le sfide ESG e a integrare strumenti avanzati di gestione del rischio, mentre le altre faticano a tenere il passo.







