AUTOMOTIVE

Miragliotta, Polimi su Fit-for-55: transizione all’elettrico fondamentale per l’automotive, ma adesso servono misure per industria e consumatori

Quali prospettive e quali criticità per l’industria e per il mercato automobilistico italiano alla luce dell’approvazione da parte del Parlamento europeo delle misure che porteranno entro il 2035 alla cessazione delle vendite di vetture con motore termico. L’analisi del direttore dell’Osservatorio Transizione Industria 4.0 e responsabile scientifico di Connected Car & Mobility, Giovanni Miragliotta

10 Giu 2022

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Giovanni Miragliotta, direttore dell’Osservatorio Transizione Industria 4.0 e responsabile scientifico di Connected Car & Mobility Giovanni Miragliotta

“L’approvazione del pacchetto Fit for 55 da parte del Parlamento europeo ha sancito un passaggio fondamentale: la transizione all’elettrico è una transizione positiva, necessaria e indispensabile”. Giovanni Miragliotta, direttore dell’Osservatorio Transizione Industria 4.0 e responsabile scientifico dell’Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano, non ha nessun dubbio sulla necessità di una trasformazione che il pacchetto di misure UE sta cercando con non poche difficoltà di adottare. “Per certi aspetti – osserva guardando a come si sta muovendo il mercato – si tratta di una trasformazione che molti costruttori hanno già avviato da tempo e che stanno pilotando per squisite ragioni di mercato”. Non sono infatti poche le imprese che hanno dichiarato nel loro piano industriale per i prossimi anni la scelta strategica di abbandonare la produzione di vetture a combustione termica. “Si potrebbe quasi dire – osserva – che l’UE, con il Fit-for-55 ha preso atto di un fenomeno inevitabile”.

Verso una mobilità net-zero

Le ragioni per cui questo scenario appare indispensabile sono numerose ed evidenti, tanto che Miragliotta porta l’attenzione sul fatto che “questa trasformazione ha tutto il potenziale per liberarci dalla dipendenza dai combustibili fossili, almeno per quanto attiene al mondo della mobilità”. Un mondo che rappresenta una bella fetta del problema considerando che il settore della mobility nel suo complesso rappresenta in Italia più di un quarto delle emissioni globali (QUI fonte Ispra Ambiente).

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Se sulla visione e sulle prospettive non ci sono dubbio, è necessario però spostare l’attenzione sul “come”, ovvero sui fattori che abilitano e permettono la creazione di una mobilità net-zero. E perché questo possa effettivamente concretizzarsi, Giovanni Miragliotta invita a focalizzare l’attenzione su quattro punti fondamentali, sui quali non manca certamente il lavoro da fare:

  1. Rinnovabili – Necessità di creare le condizioni perché le zero emissions siano effettivamente reali, ovvero della capacità di garantire che l’energia utilizzata sia effettivamente prodotta da fonti rinnovabili
  2. Infrastrutture – L’infrastruttura energetica è fondamentale per garantire che la mobilità elettrica possa essere alla portata di tutti in ogni area del paese e con una esperienza d’uso adeguata
  3. Trasformazione industriale – Occorre agganciare la transizione all’elettrico con la trasformazione industriale dell’importantissimo settore automotive del nostro paese
  4. Consumatori – Appare sempre più importante riuscire a stabilire un rapporto più trasparente e responsabile verso i consumatori affinché siano nella condizione di effettuare scelte consapevoli

Mobilità elettrica sì, purché da energie rinnovabili

“Ci sono orami diversi studi – spiega Miragliotta – dai quali emergono conferme in merito al fatto che il passaggio alla mobilità elettrica porta benefici ed è veramente sostenibile solo se ci sono investimenti in energie rinnovabili e se si garantisce che la ‘ricarica’ delle vetture arrivi da fonti pulite, diversamente il bilancio è negativo. In concreto, va bene invitare o obbligare l’industria ad accelerare verso l’elettrico, ma se non si accelera anche nella produzione di energie rinnovabili questa manovra rischia di essere una trasformazione che non serve a molto”.

Infrastrutture in grado di garantire la disponibilità di energia

E si tratta in questo caso di un punto che attiene alla creazione di strutture produttive sulle rinnovabili sulle quali l’attenzione è cresciuta in questi mesi anche a causa della necessità per il nostro paese e per l’Europa di modificare rapidamente il mix energetico per ridurre la dipendenza dall’estero. Un tema strettamente collegato con il secondo punto indicato da Miragliotta sulla necessità di sostenere questa transizione con infrastrutture adeguate: “E’ ovviamente importante che l’energia provenga da fonti rinnovabili ma occorre anche riuscire a portare la potenza elettrica ovunque. E non si tratta ‘solo’ di avere le colonnine di ricarica, ma di garantire una esperienza utente, ad esempio nei tempi di ricarica, che non sia troppo penalizzante come purtroppo accade adesso in tantissime situazioni”.

Transizione all’elettrico e trasformazione industriale dell’automotive

C’è certamente tanto lavoro da fare e come osserva Miragliotta si tratta di una transizione che ha già aperto le porte a tantissime opportunità di sviluppo per tante imprese. Tante opportunità, ma anche non pochi rischi che vanno affrontati “con lo spirito dell’imprenditoria italiana – osserva – con tanta creatività e tanta capacità di innovazione”.  Sì, perché il terzo punto di questa analisi attiene proprio alla trasformazione industriale del settore automotive che è “certamente costellato di opportunità e minacce – prosegue – ma non bisogna dimenticare che l’Italia è molto forte sulla produzione di componenti e asset del ‘mondo automotive termico’ che non vanno necessariamente persi nel passaggio all’elettrico, ma che dovranno affrontare in diversi casi una trasformazione. E in tante situazioni è forse più corretto parlare di riconversione. In più ci sono asset legati all’informatica e all’elettronica del veicolo dove il nostro paese conta su capabilities industriali, brevetti, capacità di innovazione, relazioni e partnership che possono garantire il raggiungimento di nuove forme di competitività”.

Il punto però sul quale occorre una attenzione strategica, a livello di politica industriale riguarda alcuni fattori critici per l’elettrico come accade primariamente ad esempio per le batterie. “Su questo componente, ovviamente fondamentale per questa transizione, serve tantissima innovazione, ma non ci dobbiamo nascondere che si sta correndo il rischio di passare da una dipendenza dai combustibili fossili a una dipendenza da materiali rari per le batterie. E questo è un tema sul quale occorre una visione strategica a livello di politica industriale sia nazionale sia europea”.

Dove c’è una discontinuità ci deve essere creatività ed è certamente una opportunità per l’industria italiana: il messaggio di Miragliotta è molto concreto perché di “nuove opportunità ce ne sono tante – osserva – a partire ad esempio dalla Reverse logistic e dalle logiche di economia circolare. Nel mondo dell’automotive termico – precisa – questo non esisteva, nell’ambito dell’elettrico è una opportunità prima di tutto necessaria ed è un valore sia per la sostenibilità che per il business”.

Conquistare e rispettare i consumatori

Energie rinnovabili, infrastrutture, trasformazione industriale: tre punti fondamentali, ma la transizione funziona se si conquista la fiducia dei consumatori, se c’è un vero ingaggio, consapevole. Ed è proprio sui consumatori che si focalizza il quarto punto dell’analisi di Giovanni Miragliotta: “Sino ad oggi la comunicazione verso i clienti finali – conclude – è stata spesso incompleta e parziale. È necessario creare una cultura della mobilità elettrica e una maggiore consapevolezza dei valori e delle criticità di una scelta ‘elettrica’ e serve anche una normativa che sappia ‘proteggere’ il consumatore in modo che riceva le informazioni corrette”. Pochi conoscono con precisione che le batterie di una vettura elettrica ad oggi subiscono un degrado importante delle performance già nell’arco di 3-4 anni, c’è poca informazione su come queste vengono gestite al termine del ciclo di vita o che la vettura consuma anche quando è ferma o ancora che l’esperienza utente sui tempi di ricarica può cambiare anche molto in funzione di tanti fattori: sono tanti gli ambiti sui quali si può e si deve migliorare affinché il Fit for 55 diventi effettivamente realtà, ma sono anche tante opportunità che possono diventare occasioni di sviluppo per le imprese.

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