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CEO e sostenibilità: focus sulla creazione di nuovo valore nel tempo e sulla resilienza

La nuova edizione del report realizzato dal Global Compact delle Nazioni Unite e da Accenture sul rapporto tra CEO e sustainability mette in evidenza i temi della gestione del cambiamento e di un approccio strategico alla costruzione di un valore sostenibile come componente fondamentale del core business aziendale

Pubblicato il 13 Gen 2023

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Fonte: "United Nations Global Compact-Accenture CEO Study" realizzato dal Global Compact delle Nazioni Unite e da Accenture

Gestione del cambiamento, ma sarebbe più corretto parlare di gestione di “tanti, troppi, cambiamenti”, senso di responsabilità, ripensamento profondo della sostenibilità come generazione di nuove forme di valore nel lungo periodo, insofferenza per la pressione e per le spinte verso interventi nel “breve” come rischio di defocalizzazione su una trasformazione che deve essere strategica e profonda e che deve garantire la resilienza delle imprese. E infine una lettura sempre più convinta e pragmatica verso una sostenibilità che deve essere integrata nel core business aziendale.

CEO e sostenibilità: evidenze del rapporto di United Nations Global Compact e Accenture  

La lettura della dodicesima edizione del “United Nations Global Compact-Accenture CEO Study” contiene un “link” ideale con alcune delle conclusioni che hanno caratterizzato la COP 27 di Sharm-el-sheikh e la COP26 di Glasgow: il grande tema della responsabilità del mondo privato e delle scelte delle imprese nello stimolare, sostenere e accelerare quella trasformazione che permette di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile o SDGs delle Nazioni Unite e di rendere credibili gli impegni per quelle tappe ormai drammaticamente vicine e indispensabili per limitare il riscaldamento globale a +1,5 °C dell’Agenda 2030.

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La ricerca condotta dall’UN Global Compact dell’ONU e da Accenture presentata al World Economic Forum di davos è ormai un punto di riferimento per capire l’atteggiamento, la propensione e la preoccupazione dei CEO in merito ai temi della sostenibilità. Con questa edizione si ha la percezione di entrare in una nuova fase, caratterizzata dall’intreccio tra j temi del cambiamento, dell’interconnessione tra fenomeni e della responsabilità.

La preoccupazione è forte e riguarda le tante, troppe situazioni di cambiamento, che stanno caratterizzando lo scenario nel quale operano le imprese e che amplificano la complessità dei processi decisionali. Le conseguenze di una crisi si ripercuotono in tante altre, anche apparentemente distanti, aumentandone la portata e rendendo sempre più difficile valutare i fattori di rischio. Ecco che dallo studio emerge come i manager siano in difficoltà perché nella stragrande maggioranza delle situazioni (addirittura nel 93% dei casi) si devono gestire anche 10 o più difficoltà in contemporanea. È la fine, peraltro già da tempo annunciata, di un approccio ispirato al “business as usual”.

Nuove modalità per creare valore sostenibile

Una riflessione molto concreta riguarda la risposta che ciascun CEO può dare alle criticità poste da questo cambiamento. Sono purtroppo sempre più numerose le situazioni di crisi che non possono essere affrontate pensando al solo ruolo o impegno della propria azienda. L’esempio del contrasto alla crisi climatica o delle gravissime crisi geopolitiche che hanno caratterizzato il 2022 e questo inizio del 2023 sono la dimostrazione di come le strategie delle imprese debbano riconsiderare la capacità di creare valore in modo profondamente diverso rispetto al passato, ovvero tramite una valutazione complessiva del proprio impatto per gli stakeholder.

In sostanza l’instabilità politica e sociale rischia di essere un “nemico” per il raggiungimento degli obiettivi di sustainability anche perché, e questo è un dato di fatto, le tensioni geopolitiche hanno ridefinito in modo profondo l’economia globale. Un ripensamento che però non mette in discussione il tema della globalizzazione tanto che, per l’80% dei CEO resta necessario un approccio globale per traguardare gli SDGs.

Fonte: “United Nations Global Compact-Accenture CEO Study” realizzato dal Global Compact delle Nazioni Unite e da Accenture

Tuttavia, una situazione in cui le imprese devono continuamente ripensare alle priorità in funzione di un numero crescente di variabili e di crisi impatta purtroppo anche sul rapporto con la sostenibilità. Per l’87% dei CEO queste discontinuità rappresentano un ostacolo al contributo verso gli SDGs, controbilanciato dai segni di un rinnovato e ancora più energico senso di responsabilità che si coglie nel dato dello studio secondo il quale il 98% dei CEO si dice convinto che la sostenibilità sia un tema e una priorità centrale per la loro attività.

Se poi si volge lo sguardo al passato per capire come eravamo si scopre, dalle edizioni precedenti della ricerca, che questa quota adesso vicinissima al 100% è frutto di una progressione significativa che ha caratterizzato questi ultimi 10 anni con un aumento del 15%.

Massima attenzione al sustainable reporting e ai modelli di business sostenibile

Il rapporto con le istituzioni, i governi e le Pubbliche Amministrazioni resta un punto sul quale è necessario focalizzare l’attenzione e lavorare. Per i CEO la sostenibilità non può essere assimilata a una forma di compliance, ma è una opportunità. Quindi serve una maggiore collaborazione e un maggior sostegno, ad esempio a livello di politiche green, di incentivi alla trasformazione industriale, per la diffusione di energie rinnovabili e per progetti infrastrutturali, ma anche, e questo è un punto veramente molto importante, a livello di politiche e standard di reporting. Un tema chiave, nelle discussioni e nei confronti al WEF, per la corretta gestione della sostenibilità è rappresentato dall’ESG e dal sustainable reporting (che ha visto proprio verso la fine del 2022 l’approvazione della CSRD) dalla creazione di un mercato globale del carbonio e dal sostengo specifico allo sviluppo di modelli di business sostenibili.

Ma nella preoccupazione dei CEO e nella valutazione di questa trasformazione non può mancare il fattore tempo. Mancano otto anni (la ricerca è stata condotta nel 2022) per rispettare le tappe fissate dall’Agenda 2030 e una quota importantissima di CEO pari al 43% lamenta che le crisi geopolitiche sono un freno al raggiungimento di questi obiettivi. La preoccupazione non è da meno se l’attenzione si concentra solo sugli obiettivi aziendali, ovvero sulle roadmap to net-zero delle imprese dove un’altra ricerca Accenture “Accelerating global companies toward netzero by 2050” (QUI per maggiori informazioni n.d.r.) ci dice che la neutralità climatica del 2050 necessita di un piano di verifiche importanti se non si raggiunge il primo obiettivo strategico di un raddoppio nel tasso di riduzione delle emissioni di carbonio entro il 2030.

CEO: integrare la sostenibilità nel core business e nelle catene di fornitura

Un lavoro e un processo nel quale le imprese e i CEO non possono “muoversi da soli”. È sempre più il momento di capire che la sostenibilità si raggiunge insieme o non si raggiunge. In questo senso si può leggere il dato secondo il quale il 66% dei CEO cita l’importanza e l’impegno in partnership strategiche e a lungo termine per costruire organizzazioni che basano il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità sulla capacità di resilienza.

E qui entra in gioco il grande tema che possiamo assimilare al raggio d’azione e senso dello Scope 3. I CEO hanno compreso l’importanza strategica di integrare la sostenibilità nel core business delle loro imprese e questo approccio sta creando le condizioni anche per integrare la sostenibilità nel cuore delle catene di fornitura nella consapevolezza che l’impatto delle sfide globali (e dei cambiamenti che si sovrappongono e intrecciano) deve essere gestito, osservato e affrontato attraverso il contributo di tutti gli attori delle proprie supply chain. Siamo in un campo nel quale lo Scope 3 trova un riscontro diretto nelle strategie per la costruzione di una organizzazione veramente resiliente. Peraltro il 17% dei CEO nello studio denuncia che il fenomeno delle supply chain disruption ha avuto un grave impatto sulla conduzione del business.

E anche per queste ragioni sono state intraprese azioni per riconfigurare le catene di fornitura, per disporre di nuovi skill, per una gestione attentissima verso l’utilizzo di tutte le risorse e per ripensare il rapporto in generale con le risorse naturali, grazie alla ricerca e all’utilizzo dei nuovi materiali e con una maggiore importanza e attenzione alle tematiche della biodiversità.

Più attenzione alla componente Social e alla ricerca di resilienza nel lungo periodo

Dalla ricerca si coglie poi l’insofferenza dei CEO verso le pressioni che arrivano da tanti e diversi stakeholder per “fare presto” o per portare risultati nel breve periodo. Per il 93% dei CEO le cosiddette short-term pressures limitano la capacità di investire in processi di trasformazione in grado di portare risultati più significativi e per costruire forme di resilienza sul lungo termine. Addirittura, per il 22% dei CEO questa pressione rappresenta una vera e propria barriera per raggiungere un business effettivamente resiliente.

Una delle parole chiave che più stanno a cuore ai CEO è relativa alla crescita della voce “S” come Social nell’ambito delle logiche ESG e una delle prospettive più chiare di questo studio riguarda la convinzione che anima il 91% dei CEO verso un impegno a progettare e sostenere le local communities nelle quali operano le imprese.

La spinta dell’innovazione tecnologica, dell’R&D e dei modelli di business circolare

Il ruolo dell’innovazione tecnologica e del digitale ha assunto un ruolo ancora più centrale. L’integrazione della sostenibilità nel core business delle imprese passa attraverso una focalizzazione verso attività di sustainability data collection nelle supply chain per il 55% dei CEO, negli investimenti in innovazione di prodotto e di servizi per il 63% e negli investimenti in fonti di energia rinnovabili per il 49% (AI, ML e Cloud per accelerare la scelta delle rinnovabili). È poi particolarmente significativo osservare che il 40% dei CEO punta su una crescita degli investimenti in Ricerca e Sviluppo indirizzati alla sostenibilità e il 49% dichiara che sta indirizzando le scelte delle proprie imprese verso modelli di business circolari.

Peter Lacy, Global Sustainability Services Lead e Chief Responsibility Officer di Accenture in una nota di presentazione della ricerca ha sottolineato come il rischio di  “non riuscire a mantenere gli impegni fissati dagli SDGs sia una grande preoccupazione, ma anche una opportunità per le aziende che puntano a reinventarsi e a interpretare la sostenibilità come una strada per il cambiamento, I CEO guardano alla tecnologia e alle innovazioni che possono rendere gli SDGs nuovamente raggiungibili, nel momento in cui le aziende sapranno fare leva sulla sostenibilità per creare nuovi prodotti, nuovi servizi e nuovi mercati”.

Sanda Ojiambo, Vicesegretario Generale, CEO e Direttore Esecutivo del Global Compact delle Nazioni Unite ha messo in evidenza che  “conflitti, crisi energetiche, inflazione e rischi di recessione hanno indotto i CEO a considerare il mondo meno resiliente. Le aziende subiscono l’impatto di troppe crisi che riducono la capacità di azione su cambiamenti climatici, lotta alle disuguaglianze sociali ed economiche, e in generale al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite entro il 2030. Ma nonostante queste difficoltà i CEO riconoscono che sia possibile costruire nuovo valore per le loro imprese impegnandosi nel rispetto dei Dieci Principi UNGC e degli SDGs nelle loro attività, anche come opportunità di business.

La ricerca United Nations Global Compact-Accenture CEO Study è disponibile QUI

Su ESG Smart Data una selezione e una sintesi delle ricerche e delle analisi sul ruolo e sulle prospettive della sostenibilità per le imprese e per le pubbliche amministrazioni.

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