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Fondi azionari cleantech: la transizione energetica accelera

Cosa succede alle valutazioni dei titoli cleantech penalizzati da una contrazione nel corso dell’anno a fronte di una transizione energetica che invece accelera. L’analisi di Luca Vallarino di IMPact sgr.

Pubblicato il 11 Dic 2023

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Nei giorni che vedono l’attenzione concentrata su COP28 e sulla necessità di accelerare i processi della transizione energetica appare ancora più importante analizzare e valutare il ruolo del cleantech e naturalmente dell’importanza degli investimenti che vanno nella direzione di progetti tecnologici innovativi per l’ambiente e per l’emergenza climatica. ESG360 ospita un contributo di Luca Vallarino, responsabile Trading Desk e gestore e membro del Comitato Investimenti di IMPact sgr.

Fondi azionari cleantech: un inizio anno difficile

Da inizio anno i fondi azionari cleantech sono stati duramente colpiti. Le cause di questa situazione vanno ricercate in particolare negli effetti dell’inflazione, nell’aumento del costo del capitale e nella lentezza nella realizzazione dei progetti. Alcuni eventi negativi hanno poi contribuito in modo rilevante a determinare una brusca e molto probabilmente eccessiva correzione dei titoli cleantech come è accaduto per il settore eolico offshore. Tuttavia, le prospettive di forte crescita nel lungo periodo delle tecnologie pulite, dovrebbero portare a delle correzioni, anche alla presenza di singoli eventi catalizzatori, come per esempio un aumento dei prezzi di base d’asta nelle prossime assegnazioni di capacità eolica in Europa e Stati Uniti.

Uno scenario politico più favorevole al cleantech

Una prospettiva che appare nello scenario futuro anche grazie alla convergenza di interessi politici, soprattutto negli Stati Uniti in vista delle elezioni presidenziali nel 2024. L’Amministrazione Biden si è fortemente esposta, attraverso l’Inflation Reduction Act (IRA), al tema degli investimenti in green tech al fine di accelerare la transizione energetica e raggiungere gli obiettivi climatici fissati.

In questa strategia politica, l’energia eolica gioca un ruolo cruciale. In questo scenario accettare la dismissione di alcuni progetti chiave nell’ordine di grandezza di 2 GW di capacità eolica offshore, come ad esempio quelli annunciati recentemente da Ørsted, rappresenterebbe un rischio politico molto significativo per l’amministrazione Biden. Si può dunque immaginare che un intervento diretto volto a migliorare la redditività dei progetti eolici negli Stati Uniti abbia una probabilità crescente di verificarsi, con l’intensificazione della campagna elettorale nei prossimi mesi.

Una correzione nelle valutazioni dei titoli cleantech

A fronte di una situazione sui mercati finanziari nella quale si è registrata una correzione delle valutazioni dei titoli cleantech nell’ordine del -30% da inizio anno, la situazione che si osserva nell’economia reale vede una transizione energetica in forte accelerazione con prospettive di crescita di medio e lungo periodo delle tecnologie pulite che restano molto solide. Gli investimenti in energia pulita sono aumentati del 40% dal 2020. La spinta a ridurre le emissioni è un motivo fondamentale, ma non l’unico. L’interesse economico per le tecnologie energetiche pulite mature è forte. Anche la sicurezza energetica è un fattore importante, soprattutto nei paesi importatori di combustibili, così come le strategie industriali e il desiderio di creare posti di lavoro nel settore dell’energia pulita.

Nel 2020, un’auto su 25 venduta era elettrica; nel 2023 è una su cinque. Nel 2023 è prevista l’aggiunta di oltre 500 gigawatt (GW) di capacità di generazione da fonti rinnovabili, un nuovo record. Più di un miliardo di dollari al giorno viene speso per lo sviluppo dell’energia solare fotovoltaica. La capacità produttiva di componenti chiave delle tecnologie pulite, come i moduli fotovoltaici e le batterie EV, è in rapida espansione.

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