Analisi

Earth Day e ESG: la sfida di rendere vantaggioso “investire sulla Terra”

La trasformazione economica, sociale e industriale che, come dimostrano tante best practices e ricerche scientifiche, è oggi concretamente fattibile, ha bisogno di una forte spinta verso una diffusione di “massa” per frenare e invertire il consumo di risorse – e di suolo – che sta mettendo a repentaglio la sicurezza del Pianeta. Il ruolo dell’ESG come stimolo, spinta e sostegno alla diffusione di pratiche economiche e industriali capaci di unire il raggiungimento di vantaggi economici con il rispetto delle risorse

22 Apr 2022
Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

In una Giornata della Terra, che per tantissime ragioni deve essere considerata sempre più come una giornata della responsabilità è certamente importante e confortante vedere e raccontare di tante buone pratiche che vanno nella direzione di ridurre i fattori che stanno alla base dei cambiamenti climatici e del rispetto di Pianeta.

Ma se si guarda a questo passaggio con gli occhi dell’ESG occorre oggi più mai mettere in relazione la definizione di sviluppo sostenibile arrivata nel 1987 dal Rapporto Brundtland (in occasione della Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo – WCED ONU su Our Common Future): «lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri» con i temi della scalabilità e con il ruolo dell’innovazione.

Una delle domande più importanti oggi, davanti alla necessità di accelerare e diffondere su vasta scala la capacità di azione contro i cambiamenti climatici è come fare per rendere le tante buone pratiche realizzate e testate scientificamente veramente scalabili a livello planetario e non circoscritte solo agli ambiti in cui sono nate e cresciute. In altre parole, come passare da tante “eccellenze” spesso isolate a una vera e propria trasformazione che sappia generare nello stesso tempo una produzione sostenibile e (soprattutto) una domanda sostenibile, nel rispetto, in entrambi i casi, della definizione di sviluppo sostenibile del Rapporto Brundtland. (Relativamente alla Giornata della Terra leggi anche Le imprese del Futuro: Digital & Green; Rifiuti elettronici ed economia circolare; Agricoltura rigenerativa e food responsibility per la trasformazione dell’agrifood).

Segnali di fiducia nella capacità di trasformazione della tecnologia

Vanno sicuramente in questa direzione i segnali positivi che sono arrivati all’inizio di aprile dal rapporto IPCC “Mitigation of Climate Change”  nel quale si mette in evidenza, da una parte, che se servono effettivamente tanti investimenti per sostenere questa trasformazione, non mancano però le risorse finanziarie, anche se a fronte di una disponibilità importante non corrisponde una altrettanto importante qualità nella gestione e nella precisione degli interventi.

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E uno dei punti chiave del report è proprio nella raccomandazione di sincronizzare gli investimenti attuali che puntano a favorire il passaggio da fonti fossili verso energie alternative a quelli di una trasformazione industriale ed economica che sia nella condizione di gestire queste trasformazioni senza subire interruzioni” e senza ridurre la capacità di generare valore. Ma anzi, come si coglie nei principi dell’Impact Economy, creando nuove forme di valore. E in questo senso l’altro messaggio fondamentale della ricerca IPCC è che la transizione ecologica appare, almeno dal punto di vista della fattibilità tecnica, alla nostra portata. Per i principali settori responsabili di emissioni di sostanze climalteranti ci sono soluzioni tecnologiche e tecnologico-organizzative che sono alla portata di questa sfida. E non si tratta di soluzioni sperimentali, ma di tecnologie che hanno dimostrato scientificamente di rispondere ai risultati attesi.

E qui si arriva al tema della scalabilità e al ruolo dell’ESG. La trasformazione che abbiamo davanti porta risultati concreti solo se si realizza su vasta scala e solo se si riesce a rendere vantaggiosa questa trasformazione. In questi giorni e nei mesi scorsi sono uscite diverse analisi e ricerche che ci dicono quanto e come la sostenibilità stia diventando centrale per le strategie di tutte le imprese. Non c’è un Planet B e consumatori e imprese chiedono più concretezza una ricerca che mette in evidenza un tratto comune tra il mondo della produzione e quello dei consumatori e dei cittadini; nella survey: per i CEO delle aziende a livello mondiale la risposta agli obiettivi di sostenibilità arriva in particolare dalla tecnologia si può vedere come si stia consolidando un clima di fiducia sul ruolo e sulla “scalabilità” che può arrivare dal digitale; e proprio il ruolo dell’IT viene analizzato nella ricerca su il digitale come spinta fondamentale per la crescita sostenibile del nostro paese.

Un rapporto diretto tra i risultati di sostenibilità e le performance finanziarie

Ed è a questo punto che è importante ricordare come l’ESG appoggi le sue basi anche nella correlazione stretta e diretta tra i risultati di sostenibilità e le performance finanziarie. Sono sempre più numerosi gli studi che dimostrano come le imprese che ispirano le proprie strategie e la propria azione agli standard ESG sono anche imprese meno esposte ai rischi, a partire da quelli climatici ma anche quelli legati alla sicurezza, alla gestione delle supply chain, ai rischi di fornitura. E, grazie anche a una riduzione di queste minacce, queste aziende sono nella condizione di ottenere una migliore redditività e dati finanziari più solidi, oltre che un rapporto più affidabile e sicuro con tutti gli stakeholder interni ed esterni.

In definitiva iniziano a diffondersi non solo buone pratiche, ma le aziende più attente e illuminate stanno vivendo una trasformazione nel loro rapporto con la sostenibilità: non è più una scelta tra senso di responsabilità verso l’ambiente e profitti, non più solo una leva per acquisire nuove forme di vantaggio competitivo, ma la strada primaria per l’unico sviluppo possibile.

Se si guarda a un settore specifico, come quello alimentare, oggetto di una speciale attenzione da parte del report IPCC, ci sono numerosi elementi e indicazioni in merito al ruolo che può svolgere per a risolvere la crisi climatica e rappresenta uno degli ambiti nei quali appare più importante il tema di una sincronizzazione tra una trasformazione verso una produzione sostenibile e una trasformazione che sollecita e stimola una domanda e un consumo sostenibili.

La sfida della finanza nel mondo agroalimentare

Il mondo agroalimentare deve e può fare affidamento su una trasformazione che entra a tutti gli effetti nelle case e nelle scelte quotidiane, con il cambiamento dei regimi alimentari, con il miglioramento dell’efficienza nelle filiere produttive, con scelte adeguate, sia alla domanda sia alle risorse disponibili.

Purtroppo oggi al settore primario si deve addebitare un quarto delle emissioni di gas serra, del 70% dell’uso dell’acqua collegato a una analoga quota relativa all’inquinamento degli oceani e delle acque dolci e al consumo di suolo, causato in larghissima parte da ragioni legate all’inaridimento per l’utilizzo improprio di acqua e per pratiche agricole finalizzate allo sfruttamento dei territori e non alla loro conservazione nel tempo. A tutto questo si aggiunge la piaga della deforestazione che per l’80% è legato alla ricerca di nuovi spazi per le coltivazioni.

Il paradosso è quello di un settore che vive della salute della terra e che contribuisce drammaticamente a comprometterla perché un Pianeta che corre verso il riscaldamento globale è anche un pianeta che vede aumentare la propria temperatura e che per questo soffre di eventi meteorologici estremi più frequenti e di maggiore intensità che mettono a repentaglio la biodiversità, aumentando rischi e malattie e in definitiva corre verso la riduzione della propria capacità di produzione. Il tutto quando la richiesta di cibo è invece in costante e importante aumento con una popolazione che è destinata ad avvicinarsi ai 10 miliardi nel 2050.

Investire sulla trasformazione e sulle fonti di impatto

Ecco che diventa sempre più determinante investire in una trasformazione che permette di indirizzare una produzione alimentare più sostenibile e la diffusione di stili di vita caratterizzati da regimi alimentari a loro volta più sostenibili. Non solo, ma tutta la catena del valore dell’agroalimentare può generare “nuovo valore sostenibile” lavorando sulle principali fonti di impatto come la riduzione degli sprechi, la creazione di modelli circolari, la produzione di energie pulite basate sul recupero di prodotti o sottoprodotti agricoli, ma anche dalla gestione di asset a livello di packaging compatibili con l’ambiente e tantissimo altro ancora.

Secondo i dati di PitchBook, società del gruppo Morningstar, nel 2021 sono stati 1,358 i finanziamenti dei  venture capitalist per finanziare l’innovazione tecnologica nel mondo agroalimentare e questi investimenti hanno prodotto un valore vicino ai 40 miliardi di dollari. Un dato che se analizzato su scala temporale appare come quasi il doppio rispetto all’anno precedente.  In questo senso il ruolo degli investitori e dell’ESG appare ancora più importante in ragione di una trasformazione che non riguarda solo le startup, che nascono con questa specifica vocazione, ma le grandi imprese che sono chiamate a gestire business consolidati da tempo che devono essere reindirizzati e che per questo si assumono rischi per i quali è molto importante avere il supporto, nel lungo periodo, della finanza.

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