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I trend dei rating ESG: quale impatto sull’accesso al credito


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La capacità di analizzare i trend ESG in particolare in relazione alla valutazione dei rischi di una impresa rappresenta un fattore chiave che influenza sempre di più l’accesso al credito

Pubblicato il 5 ott 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



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investimenti sostenibili ESG Position Green Come cambia l'accesso al credito grazie i trend ESG




Un bilancio solido rappresenta naturalmente un fattore essenziale per ottenere un finanziamento. Senza nulla togliere a questa dimensione chiave è importante mettere in evidenza che nella valutazione del credito di un’impresa assume una crescente importanza anche l’analisi delle condizioni nelle quali quell’impresa opererà: la disponibilità di risorse, la sua esposizione ai rischi climatici, l’evoluzione dei mercati nei quali è coinvolta e la qualità della sua governance.

In tutti questi passaggi e valutazioni i fattori ESG acquistano una crescente rilevanza creditizia. Perlatro, basta pensare che un’attività esposta alla scarsità d’acqua o una filiera fragile può essere nella condizione di affrontare dei rischi che i risultati economici basati sulle serie storiche non possono naturalmente mostrare. In questo senso il rating ESG può aiutare a interpretarli, in particolare nel momento in cui viene utilizzato e interpretato insieme ai dati finanziari.

Come e perché il rating ESG sta trasformando l’accesso al credito bancario

Che cos’è il rating ESG e quali fattori analizzano gli istituti di credito

Va subito osservato che il rating ESG è di fatto una valutazione delle caratteristiche ambientali, sociali e di governance di un’organizzazione. Questi strumento informativo rappresenta l’esposizione ai rischi di sostenibilità, la capacità di gestirli oppure gli impatti dell’impresa su persone e ambiente: il significato naturalmente dipende dall’obiettivo e dalla metodologia adottati.

Si deve a questo punto aggiungere che non esiste un unico punteggio valido per ogni utilizzo. Una banca può ad esempio utilizzare valutazioni esterne, questionari e strumenti interni, integrandoli con la conoscenza del cliente. Un altro istituto può attribuire una maggiore rilevanza alla valutazione dei fattori di rischio di settore, ai fattori di rischio correlati alla geografia o all’esposizione delle supply chain a potenziali rischi di fornitura.

È molto importante a questo riguardo distinguere questi strumenti dal rating creditizio, che riguarda la capacità di adempiere alle obbligazioni finanziarie. Infatti, tra le informazioni che vanno a corredare questa analisi si trovano dati legati ai consumi energetici, alle emissioni, alla dipendenza dall’acqua, alla localizzazione degli stabilimenti, alla sicurezza sul lavoro e all’affidabilità della filiera. Sul piano della governance contano poi informazioni che attengono alla responsabilità, ai controlli, alla gestione delle controversie e – aspetto sempre più importante – alla qualità dei dati.

Per la banca, il passaggio decisivo è capire come questi fattori possano influenzare ricavi, costi, continuità operativa e valore delle garanzie.

In effetti una fotografia generale, per quanto precisa, della sostenibilità non basta a descrivere il rischio della singola operazione. Nello stesso tempo va però aggiunto che le logiche introdotte dalla CSRD Corporate Sustainability Reporting Directive in particolare riguardo ai principi della doppia materialità mettono a disposizione una base dati sempre più coerente anche a questo scopo. In questo senso uno strumento prezioso è rappresentato anche dalla predictive analytics orientata alla gestione del rischio ESG.

Qual è il legame tra merito creditizio tradizionale e sostenibilità aziendale

La domanda da porsi a questo punto è quale sia la relazione tra merito creditizio e sostenibilità dell’impresa. In questo senso va detto che il merito creditizio e la sostenibilità si incontrano proprio nei flussi di cassa. Un’alluvione può interrompere la produzione; un cambiamento normativo può richiedere nuovi investimenti; un problema nella filiera può compromettere consegne e contratti. La valutazione ESG è destinata, sulla base di questi fattori ad ampliare la prospettiva temporale dell’analisi finanziaria. La valutazione ESG aiuta a intercettare e individuare esposizioni che potrebbero diventare rilevanti durante la vita del finanziamento, anche quando non hanno ancora inciso sul bilancio.

Nello stesso tempo però va anche detto che il rapporto non è automatico. Un buon punteggio ESG non compensa da solo un indebitamento insostenibile, mentre un’impresa con prestazioni ambientali ancora migliorabili può avere un progetto di transizione credibile e finanziabile.

La domanda della banca deve essere più completa e più lungimirante, ovvero: l’azienda dispone delle risorse, degli investimenti e delle competenze necessari per gestire il cambiamento senza compromettere la capacità di rimborso?

Quali sono i principali trend dei rating ESG nel settore finanziario

Come cambia la valutazione del rischio con l’integrazione delle linee guida EBA

Il cambiamento più significativo è il passaggio dalla raccolta di informazioni ESG alla loro integrazione nei processi di gestione del rischio. Le linee guida EBA sui rischi ESG richiedono agli istituti di identificare, misurare, gestire e monitorare questi fattori, anche attraverso piani che affrontino i rischi della transizione. E per le imprese, questo aspetto rende ancora più importante spiegare non soltanto la situazione attuale, ma anche il percorso previsto: investimenti, obiettivi, risorse e capacità di adattamento.

Un secondo tema che è anche una tendenza riguarda l’analisi prospettica. Le linee guida EBA sull’analisi degli scenari ambientali, applicabili dal 1° gennaio 2027, completano il quadro della gestione dei rischi ESG. La valutazione degli scenari aiuta a valutare la tenuta delle esposizioni in condizioni differenti, senza che queste possano essere interpretate come previsioni certe del futuro.

La conseguenza operativa di questo scenario è una maggiore attenzione alle caratteristiche del settore, alla localizzazione degli asset e alla credibilità delle azioni aziendali. Un punteggio sintetico è certamente utile, ma deve essere accompagnato da una analisi che non si può esaurire in un numero.

Come un punteggio ESG elevato influisce sui finanziamenti d’impresa

Quali vantaggi offrono i finanziamenti legati a KPI di sostenibilità

Nel caso dei sustainability-linked loans, alcune caratteristiche del finanziamento sono espressamente collegate al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità prestabiliti. E i principi di mercato promossi dalla Loan Market Association puntano proprio a incentivare risultati misurabili. Si tratta di strumenti che sono distinti dai green loans, nei quali è centrale la destinazione dei fondi a progetti verdi.

Un contratto può, per esempio, prevedere una variazione del margine in relazione a obiettivi sulle emissioni o su altri indicatori pertinenti. Il beneficio dipende dalle clausole: un buon rating ESG generale non equivale automaticamente al raggiungimento dei KPI contrattuali. Gli obiettivi in altre parole devono essere coerenti con le attività finanziate e con le priorità dell’impresa. Pertanto è necessario mostrare una situazione iniziale documentata, criteri di misurazione stabili e verifiche adeguate.

Nel valutare la convenienza, l’azienda deve confrontare il possibile risparmio finanziario con i costi di raccolta dei dati, la verifica e la gestione del contratto.

Come la trasparenza sui dati ESG riduce il costo del capitale e dello spread

La trasparenza rappresenta uno dei fattori che da una parte risponde alla domanda di credibilità e dall’altra permette di ridurre l’incertezza informativa, ma non garantisce una diminuzione dello spread. Il prezzo del credito dipende anche da criteri “tradizionali” indispensabili come solvibilità, durata, garanzie, condizioni di mercato e politiche della banca. Dati affidabili permettono all’istituto di valutare meglio le esposizioni e le misure di mitigazione: un’impresa che documenta la eventuale vulnerabilità di uno stabilimento e gli interventi realizzati offre elementi più utili di una dichiarazione generica sulla propria sostenibilità.

Nello stesso tempo però, per dimostrare un vantaggio economico occorre confrontare offerte comparabili o verificare le condizioni effettivamente previste dal contratto. Non è infatti nutrire aspettative che a un rating favorevole corrisponda una riduzione standard dei tassi valida per tutte le aziende. La qualità informativa certamente facilita il confronto con la banca e rende più chiara la valutazione del progetto da finanziare.

Come le PMI possono prepararsi per ottenere un rating ESG favorevole

Quali dati e certificazioni raccogliere per l’istruttoria bancaria

La preparazione dell’informativa necessaria dovrebbe partire naturalmente dalle informazioni richieste dalla banca e dalla evidenziazione dell’analisi relativa ai rischi effettivamente rilevanti per l’attività. Il primo obiettivo è costruire dati affidabili, dai quali possa derivare una valutazione corretta.

Un dossier essenziale può comprendere:

  • Consumi energetici, emissioni e utilizzo delle risorse, con metodologie e periodi di riferimento.
  • Localizzazione dei siti produttivi e principali esposizioni ambientali.
  • Dati su personale, salute e sicurezza e gestione della filiera.
  • Responsabilità di governance, procedure di controllo e controversie rilevanti.
  • Investimenti programmati, obiettivi e stato di avanzamento degli interventi.

Certificazioni come ISO 14001 o ISO 45001 possono documentare specifici sistemi di gestione, ma non sostituiscono i dati sulle prestazioni né rappresentano un rating ESG complessivo. Per organizzare la disclosure, le PMI possono utilizzare lo standard volontario VSME, raccomandato dalla Commissione europea nel luglio 2025 anche per facilitare la risposta alle richieste informative di banche e grandi imprese.

Come evitare penalizzazioni sul credito dovute alla mancata disclosure ESG

Non si può non concludere osservando che l’assenza di dati può lasciare alla banca una valutazione incompleta o richiedere ulteriori approfondimenti. Questo non significa che ogni informazione mancante determini automaticamente una penalizzazione. A questo scopo ciascuna PMI dovrebbe distinguere tra dati disponibili, dati stimati e dati non pertinenti, spiegando le lacune e indicando quando potrà colmarle. Una stima documentata è diversa da un valore presentato come misurazione senza evidenze. Si tratta di una lacuna da una parte in relazione ai dati ma una evidenziazione della capacità di governance dell’azienda.

È poi utile concordare con l’istituto quali informazioni siano necessarie per la specifica operazione, evitando raccolte indiscriminate. All’interno dell’azienda, ogni indicatore dovrebbe avere un responsabile, una fonte e una procedura di aggiornamento. In sostenza, prepararsi al credito significa anche chiedere come viene utilizzata la valutazione ESG: se questa incide effettivamente sull’istruttoria, sulle condizioni economiche o sull’accesso a un prodotto specifico. La sostenibilità diventa così parte di un confronto concreto sulla capacità dell’impresa sia di gestire i rischi sia di finanziare il proprio sviluppo.

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