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The European House – Ambrosetti – Microsoft: dal digitale la spinta per la sostenibilità del Paese

In occasione del tradizionale Forum di inizio settembre, le due società hanno presentato una ricerca che evidenzia la stretta relazione tra digitale e crescita sostenibile, sia in ottica ambientale, sia in ottica sociale

08 Set 2021

Maria Teresa Della Mura

Ambiente, sostenibilità, inclusione sociale sono stati i temi portanti dell’edizione 2021 della quarantaduesima edizione del Forum organizzato da The European House Ambrosetti il 3, 4 e 5 settembre. Un’edizione che, dalla tradizionale location di Villa d’Este a Cernobbio, ha voluto portare al centro dell’attenzione non solo i temi della crescita economica in un scenario non ancora post-pandemico, ma anche altre tematiche di ampio respiro come il women empowerment, protagonista dell’intervento di apertura dell’amministratore delegato di The European House – Ambrosetti Valerio De Molli, o lo sviluppo sostenibile.
Non è dunque un caso che proprio nel quadro del Forum abbia trovato spazio la presentazione di una ricerca condotta da The European House – Ambrosetti e Microsoft, dal titolo “Digitalizzazione e sostenibilità per la ripresa dell’Italia”.

Un documento di oltre 130 pagine, consultabile a questo link, che si pone l’obiettivo, come precisa nell’introduzione del documento Silvia Candiani, amministratore delegato di Microsoft Italia, “di analizzare le strette correlazioni tra i temi di sostenibilità, digitale e inclusione sociale, dimostrando i notevoli impatti che piani e iniziative in questi ambiti possono avere sulla crescita della nostra economia e del mondo del lavoro, nel pieno rispetto delle sfide ambientali e promuovendo in Italia una società moderna, più aperta e in grado di offrire opportunità a tutti”.

I quattro capitoli della ricerca di The European House – Ambrosetti e Microsoft

Una ricerca che dunque analizza gli ambiti di applicazione del digitale alla sostenibilità, cercando di quantificarne gli impatti per l’Italia nel contesto della ripresa post Covid-19 e, ancor di più, in uno scenario nel quale l’urgenza di politiche attive di decarbonizzazione si fa sentire più che mai e nel quale la disuguaglianza sociale è cresciuta in modo drammatico.
La ricerca si articola in quattro capitoli.
Nel primo, dal titolo “Sostenibilità, l’irrinunciabile prosperità di persone e pianeta” viene fatto il punto sull’urgenza climatica e sociale che sta muovendo Istituzioni e Business Community all’azione, identificando i principi di policy che devono guidare no sviluppo sostenibile e dettagliando il ruolo centrale che le aziende rivestono nel perseguimento di questi obiettivi.
Il secondo, dal titolo “Digital transformation e sviluppo sostenibile, una sinergia alla base  c della Prosperità”, si analizzano le due rivoluzioni in atto a livello globale, transizione digitale e transizione verde e la loro convergenza con l’obiettivo di creare economie e società più sostenibili. Uno sviluppo sostenibile che pogge su tre pilastri: economia, tutela dell’ambiente, società. In questa sezione dello studio emerge chiaramente l’importanza di orientamenti strategici e di investimento che uniscano le finalità sostenibili al potenziamento delle infrastrutture digitali.
Questo punto trova maggiore esplicitazione nel terzo capitolo, intitolato “Il contributo del digitale  allo sviluppo sostenibile: percezione delle imprese, use case e impatti” .

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I risultati dell’indagine

Il quarto capitolo ospita i risultati dell’indagine condotta da The European House – Ambrosetti su oltre 200 business leader, portando in evidenza casi di aziende virtuose nello sfruttare la sinergia tra digitale e sviluppo sostenibile per valorizzare il proprio modello di business e/o apportare innovazione nella propria industry di riferimento. Il tutto sulla base di un modello analitico sviluppato dalla stessa The European House – Ambrosetti e seguendo le linee guida rappresentate dalle Missioni del PNRR.
Dall’analisi emerge, ad esempio, come lavoro a distanza e collaborazione rappresentino due tra le principali leve attraverso le quali il digitale può contribuire alle sostenibilità sociale, ma anche come le aziende digitalizzate ottengano un importante beneficio sulla produttività del lavoro rispetto alle aziende che non hanno ancora attuato percorsi di trasformazione digitale.
E questo , nel nostro Paese in una misura assai più significativa rispetto al resto d’Europa (+64% rispetto al +49% di quelle europee).
Diminuzione degli spostamenti, dematerializzazione dei processi, gestione più efficiente delle operations e incremento delle attività di monitoraggio sono ulteriori aree di intervento che contribuiscono a migliorare il livello di sostenibilità ambientale.

Anche in termini di decarbonizzazione il digitale può dare un contributo concreto.
Seguendo il modello messo a punto dalla stessa The European House Ambrosetti, il digitale sarà una delle armi più importanti per la transizione verde, con un impatto al 2030 pari a quello incrementale delle energie rinnovabili. Complessivamente, si stima che tra il 2020 e il 2030 il digitale contribuirà ad abbattere fino al 10% delle emissioni rispetto ai livelli del 2019 (37 milioni di tonnellate di CO2 annue).

Tre proposte per il Paese


L’ultimo capitolo, intitolato “Proposte per il Paese: come sfruttare appeno il potenziale del digitale per rendere l’Italia leader nella sostenibilità”, vengono riportate tre proposte concrete elaborate da The European House – Ambrosetti e indirizzate ai policy- maker e alle aziende e così riassunte da Valerio De Molli:

  • abilitare il diritto/dovere alla formazione digitale, attraverso una sorta di New Deal Digitale che Incentivi le competenze necessarie a sfruttare, a livello professionistico e di massa, il potenziale del digitale, in un contesto di mercato sempre più veloce e con una crescente importanza dell’apprendimento permanente.
  • sancire il diritto universale al digitale come leva di inclusione sociale e riduzione delle disuguaglianze, a maggior ragione in uno scenario non ancora post-pandemico, nel quale appare evidente come il COVID-19 abbia accelerato l’importanza di interventi volti a colmare il digital divide tra la popolazione e tra porzioni del territorio italiano, aprendo opportunità di sviluppo per i territori economicamente meno dinamici e periferici, innescando circoli virtuosi di sviluppo e brain (re)gain per i territori periferici del Paese.
  • individuare standard condivisi per misurare l’impatto delle aziende tra i molti esistenti: senza la misurazione degli impatti, sarà infatti impossibile trasformare il minor impatto ambientale o sociale in un vero e proprio vantaggio competitivo degli operatori più virtuosi, innescando meccanismi di premialità economica e finanziaria per i soggetti più avanzati sulla strada della carbon neutrality.

Le differenze tra grandi imprese e PMI e la poca urgenza sulle competenze dedicate

Appare chiaro, e il rapporto lo evidenzia chiaramente, che la dimensione dell’azienda pesa sul livello di percezione di alcune tematiche. Perché se è vero che in media il 64% delle aziende intervistate considera la sostenibilità ambientale come uno dei pilastri della propria visione, è altrettanto vero che questa visione appartiene a un 47% di piccole aziende.
Cambia poi anche la declinazione del concetto stesso di sostenibilità: per una buona maggioranza del campione (59%) la sostenibilità va di pari passo con l’efficientamento dei processi interni, in relazione al consumo di risorse.
Meno del 40% ha come obiettivo il rinnovamento dei propri prodotti e servizi in ottica sostenibile, mentre è quasi irrisorio (5%) il numero di imprese che ha indicato anche la necessità di competenze e figure professionali adeguate per concretizzarne le implementazioni produttive e strategiche per uno sviluppo sostenibile.

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Maria Teresa Della Mura

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