Il 24 febbraio 2026, il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato il pacchetto “Omnibus I” (Direttiva 2026/470), che accoglie la proposta della Commissione Europea di semplificare gli obblighi di rendicontazione societaria di sostenibilità (CSRD) e di due diligence delle imprese (CSDDD). Le modifiche dovranno ora essere recepite nel diritto nazionale dei Paesi Membri.
CSRD: meno imprese obbligate, standard più snelli
Le semplificazioni introdotte al reporting di sostenibilità (ESG) sono state sostanzialmente l’innalzamento dei limiti dimensionali dell’obbligo e la modifica delle informazioni da fornire. Più nel dettaglio, ad oggi risultano obbligati alla rendicontazione di sostenibilità solamente le imprese che, alla data di chiusura del bilancio, sia a livello individuale che consolidato, registrano ricavi netti delle vendite e delle prestazioni superiori ad euro 450.000.000 e un numero medio di dipendenti occupati durante l’esercizio di 1.000 dipendenti. Nel caso di rendicontazione consolidata, la società obbligata è l’impresa madre del gruppo che supera i limiti previsti.
L’ovvia conseguenza di tale modifica è la drastica riduzione del numero di imprese soggette obbligatoriamente alla rendicontazione e pubblicazione ESG, che viene limitata alle imprese e ai gruppi più grandi.
CSDDD: focus sui rischi reali
Con riferimento alla direttiva sul dovere di due diligence, le modifiche approvate in questi giorni hanno comportato l’applicabilità delle previsioni normative alle imprese che superano, nell’ultimo esercizio un numero medio di dipendenti superiore a 5.000 e un fatturato netto a livello mondiale superiore ad euro 1.500.000.000. In particolare, le imprese non saranno più obbligate a raccogliere dati da tutti i fornitori, ma solo dove sia ragionevole farlo, permettendo così alle imprese di concentrarsi concretamente sui reali rischi legati ai rapporti con terze parti.
Il ruolo del reporting ESG per le imprese non obbligate
La drastica riduzione delle imprese obbligate alla rendicontazione di sostenibilità si accompagna a una profonda semplificazione degli standard ESRS, assicurando un migliore equilibrio tra le informazioni richieste e la capacità organizzativa delle imprese.
La riduzione dell’ambito della obbligatorietà in senso stretto, però, non farà venir meno la concreta necessità di produrre informazioni ESG affidabili anche da parte delle imprese non obbligate. In particolare per le PMI, per le richieste dai clienti obbligati ovvero dalla stessa proprietà, anche al di là dei doveri di consolidamento (ad es. nel caso di fondi di investimento), oppure dal sistema bancario. Senza contare le numerose imprese che hanno già intrapreso un percorso di rendicontazione ESG nell’ambito della propria strategia aziendale o per motivi reputazionali o di mercato.
Una semplificazione che abilita scelte strategiche
La nuova direttiva offre a queste imprese una cornice semplificata, affidabile e standardizzata per la produzione e la pubblicazione delle dichiarazioni di sostenibilità, anticipata dagli standard EFRAG Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs (VSME) e già recepiti dalla Commissione Europea con la Raccomandazione 2025/1710, che li traduce nelle lingue di tutti gli Stati Membri assieme alle linee guida per la loro implementazione.
La Direttiva Omnibus impegna la Commissione a rivedere ogni quattro anni i principi volontari, secondo il principio di proporzione e della riduzione degli oneri per le PMI, utilizzando una modularità che consenta flessibilità e progressione nell’informativa.
Rispetto alle imprese oggi non più obbligate che hanno già intrapreso il percorso di rendicontazione ESG tramite i principi GRI, VSME, o anche ESRS, sarà particolarmente interessante attendere la pubblicazione definitiva del formato elettronico che adotterà EFRAG: una versione XBRL dei VSME, al pari degli ESRS.
L’Omnibus Package, dunque, semplifica notevolmente i gravosi oneri in precedenza posti dalla CSRD e, soprattutto, dal set di rendicontazione ESRS. Assieme all’adozione ufficiale dei principi VSME per le imprese non obbligate, inoltre, la rendicontazione di sostenibilità rappresenta finalmente un vantaggio competitivo e non un onere sproporzionato, soprattutto nel lungo termine: aiuta le imprese a migliorare la gestione dei rischi ambientali e sociali, dei rischi reputazionali derivanti da scandali giudiziari e mediatici, a sviluppare migliori rapporti con il sistema bancario e finanziario, che continuano a rimanere molto sensibili alla reportistica ESG per determinare la “bancabilità” delle PMI nella concessione del credito oppure nella gestione del risparmio.
In definitiva, le semplificazioni introdotte dal legislatore europeo non rappresentano un arretramento sul fronte della sostenibilità, bensì offrono alle imprese l’opportunità di definire percorsi autonomi, proporzionati e coerenti con la propria dimensione, struttura organizzativa e modello di business, trasformando l’adempimento normativo in una scelta strategica consapevole.











