Dati sulla biodiversità: perché sono la chiave per proteggere natura e imprese
La perdita di biodiversità è oggi riconosciuta come uno dei principali rischi ambientali a livello globale, al pari del cambiamento climatico. Per affrontare questa sfida non bastano politiche di conservazione o nuovi investimenti: servono informazioni affidabili che permettano di conoscere lo stato degli ecosistemi, misurare gli impatti delle attività umane e orientare decisioni pubbliche e private. È proprio questo il ruolo dei dati sulla biodiversità, un patrimonio informativo sempre più strategico per governi, imprese, investitori e comunità scientifica.
Negli ultimi anni la crescente attenzione verso il capitale naturale, le nuove normative europee sulla sostenibilità e framework internazionali come la Taskforce on Nature-related Financial Disclosures (TNFD) hanno reso questi dati uno strumento indispensabile per integrare la biodiversità nelle strategie ESG e nella gestione dei rischi aziendali.
Cosa sono i dati sulla biodiversità
I dati sulla biodiversità sono l’insieme delle informazioni che descrivono la distribuzione, lo stato di conservazione e l’evoluzione degli ecosistemi, delle specie animali e vegetali e degli habitat naturali.
Queste informazioni comprendono, ad esempio, la localizzazione delle aree protette, la presenza di specie minacciate, la qualità degli habitat, la copertura del suolo, la frammentazione degli ecosistemi, la disponibilità di risorse naturali e gli effetti delle attività antropiche sul territorio.
Si tratta di dati raccolti attraverso attività di monitoraggio sul campo, immagini satellitari, sensori, sistemi GIS (Geographic Information Systems), banche dati scientifiche e programmi di ricerca internazionali. Grazie all’evoluzione delle tecnologie digitali, oggi queste informazioni possono essere continuamente aggiornate e integrate con strumenti di analisi geospaziale e Intelligenza Artificiale, consentendo valutazioni sempre più accurate.
Perché i dati sulla biodiversità sono fondamentali per le imprese
Per molti anni la biodiversità è stata considerata un tema quasi esclusivamente ambientale. Oggi è invece diventata un fattore di rischio economico. Molte attività produttive dipendono direttamente dai servizi ecosistemici forniti dalla natura: disponibilità di acqua, fertilità dei suoli, impollinazione, regolazione del clima, protezione dalle alluvioni e approvvigionamento di materie prime biologiche.
Disporre di dati affidabili permette alle imprese di comprendere quanto le proprie attività dipendano dal capitale naturale e quali impatti possano generare sugli ecosistemi. Questo consente di prevenire rischi operativi, migliorare la gestione delle risorse, pianificare nuovi investimenti e rafforzare la resilienza delle filiere produttive.
Anche banche e investitori utilizzano sempre più frequentemente questi dati per valutare i rischi ambientali associati ai propri portafogli e orientare le decisioni di investimento verso attività più sostenibili.
Quali informazioni contengono i dati sulla biodiversità
I database dedicati alla biodiversità raccolgono un’enorme quantità di informazioni scientifiche. Tra le principali categorie figurano:
- distribuzione geografica delle specie animali e vegetali;
- stato di conservazione delle specie minacciate;
- localizzazione delle aree protette e delle aree ad elevato valore ecologico;
- habitat naturali e loro stato di conservazione;
- ecosistemi terrestri, marini e d’acqua dolce;
- corridoi ecologici;
- pressioni esercitate dalle attività umane;
- indicatori relativi alla qualità degli ecosistemi;
- dati sulla frammentazione del territorio e sul consumo di suolo.
Queste informazioni vengono continuamente aggiornate grazie alla collaborazione tra istituti di ricerca, organizzazioni internazionali, università e autorità pubbliche.
Il ruolo nella rendicontazione ESG
L’importanza dei dati sulla biodiversità è cresciuta rapidamente con l’introduzione delle nuove normative sulla sostenibilità.
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) e il framework TNFD chiedono infatti alle organizzazioni di identificare, misurare e rendicontare i propri impatti e le proprie dipendenze dalla natura.
Per rispondere a questi obblighi diventa fondamentale poter accedere a banche dati affidabili che consentano di individuare habitat sensibili, specie protette e aree ad elevata importanza ecologica, valutando i possibili effetti delle attività aziendali.
I dati sulla biodiversità rappresentano quindi la base informativa su cui costruire analisi di rischio, strategie di mitigazione e piani di conservazione.
Dalla ricerca alle decisioni operative
L’evoluzione delle tecnologie digitali sta trasformando profondamente anche questo settore. L’integrazione tra immagini satellitari, sensori IoT, droni, Intelligenza Artificiale e piattaforme geospaziali permette oggi di monitorare in tempo quasi reale l’evoluzione degli ecosistemi, individuare fenomeni di deforestazione, monitorare gli incendi, misurare il degrado degli habitat e valutare l’efficacia degli interventi di ripristino ambientale.
La disponibilità di dati sempre più accurati consente inoltre di sviluppare modelli predittivi capaci di anticipare i rischi ambientali e supportare decisioni più consapevoli nella pianificazione territoriale e nella gestione delle risorse naturali.
Un patrimonio strategico per la transizione ecologica
I dati sulla biodiversità stanno assumendo un ruolo analogo a quello che i dati climatici hanno avuto negli ultimi anni. Non rappresentano più soltanto uno strumento di ricerca scientifica, ma una componente essenziale delle decisioni economiche, finanziarie e industriali.
La loro importanza continuerà a crescere con l’evoluzione delle normative ESG, l’espansione della finanza sostenibile e l’aumento delle iniziative dedicate alla tutela del capitale naturale.
In un contesto in cui la perdita di biodiversità viene riconosciuta come uno dei principali rischi sistemici per l’economia globale, la disponibilità di dati affidabili diventa una condizione indispensabile per misurare gli impatti, orientare gli investimenti e costruire modelli di sviluppo capaci di coniugare competitività, innovazione e rigenerazione degli ecosistemi.
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Dati sulla biodiversità: il ruolo di IBAT, la piattaforma globale che misura la biodiversity
L’integrazione della biodiversità nelle strategie aziendali e nei processi di rendicontazione ESG richiede dati affidabili, aggiornati e scientificamente validati. Per rispondere a questa esigenza è nata IBAT (Integrated Biodiversity Assessment Tool), una piattaforma internazionale che mette a disposizione le più autorevoli banche dati mondiali sulla biodiversità per supportare imprese, istituzioni finanziarie, governi, ricercatori e organizzazioni nelle decisioni legate alla natura.
Che cos’è e come nasce IBAT
IBAT è un’alleanza fondata nel 2008 da quattro delle più importanti organizzazioni mondiali impegnate nella conservazione della natura:
- BirdLife International
- Conservation International
- International Union for Conservation of Nature (IUCN)
- UN Environment Programme World Conservation Monitoring Centre (UNEP-WCMC)
L’obiettivo dell’alleanza è fornire dati, strumenti e analisi che aiutino organizzazioni pubbliche e private a comprendere i rischi e le opportunità legati alla biodiversità, sostenendo allo stesso tempo il finanziamento e l’aggiornamento continuo dei principali database globali sulla natura. I ricavi derivanti dall’accesso commerciale ai dati vengono infatti reinvestiti nel mantenimento e nello sviluppo delle banche dati scientifiche che costituiscono il patrimonio informativo di IBAT.
Quali dati mette a disposizione
Il principale punto di forza di IBAT consiste nell’offrire l’accesso integrato ai più autorevoli dataset mondiali sulla biodiversità. Tra questi figurano:
- la World Database on Protected and Conserved Areas (WDPA), il principale archivio globale sulle aree protette e conservate;
- la World Database of Key Biodiversity Areas (WDKBA), che identifica i siti più importanti per la conservazione della biodiversità a livello mondiale;
- la IUCN Red List of Threatened Species, il riferimento internazionale sullo stato di conservazione delle specie animali e vegetali.
Oltre a questi database fondamentali, IBAT mette a disposizione anche dataset derivati, tra cui la Rarity-Weighted Richness, che misura la concentrazione di specie rare, e la metrica STAR (Species Threat Abatement and Restoration), sviluppata dall’IUCN per valutare il contributo potenziale di interventi di conservazione e ripristino nella riduzione del rischio di estinzione delle specie.
A cosa serve concretamente la piattaforma IBAT
La piattaforma consente di trasformare grandi quantità di dati scientifici in informazioni operative facilmente utilizzabili. Attraverso strumenti di mappatura, analisi geospaziale e reportistica, IBAT permette di:
- individuare la presenza di aree protette o habitat sensibili;
- identificare specie minacciate presenti in uno specifico territorio;
- valutare i rischi legati alla biodiversità associati a nuovi progetti, investimenti o siti produttivi;
- supportare la pianificazione territoriale e le valutazioni ambientali;
- preparare report richiesti da framework e normative sulla sostenibilità.
Sono disponibili sia analisi puntuali sia servizi in abbonamento, oltre ad API che consentono di integrare direttamente i dati nei sistemi informativi delle organizzazioni.
Un supporto alla rendicontazione ESG
Uno degli ambiti di utilizzo in maggiore crescita riguarda la rendicontazione di sostenibilità. IBAT supporta infatti le organizzazioni nella preparazione delle disclosure richieste da framework internazionali come la Taskforce on Nature-related Financial Disclosures (TNFD), la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e gli standard GRI, aiutando le imprese a identificare gli impatti e le dipendenze dalla natura lungo la catena del valore. Nel 2024 la piattaforma ha inoltre introdotto il Disclosure Preparation Report, uno strumento pensato per agevolare la preparazione delle informazioni richieste dalle nuove normative sulla biodiversità.
Una piattaforma sempre più diffusa
Nel corso degli anni IBAT è diventato uno dei principali punti di riferimento per la valutazione della biodiversità a livello globale. Oggi la piattaforma conta oltre 30.000 utenti, ha analizzato più di 600.000 siti e continua a investire nello sviluppo dei dataset che la alimentano. Solo nel 2025 l’alleanza ha reinvestito 2,5 milioni di dollari nell’aggiornamento delle banche dati sulla biodiversità, confermando il proprio modello di finanziamento orientato alla conservazione della natura.
Un punto di riferimento per la natura
Con la crescente attenzione verso il capitale naturale e i rischi legati alla perdita di biodiversità, IBAT si sta affermando come una delle principali infrastrutture informative a supporto delle decisioni pubbliche e private. L’integrazione di dati scientifici verificati, strumenti di analisi e servizi di reporting consente alle organizzazioni di prendere decisioni più consapevoli, ridurre i rischi ambientali e contribuire al raggiungimento degli obiettivi globali di conservazione della biodiversità.













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