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Goldner, TNFD: la Nature-related Disclosures a difesa e valorizzazione del Made in Italy

Tony Goldner, Executive Director della Taskforce on Nature-related Financial Disclosures, spiega come l’introduzione di una valutazione e rendicontazione aziendale collegata alla natura permetta di ridurre i rischi e di identificare nuove opportunità di sviluppo. Con uno sguardo speciale al Made in Italy

Pubblicato il 10 Feb 2024

Tony Goldner, Executive Director della Taskforce on Nature-related Financial Disclosures TNFD

Sino a qualche anno fa il numero di aziende che sceglievano di misurare, analizzare ed (eventualmente) comunicare i valori relativi al proprio impatto sulla natura era limitato. Si trattava in particolare di realtà che sceglievano di affrontare questi temi primariamente per ragioni etiche o perché dotate di una corporate governance particolarmente illuminata. In poco tempo lo scenario è cambiato e il merito va riconosciuto al lavoro di organizzazioni come la TNFD, Taskforce on Nature-related Financial Disclosures che ha sviluppato un insieme di raccomandazioni e di linee guida per la valutazione e la divulgazione di rischi e opportunità legate alla natura.

Raccomandazioni e principi che stanno consentendo a un numero crescente di aziende di integrare i temi dell’impatto con la natura nel loro processo decisionale con l’obiettivo di sostenere la transizione dei flussi finanziari verso progettualità che puntano a ottenere risultati positivi anche grazie alla gestione del loro impatto con la natura. Uno scenario che pone queste realtà in linea con l’accordo globale sulla biodiversità raggiunto durante la quindicesima Conference of Parties (COP15), il Global Biodiversity Framework, e che trova ulteriori conferme e motivazioni negli impegni legati alla CSRD in Europa e ai principi della Doppia Materialità.

Per capire le prospettive della Taskforce on Nature-related Financial Disclosures, ESG360 ha incontrato Tony Goldner, executive director della TNFD e Alessandra Melis, Senior Technical Manager della TNFD.

Quale scenario si prospetta per la TNFD in relazione all’evoluzione delle normative europee, a partire dalla UE Nature Restoration Law?

Va detto che negli ultimi due anni, da quando la TNFD è stata costituita, abbiamo registrato una evoluzione molto importante all’interno delle imprese e nella finanza. Inizialmente molto concentrate sul cambiamento climatico queste organizzazioni hanno compreso che non raggiungeranno mai l’obiettivo delle ‘zero emissioni’ se non comprendono appieno il ruolo della natura.

Siamo nello stesso tempo consapevoli che per affrontare il cambiamento climatico ci sono stati dei progressi importanti che sono arrivati grazie alla comprensione di questo aspetto. Ma il clima e la natura sono inestricabilmente connessi, sono questioni inseparabili, anche se tendiamo a suddividerli e gestirli come se fossero due ambiti diversi.

Gli scienziati che analizzano il degrado naturale hanno individuato 5 fattori chiave. Uno di questi è rappresentato dal cambiamento climatico. E la TNFD è stata costituita proprio per aiutare le imprese, le istituzioni e la finanza a muoversi sugli altri quattro aspetti. Affrontare il clima in modo isolato non è la soluzione. Inoltre, va aggiunto che istituzioni e investitori sono oggi molto più consapevoli del fatto che il rischio naturale è presente nei portafogli di investimento, di credito o nel portfolio assicurativo e che non possono ignorarlo.

Concretamente cosa sta cambiando?

Queste organizzazioni vogliono sapere se le società a cui forniscono capitale, azioni, obbligazioni o prodotti assicurativi, sono consapevoli del rischio naturale. Stanno lavorando per valutare la loro esposizione ai problemi legati alla natura. E adesso sono nella condizione di farlo. Ci sono realtà che possono fornire rassicurazioni ai fornitori di capitali sul fatto che la natura è ora all’ordine del giorno e viene gestita come rischio strategico. Si tratta di un passaggio importante. Prima molte aziende pensavano alla natura solo come a un problema di responsabilità sociale d’impresa. Ora la natura è una questione strategica strettamente legata alla gestione del rischio d’impresa.

Venendo al tema delle normative, certamente la legge sul ripristino della natura nell’UE (Restoration Law o legge sul ripristino della natura), così come con i nuovi requisiti UE della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) per la rendicontazione e la direttiva sulla due diligence Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), dimostrano che a livello normativo, i governi si stanno concentrando su come affrontare in generale i rischi legati alla resilienza perché è sempre più evidente a tutti quanto aziende e istituzioni finanziarie siano esposte al rischio naturale.

Al World Economic Forum avete annunciato che 320 aziende hanno definito il loro impegno per una rendicontazione basata sul framework TNFD. Come sta cambiando l’atteggiamento delle imprese e delle istituzioni?

Abbiamo lavorato per due anni allo sviluppo delle nostre raccomandazioni. Le abbiamo pubblicate nel settembre dello scorso anno e le abbiamo presentate in occasione di un evento dedicato durante la settimana del clima alla Borsa di New York. Abbiamo scelto di chiedere alle imprese e alla finanza chi fosse pronto a farsi avanti e a iniziare ad adottare queste raccomandazioni per divulgazioni nature-based.

A Davos, durante il World Economic Forum, abbiamo poi annunciato che 320 organizzazioni stanno iniziando a utilizzare il framework TNFD. Si tratta di un gruppo eterogeneo con realtà che provengono da 46 Paesi del mondo, in rappresentanza di oltre 100 istituzioni finanziarie e 98 delle più grandi aziende rappresentative di tutti i principali settori. Tra gli istituti finanziari la lista include banche, compagnie di assicurazione, proprietari e gestori di asset. Per dare un ordine di grandezza le società di questo gruppo quotate in borsa rappresentano circa 4.000 miliardi di dollari in capitalizzazione di mercato e i proprietari e gestori di patrimoni rappresentano circa 14.000 miliardi di dollari in patrimonio in gestione.

Si tratta dunque di realtà che confermano l’importanza di una rendicontazione nature-based. In quale relazione si trovano rispetto ai temi, più consolidati, di una rendicontazione climate-based?

Questo è un aspetto molto importante: come TNFD abbiamo deliberatamente costruito il nostro framework in modo da metterlo in diretta relazione con il framework di divulgazione sul clima della TCFD (Task Force on Climate-related Financial Disclosures). Abbiamo scelto strategicamente di garantire l’interoperabilità tra gli standard sul clima e quelli sulla natura. Le 320 realtà che hanno scelto TNFD hanno anche apprezzato la nostra decisione di fornire loro una guida su come iniziare a valutare tutti i passaggi e i problemi prima di arrivare alla divulgazione.

A prescindere dalle aziende che hanno aderito a che punto siamo oggi in termini di consapevolezza in merito ai temi nature-based?

La consapevolezza è elevata e la sfida più importante riguarda la necessità di indicare alle aziende come iniziare. Si tratta di un percorso nuovo che non è ancora familiare. La consapevolezza è alta ma la comprensione è ancora piuttosto bassa. Nello stesso tempo va detto che le aziende che hanno iniziato a utilizzare la nostra guida si stanno rendendo conto che è più facile di quanto pensassero e il loro esempio può essere di aiuto a tutte le altre che si muovono in questa direzione.

 

A che punto è la consapevolezza nello specifico in Italia e quanto influisce la presenza di un patrimonio economico così importante come quello che afferisce al Made in Italy?

Va detto innanzitutto che le aziende italiane, come tutte le altre in Europa, devono prepararsi alla divulgazione della CSRD e questo include anche il rapporto con la natura, non solo con il clima. Penso però che oltre alla questione legata all’adempimento normativo c’è un potenziale in più in Italia legato proprio al valore del Made in Italy e alla sua stretta relazione con i temi e con i rischi della natura, in particolare, ma non solo, per il settore agricolo.

Ad esempio, l’impatto della siccità sulle imprese agricole, sui piani di approvvigionamento e sulla capacità produttiva delle imprese del manifatturiero sono temi nature-based che necessitano di essere monitorati per garantire la competitività delle imprese.

Come TNFD consideriamo molto importante il vostro paese e abbiamo tra l’altro in programma una serie di incontri nelle prossime settimane, considerando anche il ruolo che l’Italia può svolgere in qualità di presidente del G7. In questo senso ci impegneremo per avere il coinvolgimento sui nostri temi delle principali istituzioni e del mondo della finanza.

Quali sono i passi fondamentali per un’azienda che intende adottare il vostro framework?

Nel caso in cui un’azienda sia completamente nuova ai temi della natura e della biodiversità, suggeriamo come primo passo la nostra Guida “Getting started with adoption of the TNFD recommendations(disponibile gratuitamente QUI  n.d.r.), nella quale presentiamo il quadro concettuale con i principi e le definizioni fondamentali. Si tratta di uno strumento che permette di affrontare una conversazione su questi temi e che consente di iniziare a valutare i fattori che concorrono a definire l’importanza della natura per la loro attività o per il loro portafoglio di investimenti.

Dunque, il primo step è rappresentato dagli elementi di base, dalle definizioni e dalla tassonomia. Poi vengono le raccomandazioni della TNFD (disponibili QUI n.d.r.) e in questo caso suggeriamo ai Chief Sustainability Officer o ai Chief Financial Officer, di sedersi con il proprio team davanti a una tazza di caffè e di iniziare a confrontarsi per rispondere a una domanda fondamentale: “in che modo la nostra attività dipende dalla natura?” Le risposte che arriveranno a questa domanda permetteranno di guidare l’indagine e permetteranno di aiutare le persone all’interno dell’azienda in un percorso che consenta di capire quali potrebbero essere i loro problemi legati alla natura. In concreto, sino ad oggi i dirigenti aziendali non hanno avuto gli strumenti per comprendere quanto e come i risultati delle loro aziende dipendano dalla natura. Con il framework TNFD hanno a disposizione una cassetta degli attrezzi nella quale rientra anche il metodo LEAP per iniziare a disporre di questa analisi.

Alessandra Melis, Senior Technical Manager TNFD

Alessandra Melis, Senior Technical Manager TNFD
Alessandra Melis, Senior Technical Manager TNFD

Accanto alla crescita di consapevolezza verso la natura, va evidenziata anche una maggiore considerazione in merito al fatto che la natura non è una risorsa infinita e come tale va utilizzata al meglio. Gli strumenti, le raccomandazioni e le linee guida TNFD aiutano le imprese anche a organizzarsi e a utilizzare al meglio questa risorsa. Per questo è necessario disporre di un quadro di riferimento in grado di assicurare che queste informazioni siano correttamente registrate e divulgate.

In questo senso, si colloca la guida LEAP di TNFD con la quale vengono indicate e spiegate le quattro fasi del nostro processo di identificazione e valutazione delle tematiche legate alla natura: “L” come Locate (ovvero localizzazione dell’interfaccia con la natura), “E” come Evaluate (capacità di valutare le dipendenze e l’impatto sulla natura), “A” come Assess (e quindi valutazione dei rischi e delle opportunità per l’organizzazione) e infine “P” come Prepare (per arrivare a definire i target e preparare i report e le rendicontazioni). (QUI il link per accedere alla Guida n.d.r.).

Per un’azienda che lavora già molto con la natura e con le risorse naturali si tratta di informazioni già note che devono però essere correttamente organizzate con un metodo appropriato per essere adeguatamente analizzate e divulgate.

 

Che ruolo svolgerà in questo scenario il principio della Doppia Materialità?

Il concetto della Doppia Materialità è fondamentale. Le aziende devono comprendere il loro rapporto con la natura in termini di dipendenza e di impatti sulla natura e di rischi, ma anche di opportunità, per l’organizzazione. Il processo definito nel framework TNFD aiuta le imprese a valutare la doppia relazione: impresa-natura e natura-impresa, ma si presenta anche come sufficientemente flessibile per permettere che le aziende possano utilizzare l’approccio alla materialità più appropriato anche in base ai requisiti delle giurisdizioni di appartenenza.

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