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Digitale e sostenibilità 2026: l’high tech brilla, il green resta in ombra



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L’Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano analizza il binomio tra innovazione e ambiente, evidenziando come in un periodo non certo favorevole all’ESG sia necessario superare un rapporto tra innovazione e sostenibilità caratterizzato dal conformismo. Segnali positivi sulla maturità delle imprese e sull’impatto delle tecnologie

Pubblicato il 12 mar 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



digitale e sostenibilità 2026
Fonte: Digitale e sostenibilità: una scelta oltre il conformismo dell’Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano

In sintesi

  • Lo digitale accelera mentre la sostenibilità rallenta, mettendo a rischio le Transizioni Gemelle; l’UE rafforza l’ecosistema tecnologico ma semplifica norme ESG (es. Omnibus, CSRD, Green Claims Directive).
  • Le imprese mostrano elevata maturità con piani ESG (63%) e trasformazione digitale (60%), ma l’integrazione è debole: 64% usa il digitale per obiettivi ESG, 42% guida le scelte tech e solo 6% ha un responsabile di sinergia.
  • Appello a superare il conformismo e governare la complessità: usare l’innovazione come abilitatore (sostenibilità by design), ridurre l’impatto della Generative AI e permettere alle startup di disintermediare il trade‑off tra impatto sociale e profittabilità.
Riassunto generato con AI

Indice degli argomenti

Digitale e sostenibilità 2026: lo spirito del tempo premia l’innovazione tecnologica e penalizza la sustainability

Se si deve riassumere in poche parole l’ampia e approfondita analisi dell’Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano sul rapporto tra innovazione digitale e sostenibilità si deve dire che “il digitale accelera e conferma la sua tendenza allo sviluppo, mentre (purtroppo) la sostenibilità rallenta“. Purtroppo (lo ripetiamo noi) è lo spirito del tempo, non certo favorevole alle politiche climatiche . Uno spirito spesso animato da una scarsa disponibilità nel prestare ascolto anche alla voce della scienza. E in questa fase storica, ad entrare in crisi è, inevitabilmente, il concetto stesso di Twin Transition o Transizioni Gemelle,. Se si slega lo sviluppo del digitale, che prosegue la sua espansione ,dallo sviluppo della trasformazione sostenibile che (quando va bene) rallenta, le due transizioni rischiano lo scollamento.

Il digitale continua a rafforzarsi, anche nelle infrastrutture normative, la sostenibilità, al contrario, è alle prese con una spinta disordinata alla semplificazione

Senza necessariamente richiamare i tanti interventi che negli USA e in altre parti del pianeta stanno smantellando le politiche climatiche, è in questa fase sufficiente osservare lo scenario europeo, e prestare ascolto all’analisi dell’Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano quando ricorda che nel 2025 la Commissione Europea ha promosso 14 iniziative, legislative o strategiche, su innovazione digitale o sostenibilità. Una politica che conferma l’impegno sul lato del digitale dove proseguono i lavori per rafforzare l’ecosistema tecnologico, al contrario, sui temi ESG l’impegno diretto a semplificare il quadro normativo segna alcuni passi indietro in termini di coinvolgimento delle imprese e di tutela del consumatore. (Si legga a questo riguardo i servizi su Pacchetto Omnibus UE e CSRD n.d.r.)

A una buona maturità su digitale e sostenibilità corrisponde ancora una scarsa collaborazione

A un primo sguardo ai dati su come si stanno muovendo le aziende italiane appare evidente il buon livello di maturità espresso sia nell’adozione delle tecnologie digitali che nell’integrazione dei principi di sostenibilità nel business. Una quota importante peri al 78% investe intensamente sia in digitale sia in sostenibilità. Molto bene, ma se si guarda sotto la superficie di questo dato si nota che sono ancora poche le imprese che affrontano in modo sinergico i due elementi: il 64% delle imprese utilizza il digitale per raggiungere obiettivi ambientali, sociali e di governance; mentre si ferma al 42% la quota di imprese che si lascia guidare dalla sostenibilità nelle scelte tecnologiche.

E se va letto positivamente il fatto che due aziende su tre si siano dotate di un responsabile per la gestione dell’innovazione digitale e di un responsabile della sostenibilità, è meno confortante osservare che l’integrazione tra queste figure è ancora molto debole, considerando che appena il 6% delle aziende dichiara di avere un profilo dedicato alla sinergia tra digitale e sostenibilità.


Digitale e sostenibilità 2026: è il momento di affrontare la complessità intrinseca delle transizioni ambientale, sociale e digitale

Se il primo messaggio chiave dell’Osservatorio Digital & Sustainable 2026, è nella diversa velocità con cui marciano digitale e sostenibilità, il secondo suona quasi come un monito e dice che è venuto il tempo di superare il conformismo che caratterizza questa fase storica per affrontare e abbracciare la complessità intrinseca delle transizioni ambientale, sociale e digitale.

Il 63% delle imprese ha un piano di azione ESG

La ricerca, che è stata condotta su un campione di circa 70 imprese italiane, rivela che il 63% delle aziende possiede un piano d’azione ESG e il 60% ha predisposto un disegno di trasformazione digitale, con il supporto diretto dei vertici in oltre 9 casi su 10. Nonostante questa rilevanza strategica (leggi a questo proposito anche i risultati della ricerca sul rapporto tra sostenibilità e business n.d.r.), emerge una criticità organizzativa: solo il 6% delle imprese ha nominato, come già evidenziato, un responsabile dedicato specificamente alla sinergia tra le due aree.

Un segnale positivo in termini dicrescita di sensibilità verso i temi della sostenibilità

Dall’analisi che porta l’attenzione verso i cittadini emerge il segnale positivo di una crescente sensibilità: l’81% considera la sostenibilità cruciale per il futuro, sebbene le azioni concrete restino spesso limitate a pratiche basilari come la raccolta differenziata (56%). Inizia poi a prendere corpo la consapevolezza relativa all’impatto ambientale dell’Intelligenza Artificiale Generativa: anche sulla base di dati che mostrano concretamente l’impatto dell’uso “personale” della Generative AI.

L’Europa rafforza il digitale e semplifica la sostenibilità

Nel contesto europeo, come già accennato, a fronte di una spinta decisa verso un ecosistema digitale integrato, si registra un rallentamento normativo sulla sostenibilità attraverso iniziative di “snellimento” come nel caso del pacchetto Omnibus I.

Startup sempre più attente alla sfera sociale

Le startup analizzate (oltre 1.000 realtà) confermano questa dinamica, concentrando il 59% dei propri impatti sulla sfera sociale, con una forte specializzazione nel settore salute. Dal punto di vista gestionale la sfida cruciale del 2026 sarà quella di passare a una sostenibilità con obiettivi più ambiziosi, utilizzando il digitale come leva per disintermediare la difficile relazione tra profittabilità e impatto sociale. Senza immaginazione e creatività supportate da un purpose aziendale solido, la sostenibilità rischia di rimanere una pratica solo reattiva.


Complessità come segno

Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation e Vicerettore allo Sviluppo Sostenibile del Politecnico, aprendo i lavori del convegno ha invitato a soffermarsi sulla distinzione tra “complicazione” e “complessità”.

Complessità vs Complicazione: una sfida culturale che diventa ambientale

Secondo Perego, la complicazione (dal latino cum-plicare) è un tema che può essere spiegato e semplificato, ad esempio, nel caso della sostenibilità, attraverso la normativa o attraverso azioni che permettano di conoscere in modo chiaro e preciso cosa sta avvenendo, ad esempio rispettando la scienza. La complessità, invece, deriva da cum-plectere (intrecciare insieme) e rappresenta un fenomeno intrinsecamente interconnesso che non può essere frammentato senza perdere il senso del tutto.

In questo senso le “transizioni gemelle” (digitale e green) dovrebbero essere considerate alla stregua di “quattro fratelli e sorelle” ovvero: ambiente, sociale, competitività e digitale.

E oggi più che mai la vera sfida per i manager delle organizzazioni e delle imprese è quella di accettare di governare le loro realtà in un contesto che vive in questa complessità.

Per quali ragioni la sostenibilità sta passando in secondo piano

Nell’esposizione della sua analisi Perego ha voluto sottolineare che“La complessità dell’attuale scenario economico e politico sta relegando in secondo piano il tema della sostenibilità e, dunque, il suo legame con l’innovazione digitale. In Europa la Commissione europea rimane chiaramente impegnata sul fronte dell’innovazione digitale, ma mostra segnali di rallentamento sulla sostenibilità. E in questo contesto, le imprese italiane continuano a considerare la sostenibilità e l’innovazione digitale pilastri per la competitività, ma sfruttano limitatamente le sinergie positive che possono crearsi tra questi due ambiti”.

Guardando poi nello specifico al ruolo dell’innovazione tecnologica Perego ha voluto sottolineare che “Il digitale può costituire uno strumento per affrontare le sfide globali legate alla sostenibilità, mentre gli obiettivi di sostenibilità dovrebbero guidare, o quanto meno indirizzare, la progettazione e l’utilizzo responsabile delle tecnologie e delle innovazioni digitali. Ma la maggior parte dei progetti di innovazione digitale delle imprese italiane ha un approccio ‘conformista’ alla sostenibilità: spesso l’introduzione di tecnologia, seppur orientata al raggiungimento di obiettivi ESG, è perseguita solo se genera un chiaro ritorno economico o se è necessaria per soddisfare l’adempimento a obblighi normativi. Solo in pochi sembrano essere consapevoli che l’innovazione digitale, se ben governata, possa offrire importanti benefici negli ambiti della sostenibilità ambientale e della responsabilità sociale, arricchendo la prospettiva strategica”.

Oltre il conformismo: digitale come abilitatore

Se poi si torna a prestare attenzione al titolo della ricerca: “Digitale e sostenibilità: una scelta oltre il conformismo”, si dispone di un ulteriore elemento di riflessione in merito alle motivazioni che spingono molte imprese ad adottare ancora un approccio reattivo. Spesso la tecnologia viene introdotta solo se garantisce un ritorno economico immediato o per conformità normativa. E l’invito dell’Osservatorio è proprio quello di aiutare le imprese a promuovere una visione in cui la sostenibilità guidi proattivamente la progettazione tecnologica in una prospettiva di sostenibilità by design.


La maturità delle imprese italiane: nel 63% agiscono con un piano di azione

Entrando nel merito del rapporto tra strategia aziendale, sostenibilità e innovazione la ricerca ha mappato la maturità di un campione di 65 imprese italiane attraverso cinque dimensioni: strategia, organizzazione, cultura, processi e collaborazioni. E la evidenza più importante arriva dal risultato relativo alla rilevanza strategica dei temi ESG che è ormai consolidata e confermata da tre dati tra loro strettamente connessi:

  • Il 63% delle imprese possiede un piano d’azione che coinvolge tutte le dimensioni ESG (ambientale, sociale e di governance).
  • Il 60% delle aziende ha sviluppato un disegno complessivo di trasformazione digitale.
  • In oltre 9 casi su 10, i progetti legati a queste aree sono approvati e sostenuti direttamente dai vertici aziendali.

Sustainability manager e CIO: chi guida la transizione?

Portando poi l’attenzione verso lo scenario delle funzioni aziendali coinvolte si nota che due aziende su tre dispone di responsabili dedicati sia al digitale che alla sostenibilità (sustainability manager) anche se queste figure sono caratterizzate da una significativa disparità nella disponibilità di risorse:

  1. Digital Innovation: l’85% dei responsabili ha un team di supporto strutturato.
  2. Sostenibilità: il 63% dispone di un team di sustainability management dedicato.
  3. Sinergia: Solo il 6% delle imprese ha nominato un responsabile unico per la relazione tra digitale e sostenibilità.

La funzione sostenibilità assume poi diverse posizioni variegate negli organigrammi, riportando al CEO nel 33% dei casi, alle Operations (quando prevale ad esempio l’efficienza energetica o la gestione delle risorse o alla funzione Legale, quando l’enfasi è sulla compliance.



Consumatori e Intelligenza Artificiale: adesso è importante far crescere una reale consapevolezza sull’impatto dell’AI

L’Osservatorio ha poi analizzato la percezione dei cittadini italiani nei confronti della sostenibilità, rilevando una crescente sensibilità ambientale con un un 67% di rispondenti che considera i temi di sostenibilità molto rilevanti oggi, e con una prospettiva di crescita di questa quota all’81% nel momento in cui si guarda al futuro.

La sensibilità ambientale c’è, ma i comportanti non cambiano

Nonostante l’interesse, le azioni concrete sono spesso limitate: il 56% dei cittadini pratica la raccolta differenziata o cerca di ridurre i consumi, ma si sentono ancora poco gli effetti di scelte più strutturali come l’adozione convinta di energie rinnovabili.

Il costo energetico della Generative AI

Giorgia Dragoni, Direttrice dell’Osservatorio, ha portato l’attenzione anche sui “costi ambientali della Generative AI” con una serie di dati relativi al consumo energetico dei chatbot AI. Numeri utili a far crescere una corretta consapevolezza su questi temi pensando ad esempio che una query media a ChatGPT 4.1 consuma circa 8 volte l’energia di una ricerca tradizionale su Google. E il consiglio che arriva dall’Osservatorio è di un uso più consapevole e preparato, ad esempio formulando query strutturate e precise, che riducano i cicli di elaborazione e il relativo spreco energetico.

Semplificazione ed efficientamento, ma le traiettorie non coincidono

In particolare Giorgia Dragoni ha osservato come in questa fase stia “emergendo una chiara volontà di semplificazione ed efficientamento, ma con traiettorie differenti. Sul fronte digitale si registra un progresso deciso verso la costruzione di un ecosistema tecnologico europeo più integrato e competitivo: si investe in infrastrutture digitali strategiche per rafforzare la sovranità tecnologica e la competitività industriale dell’Unione, promuovendo una governance digitale comune e una cooperazione più efficace a livello europeo. Sul versante della sostenibilità, invece, le iniziative appaiono più snelle e orientate al consolidamento del quadro normativo esistente, ma segnano al contempo un ridimensionamento degli obblighi per le imprese”.


Il Contesto Europeo: luci e ombre della normativa

E proprio a supporto di questa considerazione arrivano i dati relativi al 2025, un anno nel quale la Commissione Europea ha promosso 14 iniziative analizzate dall’Osservatorio tra cui investimenti in infrastrutture strategiche (AI, Cloud, Quantum Computing) per rafforzare la sovranità tecnologica e la competitività industriale. E iniziative come il Digital Omnibus on AI che mirano a semplificare i requisiti amministrativi dell’AI Act.

Sostenibilità: diversi segnali di rallentamento

In ambito ESG, si è avviata invece come già osservato una fase di “snellimento” normativo che hsta presentando una serie di criticità. Due su tutte: il pacchetto Omnibus I ha sostanzialmente ridotto il numero di imprese soggette agli obblighi della CSRD e della CSDDD. In secondo luogo la sospensione della Green Claims Directive ha indebolito il contrasto al greenwashing, eliminando l’obbligo di verifica tecnica preventiva delle dichiarazioni ambientali.


Digitale e sostenibilità 2026: le Startup sono al lavoro

Sui temi dell’innovazione l’Osservatorio ha scelto come nel passato di focalizzare l’attenzione anche sul ruolo delle startup e dall’analisi di oltre 1.000 startup digitali attive nel mondo della sostenibilità è emerso il profilo di un mercato dinamico con 4,1 miliardi di dollari di finanziamenti complessivi.

Le tecnologie di riferimento e gli ambiti in cui si concentra il lavoro degli innovatori

  • Intelligenza Artificiale e ESG è l’ambito coperto dalla tecnologia più diffusa con un 39% di segnalazioni, seguita da piattaforme eCommerce e robotica.
  • Appare poi significativo che il 59% degli impatti generati dal lavoro delle startup si concentrano sulla sostenibilità sociale, con un focus particolare sulla salute e sanità che arrivano al 21%. In particolare attraverso l’uso di dispositivi wearable e analisi dei dati clinici.
  • Guardando poi alla dimensione ambientale, le startup si concentrano sull’economia circolare e l’efficienza delle risorse (12%).

Dall’analisi dell’Osservatorio emerge tuttavia che anche le startup risentono gli effetti di un approccio “conformista”, in particolare per la scarsa copertura di temi come la tutela della biodiversità o dei diritti umani per concentrarsi su aree che offrono un ritorno economico immediato.


Esperienze aziendali: digitale e sostenibilità 2026 nelle imprese

Il convegno dell’Osservatorio Digital & Sustainable è stata anche l’occasione per entrare in contatto con le esperienze di importanti aziende che hanno lavorato a progetti pensati per integrare innovazione digitale e transizione sostenibile. digital e green.

Elena Dimichino, Chief Corporate Sustainability Officer di EssiloLuxottica, ha descritto la sostenibilità come un mindset aziendale citando progetti come l’Oasi Barberini dove si è affrontata la riconversione di 40 ettari industriali a Castel Sant’Angelo con un parco fotovoltaico da 25 ettari per alimentare la produzione di lenti. Un progetto più “industriale” è invece legato alla circolarità del Nylon con un impianto pilota ad Agordo che ricicla scarti di produzione per creare nuovi componenti di occhiali o arredi per i negozi. E infine il tema della formazione attraverso la piattaforma “Leonardo” pensata per educare dipendenti e clienti ottici sui temi ESG.

Alice Guerini, Head of AI Factory di A2A, ha a sua volta illustrato la nascita di A2A Life Ventures. Nel suo intervento la manager ha spiegato come il Gruppo vede l’innovazione come un centro di ricavo, sviluppando servizi AI sia per le business unit interne che per il mercato. E un punto chiave di questa visione è rappresentato dall’uso di Small Language Models, modelli specializzati che consumano meno energia rispetto ai Large Language Models garantendo performance elevate su task specifici.

L’importanza di finanziare la transizione tripla

Con CDP si poi affrontato il tema della Triple Transition grazie all’intervento di Concetta Testa, Head of Sustainability di CDP, che ha sottolineato il ruolo dell’innovazione come leva per la transizione climatica, sociale e di sicurezza. In questo senso gli esempi concreti di questa transizione includono il finanziamento per la digitalizzazione delle reti idriche a Napoli per ridurre gli sprechi e il supporto a STM Microelectronics per il raddoppio produttivo a Catania, strategico per la sovranità tecnologica europea.

Portando lo sguardo sui temi della rendicontazione Paolo Magni, Innovation & ESG Manager del Gruppo Enercom, ha raccontato come la necessità di reporting sia diventata uno strumento per “guardarsi dentro con curiosità”. A questo proposito Enercom ha sviluppato un ESG Assistant basato su AI per rendere accessibile il know-how normativo ai dipendenti e ha utilizzato l’analisi dei dati per elettrificare la flotta aziendale, scoprendo che 96 auto su 110 potevano essere sostituite immediatamente con veicoli elettrici.


Guardando al futuro per digitale e sostenibilità 2026 la sfida è nella capacità di disintermediare il trade-off

Mario Calderini, Professore Ordinario di Management for Sustainability and Impact al Politecnico di Milano, ha invitato ad alzare lo sguardo verso il futuro assumendo un atteggiamento nuovo rispetto al passato.

Dopo aver criticato il “cherry picking” degli ultimi 20 anni, quando le imprese hanno colto solo quelli che definisce come i “frutti bassi” della sostenibilità, vale a dire gli obiettivi che in qualche modo presentano già un naturale allineamento tra la riduzione dell’impatto e un potenziale profitto economico. Come nel caso dell’efficienza energetica o come nei tanti casi di ottimizzazione e miglioramento nella gestione delle risorse e nella riduzione degli sprechi. Per Calderini la vera sfida per una reale strategia di sostenibilità deve essere nella capacità di cogliere i “frutti alti“, dove, in condizioni normali, il rapporto tra profittabilità e impatto sociale non si risolve “naturalmente” ma dove occorre portare il valore dell’innovazione, a diversi livelli.

Il digitale come abilitatore di una sintesi tra impatto e profittabilità

In questa visione del rapporto tra digitale e sostenibilità 2026 il ruolo dell’innovazione non si deve fermare al miglioramento dell’efficienza, ma deve dimostrare tutta la sua capacità di “disintermediare il tradeoff“. Ad esempio, un’assicurazione può rifiutare una polizza vita a un diabetico cronico per massimizzare il profitto; ma, al contrario, facendo leva sulla capacità di innovazione e utilizzando i wearable devices e l’analisi predittiva, può gestire il rischio e rendere quel servizio profittevole, raggiungendo un obiettivo sociale altissimo.

Per Calderini, in conclusione “Senza un uso vero e intensivo della tecnologia e dei processi di innovazione rischiamo di continuare a gestire la sostenibilità in modo superficiale e senza sfruttare il suo potenziale trasformativo“.

Digitale e sostenibilità 2026: i risultati delle analisi precedenti

ESG360 segue sin dall’inizio i lavori dell’Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano. In particolare ha seguito l’avvio dell’Osservatorio con il suo impegno nel focalizzare la ricerca sul rapporto tra innovazione e sostenibilità.

Aveva poi seguito l’edizione 2025 quando dalla ricerca sono emersi risultati interessanti relativamente ai segnali provenienti dalle grandi imprese in accelerazione e le PMI più in ritardo.

In questa sede è poi utile ricordare anche un altro report degli Osservatori che permette di comprendere meglio il fenomeno e che arriva dai dati sull’AI in Italia 2025: che mostrano una crescita importante tra sfide etiche e sostenibilità.

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