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ESG outlook: il difficile equilibrio tra adattamento climatico, AI e risorse


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L’adattamento climatico diventa un pilastro delle strategie ESG. Per costruire un piano efficace, le imprese devono valutare rischi fisici, fabbisogni energetici, dipendenza da acqua e materie prime e impatto dell’AI, trasformando la resilienza in un vantaggio competitivo.

Pubblicato il 17 set 2026

Deepshikha Singh

Deputy Head of Financial and Extra-financial Analysis di Crédit Mutuel AM (parte del gruppo La Française)



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Crédit Mutuel AM_D. Singh




“Ci troviamo nel pieno della crisi di sicurezza energetica più grave che il mondo abbia mai affrontato e ritengo che questa situazione ridefinirà le strategie di investimento su scala globale, analogamente ai grandi cambiamenti che il settore energetico ha attraversato in seguito alle crisi petrolifere degli anni Settanta.” Sono le parole di Fatih Birol, Direttore Generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), pronunciate in occasione dell’inaugurazione del World Energy Investment 2026.

Gli investimenti sostenibili stanno entrando in una nuova fase

Il panorama globale degli investimenti sostenibili sta entrando in una nuova fase, nella quale la resilienza sta assumendo un’importanza pari a quella dell’efficienza e della crescita. La sostenibilità aziendale è sempre più guidata da considerazioni di natura economica e di competitività, anziché esclusivamente dalla regolamentazione.

I rischi fisici legati al cambiamento climatico si stanno intensificando. A metà agosto 2026, oltre 600.000 ettari erano già andati in fumo nell’UE, facendo del 2026 la terza peggiore stagione mai registrata per gli incendi boschivi, e si prevede un potenziale aumento degli incendi compreso tra il 39% e il 200% entro la fine del secolo a causa dei cambiamenti climatici.

La domanda globale di acqua dolce è destinata ad aumentare del 20-30% entro il 2050. L’adattamento climatico sta progressivamente passando dalla gestione del rischio agli investimenti in conto capitale, mentre la dipendenza dall’acqua e dai minerali critici sta diventando una questione fondamentale.

Tecnologia come fattore di trasformazione strategico

La tecnologia rappresenta il terzo fattore di trasformazione. La rapida diffusione dell’intelligenza artificiale sta ridefinendo i trend delle emissioni in numerosi settori. Insieme all’industria pesante, ai veicoli elettrici e ai sistemi di riscaldamento, ventilazione e climatizzazione, stanno contribuendo a portare la crescita della domanda globale di elettricità al 3,6% annuo fino al 2030, un ritmo del 30% superiore a quello registrato nell’ultimo decennio.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che nel 2026 gli investimenti energetici globali raggiungeranno i 3.400 miliardi di dollari, con quasi due terzi destinati alle energie rinnovabili, al nucleare, alle reti elettriche, ai sistemi di stoccaggio, all’efficienza energetica e all’elettrificazione.

Il ruolo delle spese per la difesa

Nel 2026 la spesa europea per la difesa aumenterà a 454 miliardi di euro (+30% rispetto al 2024), pari al 2,4% del PIL dell’UE. Questo ciclo di investimenti sta creando opportunità di lungo periodo nei settori strategici, al di là del dibattito sugli investimenti sostenibili.

Entro il 2030, inoltre, il consumo di elettricità dei data center raddoppierà, sostenuto da 550 miliardi di dollari di investimenti nelle reti elettriche a partire dal 2026. L’accelerazione degli investimenti nelle reti, nei sistemi di stoccaggio e nelle infrastrutture digitali dovrebbe creare opportunità lungo l’intero ecosistema industriale ed energetico.

A questo si aggiunge l’AI Act dell’UE, che introduce nuove norme in materia di trasparenza e vieta già nove pratiche ad alto rischio. I requisiti per i sistemi ad alto rischio saranno introdotti progressivamente entro il 2028, rafforzando la necessità di una governance responsabile.

La valutazione del rischio fisico in tempo reale

Il rischio fisico legato al clima viene ora rivalutato in tempo reale. Si stima che l’Europa dovrà investire circa 70 miliardi di euro all’anno fino al 2050 nell’adattamento climatico, al fine di evitare perdite che potrebbero raggiungere il 7% del PIL. Tra i fattori di rischio figura anche la riforma del 2026 del Sistema europeo per lo scambio di emissioni (EU ETS), che rafforza il legame tra carbonio, competitività e investimenti, alla luce dell’obiettivo di ridurre le emissioni del 90% entro il 2040.

Le aziende che gestiscono efficacemente i propri rischi climatici dovrebbero trovarsi in una posizione di maggiore vantaggio. Un altro elemento a cui prestare attenzione è la concentrazione delle catene di approvvigionamento che sta indebolendo i settori della difesa, automobilistico, energetico e tecnologico. Il controllo della Cina sulle terre rare mette a rischio 6.500 miliardi di dollari all’anno di produzione a valle localizzata al di fuori della Cina e pone la sicurezza dell’approvvigionamento minerario al centro del rischio di transizione.

Le tematiche sopra descritte delineano un contesto in cui la resilienza sta diventando una fonte di vantaggio competitivo: i rischi climatici vengono incorporati nei premi delle assicurazioni, la dipendenza dalle risorse nei mercati e la sicurezza energetica nelle politiche governative. Il divario tra le aziende che gestiscono efficacemente la propria esposizione a questi fattori e quelle che non lo fanno è destinato a continuare ad ampliarsi.

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